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Mons. Giovanni Sismondo Vescovo

Testimoni

Brusasco, Torino, 13 ottobre 1879 - Torino, 7 dicembre 1957


Giovanni Sismondo nacque a Brusasco, in Piemonte, il 13 ottobre del 1879. I genitori, Giuseppe ed Irene Mijno, erano contadini e il ragazzo crebbe forte e sicuro a questa scuola di vita, dura certamente ma saldamente ancorata agli eterni valori della fede cristiana. Presto rimase orfano della mamma e per questo iniziò i suoi studi nella Piccola Casa della Divina Provvidenza fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo a Torino, dove si distinse come allievo esemplare. Fu ordinato sacerdote il 16 luglio 1905 nella cattedrale di Casale Monferrato e si laureò in teologia dogmatica a Torino nel 1907 mentre esercitava il ministero di vice parroco a Scandeluzza. Insegnò eloquenza, storia e teologia morale presso il seminario di Casale durante gli anni della prima guerra mondiale, mentre nei difficili tempi che seguirono fu parroco delle parrocchie di Sant’Ilario di Casale e poi di Moncalvo.

Il 6 febbraio 1930 fu nominato vescovo di Pontremoli, quando, nonostante la ferma opposizione di mons. Angelo Fiorini, già si parlava di soppressione della giovane diocesi. Consacrato vescovo il 9 marzo a Casale, arrivò a Pontremoli in una piovosa domenica delle Palme, il 13 aprile successivo. Durante l’accoglienza a porta fiorentina il sindaco gli offrì il pastorale augurandogli di usarlo come un aratro per continuare a tracciare il solco iniziato dal predecessore e fu veramente profetico. Povero e infaticabile come lui, viveva con un solo domestico, l’inseparabile Felice, la sua casa era sempre aperta ai poveri e tutti attestano che nessuno se ne andava mai a mani vuote, tanto che durante la guerra più di una volta fu costretto a recarsi a sua volta ed elemosinare la minestra dai cappuccini. Non aveva nemmeno l’automobile perché tutto ciò che possedeva era per i poveri,  ma questo non gli impediva di raggiungere tutte le parrocchie della diocesi anche sulle più alte montagne. A chi gi faceva notare che non era prudente aiutare tutti indistintamente rammentava di essere cresciuto nella casa della Provvidenza, pertanto non poteva avere alcun timore. Nel luglio del 1939 celebrò il secondo Sinodo diocesano e a lui si deve, tra le altre cose, la fondazione e il riconoscimento civile del Liceo Vescovile e l’ampliamento e la ristrutturazione dell’intero Seminario.

Ma, come il grande predecessore mons. Fiorini, è agli anni della guerra che lega indissolubilmente il proprio nome distinguendosi soprattutto nei terribili ultimi mesi in cui la guerra civile aveva imbarbarito tutti e l’unico punto di riferimento della città,  continuamente sotto minaccia di distruzioni da tutte le parti in causa, rimaneva il Vescovo. È proprio lui a salvarla al termine di una difficile trattativa con il Comando tedesco e una rocambolesca missione sui monti di Zeri, ovviamente a piedi, per incontrare il maggiore Gordon Lett e scongiurare l’intervento contro i tedeschi in ritirata che si sospettava fossero nascosti all’Annunziata. In quel periodo operò con illuminato vigore intervenendo ripetutamente contro i rastrellamenti e tutte le forme di violenza, salvando dalla morte moltissime persone di ogni schieramento. Molti gridarono al miracolo per il solo fatto che fosse sopravissuto nonostante la sua fermezza nel dichiarare la verità anche in tempi in cui bastava meno di un sospetto per essere eliminati. Per tenere insieme la verità con la carità, continuando a proclamarla senza mettere a repentaglio la vita di altri, sospese la pubblicazione del giornale diocesano, “Il Corriere Apuano”, sostituendolo con la stampa di un foglio intitolato “La parola del Vescovo”. Sempre presente per primo dopo bombardamenti e rastrellamenti, aprì l’episcopio, il Seminario e tutti gli istituti della diocesi per raccogliere coloro che non avevano più una casa e che confluivano a Pontremoli, da sempre crocevia di tutti i pellegrini. Per il suo impegno, il 19 agosto 1948 gli venne conferita la medaglia d’argento al valor civile, in occasione del decennio di episcopato fu nominato dalla Santa Sede assistente al soglio pontificio e il Consiglio Comunale di Pontremoli gli conferì la cittadinanza onoraria quale “pacificatore degli animi, difensore degli oppressi, salvatore della città”.

Nel dopoguerra una grave malattia minò rapidamente la sua forte tempra e nell’ottobre del 1954 fu costretto a rinunciare al governo della diocesi. Partì da Pontremoli il 2 febbraio 1955 e tornò a Torino nella Piccola Casa della Divina Provvidenza dove morì il 7 dicembre 1957 e due giorni dopo venne sepolto nella cripta della cattedrale di Pontremoli. Tra gli ultimi a visitarlo fu il sindaco di Pontremoli al quale con un flebile gesto indicò di portarsi via tutto ciò che gli era rimasto: le tre rose sbocciate su quel pugno di terra pontremolese che aveva voluto tenere con sé.


Autore:
Emanuele Borserini

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Aggiunto/modificato il 2014-11-01

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