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Beati Martiri Spagnoli Redentoristi di Cuenca

Senza Data (celebrazioni singole)

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Papa Benedetto XVI ha riconosciuto il loro martirio in data 20 dicembre 2012. Sono stato beatificati sotto il pontificato di Papa Francesco il 13 ottobre 2013.



Servo di Dio P. José Javier Gorosterratzu Jaunarena

Nasce ad Urroz (Navarra) nel 1877. A 16 anni entra come postulante nella Congregazione del Santissimo Redentore. Fa la professione l’8 settembre del 1896. Viene ordinato sacerdote nel 1903. Risiederà a El Espino (Burgos), ad Astorga (León), come professore di Filosofia e Scienze, a Pamplona (Navarra), nella Basílica Pontificia di S. Michele a Madrid e a Cuenca, dove vive la conclusione della sua vita offrendosi per
un’abbondante redenzione. E’ stato un uomo di gran talento, pensiero ed erudizione. Oltre ad essere un predicatore di missioni popolari in lingua basca ed in castellano, oltre a dirigere spiritualmente e predicare ritiri, ha pubblicato due opere storiche ed ha composto un manuale inedito di filosofia.
Il 22 luglio 1936 si nasconde a casa di un amico della comunità. Il 28 si trasferisce nel Seminario credendolo un luogo più sicuro. Là continuerà ad esercitare il suo servizio sacerdotale tra i rifugiati, esortandoli a dare la loro vita, se necessario, con piena coscienza della possibilità di un prossimo martirio. Lo hanno prelevato dal Seminario alle 2 del mattino del giorno 11 per giustiziarlo insieme al H. Victoriano. I due hanno dato la loro vita vicino al cimitero di Cuenca.

Servo di Dio P. Ciriaco Olarte Pérez de Mendiguren

Nasce a Gomecha (Álava) nel 1893. Nel 1904 entra tra i Giovani Redentoristi di El Espino (Burgos); fa la professione come Redentorista l’8 settembre 1911. Viene ordinato sacerdote nel 1917. Nel 1921 attraversa l’oceano alla volta del Messico, dove sviluppa un’ intensa attività missionaria. Il suo impegno missionario non viene fermato dalla persecuzione religiosa di Plutarco Calles del 1926. Dato che il ministero sacerdotale diventa impossibile, il 12 settembre 1926 ritorna in Spagna. Porterà a termine il suo compito missionario a La Coruña, Madrid – comunità del Perpetuo Soccorso – e dal maggio del 1935 si stabilisce a Cuenca.
Nell’abbandonare il convento, nel giugno del 1936, si nasconde con il P. Goñi nelle case di due sacerdoti. Dal suo rifugio pronuncia queste parole come fossero una profezia: “Il giorno di S. Alfonso (1 agosto) lo passeremo in cielo…”. I due vengono denunciati e il 31 vengono arrestati e trasportati a spintoni da una turba di miliziani senza controllo. Non c’è né giudizio né ordine di esecuzione. In uno sterrato vicino alla centrale elettrica di El Batán, sparano loro a bruciapelo. I due cadono per terra e P. Ciriaco muore all’istante. Alle 10 di notte arriva il Giudice per raccogliere i cadaveri che vengono messi nella stessa cassa e sotterrati nella fossa comune.

Servo di Dio P. Miguel Goñi Áriz

Nasce a Imarcoain (Navarra) nel 1902. Nel 1913 entra tra i giovani di El Espino. Fa la professione come religioso della Congregazione del SS. Redentore il 26 agosto 1920. Viene ordinato sacerdote nel 1925. Anche se è cagionevole di salute, predica varie missioni popolari a Cantabria, Andalusia ed in Galizia. Vive a Nava del Rey (Valladolid), Granada, Santander e Vigo. Nel 1932 si reca a Cuenca per trascorrere la sua gioventù. La sua attività si sviluppa fondamentalmente nella chiesa redentorista di S. Filippo Neri, nella quale celebra l’Eucarestia e presta il ministero della riconciliazione.
Nel mese di maggio del 1936, viene inseguito per le strade di Cuenca da un gruppo di esaltati desiderosi di attaccare un qualsiasi religioso. Dieci giorni prima di abbandonare il convento di San Filippo, P. Miguel Goñi viene arrestato con P.Ciriaco Olarte. Secondo quanto dicono, dopo aver ricevuto gli spari, P. Miguel si è trascinato vicino al P. Ciriaco per potersi consolare insieme, farsi coraggio e confessarsi, prima di consegnare la vita al Redentore, il 31 agosto del 1936. Sembra che la sua agonia sia durata molte ore.

