Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera P > Santi Pellegrino e Bianco Condividi su Facebook

Santi Pellegrino e Bianco Pellegrini

Festa: 1 agosto

VII sec.

I santi Pellegrino e Bianco sono ricordati come pellegrini ed eremiti che trasformarono una regione allora aspra e selvaggia in un luogo di preghiera, di accoglienza e di speranza per i viandanti. La tradizione identifica Pellegrino come un principe scozzese che rinunciò al trono per seguire Cristo nella povertà, mentre Bianco è presentato come il suo fedele discepolo e successore nella vita eremitica. Le fonti storiche non consentono di verificare questi particolari biografici, ma attestano con certezza l'antichità del loro culto e l'importanza del santuario sorto sulla loro tomba, documentato almeno dal XII secolo. Nel corso del Medioevo il complesso religioso divenne uno dei principali ospitali dell'Appennino, punto di riferimento per pellegrini, mercanti e viaggiatori. 

Patronato: San Pellegrino in Alpe (LU, MO)

Etimologia: Pellegrino deriva dal latino peregrinus, forestiero, viandante; Bianco richiama il latino blancus, bianco, splendente.

Emblema: Bastone del pellegrino, bisaccia, mantello, croce, libro, animali del bosco, tronco d'albero, montagna.


La vicenda di san Pellegrino è conosciuta soprattutto attraverso racconti agiografici elaborati nel Medioevo. Secondo la tradizione sarebbe stato figlio di un re di Scozia o, secondo altre versioni, d'Irlanda. Rinunciò alla successione dinastica scegliendo una vita di pellegrinaggio e di penitenza.
Dopo un lungo viaggio attraverso l'Europa e la Terra Santa avrebbe raggiunto l'Italia, stabilendosi infine sull'alto crinale appenninico che oggi porta il suo nome.
Questi elementi non trovano conferma nella documentazione contemporanea e sono considerati appartenenti alla tradizione agiografica.

La scelta della vita eremitica
La tradizione racconta che Pellegrino visse in estrema povertà all'interno di un tronco cavo di un grande faggio, dedicando le proprie giornate alla preghiera, alla penitenza e all'assistenza dei pochi viandanti che attraversavano quei monti.
L'immagine dell'eremita immerso nella natura riflette un modello spirituale diffuso nell'Alto Medioevo, quando molti asceti sceglievano luoghi isolati per vivere il Vangelo nella radicalità.
Le narrazioni parlano anche di una continua lotta contro il demonio e le tentazioni, tema tipico della letteratura eremitica.

San Bianco
Alla morte di Pellegrino la tradizione afferma che la sua opera fu continuata dal discepolo Bianco.
Di quest'ultimo si conosce ancora meno dal punto di vista storico. Anche la sua figura emerge quasi esclusivamente attraverso la memoria tramandata dal santuario.
Bianco viene ricordato come custode dell'eredità spirituale del maestro, mantenendo vivo il luogo di preghiera e l'assistenza ai pellegrini.

La nascita del santuario
Il primo documento storico che testimonia con certezza l'esistenza di una chiesa e di un ospizio dedicati ai due santi risale al 1110.
Gli studiosi ritengono tuttavia probabile un'origine precedente, forse già nell'XI secolo o anche prima, legata alla crescente importanza del passo appenninico.
L'ospitale svolse una funzione fondamentale per i viaggiatori che attraversavano il crinale tra Toscana ed Emilia.
Nei secoli successivi papi, imperatori e signori locali concessero privilegi e donazioni che favorirono lo sviluppo del complesso religioso.

Un santuario tra due regioni
Uno degli aspetti più singolari della loro storia riguarda il luogo di sepoltura.
Secondo una celebre leggenda, dopo la morte di Pellegrino le popolazioni confinanti si contesero il possesso delle sue reliquie. Per risolvere la disputa esse vennero affidate a un carro trainato da due torelli, lasciando che fossero gli animali a scegliere il luogo della sepoltura.
Il carro si fermò esattamente sul confine tra Emilia e Toscana.
Ancora oggi il santuario è attraversato dal confine regionale e perfino la teca che custodisce le reliquie è tradizionalmente considerata condivisa tra le due regioni. Si tratta di una tradizione locale molto radicata, non di un fatto storicamente documentato.

Il culto
Fra XI e XIV secolo il santuario divenne uno dei più importanti ospitali dell'Appennino.
Nel Quattrocento il complesso fu rinnovato grazie all'opera del rettore Lionello de' Nobili.
Pochi anni dopo lo scultore lucchese Matteo Civitali realizzò il raffinato tempietto marmoreo destinato a custodire le reliquie dei due santi, ancora oggi una delle opere artistiche più significative della Garfagnana.
Le reliquie attribuite ai due santi sono custodite nel Santuario dei Santi Pellegrino e Bianco.
Esse sono collocate all'interno del celebre tempietto marmoreo scolpito da Matteo Civitali tra il 1475 e il 1484, uno dei capolavori della scultura rinascimentale lucchese.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

San Pellegrino non era un santo italiano. La leggenda narra che fosse il figlio di Romano, re di Scozia, e che, dopo avere rinunciato alla corona, se ne andasse pellegrino per l'Europa e poi per le lontane contrade d'Oriente; e poi lo ritroviamo ancora in Italia, a visitare i santuari del nostro paese, fino a quando il suo viaggio si arresta nel paese alpino che oggi porta il suo nome e dove morirà nel 643 d.C..
Sempre la leggenda vuole che San Pellegrino assumesse come sua dimora il tronco cavo di un faggio e da quel luogo romito incominciasse una incessante lotta contro il Maligno e le sue tentazioni. Amico degli animali, Pellegrino svolse una attività di aiuto per gli altri romei solitari che transitavano per quell'impervio territorio anticipando, in tal modo, l'hospitale che verrà costruito nel Medioevo proprio come stazione di aiuto e cura dei pellegrini.
Alla morte di San Pellegrino la sua opera fu continuata dal suo discepolo, San Bianco, e ora quelli che si ritengono i loro resti riposano all'interno della stessa teca all'interno del santuario.

