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Servo di Dio Thomas Bastiampillai Anthonipillai Fondatore

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Pandiyanthalvu, Sri Lanka, 7 marzo 1889 - Jaffna, Sri Lanka, 26 gennaio 1964


Il monaco pazzo

In realtà il vero nome di questo “rishi” (hindù: saggio ) era Bastiampillai Anthonipillai; per la sua intelligenza e applicazione allo studio i suoi condiscepoli di seminario lo soprannominaroano “il filosofo”. Il P. Luis Coquil, omi, suo professore, per esaltare la sua profonda conoscenza del tomismo, con migliore intuito, gli diede il nome del Dottore Angelico: Thomas, e così viene chiamato da allora in poi.
Anthonipillai nacque il 7 marzo 1886 a Padiyanthalvu, un villaggio vicino Jaffna (Sri Lanka). Il neonato era così debole che si pensò non sarebbe sopravvissuto un solo giorno. Contro ogni pronostico, malgrado la sua debolezza e salute precaria, raggiungerà l’età di 78 anni. Terminati gli studi primari, entra nel prestigioso Collegio Maggiore Saint Patrick di Jaffna, diretto dagli Oblati  e nel 1903 cononerà brillantemente gli esami con la qualifica di ottimo per l’Università di Cambridge.

Vocazione fulminante


A causa della salute delicata e la dipendenza costante da medici e medicine, aveva rinunziato all’idea del sacerdozio. Un bel giorno, durante una lezione di sacra Scrittura, il professore spiegava l’esigenza della chiamata radicale di Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”(Mt 16, 24). Quelle parole furono decisive. Si fece coraggio e, contro ogni ostacolo, intraprese una corsa a ostacoli verso il sacerdozio.
Nel 1907, con altri candidati oblati, si reca a Colombo per iniziare il noviziato. Nello scolasticato, accettando i limiti che che lo rendevano inadatto al lavoro fisico, si dedicò in pieno allo studio. L’infermità si aggrava fino al punto che si pensò morisse e gli amministrarono “l’estrema unzione”, come si diceva a quel tempo. Già alle porte dell’ordinazione, per la sua debolezza fisica il vescovo si rifiuta di imporgli le mani. Lui insiste e viene ordinato il 5 gennaio 1912.

Amico degli Indù

Il medico di famiglia diagnostica che non sarebbe vissuto a lungo. Raccomanda ai suoi superiori di assicurargli una vita calma e tranquilla. In quello stato i superiori lo mandano al collegio “San Patrizio”. Lì sviluppò un’attività smisurata. Lo incaricano della Residenza degli hindù. Gran conoscitore della letteratura hindù e dei classici hindi, intavola un dialogo serio con gli studenti. Senza nessuna ricerca di proselitismo, ma solo con la sua presenza e testimonianza, diversi studenti abbracciarono la fede cattolica, alcuni perfino il sacerdozio: tre oblati, due diocesani e un rosariano.

Pioniero degli Ashram cristiani

Nel 1924 il Papa delle missioni Pio XI pubblica l’enciclica Rerum Ecclesiae. In essa sollecita i vescovi missionari a far sorgere comunità contemplative nei paesi di missione. Mons. Alfredo Guyomard, omi, vescovo di Jaffna, grande amico del P. Thomas, cosciente delle sue doti e delle sue conoscenze del monachesimo occidentale, lo spinge a fondare monasteri contemplativi nell’isola. “Lei è mio vescovo, dice umilmente l’oblato infermo e invalido, lei rappresenta per me Cristo e il suo vicario in terra. Se me lo ordina, io semplicemente ubbidisco”. Così, per ubbidienza, fonda una congregazione di monaci autoctoni, i Rosariani, prima comunità indigena di monaci oranti  che sorge in Asia. L’Istituto fu eretto canonicamente il giorno dell’Assunzione 1934. Nel 1948, dopo tre tentativi falliti, grazie alla decisiva cooperazione personale di suor Giovanna Maria Hompanera, spagnola, religiosa della Sacra Famiglia di Bordeaux, inferma e invalida come lui, germoglia finalmente il ramo femminile delle Rosariane. I due rami faranno fiorire nell’isola e nell’India vari ashram cristiani.

Inculturazione e ponte interreligioso

Grande studioso della tradizione monacale dei benedittini e trappisti, istituirà nei suoi monasteri questo genere di vita cenobitica, incarnato però nella cultura indigena: digiuno penitenziale e rigoroso 365 giorni all’anno – che tuttavia dovrà essere mitigato più in là – dieta rigorosamente vegetariana per tendere una mano agli indù, cita contemplativa, canto corale “carmatico”, invece del classico gregoriano, lavoro condiviso con i paesani per offrir loro sostentamento e promozione... Tutto questo nel massimo rispetto delle ricche tradizioni della cultura locale. Orazione e penitenza saranno i due pilastri su cui si basa questa esperienza monastica.

Il monaco pazzo di Tholagatty

L’autentico P. Thomas, malgrado la sua sempre precaria salute, sarà un modello di stretta osservanza. Dormiva esattamente due o tre ore al giorno. Per lui e a causa del rigore del silenzio e del digiuno dei sui primi monaci e soprattutto per lasciar entrare nella comunità uomini di caste inferiori, alcuno lo chiamavano il monaco pazzo di Tholagatty (luogo della prima fondazione). Egli accettò con piacere questo soprannome come un elogio, dal momento che aveva proposto alla sua nuova famiglia religiosa come motto: “Nos stulti propter Christum”(Noi stolti a causa di Cristo) (I Cor 4,10).
Il materialismo imperante, la povertà opprimente dei più, conseguenza della ingiusta distribuzione dei beni e il sistema delle caste erano le tre aberrazioni che cercava di correggere. Affrontò deliberatamente il sistema ancestrale delle caste ammettendo candidati di ogni casta senza distinzione alcuna, esigendo da tutti di vivere e servire animati unicamente dalla carità del Cristo. A dispetto della dura opposizione sia esterna come interna della stessa Chiesa, si mantenne firmo nella sua decisione e insisteva che il tema delle caste non doveva essere nemmeno menzionato nella comunità.

Se volete vedere un santo...

Dopo aver sopportato lungo la sua vita serie difficultà e numerose sofferenze, la sua salute indebolita lo obbligà a essere ospitalizzato di frequente. Per questo decisero di ritirarlo dall’ashram per passare i suoi ulti giorni nell’episcopato, in compagnia dei suoi fratelli oblati. Il 26 gennaio 1964 esalò dolcemente il suo ultimo sospiro.
Poco prima di morire ricevette la visita del superiore generale degli Oblati, P. Léon Deschâtelets. Questi, di ritorno a Roma disse agli studenti dello scolasticato internazionale: “Se volete vedere un santo andate a Tholagatty. Si incontra in questo anziato tutto ciò che suole evocare la parola santità, totto ciò che risponde all’idea che abbiamo di un uomo di Dio”.  J.M.V.


Fonte:
www.santioblati.weebly.com

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Aggiunto/modificato il 2011-08-27

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