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Ernest Hello

Testimoni

4 novembre 1828 - 15 aprile 1885

Un “genio folgorante”, una letteratura assetata di Verità, che finalmente raggiunge e di cui si fa maestro e modello per molti, anche autorevoli personaggi, convertitisi mediante i suoi brillanti scritti. Ernest Hello sa bene che, prima o poi, “gli uomini dovranno riconoscere in Gesù Cristo il loro Re”.



Avvocato, per volontà di suo padre, non prese le parti mai di nessuno, se non di Cristo Signore. Stiamo parlando di Ernest Hello (1828-1885), un grandissimo scrittore cattolico che visse nel castello di Keroman. Non si diede mai all’attività giuridica, ma si dedicò agli studi letterari, filosofici, teologici. Ogni mattina, dopo aver assistito alla Santa Messa, si ritirava nel proprio studio per leggere, studiare, meditare, scrivere.
Le sue pagine ghermiscono come l’aquila la preda, grazie alla verità alla quale riconducono. Non c’è in lui retorica o fariseismo, come accade oggi in molti autori, che possono essere definiti muti loquaces, come li chiamava sant’Agostino; autori «ecumenici» alla maniera di Enzo Bianchi, che «vanno su tutto e non impegnano», fuorché l’anima. L’anima Hello la impegnò sempre e non cercò mai di stare in più paia di scarpe per essere bene accetto nei salotti intellettuali e sulle copertine delle riviste. Come non ricordare i suoi capolavori? L’uomo (reprint R. Carabba, Lanciano 2008) e Fisionomie di Santi (Fògola, Torino 1977). Affermava che l’uomo moderno non sa più odiare l’errore, perché non ama più la verità e non sa più che cosa sia.
Per lui la pace non può e non deve consistere in una conciliazione dei contrari, perché il male è male e il bene è bene, e male e bene sono distinti e nemici, in eterno. Pertanto la gramigna resta gramigna e il grano resta grano, senza variazioni genetiche o culturali, così come l’Inferno rimane Inferno e il Paradiso rimane Paradiso. Tuttavia il male, a volte, diventa ipocrita per convivere con il bene ed ecco il protestantesimo, il liberalismo, l’eclettismo, il trasformismo…
Una volta Hello scrisse che la neutralità è ciò che gli faceva provare «una stupefazione assolutamente inesprimibile» (Antologia di cattolici francesi del secolo XIX, Traduzioni e notizie di D. Giuliotti, R. Carabba, Lanciano 2010, p. 88), neutralità alla Enzo Bianchi, portavoce dei tanti “né carne, né pesce” oggi in voga, che dando spazio all’ecumenismo a tutto campo, al buonismo svenevolo e mieloso, al relativismo, al soggettivismo, agli imbrogli sentimentalistici, al qualunquismo aprono nelle anime abissi di confusione, dandole in pasto alla menzogna. «L’uomo mediocre ama quegli scrittori che non dicono né sì né no in nessuna questione (…) che maneggiano tutte le opinioni contrarie. Ama contemporaneamente Voltaire, Rousseau, e Bossuet. (…). Trova insolente qualunque affermazione, perché ogni affermazione esclude la proposizione contraria. Ma se sei un po’ amico e un po’ nemico d’ogni cosa, ti troverà molto saggio e molto prudente. (…). L’uomo mediocre in azione, ha un’inquietudine: “La paura di compromettersi”. (…). L’uomo mediocre afferma che c’è del buono e del cattivo in tutte le cose; che non bisogna essere assoluti ne’ giudizi, ecc. Se tu affermi, con forza, la verità, l’uomo mediocre ti dirà che hai troppa fiducia in te stesso. (…). Il suo motto è questo: “Ardito solo contro Dio”» (ivi, pp. 93-96), del quale si fa portavoce, seguendo il proprio metro di misura.
Questo autore, che seppe osservare acutamente e con lungimiranza, il pensiero moderno, basato su materialismo, antroprocentrismo e filosofie illuministe, è stato debitamente silenziato perché causa di “scandalo”, essendo, oltre che autentico conoscitore dell’uomo, anche paladino del Cristianesimo immacolato. Apparentemente vinto dai suoi contemporanei e da questa generazione, egli, in realtà, rientra a pieno titolo fra gli scrittori senza tempo e le sue parole sprizzano eternità: «Il vero santo possiede la carità; ma è una carità terribile che brucia e divora; una carità che detesta il male, perché vuole la guarigione. Il santo che il mondo si figura, dovrebbe avere una carità dolciastra che benedicesse chiunque, che benedicesse qualunque cosa, che benedicesse in qualunque circostanza. Il santo che il mondo si figura, dovrebbe sorridere all’errore, al peccato, a tutti e a tutto. Dovrebbe essere senza indignazione, senza profondità, senza elevatezza e non dovrebbe scrutare gli abissi. Dovrebbe essere benigno, benevolo, arrendevole col malato, indulgente per la malattia. Se vuoi essere questo santo [alla Enzo Bianchi, alla don Lugi Ciotti, alla Ernesto Olivero, alla Alex Zanottelli o al “profeta” Cardinale Carlo Maria Martini, ndr.], il mondo ti amerà e ti dirà che fai amare il Cristianesimo» (ivi, p. 122). Per essere davvero misericordiosi, imitando Cristo, occorre essere inflessibili sui dogmi e sui principi.
Il mondo, che ha l’istinto del nemico, non ti chiede d’abbandonare la cosa che ti è cara, «ti chiede soltanto di patteggiare con la cosa opposta», compromesso molto facile che però compromette l’anima. Sorridendo all’errore si sorride alla propria condanna. Il mondo, così, dirà che gli fai amare la religione, ovvero gli diventi «simpatico», perché «hai cessato d’essere una rampogna per lui» (ivi, p. 122), di essere la sveglia della sua coscienza.

