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Servo di Dio Matteo Crawley Sacerdote

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Arrequipa, Perù, 18 novembre 1875 - 4 maggio 1960

Etimologia: Matteo = uomo di Dio, dall'ebraico


Il 24 agosto 1907, un giovane prete malato e sfinito entra nella cappella delle apparizioni di Paray-le-Monial: "Là, ho pregato e d’improvviso ho sentito in me uno strano shock. Ero raggiunto da un tocco della Grazia di Dio, nello stesso tempo molto forte e infinitamente dolce. Quando mi sono alzato, ero completamente guarito. Allora, in ginocchio nel santuario, assorto nell’azione di grazie, ho compreso quello che Nostro Signore voleva da me. La sera stessa, ho concepito il progetto di conquistare il mondo per guadagnarlo all’amore del Cuore di Gesù, e questo casa per casa, famiglia per famiglia".
Questo prete si chiamava P. Matteo Crawley.

"Và, ma sii santo"
Edward Crawley è nato il 18 novembre 1875 a Arrequipa, in Perù, da padre inglese protestante, e da madre spagnola cattolica molto pia: ogni giorno la mamma partecipa alla Messa con la Comunione; di sera recita con i suoi il rosario in famiglia. Quando Edward ha solo 18 mesi, i suoi genitori si recano in Inghilterra e, temendo che non sopporti il viaggio, lo lasciano nelle mani dei nonni materni.
Ritorneranno in Perù solo sette anni dopo, con i due figli maggiori e altri tre figli nati in Inghilterra.
Edward, che è cresciuto come un figlio unico in un ambiente cattolicissimi, si trova improvvisamente con cinque fratelli, che neppure conosce. Verso la fine del 1884, il signor Crawley va ad abitare a Valparaiso in Cile e con lui il giovane Edward lascia il paese natale dove tornerà solo di rado. Della sua dolce gioventù, conserverà il ricordo di una famiglia piena del calore di Gesù, nonostante suo padre diffidente verso la Chiesa Cattolica.
In Cile, Edward manifesta uno zelo precoce per la salvezza delle anime. Si distingue nell’arte di parlare di Gesù, a tal punto che viene chiamato come "predicatore" dei mesi di Maria SS.ma e del Sacro Cuore di Gesù in una famiglia vicina. Le sue parole impressionano il padre di questa famiglia, che, morente, chiede di diventare cattolico. Poiché nessun prete è raggiungibile, Edward ha la gioia di battezzare quest’uomo sul letto di morte.
Nel 1885, entra nel collegio dei Padri della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, noti con il nome di "Picpussiens", perché nati a Parigi, nel quartiere "Picpus", fondati dal P. Pierre Coudrin, al tempo della rivoluzione francese, con l’intento di fare riparazione per i peccati contro Nostro Signore, imitando la sua vita di preghiera e di predicazione e adorando il SS.mo Sacramento, sorgente di ogni santità e slancio missionario.
Il 4 ottobre 1885, fatti gli auguri a sua madre, in occasione di una festa di famiglia, le presenta un foglio di carta su cui ha scritto: "Come regalo per la festa prometto di lasciare che Edward prenda i voti all’età di 15 anni". – "Lo firmerai, mamma?" – chiede il ragazzo. Con le lacrime agli occhi, la mamma legge e firma. Il consenso di suo padre è più difficile, ma intanto si è convertito anche lui al Cattolicesimo, dopo che ha visto il suo ragazzino convertire il vicino di casa in punto di morte. Ma, poi dice a suo figlio: "Ti permetto di partire per seguire la tua vocazione, a una condizione: se desideri diventare prete, il mio desiderio è che tu sia un santo prete".
Il 2 febbraio 1891, a Santiago del Cile, Edward riceve l’abito religioso e inizia il noviziato in una vecchia azienda agricola nella solitudine di Los Perales, soffrendo moltissimo per quel tipo di vita. L’11 settembre 1892, pronuncia i suoi primi voti e prende il nome di fratel Matteo. Durante gli studi teologici, negli archivi della casa, scopre un quadro di Gesù che tiene nella mano sinistra un globo terrestre: dal suo Sacro Cuore partono dei raggi verso l’Equatore. E’ di fronte a questo quadro, realizzato su richiesta di Garcia Moreno, allora Presidente, che quel paese – l’Equador – era stato consacrato al Sacro Cuore di Gesù.
Questo quadro occuperà un posto importante nell’apostolato del giovane religioso. Il 17 dicembre 1898, riceve l’ordinazione sacerdotale nella Cattedrale di Santiago del Cile.

