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> Home > Sezione M > Santa Maria dell’Immacolata Concezione (María Isabel Salvat Romero) Condividi su Facebook Twitter

Santa Maria dell’Immacolata Concezione (María Isabel Salvat Romero) Vergine

31 ottobre

Madrid, Spagna, 20 febbraio 1926 – Siviglia, Spagna, 31 ottobre 1998

María Isabel Salvat Romero, nativa di Madrid in Spagna, avvertì nell’adolescenza un forte desiderio di consacrarsi a Dio per servire i poveri. Entrò quindi nelle Sorelle della Compagnia della Croce, assumendo il nome di suor Maria della Purissima della Croce. Fu Madre Generale per 22 anni, rieletta per tre mandati consecutivi. Fedele interprete del carisma di sant’Angela della Croce, sua fondatrice, si spese per i più abbandonati della Spagna e non solo, fondando nuove case e trasmettendo a tutti serenità e fiducia in Dio. Colpita da un tumore ai polmoni e al fegato, morì a Siviglia il 31 ottobre 1998, a 72 anni. Beatificata sotto il pontificato di papa Benedetto XVI il 18 settembre 2010, è stata canonizzata da papa Francesco il 18 ottobre 2015, insieme ai coniugi Martin e a don Vincenzo Grossi. I suoi resti mortali, esumati prima della beatificazione, attualmente riposano nella cappella della Casa Madre delle Sorelle della Compagnia della Croce, a Siviglia, accanto all’urna che conserva il corpo incorrotto della Santa Fondatrice.



Una suora spagnola, morta nel 1998, cioè appena diciassette anni fa, è entrata in un ipotetico “guiness dei primati”, raggiungendo la canonizzazione, tra i santi degli ultimi secoli, prima ancora di Madre Teresa e del fondatore dell’Opus Dei (che pure sono stati superveloci) e seconda solo a Giovanni Paolo II°, per il quale tuttavia è stata imboccata una “corsia preferenziale” che ha derogato al limite temporale dei cinque anni dalla morte per l’avvio della causa. A dire il vero, le consorelle avevano provato anche con lei, tanta era la fama di santità di cui era circondata, avanzando nel 1999 una richiesta di dispensa per avviare anzitempo l’inchiesta diocesana. La Congregazione per le Cause dei santi non ha ritenuto accondiscendere e il nulla osta è arrivato solo a gennaio 2004, tuttavia madre Maria della Purissima Salvat Romero ha rimontato in fretta e bene, arrivando al traguardo in appena 11 anni: un tempo da record.  E non ci troviamo di fronte ad una fondatrice, bensì ad una suora che ha cercato, nel nascondimento e nel servizio umile, di essere fedele custode del carisma della sua congregazione.
Maria Isabella nasce nel 1926 nel quartiere di Salamanca a Madrid da una famiglia agiata, che si rifugia in Portogallo durante la guerra civile, per poi rientrare nel 1939 nella capitale spagnola. Entra a 18 anni tra le Suore della Compagnia della Croce, fondate a Siviglia nel 1875 da Angela de la Cruz, e che in particolar modo si dedicano al servizio, anche a domicilio, dei poveri e degli anziani infermi, oltre che all'educazione delle ragazze. Con il nuovo nome di suor Maria della Purissima (o dell’Immacolata Concezione), questa ragazza dell'alta società madrilena cerca di modellare la sua vita, nello spirito della congregazione, sull’austerità, la povertà, il servizio umile nei tuguri in cui bisogna andare a cercare i malati più poveri ed abbandonati. “Nella casa di Dio non ci sono servizi più umili di altri, tutti sono alti”, sussurra a se stessa ed alle altre; così le testimonianze concordano nel ricordare come Suor Maria, pur nello svolgimento degli incarichi che di volta in volta le vengono assegnati come direttrice di collegi, superiora o maestra delle novizie, riesce sempre a ritagliarsi, non si sa come, lo spazio per visitare i malati, lavando le loro piaghe, facendo il bucato dei loro effetti personali, cucinando i loro pasti.