Autore: Cristina Siccardi

 


 

«Non c’è che una realtà giovane sulla terra, ed è il Cristo. I suoi attuali nemici, a forza di essere mediocri, ci permettono di vedere la stupidità dell’errore. Lo fanno vedere qual è: un niente complicato».
Così scriveva Ernest Hello, grande apologista e polemista francese, che operò nel XIX secolo – l’Ottocento – ma il suo messaggio sincero e coraggioso, talvolta violento, come lo sono i santi, è drammaticamente attuale.

Maestro riconosciuto

Nato a Lorient in Bretagna, il 4 novembre 1828, seguì gli studi giuridici del padre, ma non esercitò mai l’avvocatura, disgustato dal fatto che i colleghi del foro ammettessero tranquillamente la difesa di cause false, solo per i soldi.
Assetato e affamato di verità e di giustizia secondo la quarta Beatitudine evangelica, perché fin da ragazzo sempre più innamorato di Gesù Cristo, il giovane avvocato preferì dedicarsi totalmente allo studio e alla contemplazione, nella solitudine del castello paterno di Keroman. Nella solitudine e nel silenzio maturò la sua grandezza consacrandosi totalmente con amore alla Verità, predicandola con coraggio, andando contro-corrente e difendendola con violenza contro gli errori e le sciocchezze del suo secolo, i quali, elevati all’ennesima potenza, sono ancora gli errori del nostro secolo.
Come tutti gli uomini grandi, soffrì immensamente nel suo spirito vedendo gli uomini abbacinati e rincretiniti dall’errore e incatenati alla stupidità, così al di sotto della Verità e così superbi e impudichi nei loro errori. Così fu quasi completamente ignorato – si può dire “scomunicato” – dalla cosiddetta cultura ufficiale che preferiva i senza-Cristo quali Rénan, Zola, Flaubert, Victor Hugo e i pensatori del passato contro cui Hello combatteva Cartesio, Voltaire, Rousseau, Kant e Hegel.
Solo dopo la sua morte – avvenuta il 15 aprile 1885, a soli 57 anni – la Francia si accorse del suo genio folgorante e in parte lo rivalutò, almeno lo rivalutarono i retti di cuore. Eppure, il santo Curato d’Ars, incontrandolo quando Ernest era ancora giovanissimo, intravide in lui una singolare missione. La “profezia” del santo Parroco si avvererà e si sta ancora avverando: molti dovettero a lui la loro conversione a Cristo: Graty, Bloy, Joergensen (come abbiamo già narrato), Giuliotti, Papini, persino Maritain, riconobbero in lui un grande maestro di idee, di stile e di vita. Chi scrive è una nullità, ma molto deve a Hello, il quale, come Louis Veuillot, «aveva il segreto, il senso, oserei dire la passione della Verità del Cattolicesimo. Il senso cattolico era tanto sviluppato in lui che aveva compenetrato la sua natura. Egli amava così tanto la Chiesa, nella sua santa Tradizione cattolica, che era finito con l’incarnare in se stesso questo supremo amore».
E, oggi, di che cosa abbiamo bisogno se non proprio di questo? Ritrovare la Verità vera del Cattolicesimo autentico. Venne definito «il Pascal bretone», e anche «un incendio bianco acceso dall’Apostolo san Paolo», secondo la definizione di Stanislas Fumet nel suo libro: E. Hello e il dramma della luce. Come Pascal, Hello scriveva: «L’uomo ha sete di mistero perché ha sete di infinito. La sete dell’infinito spinge le anime superiori su vie interminabili... verso Dio».

