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Padre Gerardo di San Giuseppe (Giuseppe Beccaro) Sacerdote carmelitano

Testimoni

Grondando, Alessandria, 18 gennaio 1846 - Roma, 28 dicembre 1912


Padre Gerardo di San Giuseppe, al secolo Giuseppe Beccaro, nacque a Grondando, in provincia di Alessandria il 18 gennaio 1846, da Teresa Bono e Pietro Antonio Beccaro, sesto di otto figli.
Fu molto legato ai fratelli Innocenzo Giano Battista (che sarebbe diventato commendatore, consigliere della Società delle strade ferrate sicule e della società Metallurgica "Saturno", onorato da varie insegne cavalleresche e di alte amicizie che lo avrebbero aiutato anche finanziariamente in tutte le sue opere di apostolato) e Giovanni Mattia (che divenne cavaliere del lavoro e che alla morte del padre fu come un capo famiglia, dal momento che tutti i suoi fratelli convenivano nella sua casa nelle grandi occasioni. Giovanni ebbe speciale predilezione per Padre Gerardo e gli fu di aiuto nei momenti difficili. Continuò la discendenza dei Beccaro con il figlio commendator Pietro, che fu molto legato allo zio sacerdote e alla sua memoria)
Padre Gerardo Beccaro ricevette dai suoi genitori un'educazione religiosa rinvigorita anche dagli insegnamenti avuti dai suoi professori del ginnasio del Seminario Vescovile di Acqui.
Il fratello maggiore di Gerardo, Giacomo, entrò nel convento carmelitano di Concesa, presso Trezzo d'Adda, assumendo il nome del padre Leopoldo Maria di San Giuseppe. Per molti anni fu missionario nel Malabar, nelle Indie occidentali: al suo ritorno in patria divenne uno dei superiori della Provincia religiosa ligure.
Anche il più giovane, il nostro Giuseppe volle entrare come novizio, nel convento di Concesa, dove il 14 gennaio 1861, a soli quindici anni, prese l'abito; il 14 novembre 1862 pronunziò i voti temporanei e lasciò Concesa per proseguire a Ferrara gli studi filosofici presso il locale studentato. Il 13 gennaio 1866, dopo aver emesso i voti solenni divenne carmelitano per sempre.
In quei anni la Chiesa stava subendo duri provvedimenti anticlericali del nuovo Stato italiano liberale, iniziati con la soppressione di alcuni ordini religiosi attraverso la legge n.777 del 25 agosto 1848, estesa poi agli Stati Sardi e che ebbe la sua piena applicazione in tutta Italia con la legge n.2036 del 7 luglio 1866. I Carmelitani si erano visti ridurre la provincia di Lombardia a due soli priorati: Ferrara e Concesa.
Padre Gerardo maturò l'idea di partire per la missione in quanto non era possibile svolgere liberamente in Italia il ministero religioso e sacerdotale.
Il 2 agosto 1868 veniva ordinato sacerdote, e il 1° marzo dell'anno dopo si imbarcava a Brindisi per raggiungere il fratello Leopoldo nel Malabar.
Nel 1876 i due sacerdoti vennero richiamati in Italia per "ricostruzione" della provincia religiosa di Lombardia.
Padre Gerardo venne inviato dai suoi superiori a Piacenza, dove i frati carmelitani erano alloggiati in una casa di via Caccialupo in quanto erano stati privati della loro chiesa di Santa Teresa e dell'annesso convento a causa della soppressione napoleonica e più tardi, per la legge del 1866, anche della Chiesa di Sant'Anna.
Padre Gerardo Beccaro cercò di riavere prima la chiesa di Santa Teresa, poi quella di Sant'Anna: ma come vide che i suoi tentativi erano infruttuosi espresse a monsignor Giovanni Battista Scalabrini, vescovo della città, estimatore dai carmelitani, l'idea di erigere una nuova chiesa con annesso convento. Il progetto venne approvato e l'opera ebbe inizio. La popolazione fu la prima ad accorrere e a contribuire. Il sacerdote acquistò un appezzamento di terreno in via dell'Archivio e diede inizio ai lavori. Nello stesso tempo riuscì ad ottenere dal Demanio la parte dei locali del già convento dei Domenicani, annesso alla chiesa si San Giovanni in Canale, ove c'erano le case popolari e un deposito militare.
Il 10 febbraio 1884 venne inaugurata la chiesa della Madonna del Carmine.
