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Servo di Dio Matteo Farina Adolescente

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Avellino, 19 settembre 1990 - Brindisi, 24 aprile 2009


Matteo Farina nasce ad Avellino, paese natale del nonno paterno, il 19 settembre 1990. Tuttavia, vivrà sempre a Brindisi, nel rione Casale, circondato dall’amore dei genitori, Paola Sabbatini e Miky Farina e della sorella maggiore Erika e accarezzato dall’affetto dei suoi parenti ed amici. Figlio di una casalinga e di un impiegato di banca, cresce in una famiglia normalissima che sente e vive profondamente la fede cristiana, che riesce a trasmettere al piccolo Matteo, introducendolo, da subito, nella vita comunitaria della Parrocchia di appartenenza “Ave Maris Stella”, a cui Matteo rimarrà sempre legato.  
I primi anni di vita scorrono tranquilli: Matteo è un bambino allegro, solare, come lo sono tanti bambini amati e coccolati dalla propria famiglia, ma al contempo è mite, affabile e dolce, caratteristiche che lo distingueranno anche negli anni della sua adolescenza e della sua breve giovinezza.
Fin dalla più tenera età, mostra una vivace intelligenza, desiderosa di conoscere e imparare, che lo porta a socializzare e ad apprendere molto rapidamente durante gli anni trascorsi nella scuola materna “M. Boschetti Alberti” e, in seguito, nella scuola elementare “G. Calò”. Alla base di questo entusiasmo per ciò che è nuovo, vi è un forte amore, una passione sviscerata per la vita, preludio, in un bambino così piccolo, di un’esistenza che anche in seguito sarà vissuta appieno e con gioia, gustata e assaporata lentamente fin in fondo, anche quando essa sarà amara: in futuro, provato dalla malattia, dirà che non ha mai perso la gioia di vivere: “Sì, la gioia di vivere. Vivere la vita, perché la vita è bella”.
Questa consapevolezza fa sì che egli viva tutto con intensità e profondità e lo porta ad essere molto attivo e volitivo anche negli impegni extrascolastici: svariate sono le attività sportive che pratica e, sin da piccolo, sviluppa una forte passione per la musica, che lo spingerà ad imparare a suonare diversi strumenti e che, adolescente, gli permetterà di fondare con i suoi amici un gruppo musicale, i “No Name”.
Ama tantissimo, anche, l’informatica perciò, dopo le medie, frequentate alla “J. F. Kennedy”, si iscrive presso l’ITIS “G. Giorgi” di Brindisi. Tuttavia si appassionerà presto alla chimica, materia che, attraverso lo studio dell’atomo, particella piccola e perfetta, gli fa percepire ancor di più l’infinita grandezza di Dio. Pertanto, dopo il biennio, si iscrive presso l’ITIS “E. Majorana” nella sezione di chimica industriale. Il suo sogno è quello di intraprendere, dopo le superiori, gli studi di Ingegneria chimico – ambientale, sì da potersi mettere al servizio di Dio anche attraverso la tutela dell’ambiente, tanto è grande il suo amore per il creato. Vince, persino, il primo premio del concorso “Energica-mente”, prova di giornalismo dedicata agli studenti degli istituti superiori di Brindisi, terza edizione del progetto “Edipower per la scuola”. Purtroppo Matteo non riuscirà ad arrivare agli esami di stato.
Le sue capacità, la sua volitività, fanno di lui un ragazzo brillante, stimato dai professori e amato anche dai compagni, attratti dalla sua maturità, mitezza, dolcezza e semplicità, ma anche dalla sua risolutezza nel combattere le ingiustizie e difendere i più deboli. Queste doti naturali, in Matteo, non brillano di luce propria ma sono illuminate dal dono soprannaturale della Fede, l’unico che dà senso pieno alla vita.
La Fede è in lui un dono, anzi, il Dono che più di tutto vive con il suo atteggiamento scevro da ogni forma di superficialità e leggerezza. Già a nove anni mostra una conoscenza del Vangelo insolita per quell’età. Mai si staccherà dal desiderio di conoscere e approfondire la Parola per poter meglio aderire ad essa. In ciò è, sicuramente, aiutato da quel rapporto intimo che vive con Gesù che incontra nella lettura quotidiana del Vangelo e nella contemplazione dei suoi misteri nella quotidiana recita del Rosario.
Matteo si accosta molto frequentemente al Sacramento della Riconciliazione, ricorrendo al suo confessore abituale; partecipa all’Eucaristia e l’Adorazione Eucaristica con grande raccoglimento e consapevolezza.
Matteo, nel suo cammino spirituale, si è ispirato a san Pio da Pietrelcina, a san Francesco d’Assisi, a santa Gemma Galgani e Teresa di Gesù Bambino, di cui ha letto gli scritti, e al beato Piergiorgio Frassati.
Nel settembre 2003 si presentano i primi sintomi di quel male che, per quasi sei anni, costituirà la sua salita al Calvario: nell’ottobre 2003 affronta una pericolosa biopsia al cervello; nel gennaio 2005 subisce un primo intervento per asportare il tumore cerebrale, seguito da quaranta giorni di dura chemio e radio. Nel dicembre 2007 affronta un nuovo intervento per una prima recidiva, e nell’anno successivo compare una seconda recidiva tanto che, tra dicembre 2008 e gennaio 2009, verrà sottoposto ad altre tre operazioni chirurgiche, che però non gli salveranno la vita. Matteo sale alla casa del Padre il 24 aprile 2009.
