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Servo di Dio Carlo De Cardona Sacerdote

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Morano Calabro, Cosenza, 4 maggio 1871 - 10 marzo 1958


Nacque il 4 mag. 1871 a Morano Calabro, in provincia di Cosenza, da Rocco e da Giovannina Ferraro in una famiglia della borghesia rurale. Conseguite la licenza ginnasiale a Castrovillari e la maturità classica a Cosenza, nel 1890 si trasferì a Roma per laurearsi in filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Conobbe così il movimento democratico cristiano di Romolo Murri. Ordinato sacerdote il 7 lug. 1895 a Cassano Ionio, dal set. di quell'anno fino all'ott. 1911 fu segretario particolare di mons. C. Sorgente, arcivescovo di Cosenza. Nel 1898 fondò La Voce cattolica, un settimanale di ispirazione democratico cristiana e murriana, del quale divenne direttore nel 1899. Su di esso il D., che curava la rubrica "La Domenica del popolo", sotto lo pseudonimo di Demofilo si occupò soprattutto dei problemi del lavoro, della condizione degli operai, dei contadini e degli emigrati.
Fondò nel 1901 la Lega del lavoro, di ispirazione cattolica ed aderente all'Opera dei congressi, composta da gruppi professionali. Essa univa, in sezioni distinte, operai e contadini, con l'esclusione di possidenti e borghesi, ed era inoltre articolata in sezioni locali, dipendenti da un consiglio centrale. Tale lega si proponeva l'istruzione degli operai, il miglioramento delle condizioni morali, economiche ed igieniche del lavoro, l'incentivazione della cooperazione ed il collocamento dei disoccupati.
Nel 1902 il Servo di Dio fondò la Cassa rurale di Cosenza, come complemento delle leghe per l'emancipazione economica e politica dei lavoratori. Nel 1904, lasciata la direzione de La Voce cattolica, fu candidato ed eletto alle elezioni comunali a Cosenza, rimase nel Consiglio comunale fino al 1920, ricoprendo la carica di assessore alle Finanze dal 1908 al 1912. Fu anche consigliere provinciale dal 1905 al 1923. In occasione delle elezioni politiche ed amministrative sostenne sempre, ben prima del Patto Gentiloni, la necessità di candidature cattoliche onde contrastare i gruppi socialisti, repubblicani e liberali, con i quali escludeva si potesse convergere in qualche modo. Nel 1905 si fece promotore della fondazione del periodico della lega cosentina, Il Lavoro, e nel novembre del medesimo anno aderì alla Lega democratica di Murri e Fuschini.
Nell'azione sociale del D. l’enciclica di Leone XIII Rerum Novarum rappresentò il punto di partenza per un forte rinnovamento della Chiesa. Nel 1906 promosse il primo congresso provinciale operaio, che si tenne a Cosenza nel mese di marzo. Quando l'enciclica Pieni l'animo di Pio X in tale anno condannò la Lega democratica, La Voce cattolica dovette temporaneamente sospendere la pubblicazione, alcune diocesi calabresi vennero messe sotto inchiesta e nel 1908 il D. dovette lasciare l'insegnamento filosofico presso il seminario.
Sul finire del 1912, su invito dei deputati G. Montini e G. M. Longinotti, il Servo di Dio si recò nel bresciano per conoscere le esperienze di un movimento cattolico così fiorente. Sempre in quell’anno, come presidente della Cassa rurale federativa di Cosenza, risolse la crisi della Cassa di risparmio e finanziò la costruzione dell'impianto idroelettrico di San Pietro in Guarano. Concluso l’impegno nell'amministrazione cosentina, partecipò nel gen. 1913 al primo convegno cattolico calabrese. Nel suo intervento sostenne che proprio le condizioni economiche arretrate della Calabria avrebbero potuto favorire la penetrazione del movimento sociale cattolico, proponendo la costituzione di leghe del lavoro in tutta la regione. L'assemblea accolse la mozione del D., deliberando l'istituzione di casse rurali e cooperative agricole.
Nell'ott. 1914 fu chiamato a far parte del consiglio direttivo dell'Unione popolare e nel mese successivo, a Genova, fu relatore ad una serie di incontri sul tema dell'azione cattolica nel Mezzogiorno, dove ebbe a fissare i seguenti criteri: promuovere l'azione economica attraverso il piccolo credito ed il risparmio ed educare i lavoratori al senso della collettività. Nello stesso anno partecipò con il Servo di Dio Luigi Sturzo ed altri al Segretariato di propaganda dell'Unione popolare per il Mezzogiorno. Nell'ott. 1914 ottenne udienza privata dal papa Benedetto XV, che ebbe per lui parole di incoraggiamento.
Fra il 1914 e il 1915 fu direttore dell'Unione lavoro, giornale nato dalla fusione tra L'Unione, giornale curiale, e Il Lavoro, dietro intervento autoritario di mons. Trussoni, nuovo arcivescovo. Il Servo di Dio intervenne al congresso regionale del movimento cattolico calabrese, tenuto a Crotone nel gen. 1915, dove evidenziò il ruolo della cultura nello sviluppo della fede cristiana del popolo.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, il D. fu tra i fautori di un progetto di pace. Già in occasione dell'impresa di Libia, egli non aveva mancato di denunciare che la guerra era servita agli speculatori e ribadiva che i cattolici dovevano far sentire la loro voce. Rifiutò di diffondere le iniziative propagandistiche sollecitate dal governo Salandra, anche se fece effettuare ai suoi istituti creditizi sottoscrizioni per il prestito nazionale e prese parte attivamente al comitato esecutivo per la preparazione civile alla guerra, istituito su iniziativa del sindaco di Cosenza. Alla fine della guerra, nel feb. 1919, partecipò a fondare la sezione cosentina del Partito Popolare Italiano, nella cui segreteria provinciale egli entrò nel 1920.
Nel 1920 guidò le leghe contadine alla conquista di nuovi patti agrari, in una vertenza culminata con lo sciopero generale. Il fascismo distrusse l'opera sociale del D. ed egli stesso fu costretto ad abbandonare Cosenza. Si ritirò, nel 1935, a Todi, ospite del fratello Ulisse. Fu a Roma, presso il santuario del Divino Amore, dal 1938 al 1939, poi a Collepepe (Perugia) sino al 1940. Fece ritorno a Todi e vi rimase fino al 1941, quando il nuovo vescovo, mons. Calcara, lo richiamò a Cosenza. Ricomparve così per pochi anni nella vita pubblica: nel 1943 costituì una cooperativa contadina, nel 1945 fece parte quale rappresentante della Democrazia cristiana della giunta comunale, espressione del Comitato di liberazione provinciale. Non eletto nel 1946 alle elezioni comunali, il D. decise di ritirarsi a vita privata e morì a Morano Calabro il 10 mar. 1958.


Autore:
Fabio Arduino


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2014-01-22

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