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Don Luigi Bogliolo Salesiano

Testimoni

26 maggio 1910 - 21 luglio 1999


Anno della Fede. Dobbiamo, con la grazia di Dio, formarci una fede solida come roccia, su cui costruire la vita e la storia. Un grande maestro ci indica la via semprre valida per fondare la nostra fede: la via percorsa dall’insuperabile S. Tommaso d’Aquino, la filosofia dell’essere.
Il 21 luglio 1999, egli tornava alla casa del Padre… Contemporaneamente, l’Osservatore romano del giorno successivo, pubblicava l’ultimo articolo scritto da lui, don Luigi Bogliolo, dedicato a presentare il libro "La Messa è la mia vita" scritto dal suo allor giovane amico P. Risso (Ed. Cantagalli, Siena, 1999, poi 2003), e l’Editrice Libreria Vaticana, nella collana "Studi tomistici", pubblicava l’esimio studio curato dal prof. Vittorio Rolandetti a lui dedicato: "S. Tommaso d’Aquino per il 3° Millennio. L’originale esegesi di Luigi Bogliolo".
Il libro offre le linee fondamentali del pensiero dell’illustre Filosofo Salesiano, nato a Vesime (Asti) il 26 maggio 1910, già docente nelle Pontificie Università Salesiana, Lateranense e Urbaniana, della quale ultima è stato anche Rettor Magnifico. Consultore delle Congregazioni "per i Vescovi" e "per le Cause dei Santi", Segretario generale della Pontificia Accademia di S. Tommaso d’Acquino, in primo luogo Sacerdote esemplare di Gesù Cristo e Uomo di Dio.
Don Vittorio Rolandetti, già docente al Liceo Classico "M. Gioia" di Piacenza, anch’egli socio della prestigiosa Accademia di S. Tommaso d’Acquino, che all’opera del suo illustre Maestro già aveva dedicato il denso profilo "Una rilettura della pagina tomistica per il nostro tempo: linee di pensiero e bibliografia degli scritti di L. Bogliolo" (1984), nell’or ora citato volume di 278 pagine, rilegge le sue opere, in particolare le più significativa (Le scoperte della filosofia moderna, Antropologia filosofica, Come si fa filosofia, Essere e conoscere, Identità e diversità, La Filosofia cristiana) facendo risaltare come l’indimenticabile don Luigi (così umile e dotto e pensatore penetrante e padre dolcissimo delle anime) ha riportato al centro del dibattito contemporaneo la luce fulgida e unica, davvero autorevole, della filosofia realista, spezzando la palizzata entro cui si è spesso tentato di rinchiuderla, e sulle orme di S. Tommaso d’Acquino, ha restituito all’intellectus quell’intuizione e trasparenza che immanentismo, razionalismo e storicismo, soprattutto nel XX secolo, hanno oscurato con fitte nebbie.

Fedeltà all’ente

Come si può vedere scorrendo i capitoli che si susseguono, il profilo filosofico e spirituale di Luigi Bogliolo, scritto dal Rolandetti, passando di luce in luce, evidenzia che l’impegno dell’illustre e luminoso Maestro nella sua ricerca e nel lungo insegnamento è stato sempre l’educazione al realismo, in quanto aprendo l’intelligenza allo splendore dell’essere, si fondano e si organizzano su di esso le regole del pensiero e dell’azione.
Egli si è proposto di rinnovare la filosofia moderna sull’incrollabile forza della Verità nella misura in cui tomismo e pensiero moderno sono espressione di Verità, secondo la regola fondamentale: "Studium philosophiae non est ad hoc quod sciatur quid homines senserint, ses qualiter se habeat Veritas rerum" (Lo studio della filosofia non è rivolto a che si sappia ciò che cosa gli uomini sentano, ma in qual modo si abbia la Verità delle cose).
S. Tommaso dunque non era "tomista", ma realista! Su questa linea, Luigi Bogliolo è stato un esploratore sempre alla ricerca di nuove intuizioni presenti come perle preziose nelle pagine dell’Aquinate, un esploratore che non solo cerca, ma contempla e vede con la mente rapita dalla Verità, con il cuore che si appassiona a Colui che è la stessa Verità.
Il profilo tracciato dal Rolandetti si sviluppa cogliendo nel pensiero del Bogliolo l’intelligenza, l’itinerario che l’intelligenza (il realismo è la filosofia naturale della mente umana, perennemente valida come è valida la mente umana), percorre dall’essere al riconoscimento di Dio, che si scioglie in purissima adorazione. Citando una limpida pagina del Maestro, Rolandetti sottolinea come "cogliere le cose come esistenti significa coglierle tutte in quanto enti, perché non è nulla in nessuna cosa che non sia qualcosa che esiste".
"L’intelligenza coglie tutta la realtà nel suo aspetto più concreto: l’esistere (…). Senza il fondamento dell’esperienza intellettuale dell’essere, tutte le esperienze rimangono scialbe astrazioni lontane dall’esistenza e dalla vita umana".
"Cogliere le cose come esistenti significa coglierle in quanto enti (…). L’attività metafisica è così naturale, come è naturale l’esercizio del pensiero: dunque vi è una metafisica naturale in ogni uomo di cui la metafisica riflessa del filosofo no è altro che l’esplicazione cosciente e sistematica. La metafisica è tanto positiva che l’uomo non può pensare senza fare spontaneamente della metafisica".
Ne consegue che la Verità è l’essere che risplende nella penetrazione e nella trasparenza del pensiero: "Veritas est adaequatio rei et intellectus". La nostra relazione con la Verità è essenziale: "Hoc modo se habet unumquodque ad veritatem, sicut se habet ad esse". ("La Verità è corrispondenza della realtà e dell’intelletto". "In questo modo, ciascuno si ha verso la verità, come si ha all’essere"). Meglio ancora, è una relazione esistenziale: "De ipsa consideratione veritatis, homo gaudet... intelligere veritatem cuilibet est amabile". ("L’uomo gode della stessa considerazione della verità… a ciascuno è amabile comprendere la verità").
Dunque, il sacerdote e filosofo Luigi Bogliolo, sulle orme di Maestro Tommaso d’Acquino, anzi dello stesso buon senso, del sano intelletto naturale, si distingue per la sua fedeltà all’essere: mai è costruttore di un’ideologia sua, ma sempre umile e realista scopritore e intenditore delle cose, dell’essere, evitando su questa solidissima base di lasciarsi portare dall’«aria fresca – come oggi si suol dire – di un pensiero nuovo», aria fresca che subito si rivela gelida nel relativismo e nella negazione della verità. Noi non abbiamo bisogno di "aria fresca", ma di aria sana; non di un vento sibillino che ci trasporti di qua e di là come foglie e lasci tutto inquinato e ambiguo. Noi abbiamo bisogno del "vento" dello Spirito di Cristo, che è soltanto Spirito i Verità.

