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Servo di Dio Franz Dionysius Reinisch Sacerdote pallottino, martire

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Feldkirchen, Austria, 1 febbraio 1903 - Berlino, Germania, 21 agosto 1942


Il Servo di Dio Franz Dionysius Reinisch, sacerdote pallottino, membro della Provincia del Sacro Cuore, che nacque il 1 febbraio 1903 a Feldkirchen (Austria) e morì, come martire, decapitato a Berlino il 21 agosto1942. Il processo di beatificazione è stato aperto ufficialmente dal Vescovo di Trier, Mons. Stephan Ackermann il 28 maggio 2013. Postulatore della Causa di Beatificazione a livello diocesano è don Heribert Niederschlag SAC.
Dopo l’esame di maturità, Francesco per un anno studiò diritto all’Univer­sità di Innsbruck e Kiel. Nel 1923 partecipò agli esercizi spirituali ignaziani di 30 giorni. Pian piano maturava, dentro di lui, la decisione di diventare sacerdote per conquistare anime a Cristo. A questo scopo, nell’autunno del 1923 iniziò a studiare filosofia a Innsbru­ck e nel 1925 entrò nel Seminario Maggiore di Bressano­ne. Il 29 giugno 1928 diventò sacerdo­te diocesano. Poco dopo, il 3 novembre ­1928 entrò nella Società dei pallottini, dove fece la prima consacra­zione l’8 dicembre 1930. Successivamente si dedicò all’inse­gnamento della filosofia ai candidati al sacerdozio ad Untermer­zbach (2 anni). Quindi, studiò ancora per un anno teologia a Salisburgo, e si impegnò in varie attività pastorali. Nel suo servizio pastorale mostrò entusiasmo per il movimento apostolico di Schönstatt, fondato dal Padre Josef Kentenich, pallottino. In questo movimento don Reinisch vide una moderna realizzazione delle idee apostoliche di San Vincenzo Pallotti. Nel 1938 i superiori gli affidarono la cura spiritua­le degli uomini, che si erano ascritti fra i membri del Movimento.
Dopo aver espresso la sua disappro­va­zione per il giuramento di fedeltà a Hitler, la polizia segreta di Berlino (Gestapo), il 12 settembre 1940, gli vietò di tener conferenze e di predicare in tutto il territorio del Reich. Alcuni mesi dopo, il 1 marzo 1941, gli fu ordinato di tenersi pronto per il servizio militare, che gli provocò una grande lotta interiore. Nel suo diario, in data del 1 marzo 1941 scrisse: “Che cosa vuole da me la Divina Provvidenza? Già da molto tempo avevo il presentimento che ormai non resterò più a lungo in vita. … E’ forse giunta l’ora? … Mater et Regina Ter Admirabi­lis, aiutami!” In questo stato di spirito, don Reinisch cercò un consiglio di P. Josef Kentenich, secondo il quale egli poteva rimanere fedele alla sua decisione di sacrificare la propria vita, ma non doveva buttarla via; l’eventuale sacrificio doveva essere lasciato alla Provvidenza di Dio, che si sarebbe manifestata nelle circo­stanze. Dopo di che don Francesco si affidò totalmente al Signore e alla Madonna Maria Santissima, offrendo la sua vita per la realizza­zione della Volontà di Dio. Scrisse, fra l’altro: “Cristo e Mater Ter Admirabilis, datemi la chiarezza e la determinazione, lo spirito di fortezza e di amore, ma anche quello di penitenza e di espiazione. Qualunque cosa succeda, voglio essere pronto a fare la Volontà del Padre! … Vincenzo Pallotti, Fondatore e Padre, prega per me!”
Attraverso queste esperienze spirituali, la decisione di non prestare giuramento di obbedienza a Hitler divenne ancor più chiara. Anche se diversi personaggi, come l’Amministratore Apostolico di Innsbruck, il Rettore Provinciale dei pallottini di Friedberg e due cappellani militari, pur apprezzando la sua personale convinzione, gli consigliavano di modificare la decisione, egli, in coscienza, si sentiva obbligato a rifiuta­re il giuramento che gli veniva richiesto. Questo rifiuto gli costò l’arresto, il carcere a Berlino e il processo svoltosi il 7 luglio 1942 e concluso con la condanna a morte.
Secondo la testimonianza del rev. Heinrich Kreutzberg che, come cappellano militare della prigione di Berlino, assistette don Reinisch sei settimane, egli esaminò ripetutamen­te la rettitudine della sua decisione e una volta disse: “Con la grazia di Dio non voglio e non posso agire contro la mia coscienza. Da cristia­no non posso mai prestare giuramento di fedeltà a un uomo come Hitler… Ogni volta che faccio l’esame di coscienza, non posso decidermi diversamente… Deve pur esserci qualcuno che protesti contro un siffatto abuso di autorità, ed io mi sento chiamato a fare tale protesta”. Al suo Superiore Provin­ciale scrisse: “La carità di Cristo mi spinge a far tutto per l’infinita gloria di Dio, per la distruzione del peccato e per la salvezza delle anime, e per questo sono pronto anche a mori­re”. Don Reinisch trascorse in preghiera tutta la notte precedente l’esecuzione, avvenuta per decapitazio­ne il 21 agosto ­1942. Le sue spoglie mortali ora riposano a Vallen­dar, presso il Santuario della Mater Ter Admirabilis.
Nell’Archivio generale della SAC si trova la copia di una lettera del Rettore Generale dei Pallottini, indirizzata al Santo Padre, e consegnata il 9 agosto 1943, nella quale venivano esposte tutte le circostanze della morte di don Reinisch. In risposta, il Cardinale Luigi Maglione, Segretario di Stato, nella lettera del 18 agosto 1943 (Prot.N.70103) comunicava che davanti all’esempio dato dal confratello, il Santo Padre rimaneva incerto se esprimere le condoglianze per la perdita di un membro così valoroso o congratularsi con la Società per la gloria da lui meritata


Fonte:
www.sac.info

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Aggiunto/modificato il 2015-08-06

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