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Maurilio Coccio Adolescente

Testimoni

Alba, Cuneo, 19 aprile 1961 - 2 aprile 1974


Non è un mistico. Non ha mai avuto doni speciali o visioni come dicono di avere molti di oggi che raccontano di vedere o di sentire l’aldilà.
Neppure ha fatto cose singolari. Ma da subito, Maurilio Coccio, nato a Alba (CN) il 19 aprile 1961, è semplice e buono e sarà sino all’ultimo un ragazzo di fede. I suoi genitori lo educano alla preghiera, alla Messa festiva, a osservare tutti e dieci i comandamenti di Dio, a amare Gesù.
Maurilio cresce e sente stretto l’appartamento dove, vispo e sano, vuol correre, giovare, scatenarsi. Qualche volta i suoi lo portano in montagna. Gli piace anche il mare, ma detesta il "disordine" delle spiagge, lui così limpido, dentro e fuori. Spesso domanda: "Papà, quando mi porti di nuovo in montagna?". Più grandicello sarà sempre vicino a papà nelle salite più ardue. Ha tre fratelli: Liliana, un po’ più giovane di lui, con la quale va assai d’accordo, e Tiziano e Germana, "i gemellini" come lui li chiama con tenerezza. Il sole, i prati, i fiori, la campagna, i monti sono la sua delizia, assetato com’è di spazio e di infinito.

Gioia di vivere
A 4 anni, si ammala di nefrite, che poi diventa nefrosi. Alcuni mesi di ricovero al ‘Koelliker" di Torino: un blocco renale. Alla vigilia di Natale 1965, dice: "Vado con Gesù Bambino". Ma i medici non si arrendono e lo curano con un antibiotico allora rarissimo. La mamma gli applica addosso una pezzuola bagnata dell’acqua miracolosa dell’Immacolata di Lordes. Da Valdocco viene a visitarlo, il Vescovo salesiano Mons. Oreste Marengo, di Diano d’Alba, amico del suo papà, in quei giorni di passaggio a Torino in cerca di aiuti per la sua missione in India. Monsignore prega con lui l’Ausiliatrice e gli dà la sua benedizione, quella che impartiva don Bosco.
A febbraio 1966, Maurilio viene dimesso dall’ospedale. Nella sua casa di Alba, si ristabilisce quasi in modo prodigioso. Il medico di famiglia gli dice: "Maurilio, puoi andare a piedi a ringraziare la Madonna della Misericordia a Savona". Nell’estate 1971, andrà a Lourdes a ringraziare la Madonna e a chiederle salute, vita e bontà. Cresce intelligente, vivace, amante dei giochi con le piccole bizze dell’età. Un ragazzino molto normale.
Nel calcio è ambidestro: tira sia con il destro che con il sinistro. E’ abilissimo anche nel "pallone elastico", al tiro a segno con il flober, nel gioco della pallacanestro, nelle corse in bici. Gioca anche a carte e a scacchi con coetanei e adulti e si diverte un mondo. A scuola, le cose vanno a gonfie vele. Si diverte, scrivendo, a far passare la penna da una mano all’altra e la scrittura rimane sempre uguale, bella e elegante. Bellissimi i voti fino in quinta con dieci in condotta. Si è preparato con attenzione alla I° Comunione, lieto di ricevere Gesù. Va a Messa tutte le domeniche e si confessa e fa la Comunione spesso.
Comincia a frequentare il gruppo scouts e se la gode intensamente a contatto della natura e a fare buone azioni per il prossimo. Ma durante l’anno di I° media, una volta, mentre gioca sulla neve nelle Langhe, sviene. Riportato a casa, si riprende subito, ma in seguito gli svenimenti si ripetono di frequente. Maurilio non sta bene.

