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Padre Edward Griffith Sacerdote oratoriano

Testimoni

Londra, 1 maggio 1909 - Livorno, 14 giugno 1959


Fu il primo Procuratore Generale eletto dal Congresso del 1948, e poi, fin che le forze glielo consentirono, il primo Visitatore eletto in quello del 1958: insigne figura degna di non essere dimenticata, ora che non rimangono molti gli Oratoriani che lo conobbero.
Di lui scrisse p. Antonio Cistellini: «Uomo di amabile tratto, di buona cultura, a tutti bene accetto e a tutti disponibile, si dedicò subito e senza risparmio, e ininterrottamente anche in seguito, ad attuare i deliberati congressuali e a far funzionare la nuova macchina... Durò un decennio in questo ufficio, ed il bilancio conclusivo fu da lui tracciato in una lunga relazione di 83 fogli, inviata a tutte le Congregazioni prima del Congresso del 1958».
P. Cesare Abbate e p. Ramόn Mas, che fu collaboratore di p. Griffith, ci hanno lasciato un profilo
di questo illustre figlio di S. Filippo, che emerge ad alto rilievo nella storia dell’Oratorio.
Nato a Londra, in una famiglia anglicana, il l maggio 1909, ricevette la sua prima educazione all’“Eastbourne College” e compì gli studi universitari al “King’s College” di Cambridge, ove conseguì il titolo accademico di “Master of arts”. Convertitosi alla Chiesa Cattolica, si dedicò all’insegnamento negli Stati Uniti d’America, prima al “Canisius College” di Buffalo e poi alla “Georgetown University” di Washington.
Il 6 dicembre 1933 ricevette l’abito filippino ed iniziò il noviziato nella Congregazione dell’Oratorio di Londra. Inviato a Roma a compiere gli studi teologici al Collegio Beda, fu ordinato Sacerdote il 12 marzo 1938. Durante l’ultimo conflitto mondiale volse l’apostolato di Cappellano Militare dell’esercito britannico e nella sua Congregazione fu Prefetto dell’Oratorio fra il 1945 e il 1948, dedicandosi intensamente anche al ministero delle conversioni.
Eletto Procuratore Generale, trentanovenne, l’8 ottobre 1948, p. Griffith accettò l’incarico con grande senso di modestia. Lo attendeva un’ardua impresa: «un compito nuovo da affrontare, una via nuova da percorrere, una tradizione nuova da stabilire, senza casa, senza collaboratori, senza mezzi. E quanto egli abbia fatto per adeguarsi il più possibile alla sua molteplice funzione, quante e quali difficoltà abbia egli dovuto superare o fronteggiare nessuno forse saprebbe abbastanza immaginare, se non tralucesse – pur nel prudente riserbo, che gli fu abituale – dai copiosi scritti indirizzati fin da principio alle singole Congregazioni, da quegli scritti, stilisticamente infarinati d'inglese, che sono il riflesso più fedele della sua tempra e che si trovano poi come compendiati e fusi in visione sintetica nell'amplissima relazione non ufficiale inviata al termine del decennio a tutte le Congregazioni».
«Quando saranno passati gli anni e si potrà fare storia – attesta p. Mas – non sarà possibile ricordare p. E. Griffith senza riconoscere, ben al di là della posizione che ebbe nell’Oratorio, l’eccellenza della sua ricca personalità umana, sacerdotale, oratoriana, e la generosità del suo cuore veramente speso al servizio e alla difesa di tutto l’Istituto. Quelli che furono suoi collaboratori nella Procura Generale potranno testimoniare dello spirito sereno, attivo, simpatico, semplice, in telligente e distinto con cui iniziò ed organizzò il funzionamento della Procura fino a renderla un organismo efficiente e benefico per tutti».
Visitò le Congregazioni per conoscerne i problemi e le necessità ed attraverso questi contatti personali fu conosciuto e apprezzato da tutte le Comunità. Non riuscì a visitare – e grande fu il suo rammarico – solo i Confratelli delle Congregazioni di Polonia, essendogli stato negato all'ultimo momento il visto promesso.
Sempre discreto, affabile, gioviale – un gentleman dello spirito dice p. Mas – era enormemente facilitato anche dalla buona conoscenza delle lingue parlate nel mondo filippino; ignorava solo il polacco, ma da tempo doveva essere alle prese anche con questa lingua , se fra i suoi libri fu scoperta una grammatica polacca.
«Preso contatto con le Congregazioni Filippine da una parte, con la S. Sede dall’altra – scrive p. Abbate – il P. E. Griffith si diede anima e corpo alla realizzazione del suo intenso e complesso, seppur tacito, programma, le cui linee maestre possono riassumersi, a nostro avviso, nei seguenti punti fondamentali: fondazione di nuove Congregazioni; assistenza alle Congregazioni esistenti; rispetto profondo della autonomia. Cooperare con tutte le forze alla fondazi one di nuove Congregazioni fu la sua più fervida aspirazione. “Il mio più felice scopo, servendo la Famiglia di S. Filippo, e il mio più gioioso dovere di riferire è la cooperazione per le nuove Fondazioni”. Così scriveva nella relazione sopra menzionata».
Convinto dell’attualità che la geniale istituzione di S. Filippo riveste, non risparmiò fatiche, e i suoi sforzi produssero la fondazione canonica di undici Congregazioni in diverse parti del mondo nel decennio 1948-1958; se una dodicesima, in Polonia, non ottenne il riconoscimento, fu dovuto «più alle speciali circostanze che al merito e all’importanza di quella nuova Comunità»: dati significativi se si considera che cinque sole Congregazioni furono fondate ne l volgere d’un secolo, dal 1849 al 1948.
