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Venerabile Luigi Rocchi Laico

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Roma, 19 febbraio 1932 - Macerata, 26 marzo 1979


“Ti adoro mio Dio, Ti amo con tutto il cuore, Ti ringrazio di avermi creato … anche se Ti sono scappato un po’ male, va bene lo stesso!”: a pregare così  è un uomo di 47 anni, che per 28 anni è un “crocifisso vivo”, totalmente immobilizzato, prima in carrozzella e poi nel suo letto. Già a quattro anni scoprono che il bel bambino, nato nel 1932, ha qualcosa che non va: per fare la prima comunione avanza verso la balaustra sorretto da mamma; a scuola cade continuamente, tanto che il preside invita la mamma a tenerselo a casa; non può correre come gli altri bambini e finisce per essere scartato da tutti; comincia ad aver bisogno di un bastone per camminare, poi di due, alla fine anche una pietruzza diventa un ostacolo insormontabile e per salire al piano superiore di casa sua i famigliari devono caricarselo in spalla. La diagnosi è delle più crudeli: distrofia muscolare progressiva, o morbo di Duchenne. Inoltre, a 9 anni, è coinvolto in un incendio per un bombardamento aereo che gli lascia in eredità una completa calvizie. Il primo a ribellarsi è lui, che attraversa tutte le fasi della difficile convivenza con la malattia: tristezza prima, crisi esistenziale poi, cui si aggiunge una crisi di fede e una ribellione fino all’orlo della disperazione. A salvarlo in extremis, dice lui, è la frase “Luigino, Gesù ti ama”, che mamma, come una cantilena, gli ripete da quando è piccolo, tanto più vera se si considera il cammino di fede che questa donna semplice ha dovuto compiere per arrivare, lei per prima, ad accettare la malattia del figlio ed a tenerselo in casa, contrariamente all’abitudine dell’epoca di ricoverarlo in qualche istituto. Deve rinunciare a formarsi una famiglia (che sognava numerosa e per la quale aveva già messo gli occhi su un paio di ragazze che gli piacevano molto), ritirarsi da scuola, perdere il lavoro da sarto perchè non più in grado di tenere l’ago tra le dita, rinunciare alle compagnie di cui era l’anima e starsene tappato in casa. Attingendo a quanto l’Azione Cattolica gli ha trasmesso in adolescenza, al crocifisso cui si aggrappa con la disperazione di un naufrago, alla preghiera che a poco a poco diventa il respiro della sua giornata, arriva alla conclusione che “quando si è una candela che si consuma si può scegliere di ardere in cantina o su un altare”. È impossibile dire quando e per quali vie arriva alla decisione di “ardere sull’altare” e con ogni probabilità, sono molte le circostanze che vi concorrono: forse i pellegrinaggi a Lourdes ed a Loreto, forse la fede di mamma, o magari anche l’amicizia di Giulio, che malato come lui gli insegna a soffrire con gioia. Il fatto è che da un bel giorno in poi la “mia vita non è più solo dolore; non che non soffra più…però il dolore si è fatto veicolo di gioia, di amore, di vita”. Entra a far parte della “Rete Radié Resch”, fondata da Ettore Masina e la sua solidarietà si dilata alle dimensioni del mondo, mentre scrivendo sul Messaggero di Sant’Antonio viene in contatto con malati e sani, diventando per tutti uno “scomodissimo” consigliere spirituale: insegna a tutti che  “la vera sofferenza è non essere più capaci di amare”, mentre prega “che quanti hanno salute si accorgano della fortuna che hanno e della felicità che vivono”. Quando la sua immobilità si fa sempre più totale e le sue mani “non sono buone neppure più a scacciare una mosca dal naso”, impara a premere i tasti della macchina da scrivere con un bastoncino che manovra con la bocca, riuscendo così a far spedire anche una ventina di lettere al giorno, per incoraggiare, sostenere, consigliare. “Voglio imitare Gesù, che non ha amato la croce, ma ha amato noi a costo della croce”, confida ai più intimi, mentre insegna a tutti che non si tratta di “soffrire volentieri, piuttosto di decidere volentieri di far fruttare anche la sofferenza”. Lui fa così, tanto da poter confessare: “non mi sento né solo né inutile, perché ho amore per tutto e per tutti”.  Continuando a “sentirsi un niente, ma un niente visitato da Dio”, Luigi Rocchi si spegne il 26 marzo 1979 e la diocesi di Tolentino ne ha avviato la causa di beatificazione, convinta che la sua eccezionale testimonianza possa diventare in aiuto per tutti i “cestinati dalla vita”. Papa Francesco in data 3 aprile 2014 lo ha dichiarato Venerabile.


Autore:
Gianpiero Pettiti


Note:
www.luigirocchi.it

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Aggiunto/modificato il 2013-09-01

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