Non il laicismo: Gesù!
Durante la sua I° missione a Valparaiso, P. Matteo è commosso dalla miseria spirituale del popolo. Apre un centro sociale dove i giovani, possano completare la loro formazione civica e cristiana e diventare, con Gesù nel cuore, il lievito buono di una società rigenerata. P. Matteo comprende subito che "il male che corrode la società è il laicismo (oggi più garbatamente, diciamo "laicità"), cioè "l’esclusione assoluta e totale di Dio e della sua Legge divina da tutti gli ambiti della vita umana".
Così il laicismo è diametralmente opposto al Regno di Cristo, il quale è la fonte non solo della felicità del credente, ma dell’armonia della stessa vita pubblica" (come spiegherà Benedetto XVI, il 13 maggio 2007). Non può esserci società senza Gesù Cristo, ma questo è quanto dà più fastidio agli uomini orgogliosi e superbi di oggi. P. Matteo si propone di combattere questo male con la predicazione capillare con tutti i mezzi e anche con la fondazione di una Facoltà di Legge in cui i principi della Legge di Dio e della coscienza cristiana saranno i fondamenti della formazione.
La priorità data alla fede in Gesù Cristo, che P. Matteo vuole instaurare nel suo nuovo istituto universitario e in tutta la società, è forse un abbandono della realtà urgente dei grandi problemi economici, sociali e politici? E’ una fuga al di fuori della realtà o un’intrusione di Dio là dove dovrebbe esserci solo l’uomo?
A tale obiezione rispondiamo con Benedetto XVI: "Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il concetto di "realtà", e, in conseguenza può finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive. La prima affermazione fondamentale è, dunque, la seguente: solo chi riconosce Dio, conosce la realtà e può rispondere a essa in modo adeguato e realmente umano. La verità di questa tesi risulta evidente davanti al fallimento di tutti i sistemi che mettono Dio tra parentesi. Ma sorge immediatamente un’altra domanda: Chi conosce Dio? Come possiamo conoscerlo? Per il cristiano il nucleo della risposta è semplice: solo Dio conosce Dio, solo il Figlio suo che è Dio da Dio, Dio vero da Dio vero, lo conosce. Ed Egli che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato (Gv 1,18). Di qui l’importanza unica e insostituibile di Gesù Cristo per noi, per l’umanità intera. Se non conosciamo Dio in Cristo e con Cristo, tutta la realtà si trasforma in un enigma indecifrabile; e non c’è via, non ci sono né verità né vita. Dio è la realtà fondante, non un Dio solo pensato e ipotetico, bensì il Dio dal volto umano, il Dio-con-noi, il Dio dell’amore sino alla croce. Quando il discepolo arriva alla comprensione di questo amore di Cristo ‘sino alla fine’, non può mancare di rispondere a questo amore se non un amore simile: "Ti seguirò dovunque andrai" (Lc 9,57)" (Benedetto XVI, discorso inaugurale del CELAM, 13 maggio 2007).
Ma torniamo a P. Matteo. Nel 1906, un violento terremoto riduce in rovina Valparaiso. Lui si dedica giorno e notte agli innumerevoli indigenti che hanno perso tutto. La sua salute non sopporta il colpo: è talmente sfinito che i medici gli vietano qualsiasi lavoro per un anno. Il suo superiore lo manda in Europa, viaggio che segna una svolta nella sua vita. Nel giugno 1907, viene ricevuto in udienza privata dal Papa San Pio X al quale espone il progetto che gli sta a cuore e chiede il permesso di conquistare il mondo al Sacro Cuore di Gesù attraverso la consacrazione delle famiglie. Il Papa gli risponde: "No, figlio mio. Io non ve lo permetto, ve lo comando: consacrate la vostra vita a quest’opera di salvezza".