“Quanto più è forte il nostro amore per il Signore, tanto più amiamo la nostra vocazione e ci entusiasma tutto ciò che ci compete: l’amore per i poveri, lo stare ai piedi di tutti… perché vediamo in esso delle occasioni per dimostrare a Lui il nostro amore”, suggerisce alle novizie, che capiscono non trattarsi soltanto di pie intenzioni, vedendo lo sforzo quotidiano con cui cerca di tradurre in pratica ciò che insegna. Malgrado gli sforzi di non mettersi in evidenza e di passare inosservata, nel 1977 viene eletta superiora generale e in tale carica viene confermata per tre volte: 21 anni in tutto, passati a consolidare le comunità, aprirne di nuove, sostenere le sorelle più fragili, sopportare avversità e incomprensioni, come la temporanea e dolorosa divisione dell’istituto in due province e la porta che le viene chiusa in faccia in una comunità “ribelle”. Un intervento di mastectomia nel 1994 sembra frenare la progressione di un tumore che la sta divorando: si riprende in fretta e prosegue la sua attività di superiora senza risparmiarsi e senza lamentarsi.
Intraprende nel 1998 l’ultima visita canonica alle comunità dell’America del sud, già arsa dalla febbre e resa quasi inappetente, anche se cerca in tutti i modi di non far pesare sulle consorelle la sua indisposizione. Che a settembre, invece, si rivela in tutta la sua gravità, con metastasi che ormai hanno intaccato fegato e polmoni. Non si perde d’animo e sorride alla morte, pur accettando i cicli di chemioterapia che le vengono proposti Si spegne, dolcemente e silenziosamente, il 31 ottobre, ma evidentemente “parla ancora”. Per la cronaca, il miracolo che ha portato suor Maria alla beatificazione ha riguardato una bimba di tre anni, nata con una cardiopatia congenita e senza la vena cava inferiore, ripresasi nel 2004, in modo inspiegabile da un arresto cardiorespiratorio. Per la canonizzazione, invece, la ripresa dopo due settimane di coma, durante le quali già si parlava di morte clinica e donazione degli organi, di un uomo di 44 anni in seguito ad un arresto cardiorespiratorio durato 27 minuti, con i conseguenti danni cerebrali: giudicati irreversibili, ma che invece così non sono stati.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Nacque a Madrid il 20 febbraio 1926, nell’abitazione, situata in calle Claudio Coello 25 (oggi 23), dai coniugi Ricardo Salvat Albert e Margarita Romero Ferrer. Era stata preceduta da un fratello e una sorella e, dopo di lei, ne vennero altri cinque. Fu battezzata sette giorni dopo la nascita nella parrocchia dell’Immacolata Concezione a Madrid e le vennero dati i nomi di María Isabel.
La bambina trascorse l’infanzia tra la casa paterna e quella di campagna a Cercedilla, a 59 chilometri da Madrid. Venne poi iscritta nello stesso collegio della sorella Margarita, tenuto dalle “Madri irlandesi”, ossia quelle fondate dalla Venerabile Mary Ward. Si trovò subito molto bene: il suo sorriso conquistava sia le suore sia le altre bambine. Il 24 maggio 1932 fece la sua Prima Comunione. Allo scoppio della guerra civile spagnola, nel 1936, dovette fuggire a Figueira da Foz, in Portogallo; tornò in patria due anni dopo.
María Isabel godeva complessivamente di buona salute, anche se era incline a prendere il raffreddore. In una di quelle occasioni, rimasta in casa, confidò un segreto a Margarita: alcuni giorni prima, era rimasta commossa per aver visitato con la zia Carmen, suora delle “irlandesi”, una famiglia bisognosa. Da allora, le era sorto in cuore il desiderio di vivere come i bambini poveri che ne facevano parte, perché Gesù li amava molto e lei stessa sentiva di amare molto Gesù. Appena guarì, andò a portare di persona delle scarpe nuove a quei piccoli.
