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Beata Giovannina Franchi Fondatrice

23 febbraio

Como, 24 giugno 1807 - 23 febbraio 1872

Giovanna Franchi, detta Giovannina, fu una delle figlie di Giuseppe Franchi e Giuseppa Mazza. Ebbe sei fratelli: Carolina, Antonio, Giuseppa, Angela, Luigi e Pietro. Il padre, di nobile famiglia, fece carriera nella magistratura del Regno Lombardo Veneto. Com'era uso tra le giovani del suo ceto sociale, a sette anni, venne affidata al prestigioso educandato della Visitazione. L'educazione dell'Educandato prevedeva che Giovanna, per dieci anni, non potesse vedere la famiglia, se non di rado attraverso una grata. Nel 1840, ormai trentatreenne, ricevette una proposta di matrimonio da un uomo più anziano di lei ma, a causa di una malattia, l'uomo morirà prima di sposarla. Nel 1853, a seguito della morte di entrambi i genitori, ereditò lasciato un ingente patrimonio. Rimasta sola la donna decise quindi di dedicarsi alla cura dei poveri. In seguito acquistò, intestandolo all'arcipretura della Cattedrale, un edificio nella città di Como, nel povero quartiere di Cortesella dove fonda la congregazione delle Suore Infermiere dell'Addolorata. L'istituto assumerà sempre più la fisionomia di un ospizio di carità. Morì il 26 febbraio 1873 durante un'epidemia di Vaiolo forse infettata proprio da uno dei suoi assistiti. Papa Benedetto XVI l'ha dichiarata Venerabile il 20 dicembre 2012. Papa Francesco il 9 dicembre 2013 ha approvato il miracolo che apre la strada alla sua beatificazione.



La Serva di Dio Giovannina Franchi nacque a Como il 24 giugno 1807, secondogenita di 7 figli (5 sorelle e due fratelli) dei coniugi Giuseppe, magistrato del Tribunale cittadino e Giuseppina Mazza di famiglia nobile, benestanti e molto religiosi. Battezzata il giorno dopo la nascita, ricevette il Sacramento della Cresima soltanto all'età di 11 anni, come usava a quei tempi. Passò l'infanzia tra le pareti domestiche (1807-1814) e l'adolescenza nell'educandato del monastero di S. Carlo delle Visitandine di Como per 10 anni (1814-1824). Rientrata in famiglia si dedicò alla cura dei genitori, all'insegnamento del catechismo in parrocchia e partecipò ad associazioni cattoliche. Dopo una breve esperienza di fidanzamento, conclusasi con la morte del fidanzato nel 1840 quando Giovannina aveva 33 anni, decise di consacrarsi totalmente al Signore. Dal 1846 si pose sotto la direzione spirituale del pio e dotto canonico penitenziere della Cattedrale di Como don G. Abbondio Crotti, il quale svolgeva apostolato anche tra gli ammalati e i carcerati. Sopraggiunta anche la morte dei genitori, la madre nel 1849, il padre nel 1852, la Serva di Dio intensificò l'assistenza dei malati a domicilio.
Il 27 settembre del 1853, con altre tre compagne, Nina Luigia Allegri, Lucrezia Schiavetti e Anna Maria Poletti, fondò la Pia Unione delle Sorelle Infermiere di Carità. Il gruppo, guidato dal canonico Giovanni Abbondio Crotti, faceva vita comune in un immobile acquistato dalla Serva di Dio in via Vitani. Per concessione di Pio IX ottennero anche di poter avere un oratorio privato. Nel 1858 Giovannina indossò per prima l'abito religioso e il 21 novembre fu seguita dalle compagne.
Le Pie Infermiere, secondo il progetto originario di s. Francesco di Sales per le Visitandine, assistevano gli ammalati a domicilio e le donne nel carcere di S. Donnino. La Serva di Dio compose per sé e le Sorelle il Metodo di vita, approvato il 16 luglio 1862 dal vescovo di Como mons. Marzorati. Una Regola di vita molto semplice, ma basata su alcuni principi fondamentali prediligere i malati gravi e moribondi, perché più soli e più vicini all’incontro con Dio; considerare la viva presenza di Cristo nell’Eucaristia e nella persona sofferente; mostrarsi “coraggiose ed umili nel tempo stesso, pazienti e cortesi nelle maniere, amanti del silenzio e della fatica, ben disposte all’assistenza degli infermi ed a qualunque opera di carità senza eccezione di alcun ufficio comeché faticoso e ributtante”. La Serva di Dio arriva a raccomandare alle Sorelle”non lascino di esercitarsi nell’officio al quale vengono indistintamente chiamate, fosse pure quello di scopare le stanze, lavar le scodelle, ripulire le malate, mostrando in quello una santa allegrezza e consolazione, cortissime di compiere un’azione molto nobile e preziosa agli occhi di Dio”. Tutto il carisma della Serva di Dio si può riassumere in una sua espressione «La carità del prossimo sia nelle Sorelle un amore universale che tutti abbraccia nel Signore e non esclude nessuno» (Metodo di vita, n. 1).
Nell'estate del 1871, mentre a Como il vaiolo nero (secondo alcuni il colera) seminava morte, la Serva di Dio si prodigava nell'assistenza a persone colpite dal male. Contagiata dal vaiolo (o dal colera) si avviò rapidamente verso la conclusione della sua vita morì alle ore 5,30 del 23 febbraio 1872, 4 mesi prima di compiere 65 anni di età in concetto di santità. I funerali si svolsero la mattina del 24 febbraio ma furono umili e silenziosi, cioè senza concorso di popolo per precauzione a causa della temuta diffusione dell'epidemia in atto. Il 27 settembre 1994 mons. Alessandro Maggiolini, Vescovo di Como, aprì il processo diocesano, conclusosi il 27 settembre 1995.
Il 20 dicembre 2012 il Santo Padre Benedtto XVI ha riconosciuto l'eroicità della sue virtù, dichiarandola Venerabile.

