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Servo di Dio Josef Engling Seminarista pallottino

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Prosity, Polonia, 5 gennaio 1898 Cambrai, Francia, 4 ottobre 1918

Josef Engling, giovane nativo della Prussia, sentì da adolescente la vocazione al sacerdozio missionario. Entrato nel Seminario Minore dei Padri Pallottini a Vallendar Schoenstatt, si lasciò plasmare dagli insegnamenti dei formatori, in modo particolare del padre spirituale, p. Joseph Kentenich, anche lui pallottino (attualmente Servo di Dio) e aderì, con alcuni compagni, al gruppo che costituì il germe del nascente Movimento Apostolico di Schoenstatt. Costretto alla leva per la prima guerra mondiale, s’impegnò a non venir meno alle promesse fatte e continuò ad amare filialmente Maria, che invocava come Madre Tre volte Ammirabile (MTA). Morì a causa dello scoppio di una granata a Cambrai, sul fronte francese, il 4 ottobre 1918.



Infanzia e prima adolescenza
Josef Engling nacque il 5 gennaio 1898 a Prossitten, nella Prussia Occidentale (all’epoca in Germania, attualmente in Polonia e denominata Prosity), quarto dei sette figli del sarto Augusto. Nella prima infanzia venne colpito da un principio di poliomielite, che produsse un lieve incurvamento nelle gambe; inoltre, aveva difficoltà nel parlare e non riusciva a pronunciare bene la lettera “r”. Nonostante questi lievi difetti fisici, sviluppò una costituzione robusta e una statura imponente.
Nel 1904 iniziò le scuole elementari. Non era particolarmente brillante, ma, grazie alla sua perseveranza, arrivò a diventare il primo della classe. A volte, sua madre doveva tenere a freno i suoi impeti di collera, specie se a scuola accadeva qualche ingiustizia.
A dodici anni, nel maggio 1910, Josef decise di tenere un diario: «Questo libro non verrà usato per vanità, bensì per migliorare la mia vita e per prepararmi alla  mia Prima Comunione. Ho preso il proposito di tenere un diario, dato che presto la riceverò». Ciò avvenne il 29 giugno 1910: da quel giorno, l’interrogativo di cosa fare della sua vita si fece sempre più pressante.

Prime intuizioni vocazionali
La sua vaga idea di essere sacerdote e missionario si concretizzò quando gli giunse tra le mani un numero di «Der Stern von Africa («Stella dell’Africa»), un periodico, cui i suoi genitori erano abbonati, edito dalla Società dei Padri Pallottini, fondata da san Vincenzo Pallotti. Tuttavia, conservò il segreto per due anni, durante i quali continuò a lavorare come contadino.
Ogni tanto lasciava trasparire qualcosa nei colloqui con sua madre, finché non le disse che a maggio avrebbe raccontato tutto. Giunto il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, il ragazzo si aprì al parroco del suo paese per chiedergli di prepararlo ad entrare in una Congregazione missionaria. Risolte le difficoltà economiche grazie al sostegno dei Pallottini di Limburg, gli stessi che pubblicavano «Stella dell’Africa», i genitori diedero il loro assenso.

Nel Seminario dei Pallottini
Nel settembre 1912 Josef entrò nel Seminario Minore dei Pallottini a Schoenstatt, un paesino presso Vallendar-am-Rhein, vicino Coblenza. Sulle prime, non trovò buona accoglienza: i compagni lo definivano tonto e lento di comprendonio e lo schernivano a causa delle sue origini contadine. Quelle prese in giro ebbero l’effetto di produrre in lui una serie di dubbi circa il cammino intrapreso, ma, dopo un anno in cui ebbe pregato a lungo in spirito di affidamento alla Vergine Maria, prese la decisione definitiva: sarebbe diventato sacerdote, nonostante tutto.
La sua ferrea volontà, di cui aveva già dato prova, lo fece diventare nuovamente il primo della classe: alla fine dell’anno scolastico 1913/1914 fu tra gli studenti che conseguirono dei premi speciali, grazie anche al suo anelito per la conoscenza. I compagni, a quel punto, superarono i pregiudizi che nutrivano nei suoi confronti e non provarono invidia per lui.
Un grande aiuto per la sua maturazione a tutto tondo gli venne dal padre spirituale del Seminario Minore, p. Joseph Kentenich. Durante le sue lezioni di religione e le conferenze spirituali, insegnava ai ragazzi che dentro di loro vivevano due esseri spirituali: l’“angioletto”, personificazione delle aspirazioni più elevate, e l’“animaletto”, concretizzazione delle pulsioni negative. Josef, grazie a quelle istruzioni spirituali, apprese come dominare il suo “animaletto”, ossia gli scoppi d’ira causati dal suo alto senso dell’onore.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale, sul finire del luglio 1914, gli allievi vennero mandati in vacanza. La scuola si trasformò in un ospedale, che ospitava circa duecento feriti lievi.
L’Atto di Fondazione del Movimento Apostolico di Schoenstatt
Verso la metà di ottobre, le classi medie e superiori vennero trasferite nella cosiddetta “Casa Vecchia”, un edificio situato presso un ex convento delle monache agostiniane. Non molto lontano da lì sorgeva una piccola cappella, dedicata a san Michele arcangelo, che venne presto riadattata al culto.
Fu lì che, il 18 ottobre 1914, padre Kentenich radunò i giovani aderenti alla Congregazione Mariana del Seminario, sorta nella Pasqua del medesimo anno, ed espose il suo progetto: implorare con loro la Madonna affinché rendesse quel luogo una sorgente di grazie. Quel momento passò alla storia come l’Atto di Fondazione di quello che successivamente divenne il Movimento Apostolico di Schoenstatt.
Josef mancava a quell’atto solenne, dato che era a casa in vacanza. Quando tornò, rimase colpito in particolare dall’aspetto che i giovani della congregazione denominarono “contributo al Capitale di Grazie della Madre di Dio”: offrire le proprie preghiere, fatiche e sofferenze quotidiane, il compimento dei propri doveri e la propria educazione personale, affinché, per mezzo di Maria, si costruisse il Regno di Dio sulla Terra. Il tutto a partire dalla cappella di San Michele: ecco perché, in tutti i paesi dov’è diffuso il Movimento di Schoenstatt, sono costruite repliche esatte di quello che viene definito il Santuario Originale.

Impegno per diventare un “santo opportuno”
Le conferenze di padre Kentenich proseguirono, improntate a un nuovo tema, sintetizzato in uno slogan: «La nostra epoca ha bisogno di santi». I giovani sulle prime rimasero sconcertati: l’ideale di santità cui erano abituati era quello di una persona triste, penitente, dal volto scavato. Il padre spirituale si spiegò meglio, con una nuova definizione, quella di “santo opportuno”, nella quale tutti si riconobbero: l’uomo che, senza sforzi eccessivi, vive in grado eroico l’amore a Dio attraverso le circostanze quotidiane. A quel punto, Josef prese una decisione: «Voglio essere santo!»; non da solo, però, ma con l’aiuto di Karl, suo amico fidato.
Ad aiutarlo in quel cammino per vivere lo straordinario nell’ordinario fu, tra l’altro, la lettura della biografia del giovane novizio gesuita Petar Barbarić (per il quale è in corso il processo di beatificazione), che gli fornì numerosi spunti per arricchire il Capitale di Grazie.

Un dettagliato piano di battaglia
L’ 8 dicembre 1914 venne fondata la Congregazione Mariana per le classi medie, o Congregazione Minore. L’11 aprile 1915 Josef si unì ad essa, entrando nella “sezione eucaristica”, che mirava maggiormente alla santificazione personale, mentre quella “missionaria” era orientata all’apostolato. Pochi mesi dopo, nel corso degli annuali Esercizi Spirituali svoltisi a dicembre, stilò un vero e proprio piano di battaglia, in quattro punti:
- Voglio essere santo.
- Dio mio, fa’ che io muoia prima che ti possa offendere con un peccato venale.
- “Volo omnibus omnia [cfr. 1Cor 9,22], Mariae especialiter mancipatus” (Voglio farmi tutto a tutti, interamente affidato a Maria).
- Voglio essere coscenzioso fin nel più piccolo atto.
Allo stesso tempo, decise di annotare nel suo diario come questo piano andava sviluppandosi giorno per giorno.

La sua devozione mariana
Il ruolo della Vergine Maria, intanto, assumeva sempre maggiore importanza in lui. Il ricordo del suo atto di consacrazione a lei lo incoraggiava quando le contraddizioni della sua vita lo gettavano nello sconforto. «Voglio e devo essere un grande uomo nel vero senso della parola. Mia Madre non può rifiutarmelo, dato che mi sono consacrato interamente a lei e mi ha posto in testa ai suoi prescelti. Il Salvatore non può negarsi alle preghiere di sua Madre».
Il suo amore per lei si espresse, nel maggio 1916, con la stesura della «Fioritura di maggio», un testo dove paragonava il proprio cuore a un giardino dove coltivare rose (simbolo di amore e devozione), nontiscordardime (fedeltà), violette (umiltà) e passiflore (amore al sacrificio).
Ogni giorno, per sette volte, andava nella Cappella a visitarla. Due settimane prima della fondazione della Congregazione Minore, era stato regalato a padre Kentenich un quadretto, che i compagni delle classi superiori avevano soprannominato «Mater Ter Admirabilis», «Madre Tre Volte Ammirabile» (in sigla, MTA), sull’esempio di alcuni studenti gesuiti di Ingolstadt, vissuti nel diciassettesimo secolo. Successivamente, quell’immagine sarebbe diventata la Madonna “per eccellenza” del Movimento di Schoenstatt.
Durante le vacanze autunnali, trascorse in famiglia, Josef ipotizzò un nuovo sistema per accrescere il Capitale di Grazie e tenere uniti i membri della Congregazione Minore, di cui era stato nominato prefetto: tutti, lui incluso, avrebbero dovuto mettere per iscritto un Orario Spirituale, ossia una regola di vita quotidiana.

Soldato nella prima guerra mondiale
Nel frattempo, il conflitto mondiale proseguiva. Domenica 19 novembre 1916 Josef e diciassette compagni dovettero lasciare Schoenstatt per acquartierarsi ad Hagenau, nell’Elsass. Prima di andarsene, si riunirono nella Cappella, dove padre Kentenich diede loro la sua benedizione.
Cominciò per Josef un periodo difficile, a causa del trattamento da parte dei superiori e delle numerose vessazioni da parte dei commilitoni, che lo accusarono perfino di furto. Cercando di vincere la sua predisposizione alla collera, il giovane offrì tutto per la MTA, perfino il fallimento dei suoi buoni propositi, cui andava incontro durante la vita militare.
Un giorno, uno dei suoi commilitoni, Kofel, tra i più anziani e padre di famiglia, venne incaricato di partecipare a una pattuglia alle otto di sera. Josef notò che aveva accettato con fatica, forse perché pensava alla sua famiglia. Così, quando venne il momento, lo fermò: «Tranquillo, camerata, vado io per te». Grazie a una licenza, nel mese di maggio tornò a Schoenstatt. Ripeté la pratica della «Fioritura di maggio», annotando sul suo diario tutti i piccoli quotidiani sacrifici che viveva.
Tornato in servizio, cercò di formare dei gruppi per rianimare i congregati mariani, ma gli risultò difficile: a differenza di lui, che aveva superato quella fase, vivevano nell’aridità e nel rilassamento spirituale. A seguito di intense suppliche alla Mater, vide i compagni riunirsi e incoraggiarsi a vicenda nel compiere i propri propositi di bene.

Tra prove e buoni propositi
Verso l’inizio di giugno 1917 il reggimento venne destinato al fronte orientale, ovvero nel territorio occupato dalla Russia. Le reclute non riuscivano a vivere seriamente la loro vita spirituale, anche Josef, il quale s’impegnò a rispettare il più possibile l’Orario Spirituale, che aveva adattato alle circostanze belliche. Ideò anche un gruppo di collegamento esterno, che faceva riferimento a Schoenstatt mediante lettere e la rivista «MTA», di recente fondazione.
Ai primi del 1918 la truppa si spostò sul fronte occidentale. Durante un viaggio in treno, alcuni soldati invitarono Josef a unirsi a loro per una partita a carte: sulle prime rifiutò, ma il giorno dopo cedette. Ben presto, però, ebbe dei rimorsi di coscienza e riconobbe che il gioco gli aveva fatto dimenticare i suoi propositi. S’impegnò a non giocare per un mese, ma cedette di nuovo: per penitenza, si privò del già scarso rancio. Durante il mese di marzo si astenne nuovamente dalle carte: da allora in poi, lo rimase per sempre.
Le privazioni aumentavano, ma Josef, superata la crisi, era sicuro che servissero per il Capitale di Grazie. Per non cedere al pessimismo si lanciò nel lavoro per il gruppo di collegamento e colse ogni buona occasione per ricordare ai compagni, ad esempio, di partecipare alla Messa.

L’offerta della vita
All’inizio del febbraio 1918, il reggimento si diresse alla frontiera di Verdun. Josef venne destinato al gruppo specializzato nel fare breccia nelle posizioni nemiche più pericolose, ma non aveva paura: come scrisse all’amico Karl, era disposto ad accettare la morte per mano della Madre di Dio. Intanto, riprese il suo cammino con fedeltà rinnovata e, per non lasciarsi prendere dall’ozio, ricominciò a studiare il tedesco e a leggere buoni libri, che passava ai compagni.
Sul finire del mese di aprile, il reggimento si spostò nelle Fiandre ed ebbe numerose perdite. Josef, dopo aver trovato una cappellina semidistrutta, decise di utilizzarla per le preghiere del mese di maggio insieme ai compagni, almeno finché non dovettero andare al fronte. Nei momenti di maggior pericolo, cercava di sostituirsi a chi era più stanco o anziano e aiutava a portar via i feriti.
Nel mezzo delle esplosioni e della battaglia in trincea, il giovane rinnovò l’offerta della sua vita: «Amata MTA, eccomi di nuovo come offerta. Ti offro tutto ciò che sono e che possiedo, il mio corpo, la mia anima con tutta la sua capacità, tutti i miei averi e i miei beni, la mia libertà e la mia volontà. Sono tuo, fa’ di me ciò che vuoi. Se è tua volontà, concedimi di essere un’offerta per il lavoro che hai affidato alla tua Congregazione. Pieno d’umiltà, il tuo indegno servo, Josef Engling».
Ottenuta una nuova licenza, trascorse dapprima due settimane dai genitori, dai quali si separò con gran sofferenza. Il 25 luglio 1918, infine, giunse a Schoenstatt: posò lo zaino e il fucile fuori dalla Cappella ed entrò per dialogare di nuovo col Signore e con la Mater: successivamente, andò a salutare padre Kentenich. Nei cinque giorni trascorsi a Schoenstatt aiutò gli allievi che tornavano dalle vacanze, pregò intensamente e tranquillamente e riferì quanto gli era accaduto al padre spirituale. Partì il 30 luglio, dopo aver rinnovato la sua oblazione nella Cappella.

Ritorno al fronte
Il ritorno al fronte avrebbe dovuto scoraggiarlo, ma si diede a un nuovo lavoro apostolico insieme ai compagni: propose l’apostolato del buon esempio, un lavoro diretto per la santificazione delle anime altrui, lotta all’immoralità, amore alla Chiesa e meditazioni sul senso della guerra.
Nonostante tanti sforzi, venne abbandonato da alcuni, mentre altri smisero di scrivergli per comunicargli come andavano. Tuttavia, lui era consapevole che Dio non lo abbandonava: nella sua ultima visita a Schoenstatt, aveva formulato un nuovo proposito, ossia «Penserò sei volte al giorno che Dio è con me. Voglio pensare costantemente che Dio Padre mi osserva con molto interesse. Voglio conversare con Lui». Quando gli orrori della guerra l’assalivano, pregava: «Madre, aiutami a continuare. Aiutami a superare il terrore». In una lettera, l’ultima, scritta il 1° e 2 ottobre a padre Kentenich, gli comunicò di aver smesso di annoiarsi della vita militare e di aver deciso di trarne il miglior profitto possibile.

La morte
Nella notte del 3 ottobre venne ordinata la marcia verso il fronte di Cambrai. Josef s’impegnò a sollevare il morale della truppa, affamata e stanca. Verso la sera del 4 gli venne comunicato che era stato designato per essere parte dell’avanguardia.
Nei pressi di Cambrai, i soldati vennero attaccati dall’artiglieria inglese. Tra le sette e le dieci di sera, mentre si dirigeva a parlare col capo della compagnia, Josef venne colpito da una granata: cadde ferito a morte al capo e al petto. I commilitoni diedero subito in ritirata, ma un soldato notò che il corpo del giovane non era più al suo posto: forse era stato seppellito da soldati tedeschi o inglesi. Sul luogo dove cadde, oggi si trova una croce di pietra, con un’iscrizione in tedesco e in francese.
Padre Kentenich, che negli anni successivi si diede alla fondazione vera e propria del Movimento Apostolico di Schoenstatt (anche per lui è aperto il processo di beatificazione), non dimenticò il suo giovane allievo, tanto da considerarlo «l’Atto di Fondazione vissuto».

Il processo di beatificazione
Il processo informativo circa le virtù eroiche del Servo di Dio Josef Engling iniziò nella diocesi di Treviri il 4 ottobre 1952 e a livello diocesano si concluse il 13 luglio 1964. Il 7 ottobre 1964 la documentazione del Processo diocesano fu consegnata alla Congregazione Vaticana responsabile per le beatificazioni. Per diversi motivi il Decreto di validità del Processo diocesano è stato proclamato solo il 28 ottobre 1988. Prendendo in considerazione la continuazione della fama di santità di Josef Engling, nel 2000 i Pallottini hanno deciso di riprendere la Causa.
Un’inchiesta suppletiva, voluta dalla Congregazione delle Cause dei Santi, aperta l’11 giugno 2005 nella diocesi di Treviri e chiusa il 17 giugno 2008, ottenne il decreto di validità il 2 aprile 2009. La preparazione della Positio sulla vita e sulle virtù del Servo di Dio potè essere iniziata solo dopo il 16 aprile 2013, quando la Congregazione delle Cause dei Santi ha deciso di trattare le cause di beatificazione anche di quelli che avessero preso parte a una guerra, considerando però ogni persona individualmente. Terminato il lavoro di redazione, la Positio è stata consegnata alla Congregazione Vaticana delle Cause dei Santi il 7 aprile 2016.

Preghiera per la canonizzazione di Josef Engling
Stendi la tua mano, Signore, e fa’ che si compiano miracoli e guarigioni mediante l’intercessione del tuo fedele servo Josef Engling, affinché a tutto il mondo si manifesti la tua immensa misericordia e il potere e la bontà della Madre della Chiesa, Regina degli Apostoli e Madre Tre volte Ammirabile. Amen.
Amata Madre e Regina Tre volte Ammirabile, Madre della Divina Grazia, tu ci hai regalato, nel tuo fedele servo Josef Engling, un luminoso esempio di come dobbiamo sempre amarti e cercare il regno del tuo Figlio. In continua fedeltà, fu continuamente tuo e con fervore instancabile si è fatto tutto a tutti. Ti preghiamo affinché, per la tua potente intercessione, venga presto incorporato al gruppo dei tuoi santi confessori, affinché possa continuare a lavorare qui sulla terra per il tuo onore e per il regno del tuo Figlio. Aiutaci a imitare il suo esempio di virtù e a regalarci a te con amore pronto al sacrificio. Ti promettiamo di offrirti volontariamente, Madre della Divina Grazia, tutto il nostro pregare, lavorare e soffrire, affinché per tua intercessione discenda un copioso fiume di grazie per la restaurazione religiosa e morale del mondo in Cristo. Amen.


Autore:
Emilia Flocchini e don Jan Korycki, SAC


Note:
Per approfondire: www.schoenstatt.org

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Aggiunto il 2016-09-30

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