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Beata María Concepción (Conchita) Cabrera Arias de Armida Vedova, laica, madre di famiglia

3 marzo

San Luis Potosí, Messico, 8 dicembre 1862 - Città del Messico, Messico, 3 marzo 1937

María Concepción Cabrera Arias nacque a San Luis Potosí, in Messico, l’8 dicembre 1862. Rischiò di morire molto piccola: guarì, ma il suo fisico rimase molto debole. Cresciuta, ebbe vari pretendenti, ma alla fine, l’8 novembre 1884, sposò Francisco Armida. Si amarono molto reciprocamente ed ebbero nove figli, due dei quali morti in tenera età. Conchita, come tutti la chiamavano sin da piccola, rimase vedova il 17 settembre 1901 (il “de” nel cognome indica lo stato vedovile). Nel frattempo, aveva avuto esperienze di grazia molto potenti, che la condussero a istituire le Opere della Croce, ovvero quattro mezzi attraverso i quali fedeli di ogni stato di vita potevano conformarsi al sacrificio supremo di Gesù. Fu guidata da molti ed esperti direttori spirituali, compreso padre Félix Rougier, dei Maristi, che incontrò in confessionale a Città del Messico, dove si era trasferita con la famiglia. Dopo alcune prove, quel religioso poté lasciare la sua congregazione e fondare a sua volta altre congregazioni, tra cui i Missionari dello Spirito Santo, quinto ramo delle Opere della Croce (è stato dichiarato Venerabile il 1° luglio 2000). Conchita visse con intensità la maternità spirituale nei confronti dei sacerdoti e imparò come vivere il proprio sacerdozio battesimale. Scrisse moltissimi testi, editi e non, inclusa la propria autobiografia. Morì il 3 marzo 1927 nella sua casa di Città del Messico. È stata beatificata nel Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico il 4 maggio 2019. I suoi resti mortali sono venerati dal 1973 presso la casa generalizia dei Missionari dello Spirito Santo a Coyoacán, quartiere di Città del Messico. La sua memoria liturgica cade il 3 marzo, giorno della sua nascita al Cielo.



Infanzia e famiglia
María de la Concepción Loreto Antonia Cabrera Arias nacque l’8 dicembre 1862 nella casa dei suoi genitori, Octaviano Cabrera Lacavex e Clara Arias Rivera; era la settima di dodici figli. Fu battezzata due giorni dopo la nascita.
La madre, molto malata, non poteva allattarla. Poiché le balie designate, ben sette, non riuscivano a farla stare bene, fu mandata in una fattoria fuori città. Lì la moglie del custode, Mauricia, si offrì di allattarla personalmente, affidando il proprio figlio appena nato a un’altra nutrice. Dopo lo svezzamento, una volta rimessa in salute, la bambina fu riportata a casa.
Conchita, come la chiamavano tutti, ricevette la sua prima educazione in famiglia. La madre le insegnò i lavori domestici, ma anche a pregare; inoltre, la portava con sé quando doveva assistere qualche malato. Il padre, dal canto suo, l’istruì nei servizi da svolgere in fattoria e le fu d’esempio perché cercava ogni soluzione possibile per venire incontro ai poveri. Proseguì l’istruzione in forma privata da alcune signore della città, poi dalle Suore della Carità, fino alla loro espulsione.
L’8 dicembre 1872, il giorno del suo decimo compleanno, Conchita ricevette la Prima Comunione con una gioia intensa. Da allora cominciò ad andare a Messa quasi tutti i giorni e a sentirsi attratta dal silenzio e dalla preghiera contemplativa, pur senza trascurare gli impegni domestici e concedendosi qualche svago.

La sua adolescenza
Il suo fisico, però, era rimasto gracile e non reggeva bene allo sviluppo. Per questa ragione, i medici le prescrissero di andare a cavallo in campagna. Conchita divenne quindi un’ottima amazzone, anche se era sempre accompagnata dal padre o da qualcuno dei fratelli.
Pur essendo poco più che adolescente, ricevette la corte di molti uomini, compreso il governatore dello Stato di Città del Messico. Anche durante le feste cui partecipava con la famiglia era contesa dai giovani che volevano ballare con lei.

