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Tertulliano Scrittore ecclesiastico

Testimoni

Cartagine, 155 - 227 circa

Vi sono uomini che annunciano il vangelo con la vita, e magari non sono in grado di verbalizzare la profonda esperienza di comunione con il Signore che hanno vissuto. Altri, invece, sono dotati di uno spirito profetico e sono capaci di letture profonde e originali del mistero di Dio, ma la loro vita ci appare segnata dalla contraddizione. È forse il caso di Tertulliano, teologo e autore spirituale tra i più profondi e decisivi tra il II e il III secolo, il quale tuttavia si chiuse sempre di più agli altri al punto di morire circondato da pochi adepti, lontano dalla comunione con la grande chiesa e lontano perfino dall'intesa con i profeti montanisti che pure aveva sostenuto con vigore. Membro di un'agiata famiglia pagana di Cartagine, Tertulliano era nato verso il 160 e aveva ricevuto una solida cultura classica. La sua passione per la speculazione si accompagnò sempre con una precisione di linguaggio propria degli ambienti giuridici romani. Questo gli consentì di essere il fondatore del linguaggio teologico che prevarrà nella teologia latina. I suoi scritti sul battesimo, sulla preghiera e sul martirio saranno ripresi abbondantemente da molti autori successivi. Ma il suo rigore intellettuale, unito a una verve da grande polemista e all'incontro con i movimenti profetici di forte ispirazione ascetica degli ambienti montanisti, portò Tertulliano a una progressiva intolleranza. La sua rottura con la grande chiesa si consumò nel 213, ma i dati storici sull'esito della sua vicenda ci restano in gran parte ignoti. Tertulliano ha lasciato un corpus di pregevoli insegnamenti. Forse non comprese pienamente la condiscendenza di Dio verso le debolezze degli uomini, ma certamente il Signore avrà purificato questa sua lacuna, mostrandogli infine la sua infinita e incompresa misericordia.



Mentre ad Alessandria d’Egitto muoveva i primi passi la Scuola di Demetrio, di Clemente di Alessandria e di Origene, nel nord Africa occidentale, Tertulliano si afferma come il più importante autore latino. Con lui inizia una produzione di testi scritti non più in greco e destinati, anche per questo, ad una rapidissima diffusione nell’occidente cristiano. 

Tertulliano nacque a Cartagine nel 155 da genitori pagani che gli garantirono una importante formazione giuridica, al punto da divenire un famoso avvocato a Roma: anche il Corpus Iuris Civilis lo cita più volte. Intorno al 193, dopo la conversione al cristianesimo, si stabilì a Cartagine.
La conversione è forse legata alla sua esperienza di fronte alla comportamento dei martiri cristiani: il carattere fermo e determinato trasmessogli dal padre centurione non poteva che portarlo a guardare con particolare attenzione, forse ammirazione, verso quella scelta “assurda” di sacrificare la vita per un oscuro uomo della Galilea morto molti anni prima. Pur sostenendo che ognuno può scegliersi la propria religione (Ad Scapulam 2), in realtà egli desiderava per sé e per tutti i cristiani la morte per fede. Da qui la condanna di ogni sotterfugio (come la fuga di fronte alle persecuzioni) per evitare la morte pur senza cercarla ad ogni costo.

Dagli scritti si ricava pochissimo della sua vita: non scrive quasi nulla di sé stesso. Dice di essere un debole, un impaziente. Da avvocato cerca la vittoria e la sconfitta dell'avversario. Il suo stile mutua le tecniche della retorica e degli oratori della Grecia: frasi brevi, domanda-risposta, uso delle antitesi, giochi di parole, concisione. Coniò vocaboli nuovi: scrivendo in latino dovette introdurre neologismi che segneranno, poi, tutta la teologia cristiana. Eppure, ad esempio, tace sul ruolo che esercitava nella Chiesa: basti pensare che per Girolamo, De vir. ill. 53 fu presbitero, mentre in realtà l’Africano non si qualificò mai come tale.

Certa invece è la sua intensa attività letteraria. Tertulliano conosce bene la filosofia, il diritto, la letteratura greca e latina; si serve benissimo della retorica ed è famoso per la sua satira. Non fu incline ai compromessi: i suoi scritti sono praticamente tutte opere polemiche. Ma non solo. Ad esempio fu autore di trattati apologetici come Ad nationes e Apologeticum che riconoscono  nell’ignoranza la vera causa delle persecuzioni: l’appello alla giustizia romana perché sia concessa la libertà religiosa è la cifra delle opere di questo grande scrittore del II-III secolo.