Nel 1881 Padre Gerardo Beccaro venne eletto priore della sua comunità religiosa. Intanto il suo pensiero era rivolto alla formazione di nuove vocazioni religiose, venute meno dopo le leggi di soppressione, perché alle Congregazioni erano stati tolti i seminari e molti religiosi si erano dispersi. Padre Beccaro ideò l'erezione di un collegio, ove raccogliere giovani desiderosi di verificare la loro vocazione. Dopo aver tentato, inutilmente, di trovare degli ambienti adatti a Piacenza, pensò di ristrutturare a tal scopo il convento carmelitano di Cherasco. Lo restaurò, vi aprì aule e dormitori per adattarlo a collegio.
Il 15 ottobre 1890 venne inaugurato con il nome di San Giuseppe; padre Beccaro ne fu il primo rettore. Molti furono i giovani che si prepararono e diventarono sacerdoti carmelitani e che vennero poi distribuiti presso i vari conventi della provincia carmelitana lombarda; molti altri invece, presero la via delle missioni, soprattutto per le Indie orientali.
Il 14 aprile 1894 padre Gerardo Beccaro venne eletto superiore provinciale di Lombardia e ciò gli aprì la via per riportare a Milano i suoi confratelli. Dopo la soppressione del convento di San Carlo, nel 1805, nella metropoli lombarda non vi era stato più alcun insediamento di frati dell'Ordine.
Padre Beccaro ottenne dal cardinal Ferrari il permesso di costruire un nuovo convento e la segnalazione della zona più adatta: quella attorno all'Arco della Pace, al Sempione, sempre più popolata e bisognosa di valida assistenza spirituale.
Dapprima cercò di acquistare la Casa ecclesiastica, presso la chiesa di Sant'Ambrogio ad Nemus, dopo che i sacerdoti anziani ed invalidi della diocesi di Milano, qui ospitati, vennero trasferiti in corso San Celso.
Ma dovette rinunciarvi perché il costo di 160.000 era troppo elevato per la disponibilità finanziaria del sacerdote. Quest'area venne successivamente acquistata, al prezzo di 110.000 lire, da Don Luigi Guanella che fondò la "Pia Casa dei poveri a Sant'Ambrogio ad Nemus", oggi già nota con il nome di "Istituto Don Guanella".
Padre Gerardo Beccaro riuscì a trovare nelle vicinanze dell'Arco della Pace, in un quadrilatero compreso tra le attuali via Canova, Piermarini, Guerrazzi e Pagano, un'area di terreno di circa 11.000 metri quadrati, sul quale voleva erigere un grande, magnifico tempio a Gesù Eucaristico. L'idea nacque in seguito alla partecipazione di padre Beccaro al Congresso eucaristico nazionale svoltosi a Torino dal 2 al 6 settembre 1895.
Era l'ultimo giorno: un umile frate dal mantello bianco prese la parola: "A voi Congressisti, offro una mia idea, un mio fermo proposito: rendere nella vicina metropoli lombarda, uno dei tanti frutti di questo Congresso Eucaristico. I Carmelitani di Lombardia, che sono lieti di avere per primi eretta e dedicata nel 1614 una chiesa al grande San Carlo Borromeo di Milano, tolta poi al culto al principio del secolo, sono fermamente decisi di erigerne una seconda nelle vicinanze del Sempione, ove quarantamila anime, sotto una sola parrocchia, sospirano a braccia aperte altri collaboratori per loro bene spirituale. La benedizione del degno successore dei santi Ambrogio e Carlo, l’Eminentissimo Cardinale A. Ferrari, come quella dei Superiori di Roma, è già impartita; l’area è assicurata. Presto si getteranno le fondamenta... Dedicheremo l’erigenda Chiesa a Gesù Sacramentato".
Queste parole suscitarono consensi e collaborazione, ma anche duri e lunghi anni di fatiche e di rischi che Padre Gerardo Beccaro non volle neppure contare, disposto a tutto pur di procurare a Gesù Eucarestia l’omaggio di riparazione e di lode del secolo che tramontava e del secolo che si apriva.
Una collaborazione preziosa e assicurata, quella capace di grandi amicizie e grandi realizzazioni, era quella dei santi: Beccaro - Ferrari, Beccaro - Scalabrini, Beccaro - Guanella. Avevano in comune una intensa devozione all’Eucaristia: "Nella Eucaristia si trova la forza intima e speciale che ci sorregge nelle ore della tristezza e dello scoraggiamento".
A Milano era in corso un'esposizione industriale di padiglioni provvisori di legno: padre Gerardo si recò a visitarla e rimase colpito in modo particolare da un padiglione, per la sua struttura robusta e per la sua mole, poiché occupava uno spazio di circa 1.000 metri quadrati.
Il sacerdote lo acquistò e sorse così la prima struttura del "Corpus Domini".
Accanto alla chiesa, tra via Canova e via Piermarini, sorse il convento, anch'esso in legno rivestito di calce che accolse dal primo momento una comunità di 5 padri e 7 studenti del convento di Cherasco.