L’incontro con Francisco Armida
Quando aveva tredici anni, durante uno di quei balli, accettò l’invito del giovane Francisco Armida, detto Pancho, che già aveva incontrato, nel 1875, mentre passeggiava a cavallo. Il 16 gennaio 1879, in un’altra occasione del genere, lui le dichiarò il suo amore, trovandosi ricambiato.
Nel corso del fidanzamento, durato nove anni, Conchita non mancava di farsi bella per il suo futuro marito; tuttavia, appena lui si allontanava, lei correva a togliersi ogni ornamento. Sentiva infatti come un vuoto nell’anima ed era convinta che, sposando Francisco, l’avrebbe colmato. Nonostante questo, non percepiva il fidanzamento come un ostacolo che potesse pregiudicare il suo rapporto con Dio.
Il 16 settembre 1883 morì Manuel, suo fratello maggiore. Il modo con cui perse la vita, a causa di un colpo partito per sbaglio dalla pistola che un suo amico portava alla cintura, sconvolse profondamente Conchita: era la prima volta che le capitava di provare un dolore tanto grande.

Il matrimonio
L’8 novembre 1894, Pancho e Conchita si sposarono. Il rito delle nozze, all’epoca, era disgiunto dalla celebrazione dell’Eucaristia: di conseguenza, i due nubendi fecero la Comunione insieme, di buon mattino, nella chiesa di San Giovanni di Dio, poi tornarono alle rispettive abitazioni. Il celebrante fu il canonico don Luis Arias, zio materno della sposa, lo stesso sacerdote che l’aveva battezzata.
Durante il banchetto nuziale, Conchita chiese al suo sposo due regali speciali: che le lasciasse ricevere la Comunione ogni giorno e che non fosse geloso. Pancho acconsentì e non venne mai meno alla parola data.
Pancho, che di mestiere era un piccolo commerciante, aveva un carattere focoso. Nel giro di qualche anno imparò a calmarsi, meravigliando i propri parenti. Con loro Conchita aveva relazioni diverse: il suocero le volle bene da subito, mentre la suocera imparò ad apprezzarla solo dopo le nozze; le cognate, invece, la disprezzavano.

Conchita e i suoi figli
Nonostante il lungo fidanzamento, la giovane sposa credeva che i figli sarebbero arrivati automaticamente, ma in breve si rese conto che non era così. Allora cominciò a sentire il matrimonio come un peso che le impediva di realizzare il suo sogno di verginità. Col tempo, però, comprese che poteva restare vergine nell’anima, amando Dio sopra ogni cosa. Quanto ai figli, li avrebbe accolti come un dono di Dio.
Il primo, Francisco, nacque il 28 settembre 1885. Seguirono Carlos, Manuel, María de la Concepción, Pablo, Ignacio, Salvador, Guadalupe e Pedro. Carlos e Pedro morirono ancora bambini, l’uno di tifo, l’altro per un incidente domestico. Anche Pablo morì di tifo, a diciott’anni. Gli altri, tranne Manuel e la figlia primogenita, si sposarono.

La missione di salvare le anime
Conchita frequentava ogni sera la chiesa di San Giovanni di Dio, fermandosi a lungo a pregare per la sua famiglia davanti al Tabernacolo. Nel 1889 decise di partecipare a un corso di Esercizi Spirituali, sebbene, per curare i bambini, doveva tornare spesso a casa. Mentre pregava, domandando a Dio cosa dovesse fare per compiere la sua volontà, si sentì rispondere interiormente: «La tua missione sarà salvare le anime». Pur non comprendendo pienamente quelle parole, si sentì infiammare il cuore.
Dopo qualche tempo, invitata dal fratello Octaviano, Conchita portò i figli a Jesús María, la fattoria di cui era proprietario. Le venne spontaneo condividere con le altre donne i frutti che aveva ricevuto durante gli Esercizi: alcune di esse arrivarono a commuoversi e a pentirsi dei propri peccati.
Conchita riconobbe però di aver bisogno di qualcuno che le indicasse come correggersi a sua volta e come progredire nella fede. Il suo primo direttore spirituale divenne quindi padre Alberto Mir, della Compagnia di Gesù. In seguito, entrò a far parte del Terz’Ordine francescano.

Una più profonda appartenenza a Dio
Desiderosa di rendere ancora più concreta la propria appartenenza a Dio, Conchita volle riprodurre su di sé il monogramma JHS, come se fosse una delle bestie che venivano marchiate a fuoco nella fattoria di famiglia.
Il 14 gennaio 1894, all’epoca festa del Nome di Gesù, ottenuto il permesso del direttore spirituale, se lo incise sul petto con un coltello, sigillandolo col fuoco. Una forza interiore la gettò a terra, mentre l’ardore che sentiva crescere in sé trovava forma in un’invocazione: «Gesù, Salvatore degli uomini, salvali! Salvali!».

