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Beata Fidelia (Dolores) Oller Angelats Vergine e martire

29 agosto

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Bañolas, Gerona, Spagna, 17 settembre 1889 – Xeresa, Valencia, Spagna, 29 agosto 1936

Dolores Oller Angelats, figlia di un piccolo industriale della ceramica di Bañolas, presso Gerona in Spagna, si sentì chiamata alla consacrazione religiosa nelle Suore di San Giuseppe di Gerona, giunte nella sua città per prestare servizio nell’ospedale del posto. Dopo alcuni mesi, uscì dal noviziato per aiutare la madre rimasta vedova e i suoi fratelli più piccoli, ma non si sentiva pienamente felice: rientrò quindi in noviziato il 12 maggio 1892, cambiando il nome con quello di suor Fidelia. Fu superiora in varie comunità della sua congregazione, spendendosi per gli ammalati e per le sue consorelle. Allo scoppio della guerra civile spagnola, si trovava a Gandía. Fuggì da un’abitazione privata all’altra, raggiunta nel frattempo da suor Josefa Monrabal Montaner, che non l’abbandonò nemmeno quando fu scoperta dai miliziani. Furono fucilate il 29 agosto 1936 a Xeresa. Sono state beatificate insieme alla consorella Faconda Margenat Roura (al secolo Catalina, uccisa a Barcellona tre giorni prima), il 5 settembre 2015,nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Gerona. I resti mortali di madre Fidelia e suor Josefa sono venerati presso la cappella della comunità delle Suore di San Giuseppe di Gerona a Gandía.



