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Pierino d'Airelle Fanciullo

Testimoni

1905 – 1913


Infanzia lieta
Pierino, come tutti i fanciulli, era allegro, vivace, sempre in vena di giocare. D’inverno s’applicava con diligenza allo studio; ma nella bella stagione lo si poteva vedere a S. Malò, nella Francia settentrionale, uscire all’aria aperta, correre come un capriolo sui prati e tra le macchie a dar la caccia alle farfalle, o aggirarsi in riva al mare. Nei giorni di bassa marea, quando il mare s’era alquanto ritirato lasciando scoperti sassi e piccole caverne, Pierino faceva il pescatore. I gamberi marini facevano capolino tra le alghe, ed egli, con l’acqua fino alle ginocchia, tendeva loro la sua rete e col panierino pieno tornava contento alla riva.
Quando poi l’autunno dipingeva le mele di bei colori vivaci, Pierino, con la cartella sotto il braccio, tornava alla scuola e riprendeva lo studio con nuovo zelo.

Pierino incontra Gesù
A sette anni, sulla sua piccola via biancheggiante di letizia e d’innocenza, Pierino fece il suo primo incontro con Gesù.
Nella sua città si predicava la Missione, ed il missionario pensò di scegliere i bambini migliori, per ammetterli, dopo un esame, alla prima Comunione. Era quello il mezzo più efficace per vincere il cuore dei peccatori e così assicurare il frutto della Missione stessa.
Pierino, istruito in famiglia dalla piissima mamma, rispose assai bene alle domande del Padre, il quale fondò una "Lega della Comunione", che accoglieva tutti i fanciulli disposti a fare la Comunione quotidiana, o almeno frequente.
Pierino fu tutto zelo nell’attuare la bell’idea del missionario: andava innanzi col buon esempio, accostandosi ogni giorno alla Comunione; correva di casa in casa, animando i suoi compagni ad iscriversi, di modo che, finita la Missione, i piccoli soci della Lega lo elessero segretario.Nella sua funzione di segretario il nostro Pierino doveva di tanto in tanto informare il missionario, scrivendogli come si comportavano i suoi compagni.
Nelle sue letterine egli parla anche dei propri difetti con infantile candore.
In una si esprime così: «Qualche volta il babbo s’irrita con me e mi sgrida, perché mi alzo da tavola senza permesso o bisticcio con Ottilia. Capisco che meriterei degli scapaccioni, ma me li risparmiano, e spero che d’ora in poi non ci sarà bisogno di punirmi».
In un’altra: «Sono pigro come una marmotta e faccio un brutto versaccio quando mi tocca di studiare la declinazione. Faccio capricci e contraddico tante volte la signorina quando devo mangiare la minestra o il pesce. Questi sono tutti i miei difetti, ma voglio emendarmi presto, perché Gesù sia contento di me, vedendomi fare la santa Comunione ogni giorno».
Il missionario aveva ascritto i fanciulli all’Apostolato della preghiera, e Pierino ne recitava ogni mattina la formula che aveva imparato a memoria. Durante la messa recitava il Rosario: il primo mistero secondo le intenzioni dell’Apostolato della preghiera, il secondo per il Papa, il terzo per il babbo, il quarto per la mamma, il quinto per Giovannino, per Ottilia e per sé. Dopo ogni mistero aggiungeva una preghierina che gli aveva insegnato la mamma: «Caro Bambino Gesù, fa che io diventi grande e buono, conserva e benedici il babbo, la mamma, Giovannino, Ottilia e tutti gli uomini».
La "Lega della Comunione" dava già buoni frutti, tanto che Pierino poté scrivere al Padre: «Ogni giorno s’iscrivono altri ragazzi; li ho tutti notati nel mio quaderno. Dieci si comunicano ogni giorno, otto due volte nella settimana e trenta ogni domenica».