La Croce dell’Apostolato
Non molto tempo dopo l’impressione del monogramma, mentre pregava nella chiesa dei Gesuiti a San Luis, Conchita vide una grande luce, sulla quale spiccava una colomba dalle ali aperte. Due o tre giorni dopo, la visione si caricò di altri particolari: sotto la colomba c’era una grossa croce, sulla quale compariva un cuore coronato di spine. Tutto era immerso in una luce abbagliante, in uno sfondo di nubi infuocate.
L’interpretazione che in seguito diede era che la luce rappresentava il Padre, il cuore Gesù e la colomba lo Spirito Santo. La croce, invece, rappresentava la realtà umana, che la presenza della Trinità accompagna nelle sofferenze e salva per suo amore.

L’Apostolato della Croce
Il direttore spirituale, commentando la descrizione di quel fatto, scrisse a Conchita: «Tu salverai molte anime per mezzo dell’Apostolato della Croce». In effetti, fu quello il nome che lei diede al movimento con cui intendeva invitare le anime a unirsi all’opera redentrice di Gesù, offrendo il proprio lavoro e le sofferenze.
La rappresentazione plastica della visione, ossia la Croce dell’Apostolato, fu eretta per la prima volta il 3 maggio 1894, all’epoca festa dell’Invenzione della Croce, nella fattoria di Jesús María. Monsignor Ramón Ibarra y González, vescovo di Chilapa, appoggiò l’Apostolato della Croce, dando la propria approvazione. Due anni dopo giunse anche l’approvazione pontificia: gli aderenti erano già ottomila.

Concreta seppur contemplativa
Nel 1894 Conchita ricevette la grazia del fidanzamento mistico, completato, il 9 febbraio 1897, dal matrimonio spirituale. Nessuno dei familiari sapeva quello che le accadeva. Lo stesso marito, quando la vedeva scrivere le proprie meditazioni, commentava che erano cose lontane dalla sua comprensione.
Come padrona di casa, si sentiva responsabile anche della formazione spirituale dei propri domestici, vigilava sulla loro condotta morale e s’impegnava a sostenerli nelle loro difficoltà. Spesso andava a visitare i malati in ospedale, oppure accarezzava e baciava i bambini poveri, anche quelli più ripugnanti.
Affrontò anche la crisi lavorativa che colpì Francisco, il quale aveva cercato vanamente di mettersi in proprio. Nel 1895, di passaggio per Città del Messico in occasione dell’incoronazione dell’immagine della Madonna di Guadalupe, riuscì a trovare un nuovo impiego: di conseguenza, tutta la famiglia si trasferì nella capitale.

Le Religiose della Croce
Intanto, nei primi giorni di febbraio 1894, alla vista interiore di Conchita si presentò un corteo di religiose, in fila per due. Allo stesso tempo, sentì che il Signore le svelava che quella sarebbe stata una nuova congregazione religiosa, il cui scopo sarebbe stato quello di costituire un’oasi dove il suo Cuore avrebbe potuto riposare.
Grazie a padre Alberto Mir, trovò quattro giovani disposte a seguire il progetto di fondazione; lui stesso aveva scritto le Costituzioni. Il 3 maggio 1897 si svolse la celebrazione con cui furono fondate le Religiose della Croce, la cui prima casa fu nei pressi di Popotla. Il loro compito nella Chiesa doveva essere l’Adorazione Eucaristica perpetua e l’offerta quotidiana della vita per la salvezza delle anime, specie quelle dei sacerdoti.

La morte di Francisco
Nel 1901, Francisco si ammalò di tifo. Conchita fu al suo fianco giorno e notte, allontanandosi solo per andare a Messa. Fece in modo che il suo sposo non morisse senz’aver ricevuto prima tutti i conforti religiosi. Il 17 settembre, circondato dai figli maggiori e assistito dalla moglie e da due sacerdoti, lui lasciò questo mondo.
Conchita aveva trentanove anni ed era rimasta sola con otto figli ancora piccoli (Carlos, il secondogenito, era morto nel 1891; aveva sei anni). Il suo matrimonio con Pancho era durato diciassette anni.

