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Beata Speranza della Croce (Teresa Subirá Sanjaume) Vergine e martire

31 luglio

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Ventolá, Spagna, 27 febbraio 1875 – Barcellona, Spagna, 31 luglio 1936

Suor Speranza della Croce (Teresa Subirá Sanjaume) faceva parte delle Suore Carmelitane Missionarie, fondate dal Beato Francesco di Gesù Maria Giuseppe (Francisco Palau y Quer). Dopo vari servizi in numerose case della congregazione, si trovava in quella di Vilarrodona come superiora allo scoppio della guerra civile spagnola. In via precauzionale, la comunità si disperse. Riunitasi alla sua vicaria, suor Maria Rifugio di Sant'Angelo (Maria Roqueta Serra), suor Speranza cercò ospitalità dalla sorella, ma non la trovò in casa. Le due religiose furono quindi catturate da alcuni miliziani comunisti e fucilate a Barcellona, sulla strada de La Rabassada, il 31 luglio 1936. Si riuniscono alle altre due consorelle in un elenco di 64 martiri, il cui processo congiunto si è svolto nella diocesi di Barcellona, sono state beatificate il 28 ottobre 2007 a Roma.



I primi anni
Teresa Subirá Sanjaume nacque a Ventolá, paesino dei Pirenei Orientali, in provincia di Gerona e diocesi di Urgel, il 27 febbraio 1875. Fu battezzata nella chiesa parrocchiale.
Figlia di una famiglia di umili origini, lei stessa portava al pascolo le pecore negli anni della sua adolescenza e prima giovinezza. Non ebbe una formazione scolastica regolare, cosa che compensò, da autodidatta, almeno per i primi rudimenti dell’istruzione di base che poi migliorò.

Vocazione religiosa
Ancora giovane, Teresa si mise a servizio dell’ospedale di Bagur, retto all’epoca da una comunità di Suore Carmelitane Missionarie, fondate nel 1861 dal padre carmelitano Francisco Palau y Quer (Beato dal 1988). A vent’anni decise di consacrarsi a Dio, entrando nella loro congregazione.
Iniziò il noviziato nella casa madre di Gracia, a Barcellona, e fece la vestizione religiosa il 10 ottobre 1895, cambiando nome in suor Speranza della Croce. Professò i voti temporanei il 3 dicembre 1896 e quelli perpetui il 10 marzo 1902, a ventisette anni.

I suoi incarichi e il suo stile
Svolge la sua missione in varie case della congregazione: inizialmente fu a Tárrega, alla cui fondazione partecipò, poi ad Alayor e Ciudadela, (Menorca). Prima si occupa dei malati.  Presta servizio a domicilio, lo fa con amore e dedizione anche se le continue uscite di casa la affaticano. Teme, con nitida intuizione della sua giovinezza, che la vita, lontana dalla comunità, la privi dello spirito religioso o la allontani della ricchezza della fraternità. Nonostante questi intimi sentimenti, mai nascosti alle consorelle, coloro che vissero con Speranza affermano senza reticenze, la sua disponibilità incondizionata al lavoro, la sua vicinanza ai malati, il calore del suo gesto e della sua parola.
In seguito fu incaricata dell’insegnamento nel collegio di Sans, (Barcellona) e Vilarrodona (Tarragona). In entrambe le località fu anche superiora di comunità e si rese conto della responsabilità che questo comportava. Imparò a dare senza sconti la sua bontà, la sua comprensione e il suo amore di fronte ai più disparati problemi della gente.

Nella persecuzione della guerra civile
Mentre l’orizzonte politico si oscurava in tutta la Spagna, con i disordini che avrebbero portato alla guerra civile, suor Speranza si dispose intimamente al martirio del sangue. Prima, però, le venne chiesto quello del cuore, a causa delle defezioni di alcune religiose: per loro pianse molte volte, credendo di non essere vista, nella cappella della comunità.
Il 20 luglio 1936, due giorni dopo l’inizio della guerra civile spagnola, le suore decisero di non abbandonare la casa di Vilarrodona, mentre i bambini della scuola erano a casa in vacanza. L’indomani, consapevole del fatto che le suore erano sorvegliate dai miliziani rivoluzionari, suor Speranza le radunò in cappella e distribuì loro la Comunione, così da svuotare il Tabernacolo.
Il 22 luglio le suore dovettero abbandonare il collegio e cercare riparo presso famiglie di conoscenti. Suor Speranza venne ospitata dal signor Eugenio Robert.

«Arrivederci in cielo!»
Il 24 luglio un gruppo di miliziani imprigionò tutte le Carmelitane Missionarie: le radunò in piazza e le caricò su un furgoncino, scortato da due automobili su cui viaggiavano altri uomini armati. Si fermarono momentaneamente per fingere una fucilazione, poi proseguirono il cammino.
Nella notte seguente le suore, grazie all’intervento di una signora amica, poterono essere recluse in casa sua: trascorsero sei giorni nell’incertezza, però erano accudite con affetto dalla padrona di casa.
Il 31 luglio vennero liberate, col permesso di andare a Barcellona per riunirsi alle proprie famiglie. Nel separarsi dalle consorelle, seguita da suor Maria Rifugio di Sant’Angelo, che non volle abbandonarla, suor Speranza si congedò con un «Arrivederci in cielo!». E lo ripeté.

Il martirio
Le due religiose andarono in direzione della casa della sorella di suor Rifugio, ma nessuno aprì loro. Dopo alcuni attimi di sconforto, vennero nuovamente imprigionate e consegnate al comitato rivoluzionario del luogo, che le rinchiuse in una casa vicina.
Poco dopo vennero nuovamente tratte fuori e condotte alla sede del comitato; da lì furono fatte salire su un camioncino, che le portò fuori città. Vennero fatte scendere sulla strada de La Rabassada e lì fucilate. Suor Speranza aveva 61 anni, di cui quaranta di vita consacrata. Suor Rifugio, invece, ne aveva 58, 38 dei quali vissuti tra le Carmelitane Missionarie.
L’indomani, 1° agosto, vennero raccolti i cadaveri di suor Speranza e suor Rifugio, insieme a quelli di altre due suore della loro stessa congregazione, provenienti dalla casa madre di Gracia e uccise nello stesso luogo: suor Daniela di San Barnaba e suor Gabriella di San Giovanni della Croce. Dopo l’autopsia, i quattro corpi vennero seppelliti in una fossa comune.

La causa di beatificazione
Le quattro Carmelitane Missionarie sono state incluse in una causa che comprendeva in tutto 64 presunti martiri: oltre a loro, 44 Fratelli delle Scuole Cristiane, 14 Carmelitani Scalzi, 1 Suora Carmelitana della Carità e un seminarista.
Per tutti loro si è svolto un unico processo: ottenuta l’autorizzazione della Sacra Congregazione dei Riti (cui un tempo competevano le cause di beatificazione e canonizzazione), le sessioni si sono celebrate dal 13 novembre 1952 al 7 giugno 1959.
L’inchiesta diocesana è stata convalidata il 18 ottobre 1991 e, quindi, è stata composta la “Positio super martyrio”, esaminata positivamente dai vari componenti della Congregazione delle Cause dei Santi. Infine, il 22 giugno 2004, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava martiri, quindi, anche suor Daniela, suor Gabriella, suor Rifugio e suor Speranza.
I 64 martiri nei quali erano comprese sono stati beatificati a Roma il 28 ottobre 2007, in un rito che elevava agli altari in tutto 498 Religiosi e Laici accomunati dal martirio avvenuto durante la persecuzione della guerra civile spagnola.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-02-21

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