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Servo di Dio Marcello Labor Sacerdote

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Trieste, 8 luglio 1890 - 29 settembre 1954


Marcello Labor nacque a Trieste da genitori israeliti, originari di Kanisza in Ungheria, l’8 luglio 1890. Portò a termine gli studi ginnasiali e liceali nel locale istituto «Dante Alighieri», dove incontrò compagni e amici molto cari, come Scipio Slataper e Giani Stuparich, illustri scrittori della letteratura italiana. Fin da giovanissimo fu votato alla scrittura, come si può evincere dai Diari (cinque quaderni in tutto, iniziati nel 1907), dalla corrispondenza con Scipio Slataper, dalla traduzione di Judith di Friedrich Hebbel per i Quaderni de «La Voce» (1910). Nella sua cerchia di amici ci furono intellettuali quali Guido Devescovi, Elody Oblath, Pietro Pasini, Gigetta Carniel, Guglielmo (Willy) Reiss-Romoli, che divenne suo cognato. Frequentò l’Università di Vienna e Graz, dove si laureò in medicina nel 1914.
Nel 1912 sposò a Triste, con rito ebreo, Elsa Reiss, da cui ebbe tre figli: Maria, che morì prematuramente, Giuliana (che si trasferì a Torino ed ebbe dieci figli) e Livio.
Nel 1914, assieme alla sua sposa, abbracciò la fede cattolica e ricevette il battesimo a Lubiana il 23 dicembre di quell’anno. Durante la prima guerra mondiale prestò servizio come ufficiale medico nell’Esercito Austrungarico sul fronte della Galizia, dove venne fatto prigioniero dai russi. Terminata la guerra, si stabilì a Pola, dove esercitò la professione medica con grande competenza e sensibilità umana.
Cambiò il nome in Labor su consiglio del padre per affermare l'italianità sua e della sua famiglia. Il nome scelto è rivelatore delle sue simpatie socialiste: labor=lavoro, inteso proprio come fatica. Negli anni della professione medica a Pola, dopo la prima guerra mondiale e prima della sua conversione alla pratica del cattolicesimo (1929) Labor fu intellettualmente vicino al socialismo ed impegnato nell'assistenza ai lavoratori poveri. Furono questi gli anni della ricerca, allora pionieristica, nel campo della geriatria e degli studi sulla tubercolosi. Il secondo quaderno dei Diari (1932-1934) testimonia il rinnovato impegno nel sociale dopo la conversione e la militanza nell'Azione Cattolica e raccoglie le sue riflessioni sulla vita di medico a Pola.
Il terzo quaderno (Giornale dei viaggi, 1934-1938) è un ritratto critico della società borghese durante il regime fascista e dei valori che esso proponeva. Il quarto quaderno (1935-1938) rispecchia l'ansia di vita interiore nell'anima di Labor e la sofferenza causata dalle discriminazioni razziali di cui egli ebbe a soffrire. Quegli anni videro la produzione di diversi saggi, prose liriche, articoli di terza pagina per vari periodici, fra cui «Vita Nuova» (Trieste). Circa duecento articoli di Marcello Labor, ritagliati da vari giornali, si conservano nell'«Archivio Labor» della Biblioteca del Seminario di Trieste.
Ricco di profondo credo religioso, si impegnò alacremente nell’apostolato, dedicandosi, in maniera particolare, all’opera San Vincenzo de’ Paoli, dove riuscì a esternare il suo grande amore per i poveri. Inoltre animò l’Azione Cattolica e fondò il Centro dei laureati cattolici. Di grande pietà eucaristica, studioso della dottrina cattolica, si prodigò con la parola e gli scritti a illustrare il pensiero e la spiritualità cristiana.
Rimasto vedovo nel 1934 e instradati i figli, sentì fortemente la chiamata per mettersi al totale servizio di Dio e della Chiesa. Superati gli esami di teologia, venne ordinato sacerdote a Trieste dal vescovo Antonio Santin, nella cattedrale di San Giusto, il 21 settembre 1940.
Divenne rettore del Seminario di Capodistria prima e di Trieste poi; inoltre fu parroco a Fossalta di Portogruaro, padre spirituale del Seminario Teologico centrale di Gorizia e poi parroco della cattedrale di San Giusto. Dotato di profonda prudenza e praticità, fu direttore spirituale ricercato e predicatore molto apprezzato.
Animatore di associazioni e gruppi come Fuci, San Vincenzo de’Paoli, «Salus Infirmorum», «Lampade viventi», si dimostrò esemplare per zelo, pietà e dedizione nel decoro della chiesa, nonché ammirevole per l’umanità nell’accostare le persone.
Nel 1943 Marcello Labor fu esiliato perché ebreo di origine e funse come vicario parrocchiale a Fossalta di Portogruaro, fino al 1945. Nel 1947 fu incarcerato dai comunisti di Tito. Morì d'infarto, che diagnosticò egli stesso con precisione, il 29 settembre 1954.
Perseguitato sia dai fascisti che dai comunisti, don Labor trovò in Cristo l’unica Verità. Significative sono le pagelline scritte per i suoi parrocchiani di San Giusto, pubblicate postume con il titolo di Adorazioni eucaristiche: si tratta di brevi elaborati di teologia mistica. È stato proclamato servo di Dio dalla Congregazione per le Cause dei Santi l'11 giugno del 2000.
 


Autore:
Cristina Siccardi

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Aggiunto il 2010-01-21
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