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Venerabile Romano Bottegal Sacerdote trappista

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San Donato di Lamon, Belluno, 28 dicembre 1921 - Beirut, Libano, 19 febbraio 1978

Romano Bottegal nasce il 28 dicembre 1921 a San Donato (frazione di Lamon – BL). All’età di 12 anni, con l’aiuto del parroco, entra nel Seminario Minore di Feltre. Romano passa al Seminario Maggiore di Belluno, dove ha come vicerettore Don Albino Luciani (il futuro Papa Giovanni Paolo II). Durante gli studi teologici matura una solida vocazione monastica. Viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1946. Padre Romano realizza la sua vocazione monastica inizialmente nella Trappa delle Tre Fontane a Roma, dove vive per 15 anni in maniera esemplare. Padre Romano si sente chiamato ad una donazione maggiore e a una solitudine più profonda: per un paio di anni vive nel Monastero di Latrun in Terra Santa e poi, dal 1964, a Jabbouleh in Libano, come eremita. Si spegne il 19 febbraio 1978, coronando nella pace del Signore uno straordinario itinerario spirituale. Questa figura monastica fuori del comune, questo grande mistico, la cui fama di santità si sta estendendo nel mondo, ha già ispirato molte persone e suscitato adesioni, devozioni e amicizie spirituali, soprattutto in Libano e nel Bellunese. Se la sua austerissima vita è difficilmente imitabile, la semplicità e l’unificazione da lui raggiunte sono invece il cammino normale di ogni ricercatore di Dio. Papa Francesco l'ha dichiarato Venerabile il 9 dicembre 2013.



Romano Bottegal è nato nel 1921 a san Donato di Lamon (Belluno) in una famiglia molto povera. Era l’ultimo di sei figli. Per tutta la vita Romano incoraggio i suoi a sopportare in pace e abbandono alla provvidenza la difficile situazione economica..
Dopo le scuole elementari, il piccolo Romano entro nel seminario minore di Feltre e poi nel seminario maggiore di Belluno, dove ebbe come vice-rettore don albino Luciani, poi papa Giovanni Paolo I, che lo apprezzò molto e gli lascio delle testimonianze significative. A 18 anni fece il voto perpetuo di castità. Durante gli anni di teologia maturò una forte vocazione monastica, ma i suoi superiori ed il direttore spirituale lo consigliarono di attendere l’ordinazione sacerdotale, che ricevette il 29 giugno 1946.
Dopo l’ordinazione lasciò la diocesi ed entrò nell’abbazia delle Tre Fontane, a Roma. Là fece la professione solenne nel 1951 e segui dei corsi all’università Gregoriana, dove nel 1953, ottenne la licenza di teologia. Fu maestro dei  fratelli conversi, cantore, poi maestro dei novizi e priore.
Nel 1961 rispose all’appello dell’abate di Latroun, in Israele, che cercava dei volontari per realizzare in Libano una fondazione trappista di rito maronita, ed egli ottenne dai superiori di partecipare a questo tentativo, che si preparava a Latroun. Qui padre Romano si mise a studiare l’arabo, il siriaco e la liturgia orientale. Nel mese di dicembre dl 1963,
Dato che il progetto libanese era stato abbandonato, non avendo ricevuto il permesso del capitolo generale dei trappisti, lasciò il medio oriente e rientrò alle Tre Fontane, dove, l’abate, che c0onosceva la serietà del suo impegno monastico, la sua virtù interiore, gli permise di condurre una vita solitaria nel territorio del monastero,
Poco più tardi fu nominato un nuovo superiore alle tre Fontane, che pensò di non poter concedere a padre Romano di continuare la sua esperienza di vita solitaria nelle mura del convento, nella sua comunità. Padre romano, che aveva ormai la certezza della chiamata del Signore a a una vita più austera e solitaria, domandò un indulto di sclaustrazione, che gli fu accordato dalla Santa Sede, per poter condurre una vita eremitica. Dopo un tempo di ricerca, partì per il Libano e si pose sotto l’autorità del vescovo melkita di Baalbek e vivendo in vita solitaria a Jabbouleh, in un eremitaggio appartenente alla diocesi. Qui visse i suoi ultimi anni, conducendo una vita molto austera, con un regime alimentare appena sufficiente, mai riscaldamento, né mobili, né alcun agio.
Restò sempre in relazioni fraterne con alcuni fratelli e i suoi vecchi superiori delle Tre Fontane, avendo sempre la preoccupazione del bene della comunità in maniera chiara e serena, che era l’espressione del suo animo limpido e tranquillo, sensibile e pieno d’amore.. La penitenza non l’ha indurito. andava fino in fondo a quel che faceva, ma senza perdere il senso pratico e senza intristirsi. Anzi, era gioioso, sorridente, amabile pieno di amore e anche di tenerezza.. Tutti testimoni parlano della sua gioia e dell’irradiazione della presenza del Signore dal suo volto, frutto anche di qualche esperienza mistica, di cui ha conservato un geloso segreto ma che traspariva chiaramente dal suo “Diario segreto”.
Padre Romano ha vissuto in mezzo ai mussulmani, pregando molto, pregando e perdonando.. Arrestato nella notte dai soldati siriani che avevano invaso e saccheggiato il suo eremo, fu subito rilasciato dal comandante mussulmano, che poi su raccomandò alle sue preghiere.
Padre Romano diceva che il miglior apostolato in mezzo ai mussulmani era una vita povera, di preghiera, di lavoro e che la sua missione in mezzo a loro era di vivere solo, ma vicino a loro più povero di loro, aiutandoli e amandoli. I contadini del luogo si domandavano come padre Romano potesse condurre un tal genere d’esistenza e dicevano che era grazie alla sua presenza che Dio li benediceva..
Colpito dalla tubercolosi, sfinito dalle privazioni, padre Romano si spense il 19 febbraio del 1978, all’età di 56 anni. all’ospedale di Beyrout, dopo 32 anni di vita monastica, di  cui 14 passati in solitudine.
Vicino al suo eremo oggi sorge un convento che continua l’opera di contemplazione incominciata da padre Romano.
I capitoli generali del 1999 hanno approvato la preparazione della causa di beatificazione.
Nel 2000, la congregazione della dottrina della fede ha dato il permesso, il suo nulla osta per continuare il processo.


Fonte:
www.borgopiave.diocesi.it

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Aggiunto/modificato il 2013-12-09

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