Il 31 agosto 1895 il cardinal Ferrari benediceva la Chiesa provvisoria.
Per costruire la chiesa di marmo, così come sognava padre Beccaro, occorrevano i mezzi economici. A tal fine il sacerdote fondò nel 1896, con l'approvazione del papa Leone XIII, la Santa Lega Eucaristica, un'associazione" che raccoglieva spiritualmente, da ogni parte d'Italia e del mondo, tutti quelli che desideravano alimentarsi alle pure sorgenti della vita eucaristica" e che avrebbero potuto contribuire alla costruzione del tempio monumentale. Per queste persone diede vita al periodico mensile "L'Aurora del SS. Sacramento", stampato nella piccola tipografia da lui allestita nel convento. Fu l'inizio di un apostolato che si sarebbe ampliato nel tempo: man mano che la modesta officina tipografica si espandeva, aumentava il lavoro. Divenuta "Casa editrice Santa Lega Eucaristica" volle estendere il campo sociale l'opera compiuta in quello religioso, fino ad occupare uno dei primi posti nel l'editoria italiana.
Strettamente legata al culto verso il SS: Sacramento, nacque la Pia Opera del Perpetuo Suffragio.
Il 2 novembre 1897 vi fu la posa della prima pietra dell'erigenda basilica. Il progetto del "Corpus Domini" venne affidato all'architetto Ippolito Marchetti di Montestrutto che ideò un'opera colossale che costava di due chiese, una sotterranea e l'altra superiore. Tuttavia il progetto fu compiuto da Francesco Solmi a causa della morte improvvisa, a soli trentadue anni, del Montestrutto. Il pittore Eugenio Cisterna fu incaricato di decorare le due basiliche. Nella notte del 31 dicembre 1990 ebbe luogo l'inaugurazione della chiesa inferiore e il 24 marzo 1907 quella del maestoso campanile del convento.
Il 31 dicembre 1910 il cardinal Ferrari benediceva e inaugurava la chiesa superiore.
Il "Corpus Domini" e la Santa Lega Eucaristica non assorbivano tutte le energie di padre Gerardo Beccaro.
Risalgono agli anni 1897-1898 i primi moti del mondo operaio, culminati nei gravi episodi di rivolta del maggio 1898, quando il Generale Beccaris, che aveva proclamato lo stato di assedio di Milano, fece sparare coi cannoni sulla folla. Il cardinale Ferrari era assente dalla città, in visita pastorale alla pieve di Asso. Il mancato pronto ritorno diede modo ai liberali di accusare il cardinale di assenteismo e di viltà. Padre Beccaro partì per Asso assumendosi il compito di avvertire l'arcivescovo e rientrò a Milano al suo fianco.
In quei giorni furono molte persone arrestate anche senza validi motivi; Padre Beccaro venne nominato dalle autorità "cappellano del cellulare", trovando così un nuovo campo di apostolato. Quando nel 1900 dovette lasciare l'incarico, volle continuare ad essere vicino ai suoi carcerati con un libro,"Raggi fra le Tenebre", contenente un po' di tutto, dalle pagine di catechismo alle pagine di storia, alle preghiere.
Non meno cariche di significato fu la presa di posizione di Padre Gerardo Beccaro negli anni della crisi modernista, quando pesanti accuse misero in dubbio la fedeltà della diocesi di Milano e del suo arcivescovo alla Chiesa di Roma: tutta la comunità carmelitana fu solidale con il cardinale Ferrari. Padre Beccaro fu molto amico di Don Luigi Guanella e fu grazie a questo rapporto fatto di stima e di solidarietà che decise di dedicare la maggior parte delle sue energie all'accoglienza e all'educazione dei bambini orfani provenienti da tutta Italia.
Per loro fondò nel 1904 l'Ospizio Nazionale dei piccoli derelitti.
L'opinione pubblica guardava al giovane "derelitto" come al delinquente di domani. Nel 1903 ad esempio la stampa italiana segnalava il dilagare della piaga sociale della delinquenza minorile: 30.000 risultavano essere i fanciulli abbandonati: 14.000 di essi al disotto di 14 anni, erano stati condannati dai tribunali per vagabondaggio e furti. Le statistiche affermavano che 40% dei fanciulli abbandonati erano reclusi nelle carceri per minorenni.
Su questo terreno si mosse l'azione preventiva di Padre Gerardo Beccaro che dedicò molta attenzione a quei fanciulli che il disadattamento alla vita della città o la frequentazione di cattive compagnie a causa della mancanza dei genitori aveva emarginato consegnandoli alla strada. Egli, partendo da un non scontato riconoscimento del valore assoluto della persona fu attento soprattutto all'educazione ricevuta dall'orfano nella famiglia di provenienza e alle attitudini stesse del bambino. Per un ambiente familiare stabile e sicuro istituì il "Comitato delle dame protettrici" - conosciute anche come mamme dei derelitti -; in oltre, era in lui che i bambini identificavano la figura paterna.