“L’uomo” in pericolo

Studioso, ricercatore e contemplativo della Verità, Hello scrisse pagine ardenti e fulminanti come un antico profeta. Occorre leggerlo per crederci. Il suo capolavoro, tra i diversi libri, è L’uomo, un lungo e poderoso studio sull’uomo, sulla Verità metafisica e rivelata, sulla storia, sulla scienza e sull’arte: un trattato o, se più vi piace, “una summa” di carattere e profondità medioevale, in cui tutto il mistero dell’uomo viene visto alla luce di Dio.
Ha tre nemici, l’uomo che vuole vivere nella Verità – pertanto l’uomo è sempre in pericolo – e questi nemici sono la mediocrità, l’indifferenza e il rispetto umano.
L’uomo mediocre dice che in tutte le cose c’è il lato buono e il lato cattivo, che non bisogna essere assoluti nel giudicare. L’uomo mediocre non vuole la verità assoluta – sarebbe un’esagerazione e per di più superbia! – ma nel suo insieme, è modesto e orgoglioso, sottomesso a Voltaire (che si propose di schiacciare il Cristo!) e ribelle a Dio e alla Chiesa. Vuole essere – a parole – umile con tutti, ma è ardito solo contro Dio, in modo subdolo.
Costui è brillante nei “salotti buoni”, ma non ha l’intelligenza vera che è la facoltà di cogliere l’Assoluto nelle cose che passano. L’uomo intelligente alza la testa per ammirare e adorare; l’uomo mediocre alza la testa per schernire e si fa beffa dell’infinito. Il mediocre vuole una “Chiesa” a sua immagine che non insegni la Verità nei suoi dogmi immutabili e preferisce una morale – in seguito, a sua immagine – senza dogmi. «L’imperativo categorico» di Kant incentrato sull’uomo che pertanto non si obbliga a nulla da solo, ma non il Primo Comandamento del Decalogo: «Non avrai altro Dio al di fuori di me».
L’uomo indifferente è colui al quale non importa nulla della Verità, perché ognuno ha la sua verità a suo uso e consumo. «Così – scrive Hello – la maggioranza degli uomini superiori nell’ordine della Verità e del Bene, sono morti di crepacuore assassinati dall’indifferenza dei loro amici. Questo delitto infinito ha per castigo la diminuzione della Verità tra gli uomini, le rivoluzioni, le guerre, le rovine, la disperazione, tutti i delitti, tutte le sventure».
Ma il grande nemico dell’uomo è il rispetto umano, la paura di prendere posizioni, di scovare e additare l’errore e di controbatterlo: «Gli uomini sono superbi di ignorare la Verità, l’Essere, il Bello; lo disprezzano e sono persino fieri di disprezzarlo. Se qualcuno preferisce l’infinito a un mucchio di lordure, viene fatto bersaglio di beffe continue. Chi preferisce le lordure e guazza nella mota, ha la pretesa di essere libero come Dio».
Eppure, nonostante tutti gli ostacoli opposti dal mondo, l’uomo ha sete di infinito: «Il secolo XIX è affamato. È un fatto evidente a prima vista. Non è necessario essere molto fisionomisti per accorgersene. Dategli uno sguardo e vedete che ha fame [anche il nostro secolo XXI, “ha fame”]. Di che ha fame? Noi siamo tormentati dall’infinito come lo furono i nostri padri, ma essi non sentirono questo tormento come noi. Noi lo sentiamo di più. Dio chiama, chiama sempre».
«Tutta l’antichità – annota Hello – è un grido, un grido che chiama aiuto. L’uomo grida dal profondo delle sue viscere, e l’India, la Grecia, e il paganesimo sotto tutte le sue forme, rendono testimonianza, pur contro voglia, alla Verità perduta e alla Verità attesa». «Il tedio della vita non è altro che un immenso bisogno di Dio».
Ma dopo la venuta del Figlio di Dio incarnato nel mondo, Gesù Cristo, l’uomo, cercatore di infinito, può sfuggire e liberarsi dai tre pericoli e trovare l’Infinito nel Volto del Crocifisso che gli ha spalancato il Cielo di Dio.