Per la conversione del babbo
Sul cuore di Pierino pesava una gran croce che confidò in una lettera al suo buon Padre: «Io dico sempre al babbo che dovrebbe fare la Comunione almeno a Pasqua, ma egli non vuol sentirne parlare e non prega mai. Io prego però ogni giorno che Dio lo converta e piango molte volte, perché ho paura di andare in paradiso senza il babbo. Anche Lei ci disse una volta che chi non fa la santa Comunione a Pasqua commette un peccato mortale e dà scandalo. Io l’ho detto al babbo, ma egli mi ha risposto che i piccoli devono tacere. Preghi per il babbo».
Ma c’era di peggio. Il padre, capitano d’Airelle, faceva aperta professione d’ateismo, e un giorno a tavola disse che Gesù Cristo non è Figlio di Dio, ma un uomo come gli altri .
«No, non è vero, egli è Dio, l’ha detto il Padre!» gridò Pierino piangendo e tutto acceso in volto.
E Ottilia, levata sulla sedia e agitando le mani in aria, ripeté: «Egli è Dio! Egli è Dio! L’ha detto il Padre!».
Ogni sera Pierino recitava il Rosario per la conversione del babbo, e ad ogni mistero sospirava: «Caro Bambino Gesù, converti il papà!». Ad aggiungere efficacia alla preghiera non dovevano mancare i piccoli sacrifici: quando riceveva dolci o frutta, ne dava metà ai poveri che battevano alla sua porta.
Quando anche la mamma si decise di accostarsi ogni giorno alla Comunione con Giovannino, la sua gioia fu inesprimibile. Era una conquista del piccolo segretario di Gesù. Egli le aveva detto: «Mamma, perché non ti comunichi ogni giorno come me, perché il babbo si converta?». La mamma se lo strinse al cuore senza dir nulla, ma il giorno dopo cominciò a fare la santa Comunione ogni giorno.

Tutto per Gesù Bambino
Nell’agosto del 1912 Pierino, Giovanni e Ottilia si godevano le vacanze al mare. Era una giornata piovosa e fredda, quando s’imbatterono in un piccolo cenciaiolo che trascinava a stento un sacco pieno di carta, più grande e più pesante di lui. Per giunta il poverino era scalzo; andava nelle case a rovistare gli sgabuzzini, cercava nelle casse dei rifiuti e dei rottami e ne traeva le sue cartacce. Tre monelli l’assalirono per strappargli di mano il sacco e vuotarlo; il malcapitato, piangendo e divincolandosi da quella stretta, prese la fuga sotto la sassaiola di quei tristi.
Pierino non era tale da starsene inerte spettatore della scena: acciuffò il più grandicello dei mariuoli e, da perfetto boxeur, lo picchiò di santa ragione. I tre se la dettero a gambe e Pierino, accostandosi al cenciaiolo, gli disse: «Come ti chiami?».
«Beppo».
«Dove abiti?».
«Vicino al ponte».
«Dove hai le scarpe?».
«Non ne ho».
«Andiamo, la mamma te ne darà un paio».
«Non l’ho la mamma!».
«Te le darà la mia mamma».
Pierino condusse il povero ragazzo a casa sua, e la signora d’Airelle gli regalò un paio di scarpe e un bel pane col burro. Pierino per conto suo, vi aggiunse alcune palline da gioco. Il cenciaiolo sorrideva di gioia, e rosicchiando il suo pane, lasciò quella casa benedetta.
«Evviva!», gridò Pierino facendo un salto da capriolo «ho dato la metà delle mie palline e le mie scarpe al Bambino Gesù. Il babbo si convertirà!».

A colloquio con Gesù
Nell’ottobre di quell’anno 1912 egli scriveva al suo buon Padre: «Vado volentieri in chiesa quando non vi è nessuno. Allora mi ci trovo da solo a solo con Gesù e posso parlargli. Qualche volta mi risponde, qualche volta no. Quando vado via gli dico: «Bambino Gesù, come starei volentieri più a lungo con Te! Ma adesso devo studiare la lezione. Non voglio dimenticarti, lavorerò per Te. Il Padre ci ha detto che si prega anche quando si lavora, se si lavora per Te». A scuola, tra un’ora e l’altra, mi metto dalla parte della cappella, per essere più vicino a Gesù. Quando vado a passeggio, cerco con l’occhio la chiesa e mando un saluto a Gesù. La sera, quando sono a letto, mi volto verso la chiesa e dico ancora: «Buona notte, caro Gesù! Oh! Come sarà bello in paradiso esser sempre vicini vicini al buon Dio!... Ma dove sarà allora il babbo?».
Una mattina, dopo la Comunione, parve a Pierino di sentire la voce di Gesù: «Vuoi morire per convertire il babbo?».
«Sì, sì».
«Ma tu dovrai soffrir molto...».
«Ebbene, se Tu mi aiuti, soffrirò volentieri».