Ma sono i trattati polemici che rivelano lo spessore e l’acume dell’uomo. In essi trasuda lo spirito che più caratterizza Tertulliano. Nel De praescriptione haereticorum egli mostra la sua profonda conoscenza del diritto romano: la "praescriptio" è una obiezione giuridica che permette al difensore di fermare il corso del processo nella forma in cui l'ha impostato il querelante. Oggetto del contendere: la Scrittura. Per Tertulliano gli avversari non la possono citare a loro vantaggio perché patrimonio esclusivo dei cristiani.
Scrisse molti libri contro gli gnostici (Adversus Marcionem; Adversus Hermogenem, un pittore gnostico di Cartagine Adversus Valentinianos, un commento satirico alla dottrina gnostica di Valentino).

Tertulliano lasciò traccia in ogni ambito della riflessione e della fede cristiana. In De baptismo, si occupò del battesimo e della cresima: attacca un certo Quintilla della setta dei cainiti, sostenitore di una dottrina razionalistica. Ancora una volta, ma così sarà sempre nei suoi testi, la vis polemica accompagna lo sforzo dottrinale.
Non diversamente le opere che trattano a titolo diverso della preghiera e della morale. De oratione commenta il Padre nostro; De cultu feminarum si occupa dell’abbigliamento femminile ed ancora il De patientia, e il De paenitentia.

Prima della morte, che dovrebbe risalire dopo il 220, verso l’anno  227 Tertulliano opera la scelta montanista, si allontana dalla Chiesa divenendo capo di una setta, i tertullianisti, attivi ancora all'epoca di Agostino. Le ragioni di questa svolta forse risalgono al disagio che provava mentre la Chiesa era attraversata da difficoltà esterne (come le persecuzioni) ed interne (come le eresie). L’Africano sembra prediligere una Chiesa pura e senza macchia, capace di una testimonianza resa senza compromessi o tentennamenti. Non c’è spazio per i deboli, i peccatori né per chi opera per un loro ritorno, dopo congrua penitenza, nella Chiesa.
Il cambio di prospettiva si registra negli scritti degli ultimi anni. Tra questi il De carne Christi, 210-212 che tratta della resurrezione del corpo; il De resurrectione carnis, 212-213, un’opera anti Marcione e  quanti negano la resurrezione; oppure  Adversus Praxean, 213 dove Tertulliano accusa Prassea di eresia sulla trinità e di opporsi alla nuova profezia (alla quale lui aveva aderito) e di essere responsabile della condanna di Montano e dei suoi discepoli da parte del vescovo di Roma.

Ormai si registra uno scontro aperto contro la Chiesa di Roma: De ieiunio, 213-214, è un’opera che attacca i cristiani legati a Roma. L’Africano invita a combattere la "voluttà" cristiana e a difendere pratiche di digiuno più intenso. Sono nei testi che riguardano la morale e l’ecclesiologia le opere dove Tertulliano marca sempre pù l’allontanamento dalla Grande Chiesa.

Una figura, quindi, molto complessa quella di Tertulliano. Se il rifiuto della comunione con la Chiesa nell’ultima parte della sua vita costituisce una grave decisione, rimane l’Africano uno scrittore ecclesiastico tra i più prolifici e brillanti del III secolo. La sua cristologia, ad esempio, sarà ripresa dal concilio di Nicea e dal concilio di Calcedonia (Adv. Prax. 27). Sulla Trinità Tertulliano scrisse il più grande testo teologico con formule precise e "attuali": coniò il termine latino trinitas applicandolo alle Persone divine. Ancora: la sua dottrina sacramentaria si fonda sulla  presenza reale (De res.8) e sulla pratica diffusa della riserva eucaristica (cfr. De orat.19; Ad ux. 2, 5 e comunione privata a casa).

Pur rifiutando le scelte compiute nell’ultima parte della sua vita, sono queste ultime ragioni quelle che giustificano la notevole presenza di Tertulliano ancora oggi nell’ambito della Chiesa. Ne sono prova le citazioni presenti nel Concilio Vaticano II e nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
Del primo ricordiamo la Costituzione dogmatica su “La Chiesa” Lumen gentium che riporta il pensiero di Tertulliano in più punti (Lg 6; 20, 22, 42); Gaudium et spes (Gs 22) e Ad gentes (Ag 5).
Del secondo segnaliamo Ad uxorem 1, 1 (991); 2, 9 (1642); Adv. Marc. 1, 3 (228); 2, 4 (1951); Apologeticum 9 (2271); 50 (852); De oratione     1 (2761, 2774); 3 (2279, 2814); 5 (2817); 10 (2761); De paenit. 4, 2 (1446); De  Resurr. Carnis 1, 1 (991); 8, 2 (1015).

Non solo: l’importanza di questo grande scrittore ecclesiastico si ricava dal profilo emerso da Benedetto XVI, Udienza mercoledì 30 maggio 2007 e dalla presenza nella Liturgia delle Ore, Ufficio delle Letture, seconda lettura in occasione della Festa SS. Filippo e Giacomo apostoli quando leggiamo De oratione, Praesc. haer.


Autore:
Massimo Salani

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Aggiunto/modificato il 2011-08-30

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