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Venerabile Serafina (Noemy Cinque) Vergine

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Urucurituba, Brasile, 31 gennaio 1913 - Manaus, Brasile, 21 ottobre 1988

Suora professa della Congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Papa Francesco l'ha dichiarata Venerabile il 27 gennaio 2014.



Suor Serafina Cinque (Noemy di Battesimo), figlia di Vincenzo e Serafina Clementina De Benedetto, italiani di Sapri (Salerno), ma nata il 31 gennaio 1913 sul Rio delle Amazzoni, a Urucurituba, a 294 km per via aerea e 300 km via fluviale da Manaus, seconda di dodici figli, conduce la vita dei ribeirinhos fino all’età di circa 11-12 anni, nonostante i genitori, ivi trasferitesi nel 1906, siano diventati ben presto i più grandi
produttori di cacao di tutta la valle amazzonica, con esportazioni del prodotto sia entro la nazione che all’estero.
Suor Serafina riceve un’ottima educazione cristiana, culturale e civile nel Collegio delle Suore Dorotee di Manaus dove frequenta quattro anni di scuola primaria e da cui viene tolta dal padre per avere ella espresso il desiderio di diventare religiosa. Terminati gli studi nel 1933 nella scuola pubblica e diplomatasi come insegnante di scuola elementare a 20 anni, subito le viene affidato l’insegnamento all’interno della foresta e, dopo due anni, a Manaus. Qui suor Serafina insegna in varie scuole pubbliche fino al 1946 quando parte per gli USA insieme alle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo venute per esplorare la possibilità di fondare una missione nella valle amazzonica, al fine di prepararsi alla
professione religiosa con il Noviziato.
Sia da studente che da insegnante, Noemy (suor Serafina) dedica tutto il tempo disponibile ad attività parrocchiali, alla catechesi, a varie associazioni ed anche a servizi pratici: come pulire la chiesa, lavare la biancheria per uso liturgico, accudire un anziano cappuccino. Non chiude gli occhi dinanzi ai poveri e ai malati della città di Manaus, ma cerca di aiutarli come può: privandosi dei comodi di una vita agiata e spensierata, ella usa i suoi soldi per aiutare i poveri che sa in difficoltà e consegue un diploma di aiutante-infermiere, corso di un anno circa, onde prestare un servizio più professionale ai malati poveri.
La cultura e la sanità: Coari, Manacapuru, Codajás, Nova Olinda do Norte nello Stato dell’Amazzonia, Santarém e Altamira nello Stato del Pará. A lei le superiore provenienti dagli USA e i sacerdoti missionari Redentoristi, Cappuccini, Francescani-Tor e Missionari del Preziosissimo Sangue affidano l’arduo compito di far riconoscere dallo Stato le scuole
sia primaria che secondaria che prepara gli insegnanti per l’interiore. Per questo è necessaria tutta l’arte dialettica, la capacità di convincimento, la personalità amabile e forte di suor Serafina, la quale sempre giunge al porto desiderato.
Le necessità sanitarie sviluppano in lei, che possiede certamente un grande intuito, la capacità di diagnosticare malattie, di curare adeguatamente con medicine provenienti dai benefattori del mondo occidentale o preparate da lei con elementi naturali.
Suor Serafina diviene un punto di riferimento soprattutto per le mamme che devono partorire, non appena queste si rendono conto della sua professionalità rispetto alle cosiddette curiosas che svolgono la professione di levatrici senza alcuna preparazione. La Serva di Dio, infatti, quanto un medico, riesce a portare a termine anche parti molto difficili e a salvare, nella stragrande maggioranza dei casi, sia madre che nascituro.
La vita di suor Serafina si svolge come in un crescendo e raggiunge il culmine negli ultimi sedici anni della sua esistenza (1971-1987) quando ella viene destinata dalla Superiora Provinciale ad Altamira per l’insegnamento solo per poche ore nella scuola serale per gli adulti e per dedicare tutto il giorno all’assistenza dei malati nell’ambulatorio della Prelatura dello Xingu, affidata ai Missionari del Preziosissimo Sangue dal 1934, già stazione missionaria degli stessi dal 1931.
