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San Paolo Chen Changpin Seminarista e martire

29 luglio

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1838 – Qingyan, Guizhou, Cina, 29 luglio 1861

Paolo Chen Changping, seminarista del Vicariato Apostolico del Guizhou, morì per decapitazione nel corso della persecuzione religiosa esplosa in Cina nel 1861, insieme al compagno di studi Giuseppe Zhang Wenlan e ai laici Giovanni Battista Luo Tingyin e Marta Wang Luoshi. È stato beatificato, come i suoi compagni di martirio, il 2 maggio 1909 e, inserito nel gruppo dei 120 Martiri Cinesi, canonizzato il 1 ottobre 2000. Le sue reliquie sono venerate, dal 10 giugno 1920, nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, presso la cappella della Santa Infanzia, in quanto era stato allevato col sostegno dell’odierna Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria.

Martirologio Romano: Nella città di Qingyan nella provincia del Guizhou in Cina, santi martiri Giuseppe Zhang Wenlan, Paolo Chen Changpin, seminaristi, Giovanni Battista Lou Tingyin, amministratore del seminario, e Marta Wang Louzhi, vedova, che, rinchiusi in una cava calda e umida, subirono atroci torture, morendo, infine, decapitati per la fede di Cristo.


Chen Changping nacque intorno al 1838 nella contea di Xingren, situata nella regione cinese del Guizhou. A causa di una lite in famiglia, suo padre abbandonò la famiglia e si guadagnò da vivere praticando l’arte medica. Obbligato a tornare a casa da parte di padre Li Wanmei, scoprì che la moglie si era risposata e prese con sé Changping. Tuttavia, incapace di crescere il bambino da solo, l’affidò alle cure di padre Li, che era a sua volta sostenuto dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia (oggi Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria). Insieme a padre Hu, rettore del seminario locale, padre Li gl’impartiva lezioni di latino, in vista del suo ingresso in seminario.
A sedici anni, il giorno di Natale 1853, Changping venne battezzato e cresimato, ricevendo il nome cristiano di Paolo; fece la sua Prima Comunione l’anno successivo. Poco dopo, intraprese gli studi presso il Seminario minore di Liuchongguan.
Dal punto di vista intellettivo, era sulla media, ma era molto più bravo nella sua lingua natia che in latino. Trattava i suoi compagni con rispetto e in modo amichevole, ma non era incline a socializzare: spesso trascorreva da solo il suo tempo libero, intento alla lettura o alla scultura. Inoltre, amava molto pregare, giocare e cantare e sapeva a memoria interi brani di Vangelo. Ciò gli sarebbe servito per diventare, un giorno, missionario come padre Louis Faurie, il suo catechista.
Nel 1857, suo padre venne senza preavviso e gli chiese di abbandonare il Seminario, ma Paolo era decisissimo a restare. Per porre fine alla lite, padre Hu propose al ragazzo di decidere da solo. La sua scelta non cambiò: voleva continuare gli studi per diventare sacerdote. Così, il giorno di Tutti i Santi del 1860, entrò nel Seminario maggiore a Yaojiaguan, che era stato inaugurato tre anni prima.
Ma l’anno successivo scoppiò una nuova, terribile persecuzione religiosa, che obbligò i seminaristi a sfollare a Yangmeigao. L’unica persona ad essere catturata nel Seminario fu l’amministratore, il laico Giovanni Battista Luo Tingyin. Anche Paolo e il suo compagno Giuseppe Zhang Wenlan vennero arrestati, di ritorno da un giro di spese in città.
I tre vennero imprigionati in un tempio abbandonato, diventato una cava, sottoposti a numerose torture e tenuti in condizioni miserande, motivo per cui Giovanni Battista si ammalò. Benché minacciata dalle guardie, la responsabile delle cucine del Seminario, la vedova Marta Wang Luoshi, forniva loro del cibo e portava degli abiti puliti; s’incaricò inoltre di far arrivare al loro vescovo alcune lettere.
Il 29 luglio 1861 arrivò la notizia di un’amnistia da parte dell’imperatore, ma il magistrato incaricato di seguire la loro sorte ignorò il decreto e ordinò che venissero giustiziati in segreto. Mentre venivano condotti lungo le strade principali, verso il luogo dell’esecuzione, Marta li vide passare mentre lavava i panni sulla riva di un fiume. Li seguì e, quando i soldati le dissero che le avrebbero tagliato la testa se avesse proseguito, rispose: «Se loro possono morire, allora posso farlo anch’io». I quattro prigionieri pregarono continuamente, con i volti raggianti di gioia, fino al luogo dove vennero decapitati.
Paolo Chen Changping e i suoi tre compagni vennero inclusi nel gruppo di 33 martiri dei Vicariati Apostolici di Guizhou, Tonchino Occidentale e Cocincina, il cui decreto sul martirio venne promulgato il 2 agosto 1908. La beatificazione, ad opera di san Pio X, avvenne il 2 maggio 1909. Inseriti nel più ampio gruppo dei 120 martiri cinesi, capeggiati da Agostino Zhao Rong, vennero infine iscritti nell’elenco dei santi il 1 ottobre 2000, da san Giovanni Paolo II.
Le reliquie di san Paolo Chen Changping sono venerate, dal 10 giugno 1920, nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, presso la cappella della Santa Infanzia.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2015-02-06

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