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Santi Pellegrino e Bianco Pellegrini

1 agosto

VII secolo

Patronato: San Pellegrino in Alpe (LU, MO)


San Pellegrino non era un santo italiano. La leggenda narra che fosse il figlio di Romano, re di Scozia, e che, dopo avere rinunciato alla corona, se ne andasse pellegrino per l'Europa e poi per le lontane contrade d'Oriente; e poi lo ritroviamo ancora in Italia, a visitare i santuari del nostro paese, fino a quando il suo viaggio si arresta nel paese alpino che oggi porta il suo nome e dove morirà nel 643 d.C..
Sempre la leggenda vuole che San Pellegrino assumesse come sua dimora il tronco cavo di un faggio e da quel luogo romito incominciasse una incessante lotta contro il Maligno e le sue tentazioni. Amico degli animali, Pellegrino svolse una attività di aiuto per gli altri romei solitari che transitavano per quell'impervio territorio anticipando, in tal modo, l'hospitale che verrà costruito nel Medioevo proprio come stazione di aiuto e cura dei pellegrini.
Alla morte di San Pellegrino la sua opera fu continuata dal suo discepolo, San Bianco, e ora quelli che si ritengono i loro resti riposano all'interno della stessa teca all'interno del santuario.

Curiosità dei pellegrini

I pellegrino portavano una pietra per penitenza.
Nei tempi andati, chi veniva a San Pellegrino ad omaggiare la tomba dei santi portava con sè, in segno penitenziale, una grossa pietra tanto che, nel corso dei secoli, venne a crearsi un grandissimo cumulo di sassi.

L'empireo delle leggende

La vita del santo, o quella che si immagina essere stata la vita di San Pellegrino , ha dato origine alla creazione di altre leggende in cui sono confluite credenze pagane e cristiane.
Lo sfondo di tali leggende rimane sempre la "selva tenebrosa", quel crinale appenninico che era sempre stato considerato un territorio selvaggio ed inospitale e attraverso il quale i viandanti transitavano mal volentieri.
Come ogni terra poco conosciuta la si immaginava piena di fiere, se non anche di animali mitologici governati dalle forze del male, ed un santo come San Pellegrino non poteva che trovare, in essa, abbondante materiale con cui confrontarsi per progredire nel cammino della santità, a maggior gloria di Dio.

L'antico Santuario

Le spoglie mortali di San Pellegrino e San Bianco, oggi custodite all’interno del Santuario, hanno vegliato ,per secoli, sulle sorti di questo avamposto che fu, nel Medioevo, frequentato “Hospitale” per i pellegrini in transito e poi sede di transito per i commerci tra la Toscana e l’Emilia.
Luogo di confine e luogo conteso per il suo prestigio.
La storia di San Pellegrino in Alpe continua, ancora oggi, immutata, con i suoi inverni spazzati da gelide nevi e le sue estati tranquille tra le verdi frescure del crinale Appenninico.
Il più antico documento storico che attesta la presenza di una chiesa-ospizio a San Pellegrino in Alpe risale al 1110 ed è conservata all'Archivio Vescovile di Lucca.
Tuttavia, si è generalmente concordi nel ritenere che un ospizio fosse presente ben prima di tale data. San Pellegrino modurante il dominio longobardo nel VII secolo e chi ne continuò l'opera, forse proprio San Bianco per primo, concentrò i propri sforzi nella cura ed accoglienza dei romiti che attraversavano l'Alpe.
Nel volgere di non molto tempo il santuario-ospizio di San Pellegrino in Alpe si trovò ad essere uno dei più riforniti di beni materiali a causa di donazioni varie.
Persino papi ed imperatori non mancarono di conceder privilegi e benefizi: Enrico Vi nel 1187, Federico II nel 1239, il Papa Alessandro VI nel 1255. In ogni caso, pare che l'antico Hospitale raggiungesse tra il XI e il XIV secolo momenti di autentico splendore, anche economico.
Un posto d'onore nell'amministrazione di San Pellegrino spetta a Lionello de' Nobili il quale, con un intensa attività di riordinamento dei beni in uso al santuario (beni spesse volte lontani e poco redditizzi), riuscì a ricostruire, a partire dal 1461, la chiesa e l'ospizio di San Pellegrino .
Fu compito del nipote di Lionello (che morì nel 1473) commissionare allo scultore Matteo Civitali, l'artistico tempietto marmoreo che ora accoglie degnamente le spoglie dei santi Pellegrino e Bianco.

Un santo conteso

La leggenda vuole che sin dalla morte di san Pellegrino iniziassero le contese su quale territorio dovesse sorgere il santuario a lui dedicato, se nella provincia di Modena o in quella di Lucca.
Sempre la leggenda afferma che la sorte fosse lasciata al "destino"; le spoglie del santo furono caricate su un carro che era trainato da due indomiti torelli e dove essi si fossero fermati là sarebbe anche sorto il santuario.
Le bestie si fermarono esattamente sul confine e così, da sempre, il santuario è virtualmente tagliato in due longitudinalemente e un lato è situato nel comune di Frassinoro ,in provincia di Modena, e l'altro nel comune di Castiglione Garfagnana, in provincia di Lucca.
Persino la teca contenente i resti dei due santi sarebbe in tal modo una proprietà condivisa e i santi si troverebbeo con la testa in Emilia e i piedi in Toscana!

Il tempietto dei santi

Il tempietto marmoreo che custodisce quelli che si ritengono i resti di S. Pellegrino e S. Bianco fu opera di un importante scultore del Quattrocento, Matteo Civitali (1436-1502).
Matteo Civitali non fu soltanto un importante scultore ma un artista completo che si occupava anche di pittura, ingegneria, intaglio del legno.
Il tempietto che oggi si può ammirare all'interno del santuario fu iniziato nel 1475 e portato a termine dopo il 1484.
Nel 2004, il museo nazionale di Villa Guinigi a Lucca dedicò la mostra "Matteo Civitali e il suo tempo, pittori scultori e orafi di Lucca nel tardo Quattrocento" a questo importante artista.


Fonte:
www.sanpellegrinoinalpe.it

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Aggiunto/modificato il 2016-08-11

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