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Mons. Luigi Stella

Testimoni

Costigliole d’Asti, Asti, 12 aprile 1897 - 22 luglio 1973


Affascinava vederlo passare ogni mattina, prima delle otto, alto, sottile, fine, gli occhi profondi dietro le lenti cerchiate di un filo dorato. C’erano sempre dei piccoli e dei poveri sui suoi passi, in attesa del suo sorriso e del suo aiuto. Entrava in cattedrale, per l’Ufficio divino, “l’Ora dei Canonici”, come si soleva dire, Lui, Vicario generale della diocesi di Asti, un vero uomo di Dio.
 
I giorni di un prete
Così appariva Mons. Luigi Stella, nato a Costigliole d’Asti (Borgata S. Anna), il 12 aprile 1897. Gli studi in Seminario ad Asti, li compì sotto la guida di un illustre Vescovo, Mons. Luigi Spandre, che lo ordinò sacerdote il 18 dicembre 1920. I suoi modelli di vita sono don Bosco e don Giuseppe Marello, allora Servi di Dio, oggi canonizzati dalla Chiesa, entrambi figli della medesima terra astigiana.
È un tempo difficile, ma don Luigi ha soprattutto cura delle anime e irradia la luce di Gesù Cristo sulle vicende umane senza paura alcuna, con la libertà degli apostoli. Vice-parroco a Frinco e a Corsione, impara a fare il prete, a diventare un buon pastore sulle orme di Gesù.
Il 16 dicembre 1927, va parroco a Tigliole d’Asti, dove si fa amare dal suo popolo di agricoltori, alimentandolo con la predicazione semplice e densa di fede e di carità. Ha un seguito speciale tra i ragazzi e i giovani ai quali rende presente Gesù con la sua amabilità, il suo stile di vita. Intanto, dal 1932, Asti ha un altro Vescovo in Mons. Umberto Rossi, che il 2 marzo 1934, chiama don Luigi a una missione più grande: parroco della cattedrale in Asti.
Pur così umile e mite, diventa in breve “il leader” dei parroci della città, modello di preghiera, di vita interiore intensa, di una cura straordinaria delle anime che gli sono affidate, con la disponibilità totale al confessionale, la predicazione, il catechismo continuato tutto l’anno verso tutte le categorie di persone. È guida, in modo speciale dei confratelli sacerdoti e delle anime consacrate.
Il I° luglio 1953, il nuovo Vescovo di Asti, Mons. Giacomo Cannonero lo nomina rettore del Seminario e Vicario Generale della diocesi. Si distingue per la sua dottrina, la sua bontà, la sua saggezza. Dimostra una singolare paternità per il Seminario, “cuore della diocesi”, per i sacerdoti, capace di comprendere, di appianare difficoltà, di essere davvero il primo nell’esempio e nella ricerca della santità.
Ha un ruolo di primo piano nel Sinodo diocesano del 1962, che dà alla diocesi una traccia sicura di cammino, che avrebbe potuto essere feconda di conversioni a Gesù Cristo, di vocazioni sacerdotali, di parrocchie ricche di santità e di apostolato. Basta un articolo di quel Sinodo, a esprimere la sua identità, l’identità del prete, come lo pensa Mons. Stella: “Il Parroco si consideri prima di tutto, pastore di anime e perciò sull’esempio di Gesù, il bon Pastore divino, orienti tutta la sua opera alla conquista e alla salvezza delle anime affidate al suo ministero, delle quali Dio stesso gli diede la cura e per le quali Gesù Cristo sacrificò la sua vita”. (Art. 58)
Nel suo incarico rimane per tutto l’episcopato di Mons. Cannonero, fino al 5 settembre 1971. Il 22 luglio 1973, 30 anni fa, va incontro a Dio, in silenzio e umiltà, come era sempre vissuto.
 