L’incontro con padre Félix Rougier
Il 4 febbraio 1903, mentre tornava da una visita a sua madre, Conchita si sentì mossa a scendere alla fermata del tram corrispondente alla chiesa di Nostra Signora di Lourdes, affidata ai Padri Maristi. Benché si fosse confessata la mattina stessa, chiamò il confessore tramite un campanello posto accanto al confessionale.
Dopo qualche istante, arrivò il rettore della chiesa, padre Félix Rougier, che era anche il superiore della comunità marista a Città del Messico. Si trovava lì dopo una lunga esperienza in Colombia, da cui si era dovuto allontanare a causa della guerra civile. Conchita, dalle dieci a mezzogiorno, gli parlò come se conoscesse tutto di lui e gli espose il progetto delle Opere della Croce.
Padre Félix, che da tempo cercava un modo per vivere ancora più perfettamente in unione con Dio, ne fu tanto colpito da domandare a Conchita se esistesse già un ramo maschile di religiosi. Nel pomeriggio dello stesso giorno andò a trovarla a casa sua, perché lei gli aveva lasciato il proprio indirizzo, ma non il suo nome. Da allora in poi fu in stretta relazione con lei e con le Religiose della Croce, presso le quali andava spesso a tenere ritiri spirituali.
Il Padre Generale dei Maristi, però, richiamò padre Félix in Europa, ordinandogli di non tornare in Messico. Furono dieci anni di autentico esilio, durante i quali, però, lui non dimenticò la chiamata che sentiva di aver ricevuto, il 9 aprile 1903, per bocca di Conchita: avrebbe dovuto fondare personalmente i Religiosi della Croce.

L’incarnazione mistica
Il 25 marzo 1906 avvenne in Conchita un nuovo evento spirituale, che definì “incarnazione mistica”, a cui si preparò per quasi dieci anni. Attraverso di essa, il Signore l’univa definitivamente al suo sacerdozio, compiendo pienamente i doni che già le aveva trasmesso a partire dal Battesimo.
Per imparare a offrire Gesù al Padre e a offrirsi con lui, si sentì invitata a formare la Catena d’Amore: ogni anello della catena era costituito da un’ora del giorno, offerta per la salvezza delle anime. In tal modo, avrebbe potuto vivere nel suo cuore quello che oggi chiamiamo sacerdozio battesimale dei fedeli.

La vocazione di Manuel e di Concha
La maternità spirituale di Conchita per i sacerdoti si manifestò in modo speciale per uno dei suoi figli. Manuel, il secondogenito, l’8 dicembre 1908 professò nella Compagnia di Gesù. La madre aveva sperato che potesse entrare nei Religiosi della Croce, ma comprese di non doverlo vincolare. In compenso, nelle lettere che gli scrisse gli espose la dottrina che sentiva di aver ricevuto.
La prima figlia femmina, Concepción detta Concha, entrò invece come postulante il 17 aprile 1908 tra le Religiose della Croce. Il 23 ottobre 1910 professò i voti, diventando suor Teresa di Maria Immacolata.
Non era molto in salute, per cui le fu concesso di trasferirsi da Monterrey, dove si era stabilita, a Città del Messico, dove sua madre poté starle accanto fino alla morte, avvenuta il 19 dicembre 1925; aveva trentacinque anni.

Pellegrina per incontrare il Papa
Le Opere della Croce, intanto, si stavano diffondendo anche oltre la diocesi di Città del Messico. Molti vescovi cominciarono a interessarsene e a reclamare che il Padre Generale dei Maristi concedesse a padre Félix il permesso di procedere alla fondazione del ramo maschile di religiosi. Allo stesso tempo, però, circolavano anche voci contrarie alla dottrina insegnata da Conchita.
Monsignor Ibarra, che nel 1912 era diventato il suo direttore spirituale e ancor prima era stato nominato arcivescovo di Puebla, pensò allora che fosse necessario un esame diretto della sua persona e delle sue intuizioni spirituali. La invitò dunque a partecipare a un pellegrinaggio in Terra Santa, al termine del quale l’avrebbe condotta personalmente a Roma. Conchita accettò, portando con sé i figli Ignacio e Guadalupe. Visse con commozione e intensità il pellegrinaggio sui luoghi biblici, sia in Egitto sia in Palestina.
L’udienza dal Papa san Pio X avvenne il 17 novembre 1913. Il colloquio ebbe un esito felice, con una speciale benedizione sia per le Opere della Croce, sia per la sua famiglia. Anche l’interrogatorio presso la Congregazione dei Religiosi andò molto bene e aprì la strada alla fondazione del ramo maschile.

