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Angelica Tiraboschi Giovane del Rinnovamento nello Spirito Santo

Testimoni

Treviglio, Bergamo, 22 novembre 1995 – Milano, 29 agosto 2015

Angelica Tiraboschi, nata a Treviglio ma residente a Pontirolo Nuovo (in diocesi di Milano e provincia di Bergamo), crebbe nella fede mediante gli insegnamenti ricevuti nella parrocchia di San Michele Arcangelo e l’adesione al Rinnovamento nello Spirito Santo, nel gruppo Shalom di Zorzone di Oltre il Colle. Giovane dalla forte personalità, apparentemente simile a tante coetanee, alimentava il suo rapporto con Dio tramite la preghiera e la meditazione. La diagnosi di un tumore al seno, che si era manifestato nel giugno 2014, fu da lei colta come un’occasione per confermare la sua fiducia nel Signore. Morì presso l’Istituto Europeo Oncologico di Milano alle 9.30 del 29 agosto 2015, circa tre mesi prima di compiere vent’anni. La sua tomba si trova nel cimitero di Pontirolo Nuovo.



Famiglia e sacramenti
Primogenita di Marcello Tiraboschi e Romina Palazzi, Angelica nacque a Treviglio, in provincia di Bergamo e diocesi di Milano, il 22 novembre 1995. Ricevette il Battesimo nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo a Pontirolo Nuovo, sempre in provincia di Bergamo, il 21 gennaio 1996. La Prima Comunione avvenne il 29 maggio 2005, mentre la Cresima fu il 27 maggio 2007, ancora nella chiesa di San Michele. Con i genitori, operai in una pelletteria, e il fratello Simone, nato nel 2004, abitava a Fornasotto, frazione di Pontirolo.

Nel Rinnovamento nello Spirito Santo
Dai sette anni, su indicazione del padre, prese a frequentare il gruppo Shalom del Rinnovamento nello Spirito Santo, con sede a Zorzone di Oltre il Colle, nella bergamasca. La frequentazione del gruppo e della parrocchia le insegnò come vivere la fede in modo limpido e gioioso.

La sua quotidianità
Crescendo, sviluppò una personalità forte, capace di apprezzare le cose belle del mondo. Espressione di questo era la sua cura nell’aspetto fisico: abiti non troppo scollati, un trucco non eccessivo, l’abbinamento dello smalto per unghie in corrispondenza del colore delle scarpe e della borsa, insieme a una certa quantità di orecchini, erano segno del suo intento di presentarsi bene di fronte agli altri.
Aveva molte amiche, anche qualche amico maschio, ma non provava sentimenti speciali per nessuno. A scuola, tra i compagni del liceo delle scienze umane «Secco Suardo» di Bergamo, cercava di portare la pace, ma non mancava di farsi sentire con i professori, i quali, dal canto loro, dicevano al padre Marcello: «Guardi che sua figlia non è solo sua! Può essere geloso quanto vuole, ma è nata per gli altri; è la figlia che tuti i genitori vorrebbero avere». In certe materie riusciva, ovviamente, meglio che in altre.
Come tanti ragazzi, scelse d’impegnarsi nel servizio ai più piccoli durante l’oratorio estivo, che nella diocesi di Bergamo è detto CRE (sigla per Centro Ricreativo Estivo). Era inserita come animatrice a Canonica d’Adda, che con Fara d’Adda e Pontirolo Nuovo forma una Comunità pastorale.