La vita di collegio proseguì e, di pari passo, cresceva nella ragazza l’amore per la Vergine Maria. Con alcune compagne, il 10 dicembre 1943, aderì all’associazione delle Figlie di Maria e ogni sabato s’impegnava a compiere qualche azione speciale per farle piacere.
Un giorno bussò alla porta di casa per la questua una religiosa, suor Ana Maria, che faceva parte delle Sorelle della Compagnia della Croce, fondate da suor Angela della Croce (al secolo María de los Ángeles Guerrero González) nel 1875. Tornò altre volte per aggiornare la signora Margarita sulla situazione di alcuni ammalati, che lei aiutava come poteva. In María Isabel, che ascoltava quelle conversazioni, iniziò a sorgere il desiderio di seguire quella stessa strada.
Prese quindi a frequentare il convento delle Sorelle e, dopo aver lungamente pregato, si confidò in primo luogo con Margarita, che però l’avrebbe vista meglio tra le “irlandesi”. Infine, comunicò la sua decisione alla madre, che l’abbracciò felice e, prendendola per mano, la condusse di fronte a un busto del Sacro Cuore di Gesù, che si trovava nel salone di casa. Pregarono insieme, poi l’incoraggiò a non perdere tempo nel rispondere a quella chiamata. Mancava da avvisare il padre, ma la madre seppe preparare bene il terreno.
Così, ormai diciottenne, l’8 dicembre 1944 entrò come postulante nella Compagnia delle Sorelle della Croce. Compì la vestizione religiosa il 9 giugno 1945, assumendo il nuovo nome di suor Maria della Purissima della Croce. La professione temporanea avvenne il 27 giugno 1947, mentre quella perpetua fu il 9 dicembre 1952.
Sin dal noviziato le sue virtù si accrebbero continuamente. Inoltre, grazie all’educazione ricevuta, conosceva bene tre lingue: il francese, l’inglese e l’italiano. Per le sue doti umane e spirituali, appena professa fu destinata alla casa di Estepa e 5 anni dopo, nel 1959, fu eletta Superiora di questa comunità. Nel 1966 venne chiamata alla Casa madre di Siviglia, dove servì come ausiliare del noviziato e poi come maestra delle novizie.
Tre anni dopo, la Compagnia della Croce tentò un’organizzazione in Province: suor Maria della Purissima fu responsabile di una di esse, ma l’esperienza non ebbe seguito. Divenne quindi Consigliera Generale e, in seguito, Superiora della comunità di Villanueva del Río y Minas, provincia di Siviglia. Durante quel mandato si svolse il Capitolo Generale: l’11 febbraio 1977 venne eletta Madre Generale. Per altre due volte fu rieletta all’unanimità.
L’evento più grande del suo generalato fu la beatificazione di suor Angela della Croce, svolta a Siviglia nel novembre 1982 per opera di san Giovanni Paolo II, durante il suo primo viaggio apostolico in Spagna. Terminata la celebrazione, il Papa visitò il convento delle suore per pregare davanti al corpo incorrotto della neo-beata e parlò a lungo con madre Maria della Purissima.
Pur rivestendo una responsabilità così grande, ella cercò sempre di passare inosservata e di attirare l’attenzione il meno possibile. Le sue cure maggiori erano rivolte verso le donne anziane e ammalate: quand’era superiora a Villanueva del Rio y Minas, scendeva personalmente nelle caverne dove abitavano e, con sua gran gioia, preparava loro da mangiare, le lavava e faceva il bucato.