"Gesù deve regnare"
P. Matteo ritorna in Cile e nell’ottobre 1908, procede all’intronizzazione del Sacro Cuore nella casa di un’insigne benefattrice, con il quadro di Garcia Moreno. Secondo lui, questo atto con cui si installa in presenza del sacerdote, un’immagine del S. Cuore perché presieda alla vita di famiglia, implica non solo la devozione al Sacro Cuore che porta alla trasformazione di tutta la vita famigliare grazie alla preghiera in comune, ma anche la visita a altre famiglie, per conquistarle anch’esse a Gesù.
Negli anni seguenti, P. Matteo propaga la sua opera attraverso la costituzione di segreterie in diversi paese del mondo. Nel 1911, si stima già a 120 mila il numero delle famiglie in cui è stato intronizzato il Sacro Cuore. Queste famiglie dovranno distinguersi per il forte spirito di fede e di preghiera, e per il loro zelo per l’apostolato.
Uno dei frutti più illustri è la conversione dell’ammiraglio Latorre, eroe nazionale del Cile, dopo la vittoria navale riportata sul Perù. P. Matteo simpatizza con quest’uomo indifferente alla Religione. Un giorno, si presenta a casa sua: "Ammiraglio, sono venuto oggi per darle l’assoluzione". Cui risponde l’ammiraglio, ridendo: "E’ quindi una dichiarazione di guerra in nome del vostro Cristo?". "Sì, ammiraglio, una dichiarazione… di amore in nome di Cristo!" – risponde il Padre.
Poi, volgendosi verso l’immagine del Sacro Cuore, prosegue: "Guardi questa immagine intronizzata nella sua casa. Egli è il suo Re e il mio Re! Il Legislatore supremo dei potenti e dei deboli, degli ammiragli e dei marinai. E’ il Re di sua moglie: tutti coloro che abitano questa casa lo adorano in ginocchio, rispettando le sue leggi, vivono nella fede in Lui; tutti, tranne lei. Nel nome di Gesù che la ama e che mi ha inviato qui per offrirle la sua misericordia, si arrenda al cuore di Gesù".
Latorrre adesso non ride più e chiede un tempo di riflessione. Il Padre, implacabile riprende: "E se la morte venisse questa notte, le direbbe di ritornare perché lei ha bisogno di riflettere? Ora, in questo momento, non è la morte che bussa, ma la Vita, Gesù stesso, il Re dei re, che bussa al suo ammiraglio". L’ammiraglio si alza dalla sua poltrona di velluto e, in ginocchio confessa i peccati di una vita intera, conquistato a Gesù per sempre. Un anno dopo, P. Matteo lo aiuterà a fare una santa morte (Mandaci, oggi, Gesù, dei preti così!).
Nel 1914, P. Matteo è di nuovo in Europa: predica e fonda dei centri per "l’intronizzazione del Cuore di Gesù". L’opera si sviluppa, ma sorgono anche delle difficoltà. Alcuni vescovi giudicano l’espressione "intronizzazione", contraria agli usi della Chiesa e senza autorizzazione necessaria. Il 6 aprile 1915, Matteo va da Benedetto XV, il quale pochi giorni dopo gli invia una lettera di approvazione in cui definisce l’intronizzazione: "La sistemazione dell’immagine del Sacro Cuore di Gesù nel luogo più nobile della casa, in modo che Gesù Cristo Nostro Signore, regni visibilmente nelle famiglie cattoliche". Si tratta che Gesù diventi davvero il Re della famiglia e che la famiglia si unisca ogni giorno attorno al suo "trono", per offrirgli adorazione, riparazione e amore.