"Gesù c’è e mi predilige"
Le prime cure: da un neurologo. Studia, ma non riesce più bene come prima. Diventa nervoso e triste, lui che era l’allegria in persona. Alla sera, quando si prega in famiglia tutti insieme, lui protesta annoiato: "Ma bisogna sempre pregare? Perché di domenica devo sempre andare a Messa?". Ma anche se pare cambiato, è certo che Gesù c’è nella sua vita e non lo abbandona e Maurilio non rinnega Gesù. E’ solo un momento difficile, dopo il quale Dio gli restituisce un nuovo superiore equilibrio, assai in alto. Alla fine di I° media, nonostante le numerose lacune, gli insegnanti lo promuovono alla II° media. Maurilio riprende fiducia.
A volte, a chi lo richiama risponde in malo modo, ma il primo a soffrirne è lui: "Io voglio essere buono e ubbidiente, ma non ce la faccio, è più forte di me". "Mi viene il nervoso dentro la testa, ma io non voglio fare così. Aiutatemi".
Il 12 gennaio 1974, tornato da scuola, dice alla mamma: "Ho un forte mal di testa". Il dolore cresce ogni giorno di più fino a farsi pesantissimo. Viene ricoverato in ospedale. Da quel momento, Maurilio appare una rivelazione per i suoi cari. Passa lunghi momenti di silenzio: "Che fai?" – gli domandano. Risponde assorto: "Prego, parlo con Gesù, Lui mi capisce". Sul volto, spesso ha i segni del dolore: "Sembra che mi piantino dei chiodi in testa". Ma non piange neppure quando il dolore è atroce. Si domanda: "Perché devo soffrire? Gli altri stanno bene". "Io invece sono sfortunato".
La mamma gli spiega: "Siamo nelle mani di Dio". "Ma perché Dio permette questi dolori?". La mamma: "Vedi, Dio salva gli uomini per mezzo della sofferenza di Gesù che è Dio fatto uomo". Lui: "E non bastava che soffrisse Gesù? Se io soffro vuol dire che Gesù non mi vuole più bene". La mamma se lo stringe al cuore: "No, Maurilio, al contrario. Se soffri, è proprio perché Gesù ti vuole bene: è perché ha fiducia in te, ti stima molto. Vedi: Egli va in cerca di cristiani che sappiano unire le loro sofferenze alle sue, per continuare la sua opera di redenzione del mondo. Tu, Maurilio, sei un suo amico prediletto".
E’ la grande scoperta che gli fa toccare la vetta dell’amore e dell’offerta. Si illumina tutto di un sorriso bellissimo. Guarda a lungo il Crocifisso, vicino al letto: "Allora, mamma – conclude – io collaboro con Lui… Sì, Gesù, io accetto tutto dalle tue mani. Gesù, io ti offro… E tu accetta, Gesù mio". Lo ripete tante volte al giorno, come un Rosario infinito: sereno e forte.

