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Beati Michal Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski Sacerdoti francescani, martiri

9 agosto (e 7 giugno)

† Pariacoto, Perů, 9 agosto 1991

In data 3 febbraio 2015 Papa Francesco ha riconosciuto il loro martirio in odio alla fede. Sono stati beatificati a Chimbote (Perù) il 5 dicembre 2015.



“Sono i nuovi santi martiri del Perù”, commenta profeticamente Giovanni Paolo II il 13 agosto 1991, mentre si trova nella “sua” Cracovia per la Gmg, a chi gli comunica il feroce assassinio di alcuni giorni prima, dai contorni ancora incerti e che qualcuno ad arte si premura di subito caricare con sfumature politiche. La profezia si è avverata il 3 febbraio 2015 con il riconoscimento, a meno di 24 anni, del martirio dei due francescani polacchi Sbigneo Strzałkowski e Michele Tomaszek, che il 5 dicembre  2015 sono stati proclamati beati.
Classe 1958 l’uno e 1960 l’altro, insieme hanno studiato e si sono formati come Minori conventuali (i frati di Assisi e di Padova, tanto per intenderci), insieme partono entusiasti e felici, poco dopo l’ordinazione, con destinazione le Ande peruviane. È del 1988, infatti, la decisione dei superiori di aprire la prima missione francescana in Perù, tra le vette della Cordillera Negra, a Pariacoto. Ed è con estrema fiducia che affidano questa pionieristica esperienza a tre confratelli, non tutti ancora trentenni, che hanno entusiasmo da vendere e soprattutto gran spirito di adattamento. Catapultati a 11mila chilometri di distanza dalla loro Polonia, i tre vi arrivano nel 1989 e non si lasciano scoraggiare dalla mancanza di luce elettrica, dall’assenza di una strada che li metta in contatto con il mondo, da una spaventosa siccità che sta flagellando la cordigliera, neppure da un’epidemia di colera imprevista e, allo stesso tempo, prevedibile, date le precarie condizioni igieniche in cui vive la popolazione. Si accorgono anche ben presto della presenza molto attiva sul territorio di “Sendero luminoso”, l’organizzazione armata d’ispirazione maoista che prospera agli inizi degli anni ’90, anche grazie ai finanziamenti derivanti dal narcotraffico.
La povertà diventa il mezzo per farsi accettare in un contesto poverissimo e bisognoso di emancipazione: per quasi tre anni assistono con fraterna solidarietà gli abitanti, dando concretezza, nel quotidiano, a quell’opzione preferenziale per i poveri che i vescovi latinoamericani hanno indicato a Puebla e Medellín. “Non avevamo mai toccato problematiche legate alla politica. Il nostro lavoro a Pariacoto consisteva nel servire i poveri ed evangelizzare. A noi sembrava di non fare niente per provocare”, ricorda oggi padre Jarek, unico superstite dell’eccidio, salvatosi per puro caso essendo rientrato in Polonia per celebrare il matrimonio della sorella,nell’agosto 1991. La sera del 9 agosto i terroristi di “Sendero luminoso” irrompono nella missione di Pariacoto, cogliendo fra Sbigneo e fra Micheleal termine di una giornata di ordinaria generosità: il primo, dopo l’adorazione eucaristica, attende il confratello per celebrare messae intanto si dedica alla medicazione di un bambino; il secondo si sta dividendo tra i giovani del coro, l’incontro dei catechisti, i gruppi di discussione con i ragazzi. Fra Sbigneo ha appena il tempo di mettere in salvo i novizi, presentandosi ai “senderisti”, insieme a fra Michele, come i sacerdoti che questi stanno cercando; subito dopo sono spintonati su una camionetta che parte a velocità sostenuta sotto gli occhi atterriti dei parrocchiani. Li troveranno il giorno successivo, dietro il muro di cinta del cimitero, insieme al sindaco comunista del paese, tutti ferocemente giustiziati; “così muoiono i lacchè dell’imperialismo”, scrivono sul cartello lasciato sui loro corpi insanguinati, come firma di questo assassinio. Nel breve tragitto i due erano stati sottoposti ad un sommario e grottesco processo e giudicati colpevoli perché il loro aiuto ai poveri frenava la rabbia del popolo e rallentava la rivoluzione.