In questo periodo tutta la Prelatura è segnata da un avvenimento particolare: la costruzione della strada Transamazzonica voluta e realizzata in un buon tratto secondo il progetto con soli due anni dal dittatore Emilio Garrastazu Médici. Il progetto della strada comportava che attraversasse la foresta da est a ovest dell’Amazzonia, 4.500 km, perché lungo di essa si potessero riversare le popolazioni dell’est arido del Brasile, per occupare terre vergini e ricche di acqua, costituendo città secondo un piano regolatore prestabilito che avrebbe garantito servizi di ogni genere. Tale progetto suscita in migliaia di nuclei familiari il sogno di una vita migliore per cui in massa si trasferiscono nella terra promessa. Qui, però, trovano solo una strada soggetta a rimanere isolata e intransitabile per lunghi periodi; una foresta insidiosa per malattie ed habitat degli animali feroci o comunque generatori di malattie mortali; nessuna struttura sanitaria e di comunicazione con la città di Altamira, centro abbastanza attrezzato per i suoi circa 15.500 abitanti che, in 10 anni, diventeranno 45.000 in un crescendo da capogiro negli anni ’80 da raggiungere i 120.000. Gli emigrati si trovano di fronte a difficoltà insuperabili, abbandonati a se stessi, destinati a morte sicura: a migliaia si riversano.
Nella città di Altamira per ottenere dall’ INCRA (ufficio apposito) l’assegna-zione della terra promessa dal Piano di Governo; ma l’organizzazione non riesce a far fronte alla situazione; gli ospedali sono incapaci a contenere le esigenze di un flusso così esorbitante perciò decidono di accogliere le donne solo in procinto di partorire e di dimetterle lo stesso giorno per fare spazio alle altre. Per i malati non c’è spazio per il ricovero e neppure medicine sufficienti per tanta gente.
Deluse, scoraggiate, senza possibilità di ritorno al luogo di origine, migliaia di persone vagano giorno e notte lungo le strade di Altamira, senza un tetto, senza alcun conforto, senza cibo né medicine, senza speranza.
Suor Serafina vede tutto questo a partire dal 1972, soprattutto dal 1973, quando una sorta di invasione offre uno scenario “apocalittico”, al dire di una consorella che si trova di passaggio ad Altamira. In ambulatorio suor Serafina riceve continuamente persone in cerca degli aiuti più disparati; ella offre medicine, talvolta stende un tappeto nel poco spazio a disposizione e fa pernottare i più bisognosi, specie se donne incinte o che hanno appena partorito, prima di riprendere il viaggio sui fiumi per giorni e giorni di navigazione, spesso su imbarcazioni precarie.
Comincia così la vita di mendicante di suor Serafina che all’inizio bussa alla porta e al cuore degli amici della città, e poi sempre più allarga la cerchia fino a raggiungere tanta parte degli abitanti, specialmente i negozianti, per ottenere denaro per le medicine, il cibo e gli indumenti.
Prima con una certa diffidenza, poi con sempre maggior disponibilità, la gente si lascia commuovere da questa suorina tanto gracile, piena di tenerezza per tanti fratelli e sorelle in situazioni sub-umane.
Alcuni sacerdoti e consorelle non condividono il suo lavoro, ritenendo, ovviamente, che ella non potrà risolvere un problema così grande. Ma suor Serafina induce il sensibile Vescovo don Eurico Kraütler, che ella stima e da cui è ricambiata, a costruire una casa di accoglienza per i più necessitati, sia donne gestanti, le più a rischio, sia i malati. La mancanza di denaro per l’edificazione della struttura e per il mantenimento successivo dell’opera, la evidente gracilità della salute di suor Serafina fanno ritardare di dodici anni circa la realizzazione del progetto. Intanto l’ambulatorio viene trasferito in ambienti di volta in volta più grandi, capaci di accogliere un numero sempre maggiore di
persone.
