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Don Florindo Bonomi

Testimoni

Monte dei Bianchi, Fivizzano, Massa Carrara, 8 novembre 1918 - 15 settembre 1944

Giovane viceparroco di Fosdinovo (Massa Carrara), nell’allora Diocesi di Apuania, viene ucciso dai tedeschi il 15 settembre 1944 nei pressi del suo paese natale, Monte dei Bianchi, frazione di Fivizzano in Lunigiana. Viene rastrellato e portato a Monzone nella notte. Dopo sevizie e insulti, è fucilato insieme ad altri giovani.



Monte dei Bianchi, paese circondato dalla forte e verde vegetazione della Lunigiana, diede i natali a Don Florindo Bonomi. Da qui, dove nacque l’8 novembre 1918, quando aveva ancora pochi anni i suoi genitori si trasferirono a Carrara, dove Florindo trascorse quindi la sua fanciullezza. Presto rimase orfano dei genitori ed un velo di dolore da allora coprì il suo volto. Seppe però volgere verso l’alto il suo sguardo, verso il cielo, trovandovi un altro Padre ed un'altra Madre. Questo incontro caratterizzerà tutta la sua spiritualità, sino a far crescere in lui il desiderio di diventare sacerdote. Entrò nel Seminario di Massa nel 1930, appena dodicenne, e nel 1942 giunse il tempo della sua ordinazione.

Poco dopo fu destinato alla sua prima missione pastorale quale Vicario Cooperatore a Fosdinovo, nell'importante parrocchia dedicata a San Remigio. Attirò rapidamente la simpatia della popolazione, che scorgeva in lui un sacerdote attivo, generoso, pronto al sacrificio, con il sorriso sempre sulle labbra. Dopo la morte di Don Giuseppe Corona, avvenuta il 29 maggio 1943, Don Florindo fu chiamato a reggere provvisoriamente la parrocchia di Fosdinovo, nell’attesa dell’arrivo di un nuovo Parroco, dando prova di fortezza e di energia non comune. Manifestò le sue doti non solamente nel’ambito spirituale, ma anche nel campo amministrativo. Con l’ingresso del nuovo parroco, dal 9 luglio 1944 riprese il suo posto di Vicario Cooperatore.

Nel tragico contesto della seconda guerra mondiale, cominciarono ad organizzarsi nella zona le prime bande di patrioti. Si rese dunque necessario che anche a Fosdinovo si costituisse un C.L.N. locale (Comitato di Liberazione Nazionale), per fornire ai Partigiani tutte le informazioni necessarie sui movimenti dei tedeschi che si trovavano in paese. Fu proprio Don Florindo, insieme ad altre quattro persone, a dar vita al C.L.N. di Fosdinovo nel mese di luglio, divenendone il membro più attivo e maggiormente sottoposto al rischio. Il 27 luglio giunsero a Fosdinovo circa duecento SS tedesche. La vita in paese si faceva ogni giorni più difficile, in particolare per i Partigiani e per i membri del C.L.N., ed era vietato uscire dal borgo senza il permesso scritto del comandante delle SS, permesso che è facile immaginare non rilasciasse tanto facilmente.

Ci pensò Don Florindo a mantenere i contatti con il C.L.N. provinciale, che aveva sede a Carrara. I tedeschi rilasciarono i permessi ad entrambi i sacerdoti per raggiungere Massa e Carrara: in tal modo Don Florindo poté approfittarne, ma in uno dei suoi viaggi una caduta dalla bicicletta gli causò una dolorosissima ferita ad un ginocchio. Fu allora costretto a letto per parecchi giorni ed ancora si trovava allettato quando avvenne il 9 settembre un rastrellamento. Don Florindo, forse sospettato di collaborare con i Partigiani, venne preso e condotto nella Caserma Dogali di Carrara. Il Vescovo di Apuania, mons. Cristoforo Arduino Terzi, riuscì ad ottenere la sua liberazione, con la condizione che si trasferisse immediatamente a Pontremoli. L’amore verso i suoi fedeli e la necessità di rivedere i suoi compagni del C.L.N. lo spinsero invece a fare ritorno a Fosdinovo.

Fu dunque catturato una seconda volta dalle SS tedesche ed ormai la sua sorte era segnata. Trasportato insieme ad altri rastrellati presso Monzone, dopo insulti e sevizie venne ucciso in località Tre Casette, nel territorio della parrocchia di Monte dei Bianchi. In quella notte tra il 15 ed il 16 settembre Don Florindo nasceva al cielo nella stessa terra che gli aveva dato i natali qui sulla terra. La sua giovinezza fu così sacrificata per la libertà religiosa e civile della sua patria. Come tanti altri sacerdoti aveva donato tutto se stesso senza nulla chiedere.


Autore:
Don Fabio Arduino


Fonte:
Vita Apuana

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Aggiunto/modificato il 2020-07-21

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