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Vittorio Tannozzini Fanciullo

Testimoni

Acquapendente, Viterbo, 19 aprile 1926 26 maggio 1935

Vittorio Tannozzini, bambino nativo di Acquapendente (Viterbo), era particolarmente devoto alla Passione di Gesù e alla Vergine Addolorata. Diligente allievo delle scuole elementari e figlio ubbidiente, s’impegnò per onorare a dovere il Signore che tanto aveva sofferto per lui. Morì per una malattia il 26 maggio 1935, alcuni istanti dopo aver ricevuto la sua Prima ed unica Comunione.



Vittorio nacque lunedì 19 aprile 1926, figlio unico di Domenico Tannozzini e Giuseppina Pelo, sposatisi il 20 agosto 1923 con la benedizione del vescovo mons. Tranquillo Guerneri.
Sin da poco dopo la sua nascita, quando lo metteva a dormire, la mamma gli tracciava un segno di croce sulla fronte e gli metteva sotto il cuscino un piccolo Crocifisso. Nel Battesimo, ricevuto pochi giorni dopo la nascita, ebbe i nomi di Vittorio Tarcisio Giuseppe, ma per tutti fu Vittorio o Vittorino.
Dimostrò ben presto un interesse spiccato per le cose del cielo e protestava con piccole grida se la mamma gli sembrava essere uscita troppo presto di chiesa. Quasi di conseguenza, il suo primo trastullo fu riprodurre, con fiorellini bianchi e gialli, Ostensori e Ostie, e farsi aiutare dagli amichetti nel comporli. Cresciuto, si metteva spesso a disegnare soggetti sacri, tra l’altro con una certa abilità.
A quattro anni, si scelse un angolo di casa che ornò con fiori ed immagini, presso il quale riproduceva in piccolo le funzioni religiose a cui partecipava ed invitava a pregare gli amici e i familiari. Ogni volta che gli veniva chiesto se voleva qualche regalo, rispondeva che aveva bisogno di qualcosa per il suo altarino, che denominò “Chiesetta di Sant’Antonio” quando gli fu regalata una statuetta del Santo di Padova come premio per aver passato la terza elementare.
In effetti, Vittorio era un bambino molto intelligente: dato che aveva imparato a leggere e a scrivere prima di iniziare le elementari, fu ammesso direttamente in seconda. Ebbe sempre ottimi voti e meritò anche dei piccoli premi in denaro. La sua gioia maggiore, però, non era essere considerato bravo, ma non dispiacere i suoi genitori.
Era pure molto curioso circa i vari aspetti della liturgia e le sue devozioni principali erano legate alla Passione di Gesù: ogni venerdì compiva la Via Crucis, della quale scrisse le stazioni sul muro del suo altarino per ricordarle meglio. Dopo aver appreso a catechismo che doveva essere tenuto all’astensione dalla carne nei venerdì, si attenne scrupolosamente a quell’indicazione, tanto da rispondere alla mamma che adduceva la sua tenera età per non far sprecare un avanzo di carne: «Sì, sono piccolo, ma l’anima è mia, quindi non mangio carne oggi».
Un giorno, quando Vittorio aveva sei anni, arrivarono ad Acquapendente alcune suore Figlie di San Paolo, per una missione popolare. Accadeva spesso, infatti, che le religiose fondate dal Beato Giacomo Alberione e dalla Venerabile Tecla Merlo venissero inviate nei paesi per diffondere la cosiddetta “buona stampa”, ossia libri e periodici religiosi, perlopiù stampati dalla nascente Società San Paolo. Il bambino accolse con gioia l’arrivo delle missionarie, del quale sapeva per aver visto un avviso sulla porta della chiesa: quando giunsero nella sua scuola, acquistò da loro un libro su san Gabriele dell’Addolorata, incoraggiato dalla maestra.
L’indomani passarono a casa sua: colse l’occasione per invitare la mamma ad abbonarsi a “Famiglia Cristiana”, anche se per lui sarebbe stato più adatto “Il Giornalino”. Le suore, che già erano rimaste ammirate dal loro primo incontro con lui, ipotizzarono che avrebbe potuto diventare un sacerdote Paolino, ma non era quella la sua idea: vagheggiava, infatti, di entrare fra i Domenicani, come confidò ai genitori.
I Tannozzini leggevano attentamente “Famiglia Cristiana”: fu lì che Vittorio apprese di una suora che aveva visto sanguinare un Crocifisso. Da allora iniziò a desiderare di avere, come diceva lui, un “Crocifisso color carne”, probabilmente non di legno o ferro, allo scopo di pregarlo tanto. Dato che non riuscì a procurarselo, prima ritagliò l’illustrazione di quello prodigioso dalla rivista, poi prese matita e pennelli e se lo dipinse da solo, suscitando la commozione della mamma.
Nell’aprile 1935 provò ad ordinarlo alla Società San Paolo, ma gli fu risposto che erano disponibili solo Crocifissi in ferro. Ruppe il suo salvadanaio e lo ordinò: in breve tempo gli giunse a casa, insieme ad un libro di preghiere per la Prima Comunione e ad un opuscolo intitolato «Preghiamo Gesù Crocifisso e l’Addolorata sua Madre». Felicissimo, lo intronizzò solennemente nella sua “chiesetta”.
Nel frattempo si stava avvicinando il giorno della sua Prima Comunione, fissata per il 12 maggio. Per prepararsi a dovere, il piccolo iniziò una novena: recitava la Coroncina delle Cinque Piaghe, poi baciava e faceva baciare il suo Crocifisso. L’ultimo giorno della novena iniziò a non sentirsi bene, ma volle ugualmente partecipare alla tradizionale Fiera dei Campanelli di Acquapendente. Su di una bancarella vide un elemento che mancava all’altarino: un quadretto dell’Addolorata, che la madre gli comprò volentieri.
Poco dopo, il 3 maggio, fu costretto a letto da quello che il medico diagnosticò come un imbarazzo intestinale. Nonostante gli fosse stato proibito di alzarsi, approfittò della distrazione dei suoi per portarsi verso l’altarino, che non volle spostare da dove l’aveva collocato. Aveva parole di conforto per tutti quelli che venivano a visitarlo e per i suoi genitori: “Dio ti pagherà, mamma”, le disse mentre gli prestava alcune cure.
Il 12 maggio non poté, come desiderava, ricevere la sua Prima Comunione in parrocchia. Accadde il 26 maggio, quando i suoi si accorsero che aveva le mani fredde: chiamarono il parroco, che lo confessò e gli diede, per la prima ed ultima volta nella sua vita, l’Eucaristia. Dopo alcuni istanti, chiese ai genitori se gli volevano bene e, dopo aver mandato loro due baci, si sollevò dal cuscino e morì con il sorriso sulle labbra e lo sguardo rivolto in un angolo della stanza. Nella mano destra stringeva il Crocifisso, suo compagno fedele.
I suoi funerali furono solennissimi, con la bara completamente ricoperta di fiori che piovevano dai balconi. Venne poi seppellito nel cimitero di Acquapendente, che l’onorò intitolandogli, il 26 maggio 1946, la locale Associazione dei Fanciulli Cattolici (oggi diremmo l’Azione Cattolica dei Ragazzi).


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2012-08-18

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