L’apostolo della Comunione quotidiana
Il Capitano d’Airelle fu trasferito alla guarnigione di L . . . Il trasferimento significava un primo sacrificio per il piccolo segretario, perché L . . . presentava un altro ambiente; la vita religiosa vi era trascurata e la Comunione quotidiana affatto sconosciuta.
La signora d’Airelle e Pierino rimasero tuttavia fedeli alla pia pratica, tanto che una mattina il parroco li chiamò in sacrestia e disse: «Scusi, signora, qui la gente si meraviglia del suo modo di procedere. Che ella si comunichi ogni giorno, può essere comprensibile; ma molti non comprendono come lei possa condurre a fare la Comunione il suo piccino; sicché ne sono scandalizzati. È lei ben certa che suo figlio sappia proprio che cosa riceve tutti i giorni?».
«Ne sono convinta, signor parroco. Del resto devo notare che non sono stata io ad avviarlo alla Comunione quotidiana; piuttosto egli stesso vi ha condotto la sua mamma».
«Quanti anni ha?».
«Otto».
«E perché, Pierino, vuoi comunicarti ogni giorno?».
«Per far piacere al caro Gesù e anche al Papa».
«Bravo!... Bene!...».
«E anche per convertire il babbo».
«Va bene, piccino mio, va pure ogni giorno alla santa Comunione. Se il nostro santo Padre ti chiama a Gesù, non sarebbe giusto che io t’impedissi di andarvi».
L’indomani fu per Pierino un giorno di più aspra lotta. Vestito da piccolo ussaro, dovette accompagnare la mamma, invitata al thè dalla moglie del generale; c’erano molti ufficiali e signore.
«Signora d’Airelle,» prese a dire la moglie del generale «non so comprendere come lei, una cristiana tanto devota, possa tollerare un simile abuso. Permettere la Comunione ad un bambino di otto anni! E, quel ch’è peggio, ogni giorno! Mi creda: questo è il mondo alla rovescia. Il primo dovere d’una buona cristiana dev’essere quello d’istillare nelle anime dei piccini un grande rispetto ai Sacramenti. In quanto a me, ho quattro bambini, ma nessuno di loro farà la prima Comunione prima degli undici anni».
«E poi,» saltò su a dire la moglie del maggiore «le pare che il digiuno della mattina faccia bene alla salute del suo piccolo? Io faccio servire a letto la colazione ai miei bambini».
«Del resto» soggiunse una signora alta e grassoccia «queste novità non fanno che danno; tutti lamentano che la festa della prima Comunione abbia perduto la sua tradizionale solennità».
Se il dibattito dava pena alla signora d’Airelle, le sue convinzioni non vacillavano d’un punto.
«Care signore,» rispose tranquillamente «la mia divisa è semplice e sicura: ubbidire! Il Santo Padre vuole che i nostri figlioli facciano la santa Comunione appena giunti all’uso della ragione: io non ho fatto che ubbidire. Non è affar mio giudicare il Papa o insegnare alla Chiesa».
«Brava, signora d’Airelle!» disse il generale che in quel momento entrava nel salotto «Questo è cattolicesimo vero e autentico! Se vogliamo discutere e criticare, facciamoci protestanti. Allora potremo credere e dire ciò che vogliamo».
Quindi, volgendosi al piccolo ussaro: «Su, Pierino,» gli disse «chi comanda nella Chiesa?».
«Il Papa!» rispose con lieta franchezza.
«Benissimo, mio piccolo amico! Ecco, signore, la risposta a tutte le loro obiezioni!».
Dopo il ricevimento, congedando il padre di Pierino, il generale gli disse: «Mi congratulo con lei, signor capitano; lei ha un figliolo che le farà certamente onore».
Qualche giorno dopo la signora d’Airelle restituì l’invito a quelle signore in casa sua.
La discussione - chiusa così bene l’altra volta dal generale che aveva elogiato chi si sottometteva ai giusti decreti di un Santo Papa - si riaprì nuovamente e si riaccese più viva. Il peggio fu che, partite le signore, il capitano montò sulle furie e fece una scenata.
La mamma si mise a piangere. Allora Pierino si fece animo e disse: «Babbo, perché vuoi ch’io mangi ogni giorno?».
«Ma perché tu devi nutrirti».
«Ebbene, papà, io voglio nutrire ogni giorno anche l’anima mia e perciò faccio ogni giorno la santa Comunione».
Il capitano s’allontanò senza proferir parola. La mamma era triste e piangeva.
«Vedi, Pierino» gli disse accorata «come tutti sono contro di noi, nessuno c’incoraggia. Dovremo seguire la corrente?...».
«Ma allora, mamma mia, non si segue Gesù».
«È vero, Pierino; ma se continuiamo così diventiamo il bersaglio delle male lingue e tuo padre diventerà intrattabile».
«Senti, mamma, facciamo così. La domenica ci comunichiamo in parrocchia; gli altri giorni della settimana facciamo il giro delle altre chiese; ce ne sono proprio sei, una al giorno. Che importa se dovrò alzarmi un po’ prima?».
«Hai ragione, Pierino;» disse la mamma baciandolo «già domani cominceremo il nostro pellegrinaggio. Prega il tuo buon angelo che ci aiuti».
E così fecero. Mamma e figliolo uscivano di casa di buon mattino e ogni giorno, per turno, si recavano in una delle sette chiese.
«Ahimè!» sospirava quell’angioletto «Come si rende difficile ai fanciulli l’andare a Gesù: tutto congiura a tenerli lontani!».

