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Mons. Giuseppe Casalegno Cofondatore

Testimoni

Moncucco Torinese, Torino, 3 aprile 1839 - Bordighera, Imperia, 7 febbraio 1916


Giuseppe Casalegno nacque a Moncucco Torinese da una famiglia di commercianti, ottavo figlio di Giuseppe e Teresa Lanza venne battezzato nella Cattedrale di Torino con il nome di Giuseppe Maria Teresio.
Il piccolo Giuseppe sin dall’infanzia mostrava un animo generoso e disponibile ad aiutare gli altri; “pronto al perdono e alla rinuncia di quanto era suo per far contenti gli altri”. I genitori avvertirono ben presto la vocazione al sacerdozio nel loro figliolo che venne iscritto al Seminario Maggiore della città.
Vi rimase poco tempo in quanto il seminario venne occupato militarmente e convertito successivamente in ospedale mentre l’arcivescovo mons. Luigi Fransoni partiva esule a Lione da dove continuò a dirigere la diocesi sino alla scomparsa
Giuseppe proseguì gli studi privatamente sotto la guida del sac. Don Ricetti maestro di illustri esponenti del clero torinese, da don Eugenio Reffo, che sarà superiore generale dei Giuseppini, ad Agostino Richelmy divenuto poi arcivescovo della Città
Nel 1854 a Torino si diffuse un’epidemia di colera che travolse inaspettatamente anche la famiglia Casalegno: morirono la madre Teresa, e due sorelle. Orfano della madre terrena, don Giuseppe di lì in poi si consacrò totalmente alla madre Celeste. Il 3 novembre 1859 Giuseppe vestì l’abito clericale per le mani del canonico Bottino; in questi anni entro min familiarità con don bosco che divenne uno dei suoi consiglieri spirituali. Fece numerosi pellegrinaggi in compagnia dell’anziano padre, prima a Milano, in Duomo, poi al santuario del SS. Crocifisso a Como.
Il 22 maggio 1864 festa della S:S Trinità, venne ordinato sacerdote e celebrò la sua prima messa nella Chiesa della SS. Trinità di via Garibaldi dove era stato assegnato.
Nel 1868 è nominato vice rettore dell’Arciconfraternita della SS. Trinità che in quegli anni aveva scelto come apostolato la cura dei convalescenti poveri dimessi dagli ospedali cittadini. Don Giuseppe, divenuto rettore dell’Arciconfraternita, decise di acquistare dai padri Trinitari l’antico convento della Crocetta con annessa la chiesa per sviluppare l’opera pia Convalescenti ancor oggi esistente.
Il Convalescenziario poté intraprendere la sua opera grazie alla generosità di numerosi benefattori tra i quali annoveriamo anche il padre del canonico Casalegno. Con la morte del padre, avvenuta nel 1882, don Casalegno spese tutte le sue energie e risorse per opere di bene. Di questi ani è il suo zelante impegno a favore delle scuole Apostoliche, fondate nel 1870 per consentire la formazione alla vita missionaria per i giovani di famiglie povere; il canonico condivide questa responsabilità con il sacerdote torinese don Agostino Richelmy, poi divenuto vescovo di Ivrea e successivamente Arcivescovo di Torino. Nel 1892 rimasto solo alla guida delle Scuole per la nomina vescovile di don Richelmy, il Casalegno affidò quest’istituzione ai salesiani di Don Bosco che ne divennero i titolari nel 1894
Ma l’impegno sociale e formativo a favore degli indigenti prosegue inaspettatamente quando la provvidenza gli fece incontrare il padre gesuita Giuseppe Migliavacca; questi era a Torino per sovrintendere ad un giovane gruppo di dame impegnate in opere di carità e assistenza a favore delle orfanelle. Alterne vicissitudini costrinsero alcune sorelle a lasciare l’originaria casa al martinetto e don Giuseppe le accolse nei locali del Convalescenziario; si prese cura del trasloco delle religiose che si concluse il 2 gennaio 1893. Il mese successivo alla Crocetta avveniva la vestizione del primo gruppo di Suore. Mentre Padre Arsenio, ritornato in Lombardia veniva nominato superiore della novella Congregazione delle Suore di Maria Consolatrice.