Servo di Dio Julián Pozo Ruiz de Samaniego

Nasce a Payueta (Álava) nel 1903. Nel 1913 entra tra i Giovani di El Espino (Burgos). E’ un bambino di carattere riflessivo e durante la sua vita sviluppa il dono per il consiglio e l’orientamento. Fa la professione nel 1920 e viene ordinato sacerdote nel 1925. La sua formazione viene ostacolata dalla malattia: nel 1921 si ammala di tubercolosi e, nel 1923 ha una ricaduta con una forte emottisi. Nell’estate del 1926 viene destinato a Granada dove conosce i Servi di Dio Conchita Barrecheguren e Francisco Barrecheguren. Tutti lo considerano un uomo sensato, pacifico, sagace e con un viso da bambino. Ha capacità particolari per il sacramento della Riconciliazione. Il suo sorriso caratteristico apre i loro cuori. Nel 1928 viene destinato a Cuenca.
Il 20 luglio abbandona il convento e si rifugia a casa di alcuni amici con H. Victoriano. Gli domandano che dirà se vengono a casa per loro e lui risponde: “Ci presentiamo come quelli che siamo: religiosi e redentoristi. Non abbiamo martiri… vediamo se siamo i primi!” Il giorno 31 si rifugiano al Seminario, ma il 9 di agosto viene prelevato assieme al presbitero Crisóstomo Escribano e viene portato al martirio. I due muoiono al km 8 della strada che va da Cuenca a Tragacete. P. Pozo viene martirizzato a 33 anni mentre prega, in ginocchio con un crocifisso in una mano e il rosario nell’altra, e il sorriso sul suo viso.

Servo di Dio H. Victoriano Calvo Lozano

Nasce a Horche (Guadalajara) il 23 dicembre del 1896. La sua inclinazione verso la lettura spirituale lo porta a studiare per diventare sacerdote o farsi religioso, ma la sua età, i suoi obblighi e reticenze familiari e le sue risorse non bastano per pagarsi gli studi. Il 31 marzo del 1919, Víctor abbandona la sua famiglia ed il suo popolo senza salutare nessuno. Lascia sul letto una lettera che spiega la sua fuga. Fa la professione come Fratello Coadiutore Redentorista il 13 novembre del 1920, con il nome di Fratello Victoriano. Nel 1921 viene destinato alla comunità redentorista di Cuenca dove lavora come ortolano, sacrestano e portiere. Si offre di andare in missione in Cina. E’ silenzioso ma profondo. E’stato direttore spirituale di una giovane; per lei ha scritto dei ritiri spirituali ed altre opere che si conservano come testimonianza del suo speciale carisma.
Il 20 luglio del 1936 si rifugia in una casa amica con P. Pozo; il giorno 31 i due si rifugiano nel Seminario. Da lì viene prelevato l’11, con le mani legate, in compagnia del P. Gorosterratzu, e condotti al cimitero di Cuenca. Ha donato la sua vita al Redentore in silenzio, senza negare la sua fede e la sua condizione di religioso.

Servo di Dio P. Pedro Romero Espejo

Nasce nel Pancorbo (Burgos) nel 1871. Entra tra i Giovani di El Espino, e fa la professione come Missionario Redentorista il 24 settembre del 1890. Viene ordinato sacerdote nel 1896, e viene destinato alla predicazione delle missioni popolari. Risiede ad Astorga (León), Madrid e a Cuenca. Accetta con umiltà i suoi limiti che non comprendevano la predicazione. Come religioso è molto osservante; spicca il suo spirito di povertà, la sua serietà e la sua timidezza. Vive nel silenzio della preghiera per tutta la vita.
Il 23 luglio del 1936 si rifugia tra le Sorelline dei Poveri come se fosse un anziano. Là celebra l’Eucaristia e partecipa alle necessità religiose. Ad agosto del 1937 si nasconde in una famiglia; denunciato, viene chiamato a comparire al cospetto del governo civile. Dichiara tranquillamente la sua condizione di Redentorista. Lo internano nella casa di Beneficenza; ma le burle e le bestemmie dei residenti lo portano ad andarsene ed a vivere mendicando per le strade della città, con il rosario e il crocifisso in vista. Rifiuta l’accoglienza in particolari domicili per non creare pericolo e ogni volta che viene chiamato per amministrare i sacramenti va senza attardarsi. La sua salute lo piega a poco a poco. Nel maggio del 1938 viene imprigionato per opposizione al regime. Si ammala nel carcere e muore il 4 luglio del 1938 come conseguenza ai patimenti sofferti durante la persecuzione. In nessun momento ha rinunciato alla sua condizione di credente, consacrata e sacerdotale, come si vede nella sua biografia. Anche se non è stato assassinato, la conclusione della sua vita è stata riconosciuta come di martire.


Fonte:
www.scalanews.com

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Aggiunto il 2012-07-25

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