Il modo in cui Matteo reagisce alla malattia mostra l’eccezionalità di questo ragazzo. Conserva la gioia di vivere, che si traduce nella tenacia e nella forza di volontà a voler vivere la quotidianità tenendo fede, anche durante i periodi duri della chemio, agli impegni della sua vita ordinaria, recuperando brillantemente nello studio e continuando ad occuparsi delle sua passione, la musica. La sua gioia di vivere gli permette, nonostante la malattia, di innamorarsi di una ragazza, Serena, che gli starà vicino negli ultimi due anni della sua vita, per la quale Matteo proverà un amore umano, profondo e casto, basato sui valori cristiani.
Ancor più rilevante è l’impatto che la malattia avrà nella sua vita spirituale. Da subito sente che sta vivendo una “rifioritura spirituale”, come egli stesso la definisce, in cui riesce a percepire, fin in fondo, l’amore e la misericordia di Dio. In Matteo cresce il più totale abbandono alla volontà divina, consapevole che il futuro che Dio Padre Misericordioso ha in serbo per lui è un futuro buono, felice, qualunque esso sia. L’atteggiamento di ascolto, di attenzione e di cura verso i familiari e gli amici non cessa con la malattia, anzi si intensifica. La sua prima preoccupazione è quella di non far pesare agli altri la propria sofferenza, perciò si mostra forte, con lo sguardo sorridente, mai ripiegato su se stesso, ma sempre rivolto a chi gli sta vicino. Persino durante i diversi ricoveri in clinica ed in ospedale, quasi dimentico di se stesso, è sempre intento a pregare per gli altri ammalati e a confortarli, trasmettendo loro tutta la dolcezza dell’amore divino. Più passa il tempo e più Matteo vede la propria malattia come una prova da offrire a Dio. Essa è il fuoco con cui viene provata la sua fede (cfr. 1Pt.1,6-9), che si rafforzerà e maturerà in quei sei anni, nei quali i periodi di tranquillità si alternano con i momenti difficili dell’acuirsi del male. La fede e tutti gli altri talenti che Dio ha donato a Matteo vengono così perfezionati nella sua sofferenza. Grazie ad essa Matteo fa di ogni giorno della sua vita un “Primo Venerdì del mese”, pia pratica, peraltro, a cui è dedito. 
Matteo non si occupa solo delle necessità materiali e contingenti dei fratelli vicini, ma anche di quelli lontani: forte è il suo interesse per le popolazioni del Terzo Mondo tanto da creare, con i propri risparmi e le offerte dei suoi familiari, un fondo per le missioni africane del Mozambico.
Tuttavia la sua preoccupazione maggiore è la salute spirituale del prossimo. Già da piccolo, vi è in lui un forte desiderio di evangelizzare e di portare gli uomini a Dio. Questo pensiero è sempre presente, tanto che nell’agosto del 2005, quando già ha subito il primo intervento di asportazione del tumore, compone una raccolta di poesie che, come egli stesso afferma, “vuole esaltare temi come l’Amore e la Fede che oggi purtroppo vengono sempre più sostituite dall’odio, dalla brama di potere, dalla guerra, dalla ricchezza”. La sua è una raccolta “diretta nei cuori di ognuno”.    
Ciò che fa soffrire Matteo è l’amara constatazione di quanto la gente, in particolare la sua generazione, si sia allontanata da Dio. Egli prega continuamente per i giovani e arriva a dire: “Per quanto mi riguarda spero di riuscire a realizzare la mia missione di “Infiltrato” tra i giovani, parlando loro di Dio (illuminato proprio da Lui)…osservo chi mi sta intorno per entrare tra loro silenzioso come un virus e contagiarli di una malattia senza cura, l’Amore”.
Il suo amore raggiunge un grado d‘elevazione tale che Matteo, negli ultimi giorni della sua vita, si offre vittima per la salvezza delle anime e la conversione dei peccatori.
Matteo ha vissuto tutta la sua vita nella continua ricerca della volontà di Dio. Una fede eroica, unite alla speranza e alla carità, lo hanno contraddistinto rendendolo un faro per quanti lo hanno incontrato. La vita sacramentale e di preghiera sono state una costante nel suo percorso di vita. Negli ultimi tempi, quando le forze lo avevano abbandonato, registrò la recita del rosario con la sua voce, con una pausa nell’enunciazione del mistero, per poter contemplare sempre i misteri del Signore conformandosi ad essi. Quanti nella malattia lo hanno incontrato testimoniano l’eroicità della sua fede che lo ha contraddistinto, consentendogli di vivere tutto in perfetta letizia e di accogliere sorella morte nella serenità che contraddistingue i giusti.

Per richiesta di materiale, attestazione di grazie ricevute, comunicazione di eventi e iniziative rivolgersi a:
Apostolato della Preghiera
Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni
Piazza Duomo, 12
72100 Brindisi

 

 


Autore:
Anna Rita Fiusco


Note:
Sito ufficiale della causa di beatificazione: http://it.matteofarina.com

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Aggiunto il 2015-04-10

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