Grande era anche la sua preoccupazione per le consorelle, in particolare per quelle che incontravano difficoltà: era per tutte una madre comprensiva, dedicava tempo ad ascoltare e consigliare le sue figlie, infondendole amore e fedeltà alla vocazione, spirito di fede, di abbondono e ubbidienza alla vontà di Dio. In una sua lettera circolare, lasciò scritto: «Quanto più è forte il nostro amore per il Signore, tanto più amiamo la nostra vocazione e ci entusiasma tutto ciò che ci compete: l’amore per i poveri, lo stare ai piedi di tutti… perché vediamo in esso delle occasioni per dimostrare a Lui il nostro amore».
Nel frattempo, la Compagnia della Croce crebbe di numero, tanto da rendere necessarie le nuove fondazioni di Puertollano, Huelva, Cadice, Lugo, Linares e Alcázar de S. Juan. Anche in Italia se ne creò una, a Reggio Calabria (nel 1984), per l’assistenza delle anziane inferme e ammalati a domicilio.
Nel 1994 apparve la grave malattia che la condurrà alla morte: durante l’estate di quell’anno fu sottoposta a una mastectomia e in poco tempo riprese la sua attività normale, adempiendo tutti gli obblighi inerenti alla sua carica come se nulla fosse successo. Nei quattro anni che sopravvisse raddoppiò il suo sforzo per infondere unione, gioia, e un grande amore a Dio in tutte le Sorelle: accanto a lei si respirava Dio.
A settembre del 1998, madre Maria della Purissima iniziò una ulteriore visita canonica alle comunità in America del Sud. Intraprese il viaggio accusando già febbre alta, ma non si fermò fino al ritorno a Siviglia. A causa del malessere era divenuta inappetente, ma cercava di non pesare alle consorelle.
Nel mese di novembre si recò dal medico per avere i referti di alcuni esami, chiedendogli di essere sincero nei suoi confronti: aveva ormai cinquant’anni di professione religiosa alle spalle e la morte non le faceva paura. Il medico, ringraziandola per avergli facilitato il compito di darle una notizia tanto gravosa, le spiegò la natura del suo male: un tumore al fegato e ai polmoni. Sorridendo, la religiosa citò il Salmo 122: «Quale gioia, quando mi dissero: “Andiamo alla casa del Signore!”».
Il 30 ottobre 1998, dopo aver ricevuto un ciclo di chemioterapia, si ritirò in infermeria perché si sentiva stanca: all’alba dell’indomani si addormentò per sempre. Aveva 72 anni.
Fu sepolta nella cripta della Casa Madre, nello stesso punto dove per 50 anni era rimasta seppellita la Fondatrice.
La sua fama di santità, non solo tra le consorelle, fu da subito tanto vasta che già il 16 dicembre 1999 il Consiglio Generale della Compagnia della Croce domandò all’Arcivescovo di Siviglia di richiedere, presso la Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, la dispensa per l’avvio del processo diocesano per la beatificazione e canonizzazione di madre Maria della Purissima.
Il nulla osta per l’avvio della causa venne comunicato il 13 gennaio 2004; nel frattempo, si era già cominciato a raccogliere testimonianze “ad futuram rei memoriam”. Anche per questo motivo, la fase diocesana fu rapidissima: durò dal 20 febbraio al 15 novembre 2004. Il decreto sulla validità del processo fu emesso il 2 luglio 2005.
Nel frattempo, venne individuato un presunto miracolo. Ana María Rodríguez Casado, di Palma del Condado, era nata con una cardiopatia congenita e senza la vena cava inferiore, motivo per cui era portatrice di un pace-maker da quando aveva tredici mesi. Una notte del gennaio 2004, quando aveva 3 anni, svenne tra le braccia della madre: era stata colpita da un arresto cardiorespiratorio, causato dalla rottura di un cavo del dispositivo che le era stato installato. Per via della carenza di ossigeno al cervello, dopo una lunga degenza in ospedale, venne ricondotta a casa in sedia a rotelle: era come una bambola di stoffa.