L’ordinazione di padre Manuel
Sulla via del ritorno, Conchita passò per la Francia e la Spagna. L’occasione fu propizia perché potesse rivedere il figlio Manuel, non ancora sacerdote. Fu il loro ultimo incontro: nel 1920 le scrisse di aver deciso, di comune accordo con i superiori, di non tornare mai più in Messico.
Il 25 luglio 1922 Manuel fu ordinato sacerdote. Conchita non era presente, ma partecipò spiritualmente, svegliandosi per tempo: a causa del fuso orario, infatti, in Messico era notte. Continuò comunque a scrivergli, insegnandogli come rendere vere, nella sua vita, le parole della consacrazione nella Messa.

I Missionari dello Spirito Santo
Grazie a monsignor Ibarra, un mese dopo il colloquio con Conchita, papa Pio X autorizzò la fondazione del ramo maschile delle Opere della Croce. Dopo aver ascoltato il fine specifico della congregazione, ossia la direzione spirituale, rispose che il nome non doveva essere più Sacerdoti della Croce, ma Missionari dello Spirito Santo: come lo Spirito Santo, infatti, la loro missione doveva essere santificare le anime.
Padre Félix ebbe quindi un permesso di due anni per tornare in Messico e procedere alla fondazione. L’atto fondativo avvenne il 25 dicembre 1914 nella Cappella delle Rose del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, alla presenza, tra gli altri, anche di Conchita. Di proroga in proroga, il fondatore poté restare in Messico, finché non gli venne concesso di passare dai Maristi ai Missionari dello Spirito Santo: dal 28 marzo 1926, giorno della sua professione, si chiamò Félix de Jesús (anche in italiano si usa chiamarlo col nome spagnolo).

La solitudine di Conchita
In Messico, però, si stava compiendo una sanguinosa guerra civile, che costò anche molti martiri alla Chiesa Cattolica. Conchita partecipò alle sofferenze del suo popolo e del mondo intero, segnato dalla prima guerra mondiale. Anche la sua vita personale ebbe delle prove: una delle più grandi fu la morte di monsignor Ibarra, protettore suo e delle Opere della Croce.
Dal giorno stesso in cui lui morì, il 19 febbraio 1917, Conchita cominciò a sentirsi lontana da Dio, a non avvertire più le sue ispirazioni come un tempo. Alla solitudine interiore si accompagnò quella materiale, con i figli che, sposandosi, lasciavano la casa paterna.
Pur soffrendo, era certa di sentirsi simile alla Vergine Maria dopo l’Ascensione, quando Gesù non era più sulla terra. Il suo ultimo direttore spirituale fu monsignor Luis María Martínez y Rodríguez, vescovo ausiliare di Morelia.

Gli ultimi anni e la morte
Con l’avanzare dell’età, Conchita ridusse anche le proprie attività esterne. La sua ultima ispirazione avvenne l’8 novembre 1935: la Crociata delle Anime Vittime in favore delle famiglie, per espiare i peccati compiuti all’interno dei matrimoni.
Alla fine del 1936, ebbe un crollo fisico, che la costrinse a stare a letto. Poco dopo fu colpita da broncopolmonite: guarì, ma da allora ebbe una lesione irreversibile al cuore. Infine, poco dopo la mezzanotte del 3 marzo 1937, morì, circondata dai figli, da alcuni Missionari dello Spirito Santo e dalle Religiose della Croce che si erano alternate al suo capezzale. Grazie a uno speciale permesso che tempo prima le aveva concesso papa Pio X, fu vestita con l’abito delle Religiose della Croce. Anche padre Félix de Jesús era presente: morì quasi un anno dopo, il 10 gennaio 1938.
Il suo corpo fu sepolto presso la cappella delle Religiose della Croce nel Cimitero Spagnolo di Città del Messico. Nel 1973 venne traslato presso la chiesa della casa generalizia dei Missionari dello Spirito Santo, il Tempio di San José del Altillo a Coyoacán, quartiere di Città del Messico.

