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Beato Giuseppe Antón Gómez Sacerdote benedettino, martire

25 settembre

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Hacinas, Spagna, 26 agosto 1878 - Andalucía, Spagna, 25 settembre 1936

Padre José Antón Gómez, priore del monastero benedettino di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, resistette finché poté agli assalti dei miliziani comunisti all’inizio della guerra civile spagnola, poi si vide costretto a disperdere la sua comunità monastica. Si rifugiò da alcuni amici, poi in una pensione, ma fu scoperto: venne ucciso a Madrid, lungo la carretera de Andalucía, il 25 settembre 1936; aveva 59 anni. È stato beatificato a Madrid il 29 ottobre 2016, insieme ad altri tre confratelli del suo stesso monastero. I loro resti mortali sono venerati nella “sacrestia dei Martiri” della chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79.



Infanzia e primi anni
José Antón Gómez nacque ad Hacinas, cittadina nei pressi di Burgos, il 26 agosto 1878. Era il settimo dei quattordici figli di Lorenzo Antón Alonso e Felipa Gómez Juan.
Trascorse gli anni dell’infanzia tra lo studio nella scuola del paese e l’aiuto ai suoi genitori nei lavori agricoli e nell’accudire il bestiame. Sin da piccolo diede mostra di notevoli qualità umane e intellettuali, come riconobbe il suo maestro, il quale convinse suo padre a fargli proseguire gli studi.

Vocazione benedettina
Nel 1891, quindi, entrò come fanciullo oblato nell’abbazia di San Domenico di Silos, da poco tempo riaperta al culto da parte dei benedettini di Solesmes, in Francia. Cinque anni dopo, il 21 novembre 1896, emise la professione monastica. Fu ordinato sacerdote il 31 agosto 1902 a Silos, dopo aver compiuto gli studi filosofici e teologici.

Un ingegno notevole
Benché, al di là della formazione sacerdotale, non avesse ricevuto un’istruzione elevata, aveva un notevole talento per le lingue straniere: sia per quelle antiche (parlava e scriveva correttamente in greco classico e in latino), sia per quelle contemporanee (conosceva il tedesco, l’inglese, il francese e l’italiano, ma capiva anche l’ebraico e l’arabo).
Per molti anni fu bibliotecario, professore e direttore del collegio per i ragazzi oblati. Per diciotto anni fu direttore responsabile della “Rivista Ecclesiastica” di Silos, per la quale collaborò anche a diverse rubriche, scrivendo svariati articoli.
Nella comunità monastica svolse numerosi incarichi oltre a quelli già citati, che gli valsero l’ammirazione di quanti furono suoi discepoli. In qualità di consigliere dell’abate dom Ildefonso Guepín, impossibilitato a viaggiare, visitò le filiazioni del monastero di Silos nel Messico. Alla morte dell’abate fu tra i candidati a succedergli, ma non venne eletto, forse perché rinunciò.

Priore della comunità di Madrid
Il prescelto fu invece padre Luciano Serrano, il quale, nel 1919, l’incaricò di guidare la comunità benedettina di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, dipendente dal monastero di Silos.
Anche lì conquistò la simpatia di molti, per il suo atteggiamento socievole e la sua rettitudine nel dirigere spiritualmente le anime: nel quartiere del monastero presero a chiamarlo “il Padre dei poveri” o “il Padre elemosiniere”.

Gli inizi della persecuzione
L’11 maggio 1931, a poco più di un mese dalla proclamazione della Seconda Repubblica, avvenuta l’11 aprile, fu evidente che la persecuzione religiosa stava incominciando, con l’assalto e l’incendio di molte chiese e monasteri, anche a Madrid.
Il “Montserratico”, com’era più conosciuto, venne risparmiato, ma per precauzione i monaci vennero dispersi in case private. Una volta venuto meno il pericolo, i religiosi ritornarono e la vita comunitaria riprese come prima.

La guerra civile
Il 17 luglio 1936 padre Rafael Alcocer riferì ai confratelli la notizia del sollevamento (“alzamiento”) della guarnigione di Melilla, avvenuta il giorno precedente: era l’inizio della guerra civile. Due giorni dopo, il 19, fu data alle fiamme l’allora cattedrale di Sant’Isidoro.
A quel punto, padre José ordinò di nuovo che la comunità si disperdesse, ma nelle ore seguenti i monaci tornarono più volte. Solo quando i miliziani comunisti occuparono il monastero, saccheggiando la chiesa, i legittimi abitanti non poterono più rientrare.

Il martirio
A quel punto, il priore dovette rifugiarsi in casa di alcuni amici. Nel mese di agosto, invece, si dirigeva all’ambasciata di Romania per celebrarvi la Messa. In seguito, prese alloggio in una pensione.
Fu lì che, il 24 settembre, fu catturato dai miliziani, che lo condussero alla “checa” (un luogo appartato per gli interrogatori) in calle de Fomento: dichiarò di essere un sacerdote religioso e, quindi, fu condannato a morte. Venne fucilato nella notte tra il 25 e il 26 settembre 1936 fuori dalla città di Madrid, lungo la carretera de Andalucía; aveva 59 anni.

Traslazione e beatificazione
I suoi resti mortali, riesumati nel 1939 e trovati intatti, vennero traslati nel cimitero dell’Almudena. Attualmente sono conservati nella cosiddetta “sacrestia dei Martiri” nella chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79.
Nello stesso luogo sono venerati anche i resti di altri tre suoi confratelli dello stesso monastero, morti nella medesima persecuzione: Antolín Pablos Villanueva, Rafael Alcocer Martínez e Luis Vidaurrázaga González. Tutti e quattro, uniti in una medesima causa, sono stati beatificati il 29 ottobre 2016 a Madrid.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-10-29

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