Si manifesta il tumore
Proprio al CRE di Canonica, nel mese di giugno 2014, cominciarono i suoi problemi di salute. Un bambino, che non la vedeva da tempo, le corse incontro per abbracciarla: fu allora che sentì una fitta al seno. La diagnosi, seguita agli esami del caso, fu quella di un tumore. Fu quindi decisa la cura presso lo IEO (Istituto Europeo Oncologico) di Milano: un ciclo di chemioterapia, cui eventualmente sarebbe seguita l’operazione. Da metà agosto, ogni venti giorni, Angelica veniva portata a Milano dal padre, che i primi tempi dormiva in automobile.
Gli esami seguenti mostrarono che i valori erano nella norma, finché, a fine novembre, non ci furono più segnali negativi. La visione della ragazza non era ingenua: «Non mi illudo, però sia fatta la Sua volontà». Ai primi di gennaio 2015, in effetti, cominciò ad avere di nuovo i dolori: come le visite a metà del mese confermarono, il tumore era ricomparso.
L’operazione, in programma per i primi di marzo, fu anticipata a febbraio e comportò un pesante scavamento ascellare, ma servì a poco: il tumore passò a livello cutaneo. Tra aprile e maggio una TAC evidenziò delle piccole infiammazioni sull’anca, che progressivamente sparirono.
In pochi sapevano della malattia, per espresso volere della ragazza: oltre i genitori e il fratello, i nonni materni Lino e Zita, quelli paterni Virginio e Loredana, gli zii (materni: Germana e suo marito Raffaele; Celestina e sua figlia Pamela; Ennio e sua moglie Gisella. Da parte di padre: Luca e sua moglie Erika). I fratelli del gruppo Shalom, dal canto loro, la tenevano nelle loro preghiere.

Amiche in terra e in cielo
A una compagna di scuola, una delle poche persone esterne che erano a conoscenza della situazione, Angelica scrisse il 30 giugno 2015:
«Per questo penso che spesso gli amici tu non li scelga. Arrivano un giorno e salgono sul treno della tua vita senza un perché (nel tuo caso il perché c’è visto che sei un po’ come il mio angelo custode in molti momenti). La bellezza vera sta nel capire, ogni giorno che passa, che anche quando sarai sottoterra loro saranno con te.
Quindi “GRAZIE PER IL TEMPO PIENO, GRAZIE PER LA TE PIÙ VERA, GRAZIE PER I DENTI STRETTI, I DIFETTI, PER LE BOTTE D’ALLEGRIA, PER LA NOSTRA FANTASIA…”».
La frase finale è una citazione della canzone «L’amore conta» di Luciano Ligabue, che, insieme a Francesco Renga, era uno dei suoi cantanti preferiti.
A darle forza erano anche esempi di ragazze credenti passate per la sua stessa condizione: anzitutto, la beata Chiara Badano, detta Chiara Luce, poi Giulia Gabrieli, quindicenne di Bergamo (quindi sua conterranea), morta nel 2011 per un rabdomiosarcoma alveolare. Il libro scritto da lei, «Un gancio in mezzo al cielo», aveva attratto Angelica per il titolo, ma lo aveva lasciato perdere: lo acquistò solo quando seppe la storia che c’era dietro.

Le confidenze al papà: «È la volontà di Cristo»
Il suo confidente preferito era il padre, cui si rivolgeva spesso. Nei primi tempi, quando il tumore sembrava curabile, lo consolava dicendo: «Papà è la volontà di Cristo, non preoccuparti: la Croce la porto io. Ma quando sono stanca, te la dò per un po’. E poi la riprendo». E ancora: «Guarda che se dovesse capitare, non mi farò veder morire da te: lo farò dolcemente».
In un biglietto indirizzato a lui nel giorno del suo compleanno, il 25 marzo 2015, gli aveva lasciato una breve preghiera, accompagnata da alcuni versetti del Salmo 117:
«Queste parole sono i cardini principali per affrontare una sofferenza poiché ricordano che abbiamo un Consolatore per eccellenza: Dio.
Penso che ogni uomo, almeno una volta nella vita, si trova ad affrontare questo incontro con la morte, sia essa reale o figurata, e ognuno è libero di decidere se scappare o affidarsi a Colui che tutto può e dà forza!
..Dopo un po’ si impara e si incomincia ad accettare le sconfitte a testa alta e gli occhi aperti con la grazia che viene da Dio. Si iniziano a costruire le strade di oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani e ci si abbandona a Lui, quel Padre che ti incoraggia dicendoti che sei prezioso ai suoi occhi.
Domando così al Signore di darmi la forza per portare la Croce.
Amen».

