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> Home > Sezione Servi di Dio > Servo di Dio Marcello dell’Immacolata (Carlo Zucchetti) Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Marcello dell’Immacolata (Carlo Zucchetti) Carmelitano Scalzo

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Vighignolo, Milano, 29 novembre 1914 – Ferrara, 13 luglio 1984

Potremmo definirlo il confessore “santo” della città di Ferrara, che per trentasei anni ha accolto amabilmente i penitenti che si sono accostati al suo confessionale, primo fra tutti il vescovo e sacerdoti compresi. Tra chi ha beneficato del suo ministero di misericordia, i moltissimi sacerdoti e i fedeli di ogni ceto sociale, accolti tutti da un amabile sorriso, che non faceva distinzione di persone. Aveva tempo per tutti. Caratteristica singolare quando confessava Padre Marcello usava il “noi” facendosi una cosa solo con penitente, esortando quasi più se stesso, come se il peccato fosse suo. Sapeva rincuorare, rassicurare e rimettere le persone in cammino con una semplice “Ave Maria” alla Madonna come “penitenza”.
Uomo dalla vita semplice, riservata, ma non insignificante, non dava nell’occhio, non amava apparire ma la città lo conosceva, sapeva dove trovarlo e ricorreva a lui per ritrovare serenità e fiducia.



Carlo Zucchetti, nasce a Vighignolo, frazione di Settimo Milanese (Mi) il 29 Novembre 1914 alle quattro e mezza di notte, secondogenito dei quattro figli di Giulio e Luigia Zucchetti, si erano sposati il 15 settembre del 1908. Una famiglia semplice ma di chiara tradizione cristiana; a poche ore dalla nascita viene battezzato nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente, dal parroco don Marcello Bazzoni, molto amato dal suo popolo. Trascorre gli anni della prima infanzia vicinissimo alla Chiesa parrocchiale essendo il papà sagrestano e fattore del Parroco si può affermare che Carlo è cresciuto all’ombra del campanile, maturando la propria vocazione tra la sagrestia, la canonica e l’oratorio ambrosiano, che offrì al giovane un percorso di formazione religiosa, morale, patriottica e fisico-igienica. In quest’ambiente Carlo si sviluppò e crebbe umanamente cristianamente, attraverso le principali attività proposte dall’oratorio, da quelle più tradizionali, come il catechismo e la ricreazione, a quelle più innovative, come la ginnastica, il cinema, il teatro e le iniziative economico-assistenziali tipiche del primo Novecento.
Il Parroco don Marcello Bazzoni e la famiglia Zucchetti, legati da profonda e reciproca stima, sono i primi formatori dei germi cristiani e vocazionali già deposti nel cuore di Carlo fin dal battesimo che trovano nel suo cuore, buono e generoso, un terreno favorevole per lo sviluppo.
Presto impara il catechismo per i primi appuntamenti dell’iniziazione cristiana: confessione e Prima Comunione, seguita poi nel 1924 dalla Cresima impartita dal Cardinal Tosi, arcivescovo di Milano, Carlo ora è pronto per rispondere alla misteriosa ma chiara chiamata, quella vocazionale carmelitana e sacerdotale. Così nel 1926, dopo le scuole elementari, appena dodicenne lascia Vighignolo, la casa paterna per entrare nella Scuola Apostolica Carmelo (seminario minore) dei padri Carmelitani Scalzi a Monza dove inizia gli studi ginnasiali.
La Scuola Apostolica Carmelo chiamata anche “Collegino” era stata fondata dal Carmelitano Scalzo P. Atanasio Galletti. Veniva da Piacenza il primo gruppo degli aspiranti della casa monzese. L’abitato, la Villa Modigliani-Litta, la già "Villa delle Rose", lo accolse come poteva.
Era il 1915,
umidità e ristrettezza nei dormitori e nelle aule scolastiche, umiltà nella Cappellina, costretta a continui trasferimenti, povertà e modestia nel cibo e nel vestito. In questo ambiente crebbe il Collegio, superando anche le avverse e disastrose congiunture di due conflitti mondiali senza mai serrare i battenti cigolanti e scardinati.

