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> Home > Sezione Servi di Dio > Servo di Dio Domenico da Cese (Emidio Petracca) Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Domenico da Cese (Emidio Petracca) Sacerdote cappuccino

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Cese, L’Aquila, 27 marzo 1905 - Torino, 17 settembre 1978

Nato a Cese, frazione di Avezzano, la sua infanzia fu segnata dal tragico terremoto del 1915 e dalla perdita di due sorelle. Nel 1921 entrò tra i Frati Cappuccini. È stato apostolo del Volto Santo di Manoppello. Morì a Torino travolto da un’auto il 17 settembre 1978. Il 27 luglio 2013 il Ministro provinciale chiese di istruire l’iter per l’apertura della Causa di beatificazione ed il successivo 28 agosto 2013 il Postulatore inviò il Supplice libello al Vescovo di Chieti dopo aver ottenuto dal Vescovo di Torino il Nulla Osta per il cambio di competenza. Il 3 marzo 2015 la Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso il Nulla Osta.



È nato a Cese il 27 marzo 1905 ed è scomparso il 17 settembre 1978, investito da un’auto a Torino, dove si era recato per visitare la Sacra Sindone. Era figlio di Giovanni Petracca e Caterina Tucceri, che abitavano al n. 30 di Via Isonzo (a quel tempo “Via del Pozzo”). A quel tempo il battesimo veniva celebrato subito dopo la nascita e così avvenne anche per quel bambino. La cerimonia fu officiata nella Chiesa di S. Maria dal parroco di allora, Don Antonio De Angelis (di Luco), affiancato da Don Serafino De Sperdutis di Cese. Al neonato venne imposto il nome di Emidio, come il santo invocato contro i terremoti. Il ragazzo visse la triste vicenda del sisma all’età di soli 10 anni. Quando crollò la chiesa parrocchiale lui era presente alla messa del mattino; salvatosi dalle macerie, dopo qualche anno si fece frate svolgendo il suo impegno nel Santuario del Volto Santo a Manoppello (PE).

Di lui si dice che:

- Da piccolissimo sia stato consacrato al Signore dalla madre.

- A soli tre anni abbia avuto un malore ed altri sintomi erroneamente scambiati per poliomielite (la malattia infettiva che a quei tempi era molto diffusa nel territorio). Sembra che le suppliche dirette alla Madonna di Cese abbiano contribuito alla guarigione del piccolo.

- Dopo che la maestra aveva tenuto una lezione sul terremoto, abbia affermato: «Domani anche qui ci sarà il terremoto». Era il 12 gennaio del 1915, il giorno che precedette il sisma.

- Sia stato estratto incolume dalle macerie della chiesa da un misterioso personaggio che non corrispondeva a nessuno dei suoi compaesani o parenti.

- Avesse le stimmate alle mani, ai piedi ed al costato e le nascondesse coprendole con strisce di carta.

- Abbia conosciuto direttamente Padre Pio da Pietrelcina, con cui sembra avesse stretto rapporti di amicizia e confidenza.

- Il frate di San Giovanni Rotondo, rivolgendosi agli abruzzesi che si recavano in pellegrinaggio da lui, suggerisse: «Perché fate tanta strada per venire da me? Avete Padre Domenico da Cese a Manoppello, andate da lui!»;

- Sia stato testimone del dono dell’ubiquità di Padre Pio, visto da lui, inginocchiato ed in preghiera, presso il primo banco del Santuario del Volto Santo a Manoppello, mentre l’altro si trovava fisicamente a San Giovanni Rotondo.

- Rivolgendosi al giovane che lo aveva investito, l’abbia rassicurato dicendogli: «Non essere afflitto per me, oramai sono solo un povero vecchio frate …»

Sono, invece, testimoniabili le visite al cimitero di Cese (dove riposano le sue spoglie) da parte di numerosi parrocchiani, fedeli e gente comune che ogni tanto vi si reca anche in pullman, partendo soprattutto da Manoppello e dai paesi vicini.

Alla luce di quanto riportato, la memoria e la figura di questo frate sembrano degni di grande attenzione. Ultimamente fedeli e familiari hanno intrapreso anche la strada che potrebbe portare Padre Domenico a venerabili riconoscimenti. Nel 2008, fra l’altro, è stata sensibilizzata anche l’Amministrazione Comunale di Avezzano, che ha posto una targa commemorativa sulla parete della sua casa nativa. La cerimonia si è svolta alla presenza di numerosi fedeli, di rappresentanze civili, militari, religiose, nonché del vescovo mons. Pietro Santoro, che ha benedetto la targa marmorea e ricordato la figura del frate.


Autore:
Osvaldo Cipollone


Fonte:
www.lecese.it

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Aggiunto/modificato il 2015-09-27

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