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Madre Emmanuel di San Giuseppe (Virginia Henry) Religiosa benedettina

Testimoni

1869 - 1939


Il 23 ottobre 1913 (il 23 settembre secondo altre fonti) giungeva a Ghiffa dal monastero tedesco di Bonn-Endenich una monaca di 44 anni: Madre Emmanuel di San Giuseppe (Virginia Henry).

La sua storia presenta aspetti certamente poco comuni. Considerata nel quadro più ampio della sua storia familiare, potrebbe apparire frutto della penna fantasiosa di un abile romanziere. Ma non è così. La sua vita si è intrecciata per 26 anni con la storia del nostro monastero e l’ha segnata profondamente.

Madre Emmanuel è stata una musicista di talento, chiamata da madre M. Caterina ad avviare e perfezionare la formazione musicale e canora della nostra Comunità, ma è stata soprattutto un’autentica monaca benedettina e figlia di Madre Mectilde: disposta a “nulla anteporre all’amore di Cristo” ad  “adorare e aderire” sempre, a qualunque costo, ad offrire totalmente la sua vita con amore e per amore. Per questo, di tutte le belle composizioni per coro o per organo che ci ha lasciato, la migliore rimane sempre la sinfonia della sua vita.

Nata da padre francese e madre tedesca (entrambi i genitori abbracceranno in seguito la vita monastica), Virginia vive immersa sin dall’infanzia con altre 5 sorelle in una profonda atmosfera di fede e di carità. Entrambi i genitori abbracceranno un giorno la vita monastica: il padre come monaco cistercense e sacerdote, la mamma come benedettina dell’adorazione perpetua.

Dotata di uno straordinario talento musicale, Virginia studia pianoforte e canto con ottimi risultati che stupiscono gli stessi insegnanti.

Animata da un forte desiderio di consacrarsi al Signore, nel 1891 entra nella comunità delle Benedettine dell’Adorazione perpetua di Peppange (Lussemburgo) raggiungendo la mamma, entrata nello stesso anno. Insieme a lei vive le tappe della vestizione e della professione monastica. Può mettere a frutto le sue doti musicali in una comunità dove il canto gregoriano e la liturgia sono molto curati. Organista, cantora, diventa l’anima del coro monastico, cominciando a comporre mottetti e pezzi musicali per l’animazione della liturgia, che scaturiscono dalla sua profonda pietà.

Nel 1899 viene inviata a Herstelle, neo fondazione del Monastero di Peppange, dove vive 13 anni di povertà materiale e di dura fatica: le sue mani passano dai tasti dell’organo agli attrezzi da muratore, in un’estenuante lavoro che la condurrà in uno stato di profonda prostrazione psico-fisica che renderà necessaria una lunga degenza ospedaliera. Viene accolta nella comunità di Bonn-Endenich e vi rimane per poco meno di un anno, sino a quando la sua Madre Priora accoglierà la richiesta inviatale nel 1913 da madre M. Caterina Lavizzari, nella quale chiedeva in aiuto una monaca in grado di fornire alla sua comunità una solida formazione musicale. Madre Emmanuel appare la candidata ideale per questo compito.

Eroicamente, lascia l’anziana mamma che non rivedrà più, e parte per un paese straniero di cui ignora la lingua e gli usi.

Appena giunta a Ghiffa, si mette rapidamente e umilmente a servizio della comunità: traduce il Cerimoniale tedesco, redige libri musicali, in una parola riorganizza l’intera vita liturgica della famiglia monastica che ama da subito con totalità. Grazie all’amicizia con alcune monache francesi del nostro Istituto, può disporre di alcuni scritti di madre Mectilde de Bar, contribuendo alla loro traduzione e diffusione nei monasteri italiani.

Dietro una scorza apparentemente dura, madre Emmanuel cela una intensa e profonda vita spirituale, un ardente amore per l’adorazione, una delicata carità ricca di sfumature verso ogni sorella e un cuore universale, che nella preghiera si fa voce dei bisogni dell’intera umanità.

Seduta all’organo, durante la liturgia si trasfigura: l’intensità dei suoi sentimenti passa dal cuore alle dita, donando alla comunità e alle persone che frequentano la chiesa monastica, autentici momenti di paradiso e di bellezza. La melodia della sua vita di monaca si riflette nelle composizioni ed esecuzioni.

Gli ultimi anni della vita le portano i dolori di un male incurabile all’esofago che le causano atroci sofferenze fisiche: fa però anche di questa nuova “chiamata” del Signore un’occasione per cantare con la vita il suo amore per Dio e per i fratelli.

Il 27 agosto 1939 la minaccia di un nuovo conflitto che avrebbe coinvolto l’Europa, oscura l’orizzonte della storia umana e pesa sul suo cuore, particolarmente sensibile al bene della pace. Gli annali ricordano in quel giorno la sua indimenticabile interpretazione, all’organo, dell’introito gregoriano “Da pacem” (“dona la pace”). Per tutti suona come una preghiera struggente e accorata a Dio perché risparmi all’umanità il flagello della guerra.

Il pomeriggio del giorno successivo, 28 agosto, muore.

Sul pentagramma della sua esistenza il Signore sembra aver segnato la parola “fine”. Si tratta, in realtà, di un semplice segno di “pausa”, perché la melodia della sua vita continua a risuonare e a fluire, negli spazi immensi di quell’eternità che le sue musiche e i suoi canti fanno pregustare e intravedere ancora oggi.


Fonte:
www.benedettineghiffa.org

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Aggiunto/modificato il 2010-12-26

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