Autore: Francesco Antonelli
 


 

La Venerabile Serva di Dio Madre Giovannina Franchi nacque a Como il 24 giugno 1807, secondogenita dei sette figli di Giuseppe e Giuseppa Mazza. La famiglia era una delle più facoltose di Como, ma conduceva uno stile di vita sobrio, alieno dalla mondanità, improntato ad una pratica cristiana sincera e fedele, alla carità, all’impegno sociale e civile. A sette anni, come le sue sorelle, venne posta dai genitori nell’educandato della Visitazione, come esigeva la tradizione delle famiglie della buona società. In  questo monastero, che in quegli anni viveva un momento di straordinario fervore, Giovannina imparò ad conoscere ed amare il fondatore s. Francesco di Sales, e il suo primitivo progetto di fondare una famiglia religiosa senza clausura, dedita alla cura degli infermi a domicilio e al sollievo di ogni tipo di infermità: la Visitazione, appunto, dove le Suore sarebbero state sollecite a visitare i malati e i bisognosi come lo fu la Madonna nel rendere visita a s. Elisabetta. Un progetto troppo ardito per la concezione che si aveva nel 1600 della vita religiosa femminile e che s. Francesco dovette accantonare. Tuttavia la Serva di Dio non sembrò orientarsi verso la scelta della vita religiosa, come invece fece la sua migliore amica che divenne appunto Visitandina. Nel 1824 rientrò in famiglia e si dispose, come le sorelle, a preparasi al matrimonio, occupandosi dei poveri, dell’insegnamento del catechismo ed affiancando il padre e i fratelli nell’amministrazione dei beni di famiglia. Si fidanzò ed era ormai prossima alle nozze, convinta che la sua vocazione fosse quella di formare una famiglia cristiana e santa. La morte del fidanzato mise fine a tale progetto e per lunghi anni, nella riflessione, nella preghiera e nelle riservatezza della vita domestica, Giovannina si chiese cosa Dio volesse da lei. La risposta le venne tramite la direzione spirituale del pio e dotto sacerdote canonico Giovanni Abbondio Crotti, molto impegnato in opere di carità ed assistenza. Libera ormai da legami familiari, essendosi accasati fratelli e sorelle e morti i genitori, Giovannina acquistò una vasta casa nel cuore della Cortesella, il quartiere più antico e più povero di Como. Qui il 27 settembre 1853 con alcune compagne diede inizio alla Pia Unione delle Sorelle Infermiere di S. Nazaro, dedite alla cura degli ammalati e dei poveri nelle proprie abitazioni. La Pia Casa era aperta all’accoglienza di ogni genere di povertà e necessità: malati, anche mentali, donne sole e povere, persone provvisoriamente senza casa. Le Sorelle si recavano anche nel carcere cittadino ad insegnare il catechismo ed assistere le donne malate lì rinchiuse. Per i rimanenti diciannove anni della sua esistenza terrena, Giovannina vive una vita molto semplice ritmata da una Regola da lei stessa scritta e da un orario che contemplavano la preghiera e il servizio, ma senza avvenimenti eclatanti, nessun riconoscimento pubblico, nessuna personalità di rilievo che abbia mai visitato la Pia Casa. Fedeltà quotidiana al servizio della carità; ogni giorno, i medesimi gesti di amore verso i sofferenti, i modesti ma preziosi servizi da offrire a chi soffre, le parole di conforto, l’aiuto a pregare, la vicinanza affettuosa a chi sta per lasciare la vita. Giorno dopo giorno, nella eroica fedeltà alla chiamata di Dio, si consuma la vita di madre Giovannina, fino al 23 febbraio 1872, quando muore contagiata dal vaiolo contratto curando un malato a domicilio. La sua spiritualità si caratterizza per una profonda vita interiore, incentrata sull’Eucarestia e sulla contemplazione del Cristo sofferente, del quale gli ammalati sono l’immagine più viva. Il binomio amore per Dio e amore per il prossimo, fino al sacrificio della vita, è motivo portante della fisionomia spirituale di Madre Franchi e dell’esempio che lascia tra le consorelle.
La Congregazione da lei fondata che assunse la denominazione di Suore Infermiere dell’Addolorata, continua a vivere con fedeltà il carisma di madre Giovannina in Italia, Svizzera, Argentina: “curare gli infermi, ma con gran cuore”, perché essi sono l’immagine viva del Cristo sofferente. Il 20 dicembre 2012 il S. Padre Benedetto XVI ha firmato il decreto attestante l’esercizio eroico delle virtù da parte della Serva di Dio Giovannina Franchi alla quale può essere attribuito il titolo di Venerabile.
 


Autore:
Francesca Consolini

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Aggiunto/modificato il 2012-12-25

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