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Venerabile Francesco Saverio Petagna Vescovo

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Napoli, 13 dicembre 1812 - 18 dicembre 1878

Vescovo di Castellammare di Stabia, Fondatore della Congregazione delle Suore dei Sacri Cuori. Papa Benedetto XVI l'ha dichiarato Venerabile il 20 dicembre 2012.



“Venite in mio aiuto, sollevatemi da questo pesante fardello e statemi accanto per aiutarmi a portarlo”: a scrivere queste parole ai laici della sua diocesi non è un vescovo nostro contemporaneo, bensì un vescovo di 150 anni fa, a dimostrazione che già allora c’era chi credeva nell’apostolato dei laici e lo sollecitava. Francesco Saverio Petagna nasce a Napoli il 13 dicembre 1812, in una famiglia agiata che ha mezzi e volontà di farlo studiare. Lui a 14 anni vuole entrare in seminario e la cosa non fa problema, visti i precedenti di altre illustre vocazioni ecclesiastiche in casa sua. Che abbia intelligenza da vendere e buona volontà lo dimostra bruciando le tappe degli studi, ma anche rimettendoci in salute, come ricordano i suoi compagni di scuola. Comunque sia, a 23 anni è pronto per l’ordinazione sacerdotale e per lui ci vuole una dispensa papale, dato che non avrebbe ancora l’età canonica. I suoi primi impegni pastorali lo portano ad assistere spiritualmente i malati all’ospedale degli Incurabili e i detenuti nelle carceri di Castel Capuano.Ma il giovane prete si mette in luce, soprattutto, prendendo parte e animando le “cappelle serotine” (all’epoca molto fiorenti in Napoli), che poi altro non sono che incontri serali, destinati soprattutto ai giovani e agli operai, in cui si fondono spiritualità, cultura e attualità, per aiutare il giovane uditorio ad interpretare alla luce della fede gli avvenimenti e la cronaca quotidiana. Dicono faccia le ore piccole (e c’è anche chi si scandalizza per questo), perché i giovani lo ascoltano volentieri e lo pressano con questioni e provocazioni continue. È anche punto di riferimento culturale, perché riesce a coagulare attorno a sé il fior fiore degli studiosi del suo tempo, con i quali fonda la rivista cattolica “La scienza e la fede”, tentando di coniugare l’una e l’altra proprio mentre molti uomini di Chiesa le ritengono inconciliabili tra loro. Ed è proprio in omaggio all’indubbio ascendente che ha sui giovani, alla sua intelligenza e alla sua cultura, che il vescovo di Napoli lo nomina professore di Sacra Scrittura nel liceo napoletano. Così per 15 anni, fino a quando cioè un regio decreto nomina don Petagna vescovo di Castellamare di Stabia: è il 14 gennaio 1850 e lui ha appena 38 anni. Dicono che la sua nomina sia per la diocesi un “movimento tellurico”: il vescovo, giovane ed energico, ha forze sufficienti per contrastare le tanti divisioni presenti nel clero, per sollecitare un’adeguata preparazione dei nuovi sacerdoti, per rievangelizzare i fedeli. Prende su di sé i tanti bisogni materiali della sua diocesi, dal dramma dei poveri allo stato di abbandono della gioventù, dai malati trascurati  ai cosiddetti “lontani”, per avvicinare i quali occorre quell’infinita dolcezza che in lui non scarseggia. E quando la diocesi non ha più mezzi per soccorrere i poveri, il vescovo generosamente dà fondo al proprio patrimonio personale, con una prodigalità che qualcuno gli rimprovera e che invece lui ritiene essere semplicemente il suo dovere di pastore. Tanto fa e dice da riuscire a portare in diocesi le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, alle quali chiede in particolare di prendersi cura dei malati, approva due congregazioni religiose femminili e quando si accorge che l’educazione della gioventù continua ad essere il settore più trascurato, si trasforma anche in fondatore, dando vita alla Congregazione delle Religiose dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, alle quali affida, insieme all’impegno della riparazione e ad un grande amore per la Chiesa e per il Papa, l’incarico specifico di provvedere all’educazione morale e letteraria dei giovani. Fenomeni “tellurici” non si registrano però soltanto per il suo dinamismo e la sua prorompente vitalità, ma anche per il clima politico effervescente che accompagna l’unità d’Italia. Accusato di essere filo-borbone, viene esiliato e il papa gli chiede allora di andare a Marsiglia per aiutare l’anziano vescovo: là si spende generosamente nel confessionale, visitando incessantemente le parrochie, amministrando le cresime e predicando. Quando ritorna in diocesi deve ricominciare daccapo, perché i sei anni di lontananza hanno fatto riemergere a Castellamare di Stabia gli antichi problemi di ignoranza religiosa tra i fedeli e di litigiosità nel clero. Partecipa al Concilio Vaticano I, diventando uno dei più strenui difensori dell’infallibilità papale. Colpito dalla leucemia, muore il 18 dicembre 1878, poverissimo perchè ha donato tutto ai poveri. Le incomprensioni lo accompagnano anche dopo morte, perché ci vogliono più di cent’anni per avviare la sua causa di canonizzazione, iniziata soltanto nel 1990.
 


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2011-02-19

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