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Filomena Perrotta Laica

Testimoni



La signorina Perrotta Filomena nacque il 17 ottobre del 1924 ad  Alvignano. Meditava di farsi suora come le sue cugine ma non condivideva la vita di “sola preghiera”, voleva essere tra la gente.
Dopo gli eventi bellici della seconda Guerra Mondiale, cominciò a delinearsi la sua intensa attività. Ottenne in prestito una stanza inutilizzata da un parrocchiano per trasformarla nella “Casa della fanciulla povera”. Qui, con l’aiuto delle giovani più disponibili, venivano accolte le ragazze  bisognose: si provvedeva alla loro pulizia, al sostentamento corporale e morale oltre ad insegnar loro l’arte del ricamo e del cucito visto che Filomena era un ottima sarta.
Nel 1946 diede vita, nella parrocchia di San Sebastiano, al gruppo parrocchiale della Gioventù femminile di Azione Cattolica aderendo al programma nazionale del medesimo movimento ed assumendone la presidenza: per tale motivo tutti hanno continuato a chiamarla sempre ed affettuosamente “la presidente”. I gruppi delle piccolissime, delle beniamine, aspiranti e giovanissime, da lei seguite in parrocchia, a fine anno partecipavano, alla gara catechistica diocesana che si teneva in Caiazzo, allora sede vescovile. Per il suo lodevole impegno fu nominata in seguito Presidente diocesana dell’ Azione cattolica moltiplicando le sue responsabilità e il suo zelo.  L’Azione Cattolica sotto la sua guida, era coinvolta in tutte le attività parrocchiali: quelle di carattere pastorale, spirituale o più propriamente oratoriale. Nei mesi estivi la sua casa si trasformava sempre in “laboratorio di ricamo”. Nacque così l’idea, negli anni ‘60, di trasformare la casa canonica in “Laboratorio estivo” (oggi diremmo Grest) per accogliere non solo le bambine ma anche i bambini. Realizzò questo sogno con l’aiuto del parroco, delle Acli e delle giovanissime di AC. La   sorgente del suo apostolato era la preghiera che non trascurava mai anche nei momenti di lavoro. Alla fine della giornata lavorativa, si recava a far visita ai malati e a recapitare la stampa cristiana. Non trascurava nessuno soprattutto le famiglie bisognose di aiuto morale e materiale, non esitando ad assumersi responsabilità anche giuridiche come quando diventò la tutrice di una famiglia numerosa rimasta orfana di entrambi i genitori. In quel caso provvide anche  a far adottare i più piccoli e  ad aiutare i più grandi a realizzare un futuro più decoroso.
Durante la sua malattia le diverse generazioni della comunità parrocchiale si avvicendavano al suo capezzale per farle compagnia e per ricevere ancora “pillole di formazione spirituale” e insegnamenti di vita.


Fonte:
www.azionecattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2010-04-20

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