In ogni famiglia, Gesù
Grazie a Gesù, a Gesù solo, sarà possibile vivere il matrimonio nella santità del rapporto coniugale e nell’educazione cristiana dei figli, proprio nel nostro tempo, in cui la famiglia è minacciata da gravissimi pericoli. Proprio Benedetto XV, nella sua lettera al P. Matteo, ricorda tre piaghe che distruggono l’unità familiare:
"Il divorzio che fa vacillare la stabilità, il monopolio dell’insegnamento da parte dello stato, la ricerca del piacere che spesso si oppone all’osservanza della Legge di Dio". Questa intronizzazione "propaga prima di tutto lo spirito cristiano instaurando in ogni famiglia il regno e l’amore di Gesù… E poiché seguire Gesù non consiste nel fatto di essere mossi da un sentimento religioso superficiale che commuove i cuori deboli e teneri, ma lascia intatto il vizio, è necessario conoscere Gesù, la sua dottrina, la sua vita, la sua passione, la sua gloria. Seguire Gesù significa essere pieni di una fede viva e salda che agisce non solo sul cuore, ma dirige anche la nostra condotta. Nulla è più idoneo alle esigenze del nostro tempo".
Durante un giro di predicazione in Francia, P. Matteo allude ai danni provocati dalla guerra e aggiunge: "Non dimenticate che la rovina delle famiglie cristiane è un male ancora più grande. La famiglia è il tempio dei templi. La famiglia è la fonte della vita. Se la sorgente della vita nazionale è avvelenata, la nazione morirà. Noi ci sforziamo di impregnare le famiglie della Legge di Dio e dell’amore al Sacro Cuore di Gesù. Se Gesù è alla radice, l’albero tutto intero sarà Gesù".
Senza sosta, sempre sulla breccia, P. Matteo predica in molti paesi in diverse lingue… Nel 1923, in Inghilterra, incoraggia i maestri cattolici di scuola: "Gesù vi ha affidati i suoi tesori più preziosi; non siate solo insegnanti, ma apostoli, seminatori di vita e di amore. Molti cattolici si immaginano che l’apostolato sia proprio dei preti. Ma voi non potete dire questo. Non è sufficiente per voi essere cattolici ferventi: per voi, maestri, l’apostolato è un dovere, non un lusso. E’ vostro dovere salvare le anime dei vostri allievi e per farlo dovete essere più che degli insegnanti. Dovete aiutare Gesù a portare le anime all’eternità. I nemici di Gesù si battono con energia per impedire alle anime di andare in Cielo. I nemici del nostro Re divino hanno spesso più zelo – cattivo zelo! – dei suoi amici".
Durante questi anni, P. Matteo scrive un libro sui tre oltraggi inflitti a Nostro Signore da parte delle società moderne: l’autorità che rifiuta Gesù Cristo; l’immoralità e in particolare l’impudicizia del vestire oltraggiano la santità di Gesù; la crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose diminuisce l’amore dovuto a Gesù. Spesso, P. Matteo, a giovani e adulti, ricorda con coraggio: "Non c’è vita cristiana senza castità. Non c’è castità senza Gesù".

Il primato della Messa
Il 25 gennaio 1935, s’imbarca per l’Estremo Oriente. Percorre tutto l’Oriente, moltiplicando conferenze e ritiri, invitando preti, fedeli e religiosi a ritornare alla sorgente della vita cristiana: l’amore del Cuore di Cristo. Ai preti in particolare, la sua parola d’ordine è: "Qualis Missa, talis sacerdos", un prete vale quanto la sua Messa".
Racconta, commosso: "Alla Messa che celebrai una mattina in una chiesa di Parigi, c’era anche un uomo che all’inizio aveva un atteggiamento assente e annoiato. Ma quando la Messa giunse all’elevazione dell’Ostia consacrata, quell’uomo improvvisamente cadde in ginocchio, guardò e pianse, così sino alla fine. Appena, rientrai in sacrestia a deporre i paramenti, quell’uomo mi seguì e mi raccontò:
"Padre, io finora sono stato non-credente. Sono venuto a questa Messa sono per rispetto a amici. Sapevo che la Messa è secondo voi, cattolici, il Sacrificio di Gesù sulla croce. Ma io non credevo più in nulla. Eppure, proprio in quel momento che lei chiama ‘consacrazione’, ho visto scendere dall’alto un Personaggio maestoso con il volto atteggiato a mestizia profonda, le mani e i piedi trafitti e sanguinanti… e dalla piaghe usciva del sangue che cadeva nel calice. Che meraviglia, Padre, sì, io ora credo, credo tutto, credo che Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo e immolato anche per i miei peccati, per la mia salvezza".
Gli ultimi anni della vita di P. Matteo sono calvario. Colpito dalla malattia, si affida completamente al Signore: "È saggio morire – scrive prima di morire. Ecco una penitenza di cui avevo bisogno". Un giorno, aveva detto: "Quando non potrò più predicare, scriverò; quando non potrò più scrivere, pregherò; quando non potrò più pregare, potrò soffrire, amare e offrire".
Nel febbraio 1956, torna a Valparaiso in Cile. E’ colpito dalla leucemia. Acconsente all’amputazione di una gamba in cancrena. Il mattino del 4 maggio 1960, va incontro a Gesù che per 85 anni ha amato e fatto amare con passione e ardore di apostolo, su tutte le strade della terra, portando a Lui, Dio solo sa, quante anime. Aveva compiuto il richiamo forte di suo padre, convertito da protestantesimo: "Vuoi essere prete? Allora sii soltanto un santo prete!"


Autore:
Paolo Risso

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Aggiunto/modificato il 2009-07-02

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