La causa di beatificazione fino al decreto sulle virtù eroiche
La fama di santità di Conchita, diffusa e persistente tra i membri delle Opere della Croce e non solo, portò all’apertura della sua causa di beatificazione e canonizzazione. Il processo informativo si svolse dal 1956 al 1959 nella diocesi di Città del Messico. Il 15 febbraio 1974 si ebbe il decreto sugli scritti, garanzia fondamentale per la correttezza dottrinale delle sue opere edite e inedite.
Secondo la legislazione in vigore all’epoca, l’11 maggio 1982 ci fu l’introduzione della causa, con cui iniziava la fase romana. Il processo apostolico durò quindi dal 1982 al 1984. Il decreto di convalida del processo informativo e di quello diocesano porta la data del 27 febbraio 1986.
La “Positio super virtutibus”, presentata nel 1992, fu esaminata il 2 marzo 1999 dai Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi. Anche i cardinali e i vescovi della stessa Congregazione, il 19 ottobre dello stesso anno, confermarono il parere positivo circa l’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane da parte di Conchita.
Il 20 dicembre 1999, quindi, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui lei veniva dichiarata Venerabile. Poco più di sei mesi dopo, il 1° luglio 2000, lo stesso Pontefice concesse il medesimo decreto per padre Félix de Jesús Rougier. Nello stesso anno, il 9 aprile, fu dichiarato Venerabile anche monsignor Ramón Ibarra y González.

Il miracolo per la beatificazione
Tra le numerose grazie segnalate per intercessione di Conchita è stato preso in esame il caso di Jorge Guillermo Treviño Gutiérrez, di Monterrey. Nel 1993 cominciò ad avere forti dolori muscolari e contratture, fino a rimanere, nel giro di dodici anni, completamente paralizzato.
Nel gennaio 2008 un’amica di famiglia, Manuela, gli regalò un santino di Conchita e una piccola Croce dell’Apostolato. Jorge fu immediatamente attratto dallo sguardo della Venerabile e cominciò subito a chiedere la guarigione per sua intercessione. Accompagnato da sua moglie Cecilia e dall’amica, nel maggio dello stesso anno fu portato a Jesús María, dove i Missionari dello Spirito Santo custodiscono il luogo dove Conchita andava in vacanza.
Anche a causa del viaggio, le condizioni di Jorge peggiorarono. Si decise quindi di tentare una cura palliativa a base di botulino, per abbassare almeno la pressione arteriosa e il glucosio. La data del trattamento fu fissata al 24 maggio, con anestesia generale.
Il 22 maggio, in ospedale, il malato chiese all’amica Consuelo Sada, che era al suo capezzale insieme alla moglie e a Manuela, di unirsi alla sua preghiera. Dato che Consuelo non conosceva Conchita, le spiegò in breve la sua storia, poi si addormentò; l’amica se ne andò a casa.
Mentre Manuela e Cecilia lo vegliavano, intorno alle 19.10 si accorsero che muoveva la mano destra, fino ad allora paralizzata. Il suo volto appariva rilassato e sembrava che mormorasse qualcosa nel sonno. Gradualmente e sempre dormendo si stiracchiò tutto, muovendo come non faceva da anni gambe e braccia.
Alle 23.40 si svegliò e domandò se l’operazione fosse già avvenuta. All’udire che non era ancora stato operato, pianse di gioia. Poco dopo raccontò alla moglie di aver visto in sogno Conchita e di averle chiesto di guarirlo, per non far più soffrire lei e i figli. Conchita gli rispose che avrebbe dovuto farle un favore: doveva comunicarsi tutti i giorni e pregare per i sacerdoti. Il medico di turno cancellò l’intervento previsto, ormai non più necessario.

Il riconoscimento del miracolo e la beatificazione
Il 1° marzo 2018 il Congresso dei Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi aveva dato voto unanime circa il nesso tra la guarigione e l’invocazione della Venerabile. L’8 giugno 2018, ricevendo in udienza l’allora Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui la guarigione di Jorge Terriño era da ritenersi miracolosa e ottenuta per intercessione della Venerabile Concepción Cabrera de Armida.
Il rito della beatificazione si è svolto presso il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe il 4 maggio 2019, presieduto dal cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come inviato del Santo Padre.

Le Opere della Croce oggi
Le Opere della Croce di cui Conchita fu ispiratrice contano quindi cinque rami: due associazioni per laici, l’Apostolato della Croce e l’Alleanza d’Amore con il Sacro Cuore di Gesù; la Fraternità Sacerdotale, avviata nel 1912; due congregazioni religiose.
Queste ultime, le Religiose della Croce del Sacro Cuore di Gesù (questo il loro nome definitivo) e i Missionari dello Spirito Santo, hanno case in gran parte dell’America Latina e negli Stati Uniti d’America; per il ramo maschile si aggiunge una parrocchia a Madrid, in Spagna. Nel nostro Paese, l’unica oasi delle Religiose è a Roma, mentre i Missionari hanno presenze lì, a Milano e a Crema.
 


Autore:
Emilia Flocchini


Note:
Per approfondire: www.familiadelacruz.org

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Aggiunto/modificato il 2019-05-02

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