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Serva di Dio Dinarosa (Teresina) Belleri Suora delle Poverelle

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Cailina, Brescia, 11 novembre 1936 - Kikwit, Congo, 14 maggio 1995

Teresina Belleri, bresciana di nascita, entrò ventunenne tra le Suore delle Poverelle dell’Istituto Palazzolo, a Bergamo. Persona attiva e concreta, terminata la preparazione, fu inviata nell’Ospedale marino di Cagliari, poi in missione nel Congo. Dal 1966 per diciassette anni prestò servizio nel Centro ospedaliero di Mosango; nel 1983 fu trasferita a Kikwit, dove si prodigò instancabilmente tra lebbrosi, tubercolosi e malati di ogni genere fino al 1995, quando l’epidemia del virus Ebola causò numerosi morti, incluse tre Suore delle Poverelle. Suor Dinarosa rimase al suo posto, convinta di dover servire i poveri, come aveva insegnato il Beato Luigi Maria Palazzolo, fondatore del suo Istituto. Contagiata nel suo servizio generoso a quanti erano già affetti da Ebola, morì il 14 maggio 1995 verso le 9 del mattino. Altre tre Suore delle Poverelle erano decedute prima di lei, e due in seguito, tutte contagiate dallo stesso virus. L’Inchiesta diocesana per l’accertamento dell’eroicità delle virtù cristiane di Suor Dinarosa, oltre a quelle delle cinque consorelle, si è svolta nella Diocesi di Kikwit dal 28 aprile 2013 al 23 febbraio 2014 ed è stata integrata da un’Inchiesta rogatoriale compiuta nella Diocesi di Bergamo. Le sei Cause procedono nella fase romana presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Le spoglie di tutte e sei le Religiose, per espressa richiesta del Vescovo di Kikwit Monsignor Edouard Mununu, riposano davanti alla Cattedrale di Kikwit.



L’infanzia
Teresina Belleri nacque a Cailina, in provincia di Brescia, l’11 novembre 1936. Era la seconda dei tre figli di Battista Belleri e Maria Riboldi, lui lavoratore in officina, lei operaia in un cotonificio.
Fin da piccola fu dotata di un carattere energico e simpatico, come confermò Pierino, il fratello minore: «Con lei non c'era gusto a litigare. Rendeva tutto semplice con una scrollata di spalle». I suoi giochi preferiti erano quelli di movimento, oppure fingeva di fare l’infermiera, da sola o con una compagna di gioco, sua vicina di casa.

Operaia attratta da Dio
Terminate le elementari Teresina, mentre a casa si occupava delle faccende domestiche, andò anche a imparare il mestiere di sarta da Agnesì, cugina della madre. Ma ago, filo e forbici non erano adatti per lei e, appena possibile, cambiò impiego, diventando operaia alla Bossini di Lumezzane, una fabbrica di bulloni di ferro.
Ogni giorno raggiungeva la sede con altre giovani di Cailina, usando la bicicletta. Quando però la strada montava in salita, le amiche si facevano trainare da qualche camion, oppure lasciavano la bicicletta in deposito e proseguivano con l’autobus. Tutte, tranne Teresa: preferiva continuare in bicicletta, così da risparmiare i soldi che la mamma le aveva dato e conservarli segretamente per prepararsi il corredo da Suora.
Educata già in famiglia alla fede e al sacrificio, aveva infatti compreso che Dio la chiamava a consacrarsi tra le Suore delle Poverelle dell’Istituto Palazzolo, che aveva conosciuto nell’Oratorio del suo paese, luogo preferito per i suoi giochi movimentati, ed anche ammirato per la loro semplicità e dedizione ai poveri.

Tra le Suore delle Poverelle
Il 18 marzo 1957 iniziò il cammino di formazione nella Casa Madre di Bergamo e alla Vestizione religiosa prese il nome di Suor Dinarosa. Professò i primi voti il 3 ottobre 1959 e il giorno successivo partì per Roma, così da prepararsi come infermiera professionale.
Dopo aver ottenuto il diploma fu inviata a Cagliari, in un Ospedale che curava forme tubercolari. Sia negli anni di studio sia in quelli di tirocinio, diede prova di un notevole senso pratico, senza perdere l’allegria che la contraddistingueva e il desiderio di andare, un giorno, in missione oltreoceano.