Milano aderì in maniera positiva alle richieste di Padre Gerardo Beccaro attraverso una rete di beneficenza puntuale e ben organizzata e l'Ospizio Nazionale potè così crescere, dalla prima sede provvisoria del "panorama di Gerusalemme" ai più accoglienti locali ricavati da un'ala del convento dei frati carmelitani e alla fondazione della "Colonia agricola" di Cuasso al Monte presso Varese.
Padre Gerardo, anche senza seguire un modello preciso, propose un'azione educativa di prevenzione, di istruzione e di riqualificazione lavorativa.
Nei laboratori della Colonia i fanciulli sotto la guida dei maestri venivano avviati secondo la loro inclinazione ad una professione artigianale e all'agricoltura. Infatti tutti i fanciulli che sarebbero usciti dall'istituto dovevano essere in grado di procurarsi onestamente il sostentamento.
L'Italia liberale, amò molto l'Ospizio Nazionale e soprattutto il suo fondatore, Padre Beccaro, grazie alla fitta corrispondenza che egli intratteneva con alcune fra le maggiori personalità politiche e religiose dell'epoca. La stima nei suoi confronti crebbe soprattutto dopo i due terremoti di Calabria e di Sicilia, quando il sacerdote aprì le porte dell'istituto ai piccoli orfani del Meridione italiano.
C’è da stancarsi a narrare le imprese di questo vulcanico Padre dallo zelo travolgente, quasi imprudente.
Attingeva dal Cuore di Cristo l’ardore della carità che "tutto crede, tutto spera, tutto sopporta".
Non si dimenticava affatto d’essere un Carmelitano. Se le esigenze dei tempi e della ricostruzione della Circoscrizione religiosa dei carmelitani l’avevano largamente coinvolto in viaggi, affari, contratti, amministrazioni, interessi vari, fu nonostante un contemplativo. Le opere erano il frutto della sua vita interiore, fatta di umiltà, di preghiera, di carità sincera e pronta a tutto. Preghiera costante e prolungata, nei tempi rubati al già ridotto riposo.
In una specie di diario, memorie spirituali, rinnovava i suoi propositi con la semplicità del novizio e con la fedeltà del religioso consumato. Nessun cenno alle sue mille opere che alimentava col dono di sé. Unicamente la volontà di rinunciare a qualsiasi soddisfazione personale, di mettersi a disposizione di Dio, solo per la sua gloria.
Lui che "manovrava i miliardi" diremmo ora, scriveva: "Se mai dovessi avere una forte somma a mia disposizione per fare del bene, intendo e voglio servirmene solamente per fare il bene a seconda di quello che piacerà ai Superiori. Se dovessi servirmene in male ed offendervi, fatemi la grazia che io resti nell’attuale miseria, o che io muoia prima che abbia a servirmene in male".
Lunghe ore passava in confessionale dove "ascoltava paziente, consigliava saggio, confortava paterno".
Aveva doni particolari per la direzione spirituale delle anime, che andavano a lui numerose.
Passò momenti durissimi. profonde e terribili purificazioni, soprattutto negli ultimi anni, fecero di lui, solitamente chiamato: "Carattere di bronzo" per la fortezza, un essere debole, indifeso, ferito, bisognoso dell’aiuto di tutti. Calunnie, sospetti, maldicenze colpirono duramente lui e le sue opere, fino a prostrarlo come sotto la croce. Fu giudicato imprudente, e forse lo è stato da un punto di vista di amministrazione contabile. Mai però per ambizione, solo per generosità: ma che cosa non hanno osato i santi? Consunto e spossato, morì d’improvviso a Roma il 28 dicembre 1912, poco più che sessantenne.
Di lui restano i fatti, e il grande amore che ebbe per i poveri, per il Carmelo e per la Chiesa.
Padre Gerardo Beccaro morì il 28 dicembre del 1912 a Roma, dove era stato mandato dai suoi superiori a svernare, in seguito alle sue precarie condizioni di salute. Morì tre giorni dopo il fratello Gian Battista, anch'egli recatosi a Roma per lo stesso motivo e improvvisamente aggravatosi.
I funerali furono celebrati a Roma il 30 dicembre ed il 1 gennaio ad Acqui, dove la salma fu trasportata per essere tumulata nella tomba di famiglia.


Fonte:
www.ilcarmelo.it

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Aggiunto/modificato il 2013-07-18

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