Nacque a Bañolas presso Gerona, in Catalogna, il 17 settembre 1869, primogenita dei quattro figli nati da Lorenzo Oller Verdaguer e Margarita Angelats Frigola. Al Battesimo, ricevuto lo stesso giorno della nascita nella parrocchia di Santa Maria dels Turers, le vennero imposti i nomi di Dolores, Margarita e Teresa. Due mesi dopo ricevette il sacramento della Confermazione per mano di monsignor Constantino Bonet, vescovo di Gerona.
Il padre aveva ereditato l’industria di famiglia, dedita alla fabbricazione della ceramica e di altri articoli in cotto. Insieme alla moglie, educò quindi i figli nell’amore per Dio e per il lavoro.
Dolores trascorse l’infanzia a Bañolas, dove frequentò anche le scuole elementari, imparando a leggere, scrivere, far di conto e ricamare. La sua formazione religiosa si svolse prima in famiglia, poi in parrocchia.
Il 14 luglio 1880 giunsero in città alcune Suore di San Giuseppe di Gerona, affinché si prendessero cura degli ammalati nell’ospedale adiacente al convento di Santo Stefano. Fu un piccolo evento per la tranquilla cittadina, ma anche per Dolores, che aveva undici anni. Ben presto si sentì attratta dallo stile delle suore e, sette anni dopo, comprese che quella era la sua vocazione.
Nel 1888, però, venne a mancare suo padre Lorenzo, a 46 anni, per aver contratto una grave malattia mentre assisteva un parente. La giovane prese seriamente l’impegno di assistere il nonno, i tre fratelli e la madre, la quale non aveva mai smesso di pregare perché il Signore ottenesse il dono della vocazione religiosa per qualcuno dei suoi figli.
Dolores, aiutata dal suo direttore spirituale, era convinta che il suo posto fosse tra le Suore di San Giuseppe, ma dopo pochi mesi scelse di lasciare il noviziato: la responsabilità di figlia maggiore e il ricordo della famiglia la facevano sentire incapace di abbracciare quella forma di vita. Tornò a casa, ma non si sentiva tranquilla: una volta fu sorpresa dal fratello Salvador (poi religioso dei Fratelli Maristi col nome di fratel Doroteo) mentre, rintanata in un angolo della cucina, dava sfogo alle lacrime. Aiutata a discernere dai familiari, decise di tornare a Gerona per il noviziato.
Riprese il suo cammino il 12 maggio 1892, cambiando il nome ricevuto al Battesimo con quello di suor Fidelia, perché intendeva chiedere al Signore la grazia di restargli fedele fino alla fine. Nello stesso anno, vestì l’abito religioso con altre nove compagne. Da allora cominciò la sua formazione sotto la guida della maestra delle novizie, suor Maria Vinardell, che aveva vissuto a lungo con la Fondatrice, Maria Gay Tibau (Venerabile dal 2013).
Trascorsi i due anni del noviziato, compì la sua prima professione il 17 novembre 1894, a venticinque anni, insieme a due connovizie. La professione perpetua, invece, si svolse il 13 ottobre 1902. Svolse il suo apostolato sia negli ospedali sia in case private, alleviando i dolori degli ammalati e procurando che ricevessero i Sacramenti se in pericolo di vita. Il suo primo incarico fuori da Gerona fu nella città di Olot, mentre dal 1911 fu superiora della comunità di Malgrat de Mar. Nell’agosto 1917 passò a Camprodón e nel 1921 venne incaricata di presiedere la casa di Palamós, dove ritrovò suor suor Faconda (al secolo Catalina) Margenat Roura, che aveva già incontrato a Malgrat de Mar.
In tutti i suoi servizi fu molto apprezzata dagli ammalati, che trattava con tenerezza e comprensione, ma anche dalle consorelle, per la sua religiosità e dedizione. Trascorreva i momenti di vita comune con semplicità, ad esempio raccontando serenamente la sua uscita prima di cominciare il noviziato. Non dimenticò la sua famiglia, ai membri della quale indirizzò lettere affettuose e piene di raccomandazioni.
Nel 1927 fu incaricata del superiorato aGandía, nella provincia di Valencia. Era un compito diverso dai precedenti, poiché si trattava di una nuova fondazione, ma lo svolse con responsabilità. Per questo motivo, la gente del quartiere dove sorgeva la casa dove le suore si stabilirono prese a volerle molto bene.
Dopo sette anni, tuttavia, iniziò a serpeggiare uno strano sentimento anticlericale. Le suore garantirono la loro assistenza senza distinzioni politiche, però madre Fidelia prese a nutrire dei sospetti. Durante una visita della Superiora generale, le suggerì di preparare degli abiti secolari perché le suore, nel corso delle loro visite a domicilio, avevano cominciato a essere insultate.
Col sollevamento militare di una parte dell’esercito contro il governo della Repubblica spagnola, il 19 luglio 1936, ebbe inizio la guerra civile. Anche a Gandía vennero incendiate chiese, come l’antica Collegiata, e arrestati sacerdoti e laici.
Non ci fu più pace nemmeno per le Suore di San Giuseppe, continuamente minacciate di morte e soggette a perquisizioni da parte dei miliziani, che miravano particolarmente alla superiora. Durante la notte, però, uscivano per badare agli ammalati, lasciando madre Fidelia da sola. Qualche vicina provò a farle compagnia, ma, sentendosi osservata, non tornò da lei, che prese a trascorrere notti insonni, in preda a terribili presentimenti.
Per questo motivo e per il fatto che, durante le spiacevoli visite, era colei che subiva maggiormente insulti, le consorelle cercarono un rifugio per lei. Dapprima fu ospitata in casa di Mercedes Rovira, il cui figlio Benedicto era un capo dei miliziani, ma era grato a madre Fidela per aver badato a lei. Dopo un paio di giorni, per non mettere in pericolo la padrona di casa, passò in un’altra abitazione della stessa strada, domicilio del signor Tormo e famiglia, dove fu sistemata al piano superiore.
Nel frattempo un’altra suora di San Giuseppe, suor Josefa Monrabal Montaner, arrivò a Gandía per rifugiarsi da sua madre. Dopo averla trovata, andò dalle consorelle e notò la situazione di pericolo in cui versavano. Chiese di madre Fidelia, ma non si trovava più lì. Indirizzata dalle altre suore al suo rifugio, le chiese, insieme a sua madre, di rifugiarsi in casa di suo fratello Andrés. Di fronte a quell’insistenza, dovette cedere.
Nel nuovo ricovero le due religiose trascorsero pochi giorni, senza mai uscire, continuamente immerse nella preghiera. Per i pasti, calavano un cestino al piano inferiore e lo tiravano su quando arrivava il cibo da parte della madre di suor Josefa.
In una notte di agosto, mentre la famiglia che abitava al piano di sotto stava cenando sulla porta di casa, si presentarono alcuni miliziani, scesi da un’automobile tristemente nota come “La Pepa”. Impaurito dalle loro minacce, il capofamiglia, José María Aparisi, li lasciò forzare la porta delle scale: salirono al piano superiore e prelevarono le suore, le quali, al sentirli arrivare, aprirono personalmente. Furono caricate sull’auto con tale violenza che a madre Fidelia fu spezzato un braccio.
I persecutori volevano portar via solo la madre superiora, ma suor Josefa non voleva separarsi da lei. Fu avvertita di non farlo, perché rischiava di fare la sua stessa fine, ma ribatté: «Dove va la madre vado anch’io, non l’abbandono». Con loro fu catturato il signor Aparisi, poi rilasciato lungo la strada grazie a “ElReyet”, un miliziano che lo conosceva.
La vettura, giunta all’incrocio tra la strada per Valencia e quella per Xeresa, nel punto detto “La Crehueta”, si fermò. In quello stesso luogo le suore furono colpite: madre Fidelia fu raggiunta da uno sparo nella spalla e da uno nella tempia destra, mentre suor Josefa ebbe una forte emorragia per essere stata ferita sul lato sinistro del collo e nella regione lombare.
I vicini, che si erano rifugiati in casa per paura, udirono gli spari nella notte; poco dopo, qualcuno avvertì dei gemiti di dolore, poi più nulla. Al mattino dopo, trovarono i cadaveri delle due suore, che rimasero sul luogo del martirio fino al mattino inoltrato del 30 agosto 1936. A mezzogiorno, furono prelevati per essere sepolti nel cimitero di Xeresa.
Terminata la guerra, nel 1939, i resti delle due religiose vennero riesumati e collocati nel cimitero di Gandía. Attualmente si trovano nella cappella della comunità delle Suore di San Giuseppe di Gerona a Gandía.
La causa di beatificazione di madre Fidelia e suor Josefa fu unita a quella della già citata suor Faconda Margenat Roura, morta pochi giorni prima nei pressi di Barcellona. Ottenuto il trasferimento dalla diocesi di Barcellona il 18 maggio 2001 e il nulla osta da parte della Santa Sede due settimane dopo, fu avviata l’inchiesta diocesana a Valencia, durata dal 24 novembre 2001 all’11 gennaio 2003 e convalidata il 28 marzo 2003. La “Positio super martyrio” fu trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi nel 2004.
A seguito del congresso peculiare dei consultori teologi, il 10 dicembre 2013, e della sessione dei cardinali e vescovi membri della Congregazione, papa Francesco ha firmato il 22 gennaio 2015 il decreto che riconosce tutte e tre le suore come martiri.
La loro beatificazione si è svolta il 5 settembre 2015 nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Gerona, presieduta dal cardinal Angelo Amato come inviato del Santo Padre.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2015-09-05

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