Infermiera instancabile
Il Centro ospedaliero di Mosango, nell’allora Congo Belga, fu la casa di Suor Dinarosa dall’ottobre 1966. Lebbrosi e altri malati gravi, insieme ai bambini, furono oggetto delle sue cure. In seguito al suo primo rientro in Italia, frequentò il corso di specializzazione in medicina tropicale ad Anversa.
A 47 anni fu trasferita a Kikwit, dove continuò a dedicarsi ai lebbrosi e ai malati di Aids. In una delle sue rare lettere descrisse la situazione: 450 posti letto per circa 1200 malati, senza condutture, senza medicinali adeguati, con un vitto composto spesso da insetti.
«Quando li vedo nutrirsi a quel modo», riferì ai familiari nella stessa lettera, «mi prende una grande compassione e confronto le nostre cosiddette crisi economiche con magazzini pieni di ogni ben di Dio… Che giustizia sociale terribile ed incomprensibile!».
Nel suo congedo del 1990, per compensare con un piccolo contributo, almeno in parte, tanta povertà, in casa della sorella trovò e raccolse per i suoi fratelli d’Africa camicie, asciugamani, lenzuola e altri articoli simili, dicendo: «Tanto qui si possono sempre comprare queste cose».
In missione, tra le consorelle di comunità, per sdrammatizzare le tensioni che sorgevano normalmente in un contesto tanto problematico, nei momenti di ricreazione s’improvvisava attrice comica, indossando parrucche, abiti buffi e mettendosi perfino in bocca una protesi dentale. Per rallegrare cantava anche, pur essendo molto stonata.

L’epidemia di Ebola
Nell’aprile del 1995 gli operatori sanitari di Kikwit, che avevano partecipato all’intervento chirurgico su di un malato grave, morirono nel giro di due settimane. Anche le Suore delle Poverelle ebbero una vittima: Suor Floralba Rondi, morta il 25 aprile.
Il 6 maggio successivo morì un’altra Religiosa, Suor Clarangela Ghilardi. Due giorni dopo arrivò la diagnosi definitiva: entrambe le Suore, ed anche gli altri medici e infermieri, erano morti a causa del virus Ebola. Era quindi in atto una vera e propri epidemia.
Nel primo pomeriggio dell’11 maggio 1995 seguì la morte di Suor Danielangela Sorti: aveva vegliato Suor Floralba sostituendosi a Suor Costanzina Franceschina e aveva contratto il virus tagliandosi con una fialetta, mentre praticava un’iniezione alla consorella, e dopo aver sciacquato per tutta la veglia bende inzuppate di sangue a motivo delle frequenti emorragie, onde risparmiare tale lavoro alle consorelle il giorno successivo.

Tra i malati fino alla fine
Alla morte di Suor Floralba, Suor Dinarosa intensificò il suo lavoro, invece d’interromperlo, e nel frattempo anche Suor Clarangela si aggravava di giorno in giorno.
Angiolina Rondi, sorella di Suor Floralba e che aveva partecipato ai suoi funerali, raccomandava a Suor Dinarosa: «Stia attenta, non si ammali anche lei che deve tornare in Italia presto». Lei replicò: «Ma io sono qui a servire i poveri; il Padre eterno mi aiuterà».
Angiolina incalzò: «Ma non ha paura in mezzo a tutti questi malati, che non si capisce che cosa hanno?». Con una leggera risata Suor Dinarosa concluse: «La mia missione è quella di servire i poveri! Che cosa ha fatto il mio Fondatore? Io sono qui per seguire le sue orme…».
Nella prima settimana di maggio cominciò a sentirsi poco bene: a nulla valsero gli antimalarici e gli antibiotici che i medici le prescrissero. Il 14 maggio, verso le tre del mattino, entrò in coma: Suor Vitarosa, che la vegliava, si accorse che non rispondeva più. Sei ore dopo Suor Dinarosa esalò l’ultimo respiro.

La sua Causa di beatificazione
L’epidemia di Ebola provocò altre vittime tra le Suore del beato Palazzolo: Suor Floralba Rondi, Suor Clarangela Ghilardi, Suor Danielangela Sorti prima di Suor Dinarosa, e dopo di lei Suor Annelvira Ossoli e Suor Vitarosa Zorza. La loro vicenda circolò immediatamente tramite la stampa e la televisione e, col passare del tempo, non fu dimenticata né dentro né fuori l’Istituto.
La Congregazione delle “Poverelle”, dopo ponderata riflessione, chiese l’avvio della Causa di beatificazione per le sei Suore al Vescovo di Kikwit. Questi, ottenuto nel 2013 il Nulla osta da parte della Santa Sede, aprì le singole Inchieste per l’accertamento delle virtù eroiche di Suor Dinarosa e delle cinque consorelle. L’apertura delle Inchieste diocesane è avvenuta nella Cattedrale di Kikwit domenica 28 aprile 2013; l’8 giugno 2013 sono seguite le rispettive Inchieste rogatoriali nella Diocesi di Bergamo, dove le Suore avevano vissuto parte della loro vita, concludendosi entro il gennaio 2014. La chiusura delle Inchieste diocesane è avvenuta a Kikwit il 23 febbraio 2014. Le Cause proseguono ora nella fase romana.


Autore:
Emilia Flocchini e suor Linadele Canclini, Postulatrice generale delle Suore delle Poverelle

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Aggiunto il 2017-10-05

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