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Servo di Dio Augusto Bertazzoni Vescovo

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Polesine di Pegognaga, Mantova, 10 gennaio 1876 - Potenza, 30 agosto 1972


Il Servo di Dio mons. Augusto Bertazzoni, Arcivescovo titolare di Temuniana, è stato Vescovo di Potenza e Marsico dal 1930 al 1966 e Padre Conciliare del Concilio Vaticano II. Era nato a Polesine di Pegognaga (Mantova) il 10 gennaio 1876. Da fanciullo fu discepolo a Torino di don Bosco, ebbe a Mantova come vescovo Giuseppe Sarto, oggi san Pio X, fu amico di Luigi Orione e di don Giovanni Calabria, sacerdoti, oggi santi. Ordinato sacerdote il 25 febbraio 1899, fu Arciprete parroco di S. Benedetto Po dal 30 aprile 1904 al 30 giugno 1930. Elevato da Pio XI alla Cattedra Episcopale di Potenza e Marsico, consacrato il 15 agosto 1930, il 29 ottobre entrava in Diocesi. Resse con saggezza, semplicità e fortezza evangeliche le Chiese affidategli, annunziando il Vangelo e facendo il bene nello spirito del suo programma pastorale: “Jugum meum suave”. Curò le vocazioni, rinnovò il clero, impegnò il laicato cattolico della catechesi, nell’Azione Cattolica, nelle opere della carità, della cultura, della solidarietà sociale. Resse anche altre diocesi lucane come Amministratore Apostolico. Fu Padre conciliare del Concilio Vaticano II. Lasciò il governo delle diocesi il 30 novembre 1966 ritirandosi nel silenzio e nella preghiera. Il Signore volle visitarlo nel dolore. Consumata la sua missione terrena, ricca di meriti e dell’affetto del clero e del popolo lucani, compianto da tutti, credenti e non, si addormentava nel Signore, in Potenza, all’alba del 30 agosto 1972.
Mons. Bertazzoni fu “buon Pastore e padre dei poveri, vero uomo di Dio, uomo di fede e di preghiera, predicatore instancabile della Parola di Dio, attento alle necessità spirituali dei fedeli ed anche dei non credenti, per i quali si spese fino alla fine, offrendo a Dio, per il bene delle Chiese che aveva guidato come vescovo, le sofferenze che lo portarono alla morte. Fu padre per le vittime della guerra e per gli Ebrei confinati in Basilicata, lungimirante educatore dei giovani, per la cui formazione, nell’A. C. e nelle scuole, sollecitò l’impegno educativo dei suoi sacerdoti, oltre che dei religiosi e religiose fatti venire numerosi in diocesi, ai quali tutti raccomandava di avere “spirito di paternità” per le nuove generazioni. Colpito dalla guerra e spogliato di tutto dai bombardamenti aerei nella notte dell’8 settembre 1943, non volle abbandonare i suoi figli nell’ora del dolore e perciò non accettò l’offerta fattagli dalla S. Sede di trasferimento ad altra sede più comoda e prestigiosa. In diocesi era venuto “portatore di pace nel nome di Dio”, qui morì e volle essere sepolto, ancora una volta “buon pastore” che dà la vita per le sue pecorelle. Un Pastore così ricco di bontà e di virtù è ancora oggi, per la gente lucana fulgido esempio e modello di fede, di dedizione al servizio degli umili, di fedeltà fino in fondo alla missione affidata da Dio a ciascuno di noi: un modello per tutti, giovani e anziani, vescovi e sacerdoti e fedeli.


Autore:
Don Gerardo Messina

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Aggiunto/modificato il 2011-12-22

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