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Giuseppe Figino Catechista

Testimoni

1747 - 1802


I nostri Appunti di storia ambrosiana fanno un salto di quasi tre secoli. Oggi propongo la figura di Giuseppe Figino (1747-1802), un umile barbiere, nato e vissuto nella Parrocchia di San Babila in Milano. Forse avrebbe voluto diventare sacerdote, ma suo padre rimase paralizzato e dovette farsi carico della numerosa famiglia, quattro sorelle, un fratello più piccolo e la mamma. Cominciò ad invitare nel cortile della sua bottega i ragazzi, che affollavano le rive del Naviglio non lontano. Accorsero con entusiasmo, perché da una parte insegnava loro il suo mestiere, che in quel tempo era una professione prestigiosa, dall’altra li faceva giocare, allietandoli con sostanziose merende, senza trascurare il catechismo e la preghiera, con la quale si chiudeva ogni loro giorno. Il successo fu tale che il padre di Giuseppe gli proibì di insegnare durante l’orario di bottega, così egli dovette trasferire il suo raduno (non sappiamo se presso Santa Maria dei Crociferi in via Durini o presso San Pietro Celestino in via Senato). Fu incompreso dai benpensanti, che lo accusarono di «rovinare la parola di Dio con la lepidezza», ma la sua classe di catechismo era sempre la più numerosa e la migliore agli esami! Proponeva ai ragazzi un preciso stile di vita: preghiera, opere di misericordia, soprattutto visita agli ammalati negli ospedali e confessione. Non gli bastava, però: il lunedì Giuseppe ripeteva la lezione di catechismo ai parrucchieri, nella scuola organizzata per loro a Milano; li istruiva e li aiutava anche a trovare lavoro e pacificava le loro liti. Rimasto solo, trasformò la sua casa in quella di tutti, accogliendovi fino a settanta giovani: fu il primo nucleo di oratorio. Non sempre ebbe successo: più volte quei giovani fuggirono dopo averlo derubato, ma Giuseppe non si scoraggiò mai. Gli ambienti per accogliere tanti ragazzi non bastavano mai, sino a che un prete, don Carlo Riva-Palazzi, canonico della vicina chiesa di Santa Maria della Passione, non offrì un edificio di sua proprietà presso Porta Tosa: «Si aggregarono a quella vigna del Signore - scrisse una Cronaca di quegli anni - cenciosi, storpi, raminghi, e persino quelli che hanno l’occhio sveglio e la mano veloce alla tasca dei viandanti, i quali, però, educati con giochi geniali ed innocenti si affezionavano alla ricreazione e venivano, così, indotti a frequentare la dottrina cristiana». In effetti, chi ama, è sempre geniale.


Autore:
Ennio Apeciti


Fonte:
Milano Sette, 4 novembre 2012

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Aggiunto/modificato il 2012-12-08

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