Ritorna il tumore, ma progetta il futuro
Nel mese di luglio 2015 tutto era rientrato nella norma, ma dopo metà agosto il referto della PET diede solo una leggera infiammazione a livello cutaneo: nel giro di venti giorni il male tornò a manifestarsi, mentre Angelica era in montagna; tornò a casa il 23. L’indomani, mentre era in un centro commerciale con i genitori, ebbe mal di testa e vomitò.
Eppure, nonostante tutto, cercava di progettare il suo futuro. Si era iscritta all’università di Milano, dove il 4 settembre avrebbe avuto l’esame di ammissione per il corso di laurea in igiene dentale. Mercoledì 26, raccogliendo le forze, si alzò dal letto per firmare un contratto di lavoro da cassiera in un supermercato Conad, poi, il giorno dopo, tornò allo IEO.
Dagli esami, risultava che le microcellule erano arrivate alle meningi, quindi fu messa in nota per le terapie alla testa. Intanto continuava a rassicurare il padre: «Papà, guarda che ti voglio bene». Lui, da tempo, aveva deciso di prendere il congedo parentale a partire dal sabato seguente.
I membri del gruppo Shalom, nel corso della loro adorazione la sera di venerdì 28, estrassero a sorte un passo del Vangelo: capitò la parabola delle vergini prudenti. Il coordinatore del gruppo, a quel punto, commentò che quella era la Parola adatta a lei, che, nell’ultimo incontro cui aveva partecipato con gli zii, aveva scritto: «Ti benedico Signore perché tu mi hai disegnato sul palmo della tua mano».

Andarsene in preghiera
La mattina di sabato 29 agosto, Marcello si trovava all’Inps di Bergamo per firmare i documenti del congedo. Aveva appena cominciato a scrivere il cognome, arrivando a “Tirab…”, quando fu pervaso da un brivido. Pochi istanti dopo, suonò il telefono: era l’ospedale. Andò a prendere la moglie, ma quando arrivarono, alle 10, Angelica se n’era andata da mezz’ora. La trovarono sdraiata a letto, con le mani leggermente aperte, in posizione di preghiera.
Alla camera ardente, in casa, i genitori lasciarono la fotocopia di un testo autografo, dove la figlia aveva sintetizzato i suoi pensieri preferiti. Si apriva con la citazione di «Io credo in te, Gesù», uno dei canti del Rinnovamento, e concludeva con l’adattamento in chiave credente di un famoso aforisma: «Perché non possiamo cambiare la direzione del vento, ma possiamo sistemare le vele in modo da poter raggiungere la nostra destinazione in Cristo Gesù nostro Signore».
I funerali si svolsero nella parrocchia di San Michele a Pontirolo il 1° settembre 2015, alla presenza di sette sacerdoti concelebranti e di un migliaio di fedeli. Nell’omelia don Fabio Pirotta, il parroco, elogiò «la gioia della vita, il silenzio del dolore, la forza della fede» che emergevano dalla sua vicenda. Intervenendo dopo la Comunione, un altro sacerdote, don Sergio Carrara, rivelò il suo stupore dopo aver ascoltato la sua confessione il giorno dell’Assunta: «Caspita, questa qui è molto avanti nelle cose di Dio».
Un imponente corteo accompagnò poi Angelica al cimitero di Pontirolo Nuovo. Sulla sua tomba si vede un’immagine di Gesù Misericordioso che cammina sulle acque sullo sfondo di un paesaggio di montagna, mentre una barca a vela, simbolo dell’anima della ragazza, va verso di lui.


Autore:
Emilia Flocchini


Note:
Per approfondimenti:
Cristian Bonaldi, «Vivere a colori. Angelica Tiraboschi», Paoline 2017
www.angelicatiraboschi.it

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Aggiunto/modificato il 2016-02-23

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