La nuova struttura è inaugurata il 13.05.1984; consta della Casa Divina Provvidenza per accogliere le gestanti, e del Rifugio San Gaspare per i malati. Essa risulta confortevole e rispettosa della dignità della donna e del malato pur nella sua semplicità ed essenzialità.
La popolazione di Altamira e gli abitanti della foresta, capillarmente sensibilizzati e coinvolti da suor Serafina, come avevano già fatto in tutti gli anni precedenti, forniscono i viveri per il mantenimento di circa 130-150 persone al giorno; le Opere Sociali della Prelatura pagano gli impiegati; una schiera di volontari offre gratuitamente il suo aiuto.
Suor Serafina, con il suo amore e con la sua amabilità coinvolgente, ha trasformato il cuore di un’intera regione dall’estensione di circa 600 Km di diametro e ha creato una mentalità che rispetti la dignità della donna gestante, del bambino e del malato poveri.
La esemplarità della Serva di Dio va ricercata non tanto nell’opera umanitaria che ella realizza quanto nel “perché” e nel “come”.
Le testimonianze mettono in evidenza la fede adamantina di suor Serafina da cui sgorga l’amore per il prossimo, per la gente in mezzo alla quale di volta in volta vive. La fede respirata nell’alveo familiare nell’infanzia, diventa incontro personale con Cristo durante la preparazione alla Prima Comunione nel Collegio delle Suore Dorotee quando scopre l’amore infinito di Gesù che muore per la salvezza dell’uomo; si fa offerta gioiosa a Dio a 12 anni circa, il giorno della Prima Comunione; si esprime in un grande amore alla Chiesa; si realizza in uno stile di vita semplice, puro, attento ai bisogni non solo materiali, ma soprattutto spirituali del suo popolo per cui diviene una ardente catechista entro la parrocchia, animatrice, direttrice o fondatrice di diverse associazioni ecclesiali, portatrice della buona novella tra i suoi alunni e con le persone cui viene a contatto. Il sogno di servire Dio attraverso la consacrazione religiosa, osteggiata dal padre, si realizza solo a 33 anni tra le Adoratici del Sangue di Cristo, Congregazione totalmente sconosciuta, ma pienamente confacente alla spiritualità della giovane Noemy e in cui chiarisce sempre più e fortifica; il carisma donato alla fondatrice Santa Maria De Mattias, infatti, è di mettere al centro la persona umana con il suo valore infinito perché figlia di Dio e redenta dal Sangue di Cristo. La certezza che tutti possano essere raggiunti dalla Grazia che trasforma la vita del singolo in bene fa sì che ci si prodighi con tutte le forze per preparare i cuori a tale dono.
È questa fede, alimentata dalla Parola di Dio, dalla preghiera e dalla Eucaristia, che chiunque avvicina suor Serafina percepisce come un’atmosfera che l’avvolge, in cui respira e si muove. Da insegnante o da infermiera, da catechista o nei contatti personali con i poveri o di altro ceto, suor Serafina trasmette il messaggio evangelico, reso tangibile con la sua vita, di un Dio Padre, tenero con i figli, provvidente, misericordioso.
Verso la metà dell’anno 1987 suor Serafina mostra i segni del male, cancro ai gangli linfatici, che l’allontanerà dal campo apostolico di Altamira. Con la stessa fede, amore, pazienza e serenità di sempre ella vive l’ultimo anno costellato da grandi sofferenze fisiche. Trasferita a Manaus, nella Casa Provinciale delle Adoratrici del Sangue di Cristo della Missione amazzonica, muore il 21 ottobre del 1988.
L’Opera sociale e spirituale della “Casa Divina Provvidenza”, continuata dalle consorelle, rimane ancora oggi il punto di riferimento di questa grande area della foresta amazzonica che continua a dibattersi, anche se in modo più attutito, negli stessi problemi religiosi, culturali e sociali di 40 anni fa.
La fama di santità della Serva di Dio è persistita nel tempo, soprattutto per la continuazione dell’opera stessa ed è andata accrescendosi per le numerosissime grazie ricevute per sua intercessione dalle persone che la invocano.


Fonte:
www.ascitalia.eu

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Aggiunto/modificato il 2014-02-10

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