Verso la meta ultima

Nasce così una certezza che sembra ovvia, ma che soprattutto oggi è tuttaltro che ovvia, nella confusione derivante dall’odierno "principio di immanenza" ("tutto è nell’io che pensa", "l’io che si fa dio per se stesso"), che tutto relativizza, per cui l’uomo non accoglie più la verità delle cose, ma pretende di "creare" la verità stessa, la propria individuale verità che così, tale non è più. La certezza è questa: "Veritas ex diversitate personarum non variatur, unde cum aliquis veritatem loquitur, vinci non potest cum quocumque disputet". ("La verità non è variata dalla diversità delle persone, per cui quando qualcuno dice la verità, non può essere superato con chiunque disputi").
Ciò significa, diversamente dal moderno pensare per cui non si dà mai risposta ai grandi fondamentali interrogativi dell’esistenza, che l’uomo davanti a ogni engma ha sicura possibilità di soluzione, in una risposta adeguata e definitiva: "L’uomo – scrive V. Rolandetti, eccheggiando e spiegando l’itinerario di Luigi Bogliolo – o è pellegrino del nulla o è pellegrino dell’Assoluto… La prospettiva – dall’essere al pensiero, dal pensiero all’essere – è immergersi nell’Assoluto: cercare Dio è già cominciare a unirsi a Lui".
Luigi Bogliolo spiega con somma chiarezza il passaggio dal finito all’Infinito: "questo passaggio non è un salto fuori dall’esperienza, a ciò che è assolutamente al di là di esse medesima; non è un salto nel buio di un’arbitraria illazione. L’Infinito si afferma, sotto la stretta delle esigenze sperimentali dell’essere come tale… è una scoperta fatta sotto la guida dell’esperienza, docilmente ascoltata e generosamente seguita".
Concludendo: attraverso i capitoli dello studio di V. Rolandetti su Luigi Bogliolo ("Dall’intuizione intellettiva alla Trascendenza", "Profonde virtualità e nuove prospettive del tomismo", "La regola d’oro della filosofia", "Storia di un itinerario filosofico", "Dal tomismo implicito al tomismo esplicito", "Una ‘summa philosophiae’ per l’uomo contemporaneo", "La filosofia cristiana") si conoscerà non solo la filosofia di un grande Maestro del XX secolo quale don Luigi Bogliolo è stato, ma la più limpida filosofia dell’essere attinta alle fonti più pure e chiare nel suo più autentico Magistero facendola propria, unica sottende e fonda la fede e, unica, può rigenerare il pensiero contemporaneo ("il pensiero debole"), aprendolo alla sicurezza e alla gioia della Verità.
Nella vita e nel pensiero di Luigi Bogliolo, l’uomo appare nella sua realtà più profonda e più vera, nella sua grandezza: homo adorans. L’adoratore di Dio per il Quale soltanto è stato creato e che in Gesù Cristo, sommo Adoratore di Dio, trova il suo compimento più alto. Di questo "Vangelo della Verità" – che è la più grande carità con cui si possa e si debba servire Dio e l’uomo – don Bogliolo, nei suoi 60 anni di sacerdozio e di docenza in mezzo a diverse generazioni di allievi, è stato straordinario e appassionato apostolo secondo l’invocazione che tanto gli era cara e che sentimmo spesso dalle sue labbra: "Ne auferas, Domine, de ore meo, Verbum Veritatis". ("Non togliere, o Signore, dalla mia bocca, la Parola della Verità").
Non quanto che a molti è apparso "aria fresca", ma che è la nebbia fitta e gelida del razionalismo cartesiano, del kantismo, dell’hegelismo, della fenomenologia, il laicismo e il relativismo di ogni genere, ci potrà portare alla Verità – all’incontro oggettivo e reale con Dio quale lo illustra la ragione e nell’intimo lo rivela la Fede – ma solo il realismo, la fedeltà all’essere, di Maestro Tommaso d’Acquino ci sondurrà alla nostra piena e totale realizzazione, "in Dio Padre e nel Figlio suo Gesù Cristo". Non "cogito: ergo sum" (penso, dunque sono), ma solo "adoro: ergo sum". Adoro, dunque sono.
Un umile grande prete, come don Luigi Bogliolo, uomo del nostro tempo, ma modello maestro e guida, ce lo illustra con il Verbum Veritatis e il suo sorriso. Ci pare ancora di vederlo: "Luigino della Madonna", come lo chiamavano da bambino.


Autore:
Paolo Risso

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Aggiunto/modificato il 2013-07-08

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