Convertirsi a Cristo

Ed ecco che Ernest, al colmo della gioia, afferma perentorio: «Una cosa sola è necessaria, anzi indispensabile: convertirsi a Dio, a Cristo, alla Chiesa Cattolica. Gesù Cristo è risorto quello che era: pietra angolare del mondo e dei mondi. Anche se oggi non lo si vuole più, perché, si dice, sogna, Egli è la Realtà, e niente si può ordinare al di fuori di Lui».
«Soltanto l’infinito può saziare l’uomo; colui che ha desiderato una nuova religione, ha bisogno del Cristianesimo, come esso è: il Cristianesimo ardente. Convertirsi non è raffreddarsi, incasellarsi, annoiarsi. Il Cristianesimo è fuoco, è ardore, è conquista, è infinita passione d’amore».
«Convertirsi significa rivolgersi a Cristo che è fuoco divorante. Convertirsi è associarsi all’impeto delle gioie. Convertirsi significa rivolgersi verso l’Amore eterno, chiedere a Cristo di prestarci la sua vita divina per amare divinamente. Convertirsi significa abbandonarsi senza limiti e senza riserve all’ardore inestinguibile dell’Amore immenso, l’Amore divino».
Ma per questo, non basta fermarsi alla crosta, alla superficie di qualche atto buono, secondo il Vangelo; occorre giungere al cuore verginale e più intimo del Cattolicesimo: Dio ci chiama all’intima unione con Lui nella grazia santificante, “l’essere nuovo”, “l’ontologia nuova” in Cristo Gesù, alla “mistica cattolica”, che solo può saziare la fame e la sete d’Infinito che l’uomo si porta dentro come il “marchio di fabbrica”, uscito dalle mani di Dio fin dalla creazione.
Per questo, per Hello e per ogni cattolico vero, i grandi maestri sono solo i grandi Mistici: per lui, Dionigi l’Areopagita, Angela da Foligno, Giovanni Ruysbroeck, Bossuet, san Francesco di Sales, il card. De Bérulle, il padre Condren, il padre Olier... Come costoro, diventa logicamente intransigente e insofferente di tutta la sofisticheria e l’ipocrisia dei numerosi letterati e i filosofi salottieri. A volte, appare eccentrico ed esagerato, perché non ne può più di sopportare i toni grigi, le mescolanze, le incoerenze, gli aggiornamenti fasulli e mondani.
Il Cristo o è vero o non è vero; ma se è vero, come Egli è vero, anzi la Verità assoluta ed eterna, allora, in nome suo si deve essere intransigenti e coraggiosi; e non sprecare tempo né fatica né opere per altri, all’infuori di Lui. Per questo, la sua lotta a Rénan, lo spretato che ridusse Gesù da Dio a solo uomo, fu implacabile, come fu implacabile verso i “venditori di aria fritta”: «Filosofi! Filosofi! Perché vi stizzite? Perché strepitate tutti quando Gesù afferma: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”?».
Tutto passa, specialmente l’errore e pure l’eresia: solo la Verità rimane: «La Chiesa, austera come l’amore e rigorosa come la Verità, canta il Credo nel suo Dio e nel suo divino Maestro, Gesù Cristo, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, e questa è la sua risposta, il suo dono supremo, non altro». Ernest Hello vede tutto nell’Unità e nella Trinità di Dio: se il cattolico possiede la Verità non può essere che intransigente con l’errore, pur amando e cercando di salvare l’errante. In questo stile, l’esempio più alto è Maria Santissima Immacolata: Ella ha schiacciato il serpente che è satana con il suo piede, ma è Corredentrice con Gesù unico Redentore per la Salvezza dei peccatori!

Il suo messaggio

Nella commemorazione di lui, tenuta il 18 marzo 1968 (Humanitas, n. 7, 1973), Jacques Maritain disse: «In un corpo fragile, era un’anima elevata e di uno spirito ardente. È stato il precursore della scoperta dei grandi maestri del Cattolicesimo che si è diffusa in seguito. Egli si lamentava di non riuscire a trasmettere il suo messaggio, così contro-corrente, ma occorre dire che egli ebbe discepoli – e quali discepoli! – dopo il suo passaggio. Un solo esempio: senza Hello, non ci sarebbe stato un Garrigou-Lagrange. È stata la lettura del libro di Hello, L’Uomo, a convertire il giovane Garrigou, allora studente di Medicina e a fare di lui uno dei più grandi teologi e mistici del nostro tempo».
Storico, filosofo e teologo, Ernest Hello ha visto l’universo e la storia umana girare e convergere attorno a Gesù Crocifisso: «L’umanità – scrisse ancora nel suo capolavoro più volte citato – è come una folla attraversata da una processione che porta la Croce. A destra la folla si inginocchia; a sinistra la folla insulta e ride. Vexilla Regis prodeunt! La Croce è ciò che divide e non può essere che così: beati coloro che accettano la Croce di Cristo. Lui, sulla Croce, è la prima e l’ultima Parola. Tutto si decide davanti a quel Volto bellissimo redimito di spine. Gli uomini dovranno riconoscere in Lui il loro Re!».


Autore:
Paolo Risso


Fonte:
Il Settimanale di Padre Pio

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Aggiunto/modificato il 2014-11-03

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