Dal 2 gennaio 1893 il canonico Casalegno divenne il secondo padre delle suore dopo padre Migliavacca che entrato nell’ordine cappuccino, assumerà il nome di padre Arsenio.
Don Giuseppe promosse iniziative, sostenne l’apertura di istituti e case attingendo a beni personali o coinvolgendo conoscenti ed amici. Tra il 1912 e il 1914 ha realizzato la ristrutturazione della cascina dell’amico Antonio Gai a Torino, intitolata al Sacro Cuore di Gesù che avrebbe ospitato un’infermeria, l’asilo e le scuole elementari; costruisce ex novo a Roma l’istituto dei Santi Apostoli nel quartiere Tiburtino, a Bordighera acquista Villa Morena oggi Villa Palmizi che fu anche la sua ultima residenza.
Nel quartiere di Santa Rita a Torino fondò due case, l’istituto Gesù Bambino, destinato ad ospitare le scuole per l’infanzia e nel terreno dell’ex villa Paolina, l’Istituto Maria Consolatrice oggi sede della Curia Provinciale
Il 7 febbraio 1916, confortato dall’affetto delle sue suore muore nella casa di Bordighera; nel testamento lascia come erede universale dei suoi beni la congregazione delle suore e anche qualche debito
La sua salma prima tumulata a Bordighera, nel 1958 venne traslata nella chiesa della Casa provinciale a Torino, in via Caprera 46, l’ex Villa Paolina.
Immagini dia archivio, riproducono il corteo di religiose e di fedeli accompagnare la salma del padre con fondatore alla sua nuova destinazione; il feretro sosta per un momento di raccoglimento nella cappella di via Petitti, presso quell’istituto Sacro Cuore, che tanto era stato caro al fondatore; Il 18 aprile di quell’anno all’interno della chiesetta del Sacro Cuore, le suore raccolte in preghiera partecipano alla celebrazione di una messa in memoria del canonico presieduta dai padri cappuccini, titolari della parrocchia del borgo. La cappella era adornata di drappi neri e la slama disposta al centro della navata; all’esterno, sulla sommità del portale, un’ iscrizione semplice, come l’animo di don Giuseppe del resto ne ricordava l’opera e i meriti: mons. Giuseppe Casalegno, 1839 – 1916, cofondatore delle suore di Maria Consolatrice, fondatore di questo istituto.
Se Padre Arsenio, con la sua spiritualità e i suoi insegnamenti fu l’anima della pia congregazione, don Giuseppe ne fu il braccio, il promotore, lo zelante pastore e l’abile amministratore; e ci sia consentito, senza nulla sottrarre all’opera straordinaria del cappuccino cremonese, un po’ di sano campanilismo: per noi torinesi, l’impegno sociale e pastorale del canonico della Crocetta è motivo di vanto se pensiamo che la sua opera si inserisce nell’alveo di quel cattolicesimo militante sociale che nella Torino ottocentesca vide protagonisti tanti sacerdoti religiosi e laici.
Mons. Casalegno condivise la sua formazione spirituale e sacerdotale con figure eminenti del clero torinese, i già citati don Reffo, successore del Murialdo alla guida del Collegio degli Artigianelli, don Richelmy, longevo arcivescovo e cardinale della Città; il canonico Bottino ma sopratutto conobbe, familiarizzò si confidò e trasse sostegno e ispirazione dal prete di Valdocco, don Giovanni Bosco.
Era doveroso indugiare sulla biografia del cofondatore, sconosciuto ai più e per il Gruppo Maria Consolatrice, nato e formatosi sulle ceneri della Casa del Sacro Cuore, era un tributo sentito e doveroso: la sua opera a favore di poveri ed indigenti, delle famiglie e degli anziani, speriamo possa ripartire proprio da dove Monsignore l’aveva lasciata.


Fonte:
Gruppo Maria Consolatrice

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Aggiunto/modificato il 2016-04-05

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