La vita attorno a Gesù
In Seminario, per diversi anni ha insegnato “Pastorale” ai giovani candidati al sacerdozio, indicando loro come diventare dei santi preti e dei buoni pastori con generosità e coraggio, mettendo in ogni momento Gesù al centro, cercato nella meditazione quotidiana, nella preghiera-colloqui con Lui, nella Santa Messa, Sacrificio del Redentore, centro di ogni giornata e di ogni vita sacerdotale e apostolica.
Mons. Stella – è ovvio – si ispira al Vangelo di Gesù, a S. Paolo, ai Padri della Chiesa, con l’intento di rassomigliare sempre di più a Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote.
Ma un giorno di fine agosto 1964, partecipando a Costigliole alla festa degli anniversari di sacerdozio di alcuni confratelli diocesani e religiosi, in una conversazione con loro che avemmo la gioia di ascoltare, rivelò il modello concreto cui egli si ispirava:
“C’è un libro famoso da cui pure noi preti possiamo trarre un insegnamento pratico. È il romanzo del nostro Alessandro Manzoni dove “la vita è avviarsi sulla strada della consolazione che non avrà fine”, “una gioiosa vigilia durante la quale si aspetta la promessa della fede e della speranza”. Questa certezza illumina quei preti che il gran Lombardo presenta, come il Card. Federigo Borromeo, che a sua vota si ispirava al grande S. Carlo Borromeo. Dobbiamo avere anche noi la medesima cura delle nostre parrocchie con il catechismo ben insegnato ai piccoli e agli adulti, con il pressante richiamo a santificare le feste con la S. Messa, alla Confessione regolare e frequente, alla Comunione eucaristica ricevuta spesso e bene, alla vita vissuta lontano dal peccato, sempre in grazia di Dio, a salvarsi l’anima dall’inferno, a camminare verso il Paradiso”.
“Preti santi come il Card. Federigo, come P. Cristoforo, i Padri Cappuccini eroici, impegnati nelle missioni al popolo e nella carità verso i sofferenti – continuava Mons. Stella – sono esempi mirabili per il nostro ministero. Ma non solo. A che cosa miravano tutti costoro? Miravano a formare dei giovani davvero cristiani, quindi delle famiglie davvero cristiane, aperte alla vita e capaci di dare figli alla Chiesa e santi al Cielo”.
Era una gioia ascoltarlo e i preti presenti – con i laici collaboratori della parrocchia – acconsentivano, vedendo, come in contemporanei del Card. Federigo, “nel suo volto, la gioia continua di una speranza ineffabile”. Mons. Stella aggiunse: “C’è un bellissimo progetto di dedizione pastorale nei “Promessi Sposi”: la vita santificata dalla grazia di Dio, per l’opera di zelanti sacerdoti. Lì abbiamo anche l’immagine di ciò che no dobbiamo mai essere: mai dei poveri don Abbondio, mai preti per interesse o dominati dalla paura, ma sempre ricchi di entusiasmo e di passione ardente per Gesù e per la nostra missione. Lì c’è il modello di come dev’essere ogni diocesi, ogni parrocchia, con la forza dell’annuncio del Vangelo, con la vita che si organizza tutta attorno alla Chiesa, attorno a Gesù Cristo. Una vera epopea parrocchiale e diocesana come va vissuta”.
 
“Dio è tutto”
Qualcuno dei preti presenti commentò che anche il P. Amato Dagnino, nel suo capolavoro “La vita interiore” (1958) citava il Manzoni tra i maestri di vita spirituale. Molti anni dopo, il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, citando “I Promessi Sposi” in un suo libro, avrebbe ripreso il medesimo discorso pastorale, parlando al riguardo di “epopea borromaica”.
Indimenticabile discorso in cui Mons. Stella aveva tracciato il ritratto di se stesso, di un prete stile Carlo e Federigo Borromeo, stile che forse oggi qualcuno direbbe di “pastorale ordinaria”, ma che in realtà, per le necessità odierne più profonde, spesso disattese, torna a essere di nuovo “straordinaria”, più che mai indispensabile.
Mons. Stella era sempre stato così nelle diverse stagioni della sua esistenza. Giunta la sera della vita, quando viveva soltanto di Dio sempre più amato e più atteso, vedeva tuttavia con mente lucida i problemi del momento – i quali rimangono ancora insoluti oggi – e soleva dire con qualche amico: “Oggi abbiamo bisogno di buoni pastori che davanti agli errori che avanzano, in mezzo ai lupi rapaci, non lascino mai vuoti di governo, ma dirigano le nostre diocesi, le nostre parrocchie, con verità e fortezza verso la meta luminosa che ci attende. C’è oggi una desistenza dei pastori, mentre noi dobbiamo essere in prima linea, come Gesù, ancora capaci di dire: Vieni e seguimi”.


Autore:
Paolo Risso

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Aggiunto/modificato il 2009-12-27

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