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Servo di Dio Gérard Raymond Seminarista

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Québec City, Canada, 20 agosto 1912 – 5 luglio 1932

Gérard Raymond era un seminarista dell’Arcidiocesi di Québec. La sua spiritualità può essere riassunta nell’impegno a compiere il proprio dovere nel miglior modo possibile, accettando con amore tutte le sofferenze. Le sue aspirazioni di martirio e di entrare nei Frati Minori furono interrotte dalla tubercolosi, che lo stroncò il 5 luglio 1932. Il processo informativo sulle sue virtù eroiche fu aperto il 28 maggio 1968.



Quarto di otto figli, Gérard Raymond nacque a Québec City il 20 agosto 1912. Suo padre, Camille, era un tranviere, mentre Joséphine Poitras, sua madre, si occupava della casa. Non si hanno notizie riguardo alla sua infanzia , almeno fino al 1924, quando, dodicenne, entrò nel Petit Séminaire di Québec come studente interno.
A partire dai quindici anni, sull’esempio di Paul Emile Lavallée, giovane religioso degli Oblati di Maria Immacolata, del quale lesse la vita, il ragazzo iniziò a scrivere un diario spirituale. Lui stesso ne spiega il motivo: «Bisogna che ogni giorno io scriva per rendermi conto dei progressi o dei regressi che faccio, per rinnovare i miei propositi, per acquisire volontà […]. Questo diario, mio Dio, voglio che sia un lungo colloquio con Te, dove io Ti dirò le mie pene e le mie gioie e dove io ritornerò a ritemprarmi quando il mio fervore s’indebolirà».
Il primo e fondamentale elemento della sua vita spirituale fu una fede profonda nella presenza reale di Gesù nel Santissimo Sacramento. Ecco cosa decise insieme ad un compagno di classe: «Ogni volta che passeremo davanti ad una chiesa, entreremo un minuto a visitare Gesù. Del resto, cosa c’è di più logico? Gesù è lì, il nostro migliore Amico. Molto spesso Lui è solo. C’invita ad entrare, perché rifiutare? Alcune persone potrebbero prenderci per pazzi. Sia pure! Non potremo mai portare questa follia più oltre a quella di Gesù, il quale ha voluto nascondersi nell’Ostia per sempre, esporsi all’indifferenza, al disprezzo, agli oltraggi. Dovremo ben rivaleggiare d’amore con Lui, ma non Lo potremo mai uguagliare».
Da sua madre, invece, imparò una tenera devozione a Maria, alla quale, invocata nel diario come Mediatrice, Madonna del Rosario o, semplicemente, “Madre mia”, si raccomandò sempre.
Al termine del primo anno del corso di Filosofia, ammise non aver commesso neppure un peccato grave e, allo stesso tempo, riconobbe che il merito era solo di Gesù, di fronte al quale si sentiva un nulla. Dagli archivi del Seminario risulta che Gérard era uno studente molto brillante, fra i primi della classe. Lui per primo ne era consapevole, ma era sicuro che, come scrisse l’11 marzo 1929, «Tutto quello che possiedo, non lo possiedo; mi è stato prestato. E questo talento che possiedo, o piuttosto che Dio mi ha prestato, devo farlo fruttare il più possibile, o manco al mio dovere». Sempre per non venir meno al proprio impegno, il 28 aprile stilò un elenco di mortificazioni suddivise in quattro gruppi: quelle relative al cibo, agli occhi, alla lingua e agli altri sensi. Ad un primo sguardo, può sembrare un atteggiamento esageratamente scrupoloso, ma per il seminarista era fondamentale impegnarsi così, per diventare un degno sacerdote.