Ma comprese, P. Griffith, che non si trattava solo di curare nuove fondazioni: era inoltre indispensabile arrestare il processo di sgretolamento di alcune di quelle esistenti, imprimervi un rinnovato ritmo di vita; e, soprattutto, creare fra le Congregazioni il rapporto di fraterna comunione che è lo scopo stesso della Confederazione.
La discrezione – che fu una delle più chiare trasparenze del carattere di p. Griffith e che improntò
costantemente la sua attività – «ci vieta qui – attesta p. Abbate – di scendere a particolari. Vogliamo solo porre l'accento sul complesso groviglio di difficoltà, cui quest'opera di fraterna assistenza e di efficiente affratellamento era destinata ad andare incontro per la stessa struttura dell'Istituto, perché luminoso rifulga il merito di chi con caldo affetto, inesauribile pazienza e felici accorgimenti seppe dare concretezza di vita a quel che prima sembrava vano anche sperare. [...]
Ricordiamo ancora – e non potremo facilmente dimenticarlo – il nostro ultimo incontro nella clinica “Salvator mundi”, pochi mesi prima della sua scomparsa. Lo trovammo seduto a metà letto con la forcellina dell’ossigeno alle narici e con in mano il nostro lavoro sulle Costituzioni e sugli Statuti Filippini: quel lavoro, che egli aveva voluto fosse ciclostilato a spese della Procura».
Pienamente consapevole di quanto sia irrinunciabile il valore della autonomia delle singole Congregazioni, p. Griffith non interferì mai incautamente nell'andamento, pur non sempre del tutto esemplare, di questa o quella Congregazione.
La difficoltà di conciliare la sovranità di ogni Congregazione con l’unità confederale e con la necessaria funzionalità degli Organi Centrali previsti dagli Statuti – giacché, affermava, «la S. Madre Chiesa desidera stretta cooperazione fra le nostre Congregazioni, una cooperazione che comprenda responsabilità reciproca e, in alcuni casi, aiuto reciproco» – fu da lui affrontata e vissuta con l’alto senso di equilibrio che gli era connaturale.
La citata relazione mette in luce le sue convinzioni ed i suoi criteri operativi: carità e libertà – presupposti inderogabili della vita filippina in ogni singola Congregazione –come base anche del rapporto fra le Congregazioni confederate.
«Quando si tenga presente – continua p. Abbate – che egli dal 24 aprile 1957 fu anche Postulatore Generale e Procuratore Nazionale Italiano e per tutto il decennio 1948-1958 braccio destro della S. Visita Apostolica e a tutto ciò si aggiungano le non lievi difficoltà incontrate per la sede e il mantenimento della Procura, il cumulo delle incomprensioni e delle amarezze pazientemente sorbite, le immancabili delusioni di chi molto si propone di fare e trova la via sbarrata da scogli insospettati e, talora, insormontabili, il reciso proposito costantemente perseguito di non gravare per nulla sulle singole Congregazioni e sui singoli confratelli, sì da poter essi testimoniare alla fine del decennio che “la Procura Generale non fu mai un peso” per nessuno, si ergerà in tutta la sua ricchezza polivalente la poliedrica figura del Primo Procuratore dell'Istituto dell'Oratorio. [...] Il migliore riconoscimento delle eminenti qualità del P. E. Griffith e della sua inestimabile costruttiva opera, spesa a bene dell’Istituto, si ebbe nel Congresso Generale dell’ottobre 1958 che ha nella storia dell’Istituto una portata e un’importanza di incalcolabile risonanza: durante il suo svolgimento infatti la S. Sede faceva pervenire all’assemblea un Decreto col quale, mettendo fine alla S. Visita Apostolica – istituita a suo tempo per aggiornare le Costituzioni e porre le basi dell’auspicata Confederazione Filippina – e confermando l’assoluta autonomia delle singole Congregazioni, inseriva nella compagine dell’Istituto una nuova figura giuridica: il “Visitatore dell’Oratorio”, quale “Delegato della Sede Apostolica” e “custos iuris communis Ecclesiae et legum Oratorio propriarum”».
La S. Sede aveva stabilito che a tale incarico fosse eletto dal Congresso un oratoriano. Superata l’esitazione per la fibra visibilmente logora di p. Griffith, la scelta quasi unanimemente cadde su di lui, come su di lui era caduta l’elezione a Presidente del Congresso: prova di quanto in dieci anni p. E. Griffith avesse lavorato incarnando le più autentiche aspirazioni della Famiglia Filippina.
Un mese dopo questa elezione, un attacco acuto di pleuropolmonite, che veniva ad aggravare una condizione di salute minata fin dall’autunno del 1955 da due attacchi cardiaci, lo porterà alla morte, a Livorno, dove si era recato sulla fine di maggio per un periodo di convalescenza dopo sette mesi di degenza nella clinica romana “Salvator mundi”.
Le sue spoglie riposano, per suo espresso desiderio, in terra italiana, nel cimitero di Mondovì, sede di una Congregazione Filippina a lui particolarmente cara.
«Dinanzi a quella tomba – conclude p. Abbate la sua testimonianza – tutti, confratelli e amici, profondamente ci inchiniamo, scorgendo nello spirito che sopra vi aleggia chi fu e resterà un pioniere, l’archegeta – nel significato dinamico della parola – dell’Istituto dell'Oratorio».


Autore:
Mons. Edoardo Aldo Cerrato CO


Fonte:
www.oratoriosanfilippo.org

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Aggiunto/modificato il 2013-07-12

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