Curiosità dei pellegrini
I pellegrino portavano una pietra per penitenza.
Nei tempi andati, chi veniva a San Pellegrino ad omaggiare la tomba dei santi portava con sè, in segno penitenziale, una grossa pietra tanto che, nel corso dei secoli, venne a crearsi un grandissimo cumulo di sassi.

L'empireo delle leggende
La vita del santo, o quella che si immagina essere stata la vita di San Pellegrino , ha dato origine alla creazione di altre leggende in cui sono confluite credenze pagane e cristiane.
Lo sfondo di tali leggende rimane sempre la "selva tenebrosa", quel crinale appenninico che era sempre stato considerato un territorio selvaggio ed inospitale e attraverso il quale i viandanti transitavano mal volentieri.
Come ogni terra poco conosciuta la si immaginava piena di fiere, se non anche di animali mitologici governati dalle forze del male, ed un santo come San Pellegrino non poteva che trovare, in essa, abbondante materiale con cui confrontarsi per progredire nel cammino della santità, a maggior gloria di Dio.

L'antico Santuario
Le spoglie mortali di San Pellegrino e San Bianco, oggi custodite all’interno del Santuario, hanno vegliato ,per secoli, sulle sorti di questo avamposto che fu, nel Medioevo, frequentato “Hospitale” per i pellegrini in transito e poi sede di transito per i commerci tra la Toscana e l’Emilia.
Luogo di confine e luogo conteso per il suo prestigio.
La storia di San Pellegrino in Alpe continua, ancora oggi, immutata, con i suoi inverni spazzati da gelide nevi e le sue estati tranquille tra le verdi frescure del crinale Appenninico.
Il più antico documento storico che attesta la presenza di una chiesa-ospizio a San Pellegrino in Alpe risale al 1110 ed è conservata all'Archivio Vescovile di Lucca.
Tuttavia, si è generalmente concordi nel ritenere che un ospizio fosse presente ben prima di tale data. San Pellegrino modurante il dominio longobardo nel VII secolo e chi ne continuò l'opera, forse proprio San Bianco per primo, concentrò i propri sforzi nella cura ed accoglienza dei romiti che attraversavano l'Alpe.
Nel volgere di non molto tempo il santuario-ospizio di San Pellegrino in Alpe si trovò ad essere uno dei più riforniti di beni materiali a causa di donazioni varie.
Persino papi ed imperatori non mancarono di conceder privilegi e benefizi: Enrico Vi nel 1187, Federico II nel 1239, il Papa Alessandro VI nel 1255. In ogni caso, pare che l'antico Hospitale raggiungesse tra il XI e il XIV secolo momenti di autentico splendore, anche economico.
Un posto d'onore nell'amministrazione di San Pellegrino spetta a Lionello de' Nobili il quale, con un intensa attività di riordinamento dei beni in uso al santuario (beni spesse volte lontani e poco redditizzi), riuscì a ricostruire, a partire dal 1461, la chiesa e l'ospizio di San Pellegrino .
Fu compito del nipote di Lionello (che morì nel 1473) commissionare allo scultore Matteo Civitali, l'artistico tempietto marmoreo che ora accoglie degnamente le spoglie dei santi Pellegrino e Bianco.

Un santo conteso
La leggenda vuole che sin dalla morte di san Pellegrino iniziassero le contese su quale territorio dovesse sorgere il santuario a lui dedicato, se nella provincia di Modena o in quella di Lucca.
Sempre la leggenda afferma che la sorte fosse lasciata al "destino"; le spoglie del santo furono caricate su un carro che era trainato da due indomiti torelli e dove essi si fossero fermati là sarebbe anche sorto il santuario.
Le bestie si fermarono esattamente sul confine e così, da sempre, il santuario è virtualmente tagliato in due longitudinalemente e un lato è situato nel comune di Frassinoro ,in provincia di Modena, e l'altro nel comune di Castiglione Garfagnana, in provincia di Lucca.
Persino la teca contenente i resti dei due santi sarebbe in tal modo una proprietà condivisa e i santi si troverebbeo con la testa in Emilia e i piedi in Toscana!

Il tempietto dei santi
Il tempietto marmoreo che custodisce quelli che si ritengono i resti di S. Pellegrino e S. Bianco fu opera di un importante scultore del Quattrocento, Matteo Civitali (1436-1502).
Matteo Civitali non fu soltanto un importante scultore ma un artista completo che si occupava anche di pittura, ingegneria, intaglio del legno.
Il tempietto che oggi si può ammirare all'interno del santuario fu iniziato nel 1475 e portato a termine dopo il 1484.
Nel 2004, il museo nazionale di Villa Guinigi a Lucca dedicò la mostra "Matteo Civitali e il suo tempo, pittori scultori e orafi di Lucca nel tardo Quattrocento" a questo importante artista.


Autore:
Sanpellegrinoinalpe.it

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-07-27

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati