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> Home > Sezione Servi di Dio > Servo di Dio Walter Elías Chango Rondeau Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Walter Elías Chango Rondeau Giovane laico

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La Aguada, Uruguay, 1° novembre 1921 – 18 novembre 1939

Walter Elías Chango Rondeau nacque a La Aguada, presso Montevideo in Uruguay, il 1° novembre 1921. Fu allievo dei Fratelli della Sacra Famiglia di Belley presso il loro istituto nella sua città. Amava molto studiare e stare all’aria aperta. Dalla frequenza ai sacramenti, particolarmente all’Eucaristia, trovava lo stimolo per dedicarsi ai poveri e ai malati. Sognava di fidanzarsi con la ragazza che amava, ma si ammalò di tubercolosi; poco tempo prima, aveva cominciato a lavorare come impiegato. Morì il 18 novembre 1939, poco dopo aver compiuto diciott’anni. L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, per verificare l’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane, si è svolta dal 25 giugno 2000 al 21 marzo 2004. I suoi resti mortali riposano nella chiesa della Madonna del Carmine a La Aguada.



L’infanzia
Walter Elías Chango Rondeau nacque a La Aguada, presso Montevideo in Uruguay, il 1° novembre 1921, figlio di Pedro Elías Chango e Teresa Rondeau. Fu battezzato nella parrocchia della Madonna della Pace a Canelones il 6 gennaio 1922.
Crebbe in un ambiente domestico in cui imparò la diligenza e l’integrità di vita. A dieci anni, l’8 novembre 1931, ricevete la Prima Comunione: per il resto della sua vita, diede un posto importante all’Eucaristia.

Un bravo studente
Il 6 marzo 1933 cominciò gli studi presso l’Istituto Sacra Famiglia, retto dai Fratelli della Sacra Famiglia di Belley, seguendo i corsi commerciali. Pur non essendo particolarmente intelligente, otteneva sempre voti alti, perché amava molto studiare.
Ottenne anche la medaglia d’oro per il miglior studente, ma non si vantava di questo e di altri riconoscimenti. Questo comportamento lo rendeva ancora più simpatico ai suoi compagni.

Il rapporto con i coetanei
La sua brama di vivere si manifestava nell’amore che aveva per le attività all’aria aperta e per il campeggio. Era anche un accanito giocatore di calcio e di scacchi. Era molto felice di stare con i suoi coetanei, ma soffriva se li sentiva usare parolacce o diffondere chiacchiere.
Per i suoi amici voleva il meglio, anzi, una vita il più possibile santa. Quando un giorno sentì uno di loro che si vantava di non accostarsi da tempo alla Confessione e alla Comunione, lo prese in disparte e gli parlò di come, nei Sacramenti, sia presente Gesù. Non molto tempo dopo, quel ragazzo tornò a confessarsi e a comunicarsi.

Il suo apostolato eucaristico
In un suo pensiero, datato mercoledì 17 agosto 1938, annotò: «La Comunione è la vita dell’anima. Senza di essa la nostra anima languisce e muore, incapace di migliorarsi». L’indomani, 18 agosto, scrisse invece: «Incomprensibile grandezza dell’Eucaristia! Il Dio Eterno, infinito in tutta la perfezione, nasconde la sua perfezione sotto il velo apparente della bianca Ostia, per darsi in alimento agli uomini infinitamente indegni di ricevere la sua grandezza».
Lavorò instancabilmente per la preparazione del terzo Congresso Eucaristico Nazionale, che si svolse a Montevideo nel 1938. Copiò a mano il logo e lo diffuse tra i suoi vicini, così da creare l’ambientazione giusta per quell’evento. Per lui non era solo fare propaganda, ma era un modo per incontrare le persone e condividere la fede con loro.

Catechista a tempo pieno, socio di Azione Cattolica
Preparò alla Prima Comunione suo cugino Enrique, il quale testimoniò: «Era un catechista a tempo pieno, non solo quando ci trovavamo per il momento specifico di ricevere il catechismo, ma in ogni momento e con naturalezza mi trasmetteva i valori cristiani e mi parlava di Cristo”.
Frequentava la parrocchia della Madonna del Carmine a La Agueda, come membro dell’Azione Cattolica e di un’associazione laicale dedicata all’Immacolata Concezione e a san Stanislao Kostka. Nella stessa parrocchia conobbe padre Atilio Nicoli, che divenne il suo direttore spirituale.

La sua azione caritativa
Provava poi un’intensa compassione verso i poveri. Era solito dire: «Quello che do ai poveri lo do a Cristo». A scuola era incaricato di raccogliere le elemosine ed era molto felice quando vedeva che la raccolta era abbondante. Da parte sua, non si lasciava vincere in generosità.
Ogni volta che poteva, andava al mercato per prendere la frutta e la verdura che i commercianti gli davano, consapevoli che in seguito li avrebbe distribuiti tra i più bisognosi. Nel tempo libero realizzava giocattoli per i bambini poveri del suo quartiere, ai quali insegnava il catechismo stando seduto sotto un albero del giardino di casa sua. Infine, visitava i malati, infondendo loro coraggio e serenità.

Il sogno del matrimonio
Qualcuno dichiarò che Walter, per l’ardore con cui parlava, sembrava un sacerdote. Di fatto, però, si era innamorato di una ragazza che frequentava la sua stessa parrocchia e sognava di formare una famiglia con lei.
Dopo il diploma, trovò lavoro come impiegato. Pur essendo apprezzato per la sua laboriosità, dovette presto assentarsi, perché si manifestarono i sintomi della tubercolosi. La malattia peggiorò, costringendolo ad accantonare il progetto di fidanzarsi ufficialmente.

Il tempo della malattia
I genitori, per alleviare le sue condizioni, si trasferirono fuori città, in una casa con giardino. Quando riusciva ad alzarsi dal letto, faceva qualche passo, oppure si sedeva sotto un albero di magnolia. L’operazione a cui si sottopose quando la malattia aveva raggiunto l’intestino si rivelò inutile.
Nonostante questo, il giovane cercava di restare sereno e di mantenere il suo buonumore. Già prima di ammalarsi recitava ogni giorno il Rosario. Quando non ci riusciva più, si limitò a mormorare delle giaculatorie.

La morte
Sentendo ormai prossima la morte, chiese l’Unzione degli Infermi. Dopo averla ricevuta, baciò le proprie mani, unte con l’olio degli infermi, con fervore. Chiese quindi la benedizione ai suoi genitori e, dopo, prese il suo crocifisso e li benedisse a sua volta. «Non siamo di questo mondo, ma di Dio, e a Dio dobbiamo andare», affermò per consolare sua madre.
A causa dei frequenti vomiti, non poteva ricevere la Comunione, quindi era molto abbattuto. Padre Atilio Vicoli, che veniva comunque a trovarlo, gli parlò dell’abbandono di Gesù sulla Croce. Quella riflessione lo tranquillizzò, poi prese tra le mani un crocifisso e cominciò a contemplarlo profondamente. Qualche istante dopo, stringendolo tra le mani, esclamò: «Muoio tranquillo». Furono le sue ultime parole: alle 19 del 18 novembre 1939 Walter rese l’anima a Dio. Aveva da poco compiuto diciott’anni.

Una fioritura eccezionale
Qualche tempo prima di aggravarsi, aveva confidato a sua madre che, sul suo letto di morte, avrebbe voluto essere ricoperto dalle rose del suo giardino, che crescevano presso un’antica fontana. Dopo il suo trapasso, la madre si ricordò di quelle parole: andò in giardino, ma non trovò neppure una rosa.
Tempo dopo, alcune persone che erano nella camera ardente sentirono un piacevole profumo. La notizia si sparse tra i presenti, che andarono nel giardino: la magnolia e il roseto erano in piena fioritura. Tagliarono le rose per metterle nella bara, ma spuntarono di nuovo. Il fatto si ripeté per tre volte, finché il corpo di Walter non fu completamente coperto di fiori.
Anche varie autorità ecclesiastiche, tra le quali monsignor Antonio Maria Barbieri, all’epoca vicario episcopale di Montevideo e futuro cardinale, assistettero a quel segno. Un collega di lavoro del padre del defunto, presente durante l’eccezionale fioritura, cominciò il proprio cammino di conversione.

L’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione
La fama di santità di Walter durò ben oltre la sua morte. Nella sua parrocchia, il 18 di ogni mese, cominciò a essere celebrata una Messa in suo suffragio. Nella stessa chiesa della Madonna del Carmine a La Aguada riposano dal 18 novembre 1999, nel sessantesimo anniversario della sua fine terrena, i suoi resti mortali.
Il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione e canonizzazione rimonta al 3 novembre 2001. L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, per verificare l’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane, si è svolta dal 25 giugno 2000 al 21 marzo 2004 presso la diocesi di Montevideo.

La sua eredità
La sua eredità spirituale è portata avanti in Uruguay dalle tante persone che, sul suo esempio, raccolgono abiti, alimenti, giocattoli e materiale scolastico, oppure offrono il proprio tempo per i poveri.
L’Istituto Walter Chango di Montevideo concede poi agli studenti una serie di possibilità per imparare attività manuali e artistiche. Nel 2000, infine, è stato inaugurato nei locali della parrocchia di La Aguada un piccolo museo, che raccoglie i suoi oggetti religiosi ed effetti personali.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-07-17

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