Dieci anni dopo non doveva essere molto diverso l’ambiente che Carlo trovò al suo ingresso. Pio XI, il papa nativo di Desio (MI) ha elevato agli onori degli altari da un anno Santa Teresa di Gesù Bambino (1925).
Il 19 marzo 1925 moriva a Vighignolo il parroco don Marcello Bazzoni conosciamo molto poco la figura di questo sacerdote ambrosiano e come abbia seguito il nascere della vocazione religiosa di Carlo, come sia maturata in lui la scelta del Carmelo.
Nativo di Bareggio (16 gennaio 1867) Don Marcello era giunto a Vighignolo nel 1903 da San Pietro all’olmo come Parroco e vi rimase per ventidue anni fino alla morte amato e stimato da tutti. Curò in modo particolare la gioventù!
Il giovane Carlo trascorrerà a Monza quattro anni, troverà nuovi compagni, Padri e Fratelli che si prenderanno cura della sua formazione umana, cristiana e carmelitana per formando in lui quel carmelitano che voleva diventare.
L'11 luglio 1930, lascia il seminario di Monza e all'età di sedici anni, è pronto per il primo grande passo della sua vita, entrare in noviziato Santuario della Divina Maternità di Maria dei padri Carmelitani Scalzi di Concesa (Trezzo sull’Adda - Mi) dove riceve l’abito religioso e assume il nome di fr. Marcello dell'Immacolata. Con lui, vestono l’abito del Carmelo, fr. Pietro della Sacra Famiglia (Albino Sadler); fr. Gerardo di San Giuseppe (Bartolomeo Bongioanni); fr. Agostino del Sacro Cuore (Ambrogio Clavenna).
L'8 Dicembre 1935, nel giorno a lui più caro, quello dell’Immacolata Concezione, nel Convento di Piacenza, emette la professione solenne assieme a Fra Gerardo di San Giuseppe. L’Eucaristia è presieduta dal Venerabile P. Benigno di Santa Teresa di Gesù Bambino. L’omelia della celebrazione è conservata negli atti del Processo di Canonizzazione di Padre Benigno, Archivio di Concesa. L'11 Giugno 1938 riceve l'ordinazione sacerdotale a Piacenza.
Dal 1938 al 1948 fu destinato nelle comunità di Torino, Parma e Bologna.
Nel 1948 giunse a Ferrara, dove operò instancabilmente ed amorevolmente come priore, vice priore, insegnante di religione, guida spirituale delle scout, cappellano dell'ospedale pediatrico per 24 anni e confessore della città per 36 anni.
Padre Marcello non ebbe mai grandi gesti capaci di metterlo in evidenza, ma fu un umile servitore dei sacramenti, specie della Riconciliazione. Il suo confessionale non era mai vuoto: anni e anni spesi ad ascoltare confessioni con infinita pazienza e a distribuire la misericordia di Dio. Penso che il tratto che più colpisse di padre Marcello fosse proprio quell’essere misericordioso che infondeva la certezza che davanti a noi c’era sicuramente una prossima occasione in cui essere fedeli. Le confessioni di padre Marcello diventavano una scuola a cui molti hanno sicuramente attinto. Non posso dimenticare che fu anche il confessore di don Cartesio Cisterna. Il giansenismo aveva predicato una sorta di autoredenzione ottenuta grazie agli sforzi ascetici, un’assoluzione “meritata” grazie alla penitenza personale; padre Marcello, assai lontano da tutto questo, chiudeva ogni confessione con un gran sorriso e una semplice «Ave Maria». Aveva la certezza che non si deve mai fare del peccato il centro di gravitazione morale, e per questa ragione si trasformava sovente in una sorta di “avvocato difensore” – come scriveva san Giovanni – che tendeva a togliere enfasi al peccato, specie se si accorgeva che il penitente era portato allo scrupolo. Mitezza e bontà sempre accompagnate da un accogliente sorriso facevano capire a tutti quanto mal si concilia con la santità il volto arcigno di chi avverte invece il sacro dovere di castigare i peccatori. E soprattutto dava la certezza che mai nessun peccato, per quanto orribile, avrebbe mai potuto superare la misericordia di Dio.
Probabilmente ci si accorse di chi era padre Marcello solo in occasione del suo ricovero ospedaliero: dopo poche ore che la notizia si era diffusa iniziò una silenziosa processione di visitatori che si affacciavano al suo capezzale o alla finestrella della sala di terapia intensiva, anche quando era comatoso e non poteva più dare alcun cenno; il flusso dei silenziosi visitatori crebbe di giorno in giorno fino a contare centinaia di persone in fila, anche fuori dall’ospedale sotto il cocente sole di luglio. Dopo una lunga agonia morì consumato dai decubiti. Non posso dimenticare che persino le orecchie si erano ridotte a due escare maleodoranti. Quelle orecchie che avevano ascoltato tanti peccati… Mi parve allora di cogliere una sorta di conformazione al Cristo che moriva crocifisso per i nostri peccati; pensai che anche padre Marcello aveva accolto in sé il male di tanti fedeli e certamente aveva offerto tutto ciò che aveva potuto: il suo tempo, la sua bontà, la sua vita. E la sua morte.

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Chi desidera segnalare favori ottenuti per l’intercessione di P. Marcello può rivolgersi a:
Padri Carmelitani Scalzi
Vice Postulazione provincia Lombarda
Via Pergolato, 1
44121 Ferrara


Autore:
Padre Antonio Sangalli, ocd

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Aggiunto/modificato il 2012-02-21

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