Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati


Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:

E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Testimoni > Martiri di Orissa Condividi su Facebook Twitter

Martiri di Orissa

Testimoni

+ Orissa, India, 2008


L’intervento di John Barwa, vescovo di Cuttack-Bhubaneswar, nello stato indiano di Orissa, che ha parlato alla plenaria dei presuli indiani, in corso fino al 9 marzo a Bangalore, è stato decisivo. E anche il concomitante episodio delle suore di madre Teresa trucidate in Yemen, di cui è giunta notizia nell’assise, ha contribuito a smuovere gli animi. 
I 180 presuli della democrazia più grande del mondo si sono espressi concordemente: come appreso da Vatican Insider, sono favorevoli a dichiarare «martiri» le vittime dei massacri anticristiani avvenuti nello stato di Orissa nel 2008. 
Quella vissuta dai fedeli nel distretto di Kandhamal, nello stato dell’india orientale, è stata una pagina buia della storia indiana. Si è trattato della peggiore ondata di violenza mai registrata a danno dei cristiani. Scatenatasi nell’agosto 2008 – dopo la pretestuosa accusa dell’uccisione di un leader indù da parte dei cristiani locali, poi rivelatasi notizia falsa – è durata per quasi quattro mesi e ha fatto circa cento vittime, mentre oltre 56.000 furono i profughi, scacciati per sempre dai loro villaggi. 
Nella furia perpetrata da migliaia di militanti, oltre 350 tra chiese e luoghi di culto cristiani furono rasi al suolo, circa 6.500 case distrutte, decine di scuole e istituti saccheggiati. Oltre 40 donne, alcune suore, furono vittime di stupri, molestie e umiliazioni e diversi furono i casi di conversioni forzate all’induismo. 
Fu una «pulizia etnica» in piena regola, pianificata con cura da gruppi radicali induisti che misero in atto dei pogrom su base esclusivamente religiosa. Un violenza cieca in odium fidei che oggi potrà portare al riconoscimento ufficiale del martirio.
Il vescovo Barwa confida a Vatican Insider di essere rimasto «favorevolmente impressionato poichè i vescovi indiani sono molto interessati ai cristiani perseguitati dell’Orissa», affermando che l’assemblea potrà ribadire in forma scritta, nella dichiarazione finale dei lavori, «l’intenzione di mettere in atto i passi necessari per dichiarare i nuovi martiri indiani».
La Chiesa in Orissa ha già istituito una speciale Giornata a loro intitolata, che ha proposto di celebrare a livello nazionale, e si prepara ad avviare il processo diocesano di canonizzazione. Un gruppo di sacerdoti e laici è impegnato a redigere un elenco dettagliato delle vittime, con le date e le circostanze della loro morte, raccogliendo la documentazione necessaria e le dichiarazioni dei testimoni oculari. 
«Fare memoria di quel massacro servirà a non far accadere più eventi del genere. Per noi significa esprimere un desiderio di piena riconciliazione», osserva Ajay Kumar Singh, prete che proviene da Kandhamal, impegnato nella commissione che è al lavoro per raccogliere le testimonianze. 
Intanto, negli ultimi anni, numerosi vescovi e cardinali indiani hanno visitato il distretto interessato, esprimendo solidarietà ai sopravvissuti. Il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale indiana, ma anche della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC), si è detto pubblicamente favorevole ad «aprire la causa dei martiri di Kandhamal». 
Gracias ha spiegato di aver parlato con il Prefetto della Congregazione vaticana delle cause dei santi, manifestando l’intenzione di «parlarne personalmente a Papa Francesco». «La Chiesa è sensibile ai moderni martiri», ha affermato, osservando che «il ruolo dei nuovi testimoni è molto importante». 
Anche l’altro cardinale indiano, Baselios Cleemis, ha scritto una lettera al vescovo Barwa in cui ribadisce: «Assicurare il mio impegno e il sostegno incrollabile della Conferenza episcopale ai fratelli che hanno sofferto e che soffrono in Orissa». Parole che la dicono lunga su come la causa dei martiri locali abbia trovato porte aperte nella gerarchia del subcontinente.
Il sostegno ufficiale della assemblea dei vescovi indiani, a questo punto, rappresenta un aiuto decisivo per la Chiesa cattolica dell’Orissa, a tutti i livelli. Se diventa un’opera promossa dall’intera Chiesa indiana, l’iter verso il martirio si farà più agevole. 
Va detto che quella dell’Orissa è stata «la punta di iceberg» di un fenomeno che continua ad avere contorni inquietanti. Nel 2015 sono stati censiti oltre 200 incidenti di violenza anticristiana in territorio indiano. Sette Pastori protestanti e un laico sono stati uccisi, mentre le vittime della violenza nel complesso sono state circa 8.000, incluse donne e bambini, nota il Rapporto «India Christian Persecution», edito dal Christian Secolar Forum (CSF), organizzazione che raccoglie fedeli di diverse confessioni. 
Secondo il rapporto, autori della violenza sono i gruppi estremisti che promuovono l’ideologia dell’hindutva («induità»), che vuole eliminare dall’India i credenti delle religioni non indù. Tali gruppi sono ostili alle minoranze religiose e diffondono una campagna di odio e di diffamazione che poi genera atti concreti di violenza.


Autore:
Paolo Affatato


Fonte:
Vatican Insider

______________________________
Aggiunto/modificato il 2016-03-09

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati . Pubblicità