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Padre Enrico Zoffoli Passionista

Testimoni

Marino, Roma), 3 settembre 1915 - Roma, 16 giugno 1996


Non abbiamo dimenticato il P. Enrico Zoffoli, incontrato come una delle più grandi grazie di Dio, dieci anni orsono il 5 gennaio 1994, nel monastero delle monache Passioniste di Costigliole d’Asti, in occasione del terzo centenario della nascita di S. Paolo della Croce, loro fondatore. Nel parlatorio delle monache lo vidi venirmi incontro con i suoi capelli bianchissimi e i modi gentili: sembrava l’immagine di un cherubino anziano. Sul suo petto spiccava il distintivo della sua Congregazione: il Cuore di Gesù, sormontato dalla croce, con la scritta Jesu Christi Passio.
Dietro la sua cortesia e dolcezza, compresi che si celava la fermezza e la ferrea logica di un apologeta cattolico della “vecchia scuola”, ma più che mai attuale e indispensabile oggi, capace di affermare con autorevolezza la Verità e confutare errori e eliminarli, affinché l’errante possa ritornare alla Luce: ciò che è la vera e più grande misericordia.
Dopo una conversazione di circa due ore, in cui mi parve di essere alla presenza di Gesù stesso, mi offrì la sua ultima opera, fresca di stampa, il “Catechismo della fede cattolica” (Ed. Segno, Udine, 1993), una sintesi del Cattolicesimo, condotta a domande e risposte, di singolare chiarezza e efficacia: “Leggilo - mi disse - poi mi dirai qualcosa. Approfondisci e radicati sempre più nella Verità”.
Da quel giorno a oggi, credo di aver letto l’Opera omnia di P. Zoffoli, dalla monumentale biografia di S. Paolo della Croce in tre volumi, elogiata anche da Papa Paolo VI, ai suoi testi formidabili e grandiosi sull’Eucaristia, come La Messa è tutto, a quelli in cui denuncia eresie di uomini e movimenti penetrati oggi dentro la Chiesa.
Nato a Marino (Roma) il 3 settembre 1915, P. Zoffoli aveva studiato a Roma e a Lovanio (Belgio). Laureato in filosofia, aveva insegnato alla Pontificia Università Lateranense ed era membro della Pontificia Accademia Romana di S. Tommaso d’Aquino. È l’autore di imponenti opere agiografiche e di numerosi saggi di indole filosofica e dogmatica. Missionario passionista ardente, filosofo e teologo tomista di singolare chiarezza, difensore dell’autentico Magistero della Chiesa quale è sintetizzato nel Credo Cattolico di sempre, apostolo appassionato e irrefrenabile di Gesù Crocifisso e Eucaristico: non finiremmo più di dire riguardo a lui. È andato incontro a Dio, carico di meriti, il 16 giugno 1996.
Dal suo insegnamento molteplice straordinariamente unitario, ora vorremmo cogliere le “vie” che egli indica per giungere alla fede in Gesù Cristo, per diventare cioè cristiani-cattolici: perché questo è il primo passo che deve compiere oggi chi, di tra le tenebre del mondo, si è posto alla ricerca della Verità e ha il diritto-dovere di trovarla, mentre nessun diritto ha l’errore!
 
Gesù “a posteriori”
Nel “Catechismo” citato, uscito proprio dieci anni fa, P. Enrico illustra la via solita a percorrersi in ogni cammino sicuro di fede. Il primo passo è assicurarsi che Gesù è davvero esistito e ha compiuto e detto le cose che si narrano di Lui. Questo lo provano i Vangeli e gli scritti del Nuovo Testamento, redatti da testimoni oculari o comunque di prima mano, che hanno riferito con ogni cura ciò che Lui ha fatto e detto, in modo veritiero. Lo provano altresì fondati documenti di autori pagani che hanno scritto di Lui. Lo prova l’esistenza e la straordinaria vitalità della Chiesa che dai suoi tempi a oggi, ne riporta il messaggio. Lo prova ancora la civiltà cristiana che da Gesù è nata e cresciuta.
Il secondo passo è approfondire la conoscenza della sua persona, della sua azione e del suo messaggio, che superano ogni dimensione soltanto umana, e avviano a credere che Egli è davvero il Figli di Dio come ha affermato di essere, più grande di Salomone e di Giona (Mt 12. 41-42), signore del sabato, cioè della Legge di Dio (Mt 12.8), citerio unico di Verità e di salvezza (Mt 10. 30-38). La sua dottrina sovrumana, i suoi miracoli strepitosi, il suo stile unico e superiore di vita, infine la sua risurrezione da morte, sono lì davanti a chiunque a dimostrarlo.
A questo punto, l’atto di fede - “io credo in Lui, in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, della stessa sostanza del Padre” - l’atto di fede, mosso dalla grazia di Dio, diventa meravigliosa realtà. Conclude P. Zoffoli nel suo “Catechismo” (p: 88):
“È certo, perché fondamentale verità di fede: Gesù è lo stesso Verbo incarnato, seconda Persona della SS. Trinità, che ha assunto e fatto propria la natura umana, ed è quindi Dio, come il Padre lo ha mandato”.
È questa la prima via per giungere con sicurezza assoluta all’incontro con Gesù Cristo, alla fede in Lui, quindi all’accettazione della sua Chiesa, dei Sacramenti, della sua opera di redenzione dal peccato e di salvezza verso di noi: Gesù, unico nostro Salvatore. È la via, potremmo definire “a posteriori”, nota a tutti coloro che si avviano, con la riflessione e con lo studio, nella più semplice e autentica catechesi, a conoscerlo e a seguirlo.
 