Alla fine delle vacanze estive, in una relazione al direttore spirituale, dichiarò che, a seguito di alcune letture, soprattutto dell’ “Almanacco Francescano”, della “Storia di un’anima” di santa Teresa di Gesù Bambino e di una non ben precisata opera di san Francesco di Sales, aveva maturato l’idea di vivere una vita nascosta, entrando nei Frati Minori. La decisione si consolidò dopo che ebbe assistito ad una conferenza tenuta dal gesuita padre Doncœur, sull’importanza di vivere totalmente ciò in cui si crede: «Anch’io voglio praticare questo Cristianesimo integrale. Anch’io voglio mettere la Croce al di sopra di ogni realizzazione, voglio abbracciare la Croce, come il Serafico Padre Francesco del quale la Chiesa celebra oggi la festa. Anch’io voglio approfittare della mia giovinezza per concepire grandi cose con Fede, con entusiasmo, per poterle realizzare almeno un po’... Come ideale, essere un Santo, in tutta la forza della parola, con tutto quello che reclama la Santità. Tutto per Gesù. Mio Dio e mio tutto. San Francesco, prega per me. Gesù, aiutami».
Questi pii pensieri furono ben presto messi alla prova. «Verso sera», scrisse il 26 giugno 1930, «mi sono ferito: ho calpestato un chiodo. E stamattina sono incapace di camminare. Ieri sera, il dolore mi ha tenuto a lungo sveglio, Dio sia benedetto! Oggi dunque sono ammalato, cosa che non mi capita tanto spesso: Dio sia benedetto! Mi viene data così poco spesso l’occasione di soffrire, che devo accogliere con gioia e sollecitudine quest’occasione che si presenta. Quando il dolore è troppo forte e mi voglio svegliare, guardo il mio Crocifisso». L’11 settembre, in occasione di un ritiro spirituale, offrì le sue sofferenze per alcuni compagni che non vivevano bene quel tempo di grazia, ma continuava a sentirsi peggio, rimproverandosi le mancanze causate dal suo stato di salute. L’ultimo giorno di quell’anno, mentre era da solo a casa (i suoi erano alla Professione Religiosa di sua sorella maggiore), così pensava: «Vedo davvero dei punti neri nell’anno che se ne va. Voglio che quello che arriva sia tutto bianco. Bianco... o rosso, perché sono pronto. Accetto tutti i dolori, tutti i sacrifici che il 1932 potrà portarmi. Rassegnazione gioiosa, conformità alla Volontà di Dio, è il meno che possa fare quando i miei propositi sono così vacillanti, la mia volontà così debole. Accetta, Gesù, la mia buona volontà, e trasformala in volontà duratura e costruttiva».
Come a rispondere a queste invocazioni, il 2 gennaio 1932 ebbe il primo sbocco di sangue, sintomo della tisi. Le ultime parole che scrisse, in quella data, furono: «Sono forte, con le Tue sofferenze». Frequentò le lezioni in Seminario ancora l’8 e il 9 di quel mese, perché un’altra forte emorragia gli occorse il 22. Il 15 febbraio salutò i suoi genitori, prima di entrare in ospedale, dicendo semplicemente: «È la volontà del Buon Dio». Il 5 luglio, durante la notte, lasciò questo mondo. Un testimone oculare dichiarò che il suo aspetto rassomigliava a quello di un martire dei primi secoli e che la sua morte calma e serena fu come l’eco della sua vita.
In quello stesso anno, fu data alle stampe una biografia intitolata “Une âme d’élite: Gérard Raymond (1912-1932)”, uscita anonima, benché il probabile autore sia Oscar Genest, sacerdote e direttore spirituale del Seminario. Il 1937, invece, vide l’uscita del suo diario spirituale.
Il 5 luglio di ogni anno, presso la sua parrocchia natia, viene celebrata una Messa per chiedere la grazia di vedere sugli altari Gérard, piccolo “martire” degli impegni quotidiani.

PREGHIERA
Signore Gesù, che hai colmato di grazie il Tuo fedele Servo Gérard Raymond, con grande fiducia ricorriamo alla sua intercessione. Fa’ che, in base ai suoi meriti, noi possiamo ottenere la grazia (...) che Ti domandiamo, in completa sottomissione alla Volontà di Tuo Padre. Allora avremo la gioia di testimoniare il suo credito presso di Te in Cielo e di contribuire anche alla sua Glorificazione sulla terra. Amen.

Per informazioni: Cause de Béatification de Gérard Raymond - Séminaire de Québec - 1, rue des Remparts - Case Postale 460 - Québec (Québec) G1R 5L7.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2012-09-06

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