Due Sorelle della Compagnia della Croce diedero alla mamma di Ana María un’immaginetta di madre Maria della Purissima: lei, mossa dal dolore e dalla disperazione, iniziò a passarla sulla testa della bambina. Pochi minuti dopo, appena le suore si furono allontanate, la bambina chiamò la madre e la nonna, chiedendo di essere aiutata a scendere dalla carrozzella perché voleva camminare. Nel giro di pochi giorni, riprese a parlare normalmente.
Il processo sul miracolo, dietro richiesta del postulatore generale, venne istruito non nella diocesi di Huelva, nel cui territorio si trova Palma del Condado, ma in quella di Siviglia: durò dal 4 novembre 2005 al 13 febbraio 2006. Il 29 settembre dello stesso anno venne presentata in Vaticano la “positio super virtutibus” della Serva di Dio.
Ottenuto parere positivo da parte dei periti teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, riuniti il 6 giugno 2008, il 17 gennaio 2009 papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto con cui madre Maria della Purissima era dichiarata Venerabile.
Il 2 luglio 2009 i membri della Consulta Medica della Congregazione dichiararono che la guarigione presa in esame era scientificamente inspiegabile. Il 5 dicembre, quindi, i periti teologi si pronunciarono unanimemente circa l’effettivo miracolo, come anche i cardinali e vescovi membri della Congregazione, il 2 marzo 2010. Infine papa Benedetto XVI firmò, il 27 marzo 2010, il decreto con cui la guarigione di Ana María era dichiarata miracolosa.
Sabato 18 settembre 2010, alle 10 di mattina, lo Stadio Olimpico de la Cartuja a Siviglia era pieno di fedeli, suore, sacerdoti per la Messa della beatificazione, presieduta dal cardinal Angelo Amato, Prefetto delle Cause dei Santi, in qualità d’inviato del Santo Padre. In quell’occasione, la piccola miracolata, che aveva dieci anni, fece la sua Prima Comunione.
Come secondo miracolo per ottenere la canonizzazione è stato preso in esame il caso di Francisco José Carretero Diez, detto “el Carre”, membro della confraternita della Madonna della Speranza (la “Macarena”) di Siviglia. Nel settembre 2012, a 44 anni, era finito in coma in seguito a un arresto cardiorespiratorio durato 27 minuti con i conseguenti danni cerebrali irreversibili: dopo due settimane, quando i medici parlavano già di donazione di organi e di morte clinica, si riprese all’improvviso e completamente. Nel periodo in cui fu incosciente i suoi amici avevano messo in moto, grazie anche alle reti sociali, una catena di preghiere alla Beata Maria della Purissima.
Ricevendo il cardinal Amato il 5 maggio 2015, papa Francesco ha firmato il decreto con cui questa guarigione è stata effettivamente riconosciuta come evento inspiegabile, aprendo la via per la canonizzazione. Il rito, che comprendeva l’elevazione al massimo onore degli altari anche dei coniugi Martin e di don Vincenzo Grossi, è stato celebrato a Roma il 18 ottobre 2015, nel corso della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo».
Come ha fatto notare il giornalista Giorgio Bernardelli su «Vatican Insider», santa Maria della Purissima della Croce risulta essere, alla data di pubblicazione del decreto sul miracolo, seconda solo a Giovanni Paolo II per la breve distanza tra data di morte e quella di canonizzazione, se ci si limita ai santi dell’epoca contemporanea.
I suoi resti mortali riposano nella cappella accanto al sepolcro dove riposa il corpo incorrotto della Fondatrice, sant’Angela della Croce, nella Casa Madre delle Sorelle della Compagnia della Croce a Siviglia.

NOTA: Il nome religioso, in spagnolo, suona come “Maria de la Purísima de la Cruz”. La traduzione presente nei bollettini della Sala Stampa vaticana a partire dall’annuncio della canonizzazione è invece “Maria dell’Immacolata Concezione”. Nel testo, tranne che nel titolo, abbiamo utilizzato l’altra traduzione perché è quella adoperata nelle comunità italiane (Roma e Reggio Calabria) delle Sorelle della Compagnia della Croce.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2015-10-24

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