"Gesù mi vuole in Paradiso"
Una notte a vegliarlo in ospedale, rimane la zia suora. Maurilio le rivela: "Sopporto tutto, non piango. Non voglio che mamma e papà e i miei fratellini piangano per me". "Quando ero a casa, già malato, è venuto il Vescovo di Alba, Mons. Luigi Bongianino, a trovarmi, quello che mi ha cresimato. Mi ha parlato di Gesù sulla croce. Io gli ho detto: "Anch’io… sarò forte".
Dal 15 marzo 1974 è alle Molinette di Trino. Gli viene praticata l’angiografia, da sveglio, con un lunghissimo ago nella gola. Accetta in silenzio, solo con qualche gemito strappando l’ammirazione e le lacrime del medico. Il dolore alla testa è lancinante e Maurilio comprende che ha addosso un "male" incurabile. Fa coraggio ai suoi cari: "Papà, non pinagere. Dobbiamo avere fede. Io ho fede in Gesù che può tutto. Stà certo, che fra un mese sarà tutto finito". Viene decisa l’operazione alla testa.
Maurilio si prepara a morire, in semplicità e letizia: "Per favore, Gesù, aiutami. Dammi la forza di sopportare i dolori". Mai un capriccio né un’impazienza. A chi l’assiste, spiega: "Prego per i miei cari, per i miei fratellini… per me… per…". "Perché Gesù ti faccia guarire?". "Si, ma soprattutto per saper soffrire, perché Gesù mi doni presto il Paradiso". "Prego per i malati di questo ospedale che soffrono più di me".
"Certo – commenta - morire che non ho ancora 13 anni, è molto triste, ma Gesù mi vuole in Paradiso". "Mamma, papà, io ci vado in Paradiso, perché sono puro come un angelo. Non ho mai fatto certi discorsi, non ho mai guardato certe riviste che girano anche tra i ragazzi. Ho sempre avuto rispetto del mio corpo… Sì, credetemi, io sono un ragazzino buono. Capite, vero?". Un lungo silenzio, poi: "Anch’io ho fatto sempre come S. Domenico Savio: la morte, ma non peccati".
I discorsi di Maurilio si fanno struggenti: "Mamma, non è più bello il mondo!". "Anche tu e papà mi avete detto che è più bello il Paradiso". "Ma sarebbe bello andarci tutti noi insieme, noi della famiglia. Ma dobbiamo andarci uno per uno… Ma ci attenderemo l’un l’altro". "Mamma, quando sarò là da Gesù, verrò a dirti che io sto bene, così voi state tranquilli". "A scuola, una volta ho svolto un tema: "La mia casa" e vi ho scritto che io sto molto bene nella mia casa… fino a quando sceglierò la mia strada". "Quale strada?". "Mamma, non ho mai pensato a fare il giocatore o il divo, i miei modelli sono sempre stati Padre Massimiliano Kolbe, don Bosco, Domenico Savio… Potrei sposarmi da grande. Non so se mi piace. Forse, mi farò prete, se guarisco, se è volontà del Signore".
Qualche giorno dopo allo zio: "Se guarisco, non mi sposerò. Mi farò prete. Sarò don Maurilio Coccio, prete semplice e missionario… per andare in India a annunciare Gesù e aiutare gli altri". Lo zio sacerdote, gli porta più volte la Comunione. Maurilio gli chiede di confessarlo, di dargli il perdono di Gesù, di aiutarlo a ricevere Gesù come merita. Lo zio gli dice: "Chiedi di guarire". Maurilio; "Chiedo di fare la sua volontà".
Mercoledì 27 marzo, viene operato: è sarcoma gigante cellulare osseo alla testa. Quando si risveglia tra dolori atroci, chiede: "Presto, datemi Gesù, portatemi la Comunione". Provvede lo zio prete e non vuol mangiare nulla fino a dopo la Comunione e il ringraziamento. Ora il male precipita. Maurilio prega piano, dolcemente, a fior di labbra: un colloquio dolcissimo con Gesù che ora non sarà più interrotto. Ha il papà vicino: "Ho paura, papà, dammi la tua mano". "Coraggio, Maurì, ti siamo vicini". "Sì – sono le sue ultime parole – io sopporto, ho pazienza perché Gesù mi dà la forza. Quando chiedo qualcosa a Gesù, Lui me la concede".
Nella notte del I° aprile si addormenta, sereno. Il medico dice alla mamma, appena sopraggiunta: "Portatelo a casa, a Alba, siamo alla fine". All’una di notte del 2 aprile 1974, sull’ambulanza, appena iniziato il ritorno, Maurilio vede per sempre Dio.
Nella bara, rivestito con l’abito della Cresima, il suo capo è cinto da fasciatura tutta bianca, che copre la ferita dell’ultimo intervento con cui si sperava qualcosa. Sembra una piccola Ostia che tutto ha donato. Qualcuno dice che pare il diadumeono, l’atleta vincitore nelle gare olimpiche, la cui fronte veniva cinta di bianca benda. Nella sua casa, è una processione ininterrotta di ragazzi e adulti che vengono a salutarlo per l’ultima volta. Si, anche Maurilio, 13 anni, non ancora compiuti, è stato un vincitore. Con Gesù ha vinto il dolore e la morte così che, ai piccoli e ai grandi del mondo, egli può indicare la via: "la piccola via" della Verità e dell’amore a Cristo.


Autore:
Paolo Risso

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Aggiunto il 2009-06-28

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