“Gesù “a priori”
Ma P. Zoffoli ci ha illustrato anche un’altra via, per giungere a Lui.
Poco prima di morire, egli scrisse un volumetto di 48 pagine, che uscì postumo, con il titolo significativo e avvincente “Alla scoperta di Gesù” (Minchella Editore, Milano, 1996), di singolare bellezza e profondità, in cui egli afferma, ragionando come “a priori”:
“Gesù, quale risulta dalla lettura del Vangelo, possibile a tutti, emerge nella sua divina grandezza anche astraendo da tutti gli apporti dell’indagine critica. Egli si impone da Sé, recando in Sé le note inequivocabili della sua personalità sovrumana trascendente.
E allora non è necessario sapere che Matteo, Marco, Luca e Giovanni siano i veri autori dei rispettivi testi…; accertarsi dell’anno in cui hanno scritto… risalire alle fonti cui attinsero…; dimostrare che la narrazione originale è rimasta sostanzialmente inalterata.
Quel che importa unicamente È leggere il testo quale oggi si presenta: GesÙ basta a se stesso. Egli non può essere il prodotto del sapere, della fede, dell'ammirazione, del genio inventivo, dell’abilità letteraria di uno o più uomini.
Perciò, avendo presente la sua figura con quanto afferma di Sé, non può non esserne accettata sia la realtà storica che la divinità della sua natura.
In conclusione: credenti e non-credenti possono scoprire Gesù Cristo, anche risparmiandosi la fatica imposta da tutti gli studi introduttivi ai quattro Vangeli e all’intero Nuovo Testamento.
Metodo alquanto nuovo quello proposto, che però è fondato sul caso assolutamente unico di Gesù, perché nessun biografo potrebbe averlo creato quale affiora dalle pagine del Vangelo: i loro autori, messi insieme e sostenuti dai migliori fedeli delle prime generazioni, non sarebbero mai stati capaci di inventare il loro maestro.
Tutti devono essersi limitati a riferire quanto hanno visto e udito, soggiogati dalla sua personalità che sfugge e trascende la creatività del più valente di tutti gli scrittori. “Il Vangelo - osservo con lo stesso J.J. Rousseau (che pure era un negatore) - ha delle Verità così grandi, così meravigliose, così assolutamente inimitabili che il loro inventore sarebbe piÙ sorprendente ancora del loro eroe.
Agli Evangelisti, pertanto, si deve soltanto il merito di una docilità o “causalità strumentale esecutiva, subordinata all’opera e all’ispirazione di Colui che ne è il Protagonista. Insomma, Gesù, per loro ha “scritto” di Sé come poteva “scrivere” soltanto Colui che, superandoli, È credibile per se stesso, non per altri”.
 
Urge l’apologetica
In breve, basta una parola o un gesto di Gesù, anche scelti a caso nei Vangeli, per affermare che nella sua realtà di Uomo-Dio, nella sua esistenza, nella sua opera, nel suo sacrificio di Redentore, nella sua risurrezione da morte, nella sua vita divina che continua nella Chiesa, egli non ha potuto essere inventato da alcuno, tanto in Lui tutto è assolutamente nuovo, originale e superiore infinitamente a ogni possibilità soltanto umana.
Basta essere onesti e limpidi dentro, per riconoscerlo. Basta un attimo di riflessione, illuminato dalla grazia, per accorgersi che Gesù è così, meravigliosamente così, come già aveva spiegato Karl Adam, nella sua opera Gesù, il Cristo (Morcelliana, Brescia, 1969).
Siamo grati a P. Zoffoli, anche per quest’ultima fatica, il volumetto Alla scoperta di Gesù, or ora citato, che rappresenta il suo testamento, la sua ultima parola per noi - che siamo stati discepoli suoi - e per quanti, assetati di Verità e di amore, cercano di porsi alla ricerca del divino Maestro e Salvatore. Che cosa di più grande e di più bello può lasciare “in eredità”, come unica nostra eredità, come “nostra porzione per sempre”, un sacerdote e un consacrato, se non Gesù Cristo?
Questo Gesù, unico Salvatore del mondo, noi chiediamo ai sacerdoti e ai Vescovi di oggi, di tornare a darcelo, non in una catechesi evanescente o ambigua, ma attraverso un discorso autorevole, limpido, con le parole della Fede di sempre, che presenti le ragioni del nostro dover credere, e tutto lo splendore di Colui che ha detto, “Innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12. 32).
Poiché a pochissimi è dato di essere folgorati direttamente da Lui, come capitò a Paolo di Tarso sulla via di Damasco, o a André Frossard in una chiesetta di Parigi, noi abbiamo urgente bisogno di apologetica: solo così la fede diventa “ossequio ragionevole” e ci è data l’incommensurabile grazia di condurre o di ricondurre il nostro intelletto all’obbedienza di Cristo.


Autore:
Paolo Risso

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Aggiunto/modificato il 2009-12-27

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