La loro uccisione, dunque, è unicamente dovuta al fatto che “ingannano il popolo perché distribuiscono alimenti della Caritas, che è imperialismo; con la recita del rosario, il culto dei Santi, la Messa e la lettura della Bibbia predicano la pace e così addormentano la gente”, sulla base del concetto, già sentito altrove, che “la religione è l’oppio dei popoli”. Non dicono invece che la loro mano perennemente tesa e accogliente era per i “senderisti” come una minaccia; che sentivano come concorrenza il loro sorriso, solidale e disinteressato; che avvertivano come una costante provocazione i loro occhi sereni e colmi di speranza. Per questo ora sono stati dichiarati “martiri della fede”: per essersi incarnati fino in fondo con il popolo loro affidato fino al punto da dare la vita. Come ha fatto Gesù, il cui mistero di morte e risurrezione proprio in questa settimana stiamo rivivendo.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Accusati d’ingannare il popolo con le loro bibbie e i loro rosari. Una condanna a morte annunciata ed eseguita dietro al muro del piccolo cimitero di Pariacoto, una cittadina sulle alture peruviane – le Black Mountains – nella diocesi di Chimbote. Padre Michal Tomaszek e padre Zbigniew Strzalkowski, due sacerdoti francescani di origine polacca, furono fucilati dai guerriglieri di “Sendero Luminoso” il 9 agosto 1991. La loro morte venne ricordata pochi giorni dopo da Giovanni Paolo II a Czestochowa, in occasione della Giornata mondiale della gioventù: “Ci sono nuovi martiri in Perù” disse in un momento del raduno. Dopo ventitré anni il processo per la loro beatificazione è entrato nella fase decisiva. Lo ha annunciato Luis Armando Bambarén Gastelumendi, vescovo emerito di Chimbote ed ex presidente della Conferenza episcopale peruviana. Bambarén, gesuita come papa Francesco, ha fatto sapere ai propri concittadini che presto avranno “i primi beati martiri tra i santi del Perù”.
La storia dei due missionari è raccontata nel libro “Hermanos martires” (Frati martiri) pubblicato nel 2011, l’anno in cui la positio è arrivata in Vaticano. L’autore, il giornalista italiano Alberto Friso, preconizza un giorno non troppo lontano in cui si riconoscerà che i due frati morirono in odium fidei. Appartenevano alla Congregazione dei conventuali della provincia di Sant’Antonio a Cracovia. Completati gli studi nel seminario maggiore della loro città partirono per una missione nelle Ande peruviane assieme al sacerdote Jaroslaw Wysoczanski, con l’obiettivo di fondare il primo convento del loro ordine e portare la fede, la speranza e la carità tra i poveri di Pariacoto, uno dei maggiori centri della produzione mondiale di coca destinata a essere trasformata in cocaina. Un commercio straordinariamente florido che garantiva ingenti profitti per i trafficanti quanto magri salari per i coltivatori.
Un pomeriggio d’estate, apparentemente come tanti, alcuni abitanti del posto cominciarono a incidere strani graffiti sui muri degli edifici nella piazza, segnale di un imminente attacco dei terroristi. I frati non cessarono dalle loro attività quotidiane: il coro, il catechismo, etc. Frate Zbigniew curò come sempre anche l’esposizione del Santissimo Sacramento, in attesa dell’arrivo di padre Miguel – così Michal si faceva chiamare per facilità – per la messa del giorno. Alcuni incappucciati arrivarono all’improvviso, li catturarono entrambi (solo loro due perché Zbigniew riuscì a convincere a non toccare i novizi) e li fecero salire su un furgone con le mani legate. Lungo il tragitto il processo sommario: colpevoli perché il loro aiuto ai poveri frenava la rabbia del popolo e rallentava la rivoluzione. Sul banco degli imputati era la carità, “contestata e attaccata come sistema di conservazione dello status quo”, con le parole di Benedetto XVI nella Deus Caritas. Inoltre, l’annuncio del Vangelo della pace scoraggiava i giovani dall’aderire ai gruppi terroristici. Poco dopo, vicino al piccolo cimitero, l’esecuzione assieme ai sindaci di Pariacoto e Pueblo Viejo. Sulla via del ritorno uccisero a colpi di fucile anche il sindaco di Cochabamba.
Autori del massacro furono alcuni uomini di “Sendero Luminoso”, l’organizzazione armata d’ispirazione maoista che agli inizi degli anni ’90 era molto attiva nella regione di Pariacoto, anche grazie ai finanziamenti derivanti dal narcotraffico.
Gli sforzi congiunti dell’allora vescovo di Chimbote e della Conferenza episcopale peruviana hanno dapprima portato all’apertura della fase diocesana, nel giugno del 1995, del processo per la beatificazione dei due missionari francescani. L’iter locale si è concluso nel 2011. Sono stati beatificati a Chimbote (Perù) il 5 dicembre 2015 insieme al Beato Alessandro Dordi.


Autore:
Daniele Metelli


Fonte:
www.terredamerica.com


Note:
La Congregazione dei Francescani Conventuali ed a Pariacoto vengono ricordati il 7 giugno.

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Aggiunto il 2015-11-30

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