Vittima innocente
Sulla fine di febbraio del 1913 si mise a letto. Lo colse la febbre con abbondanti sbocchi di sangue, ma sopportava tutto volentieri per la conversione del babbo.
Un giorno venne a visitarlo il signor parroco.
«È vero Pierino,» gli domandò «che ogni giorno andavi in un’altra chiesa per ricevere la santa Comunione?».
«Sì» rispose.
«E perché, figliolo?».
«Per far cosa gradita a Gesù, per ubbidire al Papa e perché si converta il babbo».
Il parroco sentì salire le lacrime agli occhi e si allontanò in silenzio per ritornare il giorno dopo.
Lo trovò sereno sotto l’ardore della febbre e, prendendolo amorevolmente per mano, gli chiese: «Pierino, avresti piacere di comunicarti anche adesso ogni giorno?».
«Oh! sì, signor parroco!».
«Bene! Cominciando domattina, ti porterò io stesso ogni giorno la santa Comunione. Prega un pochino anche per me, caro angioletto...».
La stanza che doveva accogliere il Re eucaristico fu ornata a festa con profusione di fiori. Giovannino e Ottilia tenevano la candela accesa; anche il babbo, visibilmente commosso, era presente, in ginocchio e pareva che pregasse.
Dopo pranzo il parroco tornò e, tra l’altro, domandò a Pierino: «Dimmi, che cosa si potrebbe fare per portare i fanciulli alla Comunione frequente e quotidiana?».
«Signor parroco, faccia una Lega della Comunione».
«Va bene, Pierino, mi metterò subito all’opera. Prega per me. Domani ti porterò di nuovo la santa Comunione».
«Non s’incomodi Lei, signor parroco,» disse la mamma «può farlo il signor cappellano che è giovane».
«No, no, tocca a me precedere col buon esempio. Tutti devono sapere che è mio ardente desiderio di nutrire le anime dei fanciulli, come vogliono il divin Salvatore e il Papa. Ah! Comprendo bene la predilezione di Gesù per i bambini».
Pierino rimase a letto un mese. Poverino! Tossiva ogni momento, lo divorava la febbre, non aveva un minuto di sonno tranquillo. Eppure mai un lamento, mai un moto d’impazienza! L’ora della Comunione, da lui attesa nelle lunghe notti insonni, era una visione di paradiso; quando sentiva il parroco salire le scale, si trasfigurava in volto come un Serafino. Di giorno recitava il suo Rosario senza quasi mai lasciarlo, o cantava a mezz’aria la canzone delle Missioni. Il babbo lo ammoniva di riposarsi.
«Papà» rispondeva Pierino «il mio riposo migliore è pregare il buon Dio».
«Che cosa gli dici?».
«Gli parlo di te».
Il giovedì santo del 1913 Pierino ricevette il S. Viatico. Inginocchiato sul letto del suo dolore, le manine giunte, gli occhi lampeggianti di letizia celeste, si unì per l’ultima volta al suo diletto Bambino Gesù. Domandò perdono al babbo, ma questi, soffocato dai singhiozzi, non poté rispondere. La mamma, Giovannino, Ottilia, il parroco piangevano; solo Pierino s’illuminava di gioia serena.
Mentre le campane della città suonavano la Messa, entrò in agonia. Fece cenno di voler dire qualche cosa al babbo, e gli sospirò all’orecchio:
«Papà, arrivederci... in cielo! Per te...». Col Rosario della Missione stretto tra le dita, egli esalò l’ultimo respiro.

Conversione del padre
La domenica di Pasqua il padre stesso scrisse al missionario. Dopo avergli dato notizie dettagliate della morte di Pierino, gli aprì l’animo suo con queste parole: «Io che da vent’anni non avevo più pregato, caddi in ginocchio davanti al letto, ove giaceva la salma del mio figliolo. Pregai, piansi, implorai non già per lui, ma per me. Davanti al mio Pierino sentivo salirmi al viso una vampa di vergogna... Come mi vedevo piccolo e miserabile in confronto di lui così grande!... Infine mi staccai da quel letto, corsi in cerca di un sacerdote e feci la mia confessione. Solo allora mi sentii meno indegno di comparire davanti al mio figlio. Egli era là sul suo lettino, col vestito della prima Comunione, così bello, trasfigurato come un angelo di Dio! Il sabato santo abbiamo accompagnato la cara salma al cimitero; era proprio l’ora che le campane della città davano l’annunzio della Resurrezione».
Nel maggio seguente il capitano gli scriveva una seconda lettera: «La domenica di Pasqua dopo la Comu­nione - era la mia prima Comunione della nuova vita! - mi pareva di sentire in fondo all’anima una voce, quella del mio bambino: «Ora tocca a te, babbo, di prendere ogni giorno il mio posto al banco della Comunione». Sulle prime non volevo badarvi, ma quella voce mi penetrava nel cuore empiendolo di gioia: «Sì, caro babbo, tocca a te io ho pagata ben cara la tua conversione perché sia stabile». - Quel dolce invito si faceva più insinuante e insistente proprio nell’ora che Pierino soleva recarsi alla S. Comunione. D’ora innanzi voglio prendere davvero ogni giorno il suo posto... Passeggiando questa mattina in giardino, mi fermai a guardare un bel giglio che aveva aperto il calice durante la notte. Ai piedi del giglio, un fiorellino alzava la sua corolla stellata, quasi in atto di ammirazione. Vorrei essere quel piccolo fiore e vivere tutto vicino al nostro angioletto, sotto la protezione delle sue candide ali. Preghi per la mia povera anima!».
Così scriveva il padre.
Che frutti prodigiosi maturarono dai sacrifici di Pierino, offerti da lui con tanta fortezza e serenità di spirito!
In paradiso egli è ancora il piccolo segretario della Lega della Comunione, un modello di tutti i fanciulli che amano unirsi a Gesù.


Fonte:
www.vocechegrida.it

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Aggiunto il 2009-06-26

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