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Beato Genaro Fueyo Castañón Sacerdote e martire

21 ottobre

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Linares del Puerto, Spagna, 23 gennaio 1864 – Nembra, Spagna, 21 ottobre 1936

Genaro Fueyo Castañón, sacerdote della diocesi di Oviedo, fu parroco della parrocchia di San Giacomo apostolo a Nembra, dove si distinse per la devozione all’Eucaristia, la carità verso i poveri e la promozione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Durante la guerra civile spagnola, nell’ottobre 1936, fu arrestato e in seguito, il 21 ottobre, condotto nella sua chiesa parrocchiale, dov’erano stati portati anche due suoi parrocchiani, Segundo Alonso González e Isidro Fernández Cordero. Don Genaro chiese di essere l’ultimo a morire, per poter assolvere e incoraggiare gli altri due. Come loro, fu ucciso a colpi di coltello; aveva 72 anni. Insieme ai suoi compagni e al giovane Antonio González Alonso, è stato beatificato nella cattedrale di Oviedo l’8 ottobre 2016. La sua memoria liturgica per la diocesi di Oviedo cade il 21 ottobre, giorno della sua nascita al Cielo.



Nascita e vocazione
Genaro Fueyo Castañón nacque il 23 gennaio 1864 a Linares, all’epoca quartiere di Congostinas del Puerto, nella Comunità autonoma delle Asturie, in Spagna. Era figlio di Ramón Fueyo Barros e Isabel Castañón Díaz e aveva cinque fratelli, uno dei quali, Estanislao, entrò nel monastero cistercense di San Isidro de Dueñas (Palencia).
Genaro entrò nel Seminario conciliare di Santa Maria dell’Assunzione, ospitato nel convento di San Domenico a Oviedo, fondato nel 1851 dal vescovo monsignor Ignacio Díaz Caneja. Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 17 dicembre 1887, ebbe il suo primo incarico come vicario parrocchiale a Jomezana, poi passò alla parrocchia di Congostinas, la sua città natale, dove risiedette fino al 1899 come economo e parroco.

Parroco di San Giacomo a Nembra
L’anno prima la parrocchia di San Giacomo apostolo a Nembra era risultata vacante: don Genaro vi venne destinato per nomina del Capitolo della Cattedrale di Oviedo. Nembra contava all’epoca 171 famiglie e circa 800 abitanti, che impararono presto ad apprezzare don Genaro per il suo buon carattere e per il suo sottile senso dell’umorismo, che dissimulava sotto un’apparenza seria.
Condivideva tutti i propri beni con i poveri e, dal pulpito, esortava i suoi parrocchiani a fare altrettanto. Dal canto suo, aiutava le famiglie in difficoltà, cercava lavoro ai disoccupati e curava attentamente le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata: più di cento tra i suoi giovani abbracciarono la vita consacrata.
Diede anche impulso all’Adorazione Eucaristica notturna e lui stesso, una volta al mese, trascorreva un’intera notte con chi era di turno. Infine, fu molto attento ai minatori, che svolgevano le riunioni del loro sindacato cattolico in una sala della parrocchia. Per i loro figli e per quelli dei contadini organizzò anche una scuola gratuita.

A rischio della vita
Il suo operato, comunque, iniziava ad essere malvisto dagli anarchici. Già durante la rivoluzione dell’ottobre 1934, anticipo della guerra civile, rischiò la vita, ma alcune donne scoprirono i piani di chi voleva ucciderlo e lo misero all’erta. Don Genaro si rifugiò a casa di suo fratello Cesáreo, dove passò inosservato.
Venne tuttavia catturato nell’ottobre 1936, quattro mesi dopo l’inizio della guerra civile, e rinchiuso nel carcere di Moreda. La notte del 21 ottobre fu condotto nella sua chiesa di San Giacomo, spinto dentro a viva forza da quegli stessi uomini che aveva battezzato personalmente e che aveva preparato alla Prima Comunione.

Il martirio
Si trovò di fronte due parrocchiani, Segundo Alonso González, 48 anni, e Isidro Fernández Cordero, di 33, membri del sindacato dei minatori, intenti a scavare delle fosse nel posto dove di solito partecipavano insieme alla Messa, di fronte all’altare dei Santi Martiri. Tuttavia, non avevano consentito che don Genaro scavasse per sé, visto che era molto anziano: gli avevano già preparato la sepoltura di fronte all’altare maggiore, come gli conveniva essendo sacerdote.
Don Genaro cercò di mantenersi sereno e chiese di essere l’ultimo a morire, così da poter impartire agli altri l’ultima assoluzione e prepararli alla morte. Tuttavia, quando li vide uccisi a colpi di coltello, dissanguati e decapitati, poi gettati dentro le fosse, ebbe uno svenimento, ma si riprese subito.
Di lì a poco fu il suo turno. Al vedere quello che gli stavano per fare, dichiarò che non riusciva a credere che i suoi stessi parrocchiani volessero ucciderlo, ma chiedeva ugualmente perdono a Dio per loro. Fu quindi messo a morte con un colpo di pistola alla tempia.
Un anno dopo l’accaduto, i corpi dei tre furono recuperati e riconosciuti, perché praticamente incorrotti, dai rispettivi familiari.

La causa di beatificazione
La causa di beatificazione di don Genaro e dei suoi due compagni, cui è stato unito il giovane Antonio González Alonso, ucciso l’11 settembre 1936, si è svolta nella diocesi di Oviedo, ottenuto il nulla osta da parte della Santa Sede l’11 marzo 1997. L’inchiesta diocesana è stata convalidata il 26 aprile 2002, mentre la “Positio super martyrio” è stata consegnata nel 2007.
Il 21 gennaio 2016, ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui la morte di don Genaro e di Segundo, Isidro e Antonio era dichiarata martirio in odio alla fede cattolica.
La loro beatificazione si è svolta nella cattedrale di Oviedo l’8 ottobre 2016, prima celebrazione del genere nel territorio diocesano, presieduta dal cardinal Amato come delegato del Santo Padre. La memoria liturgica, per la diocesi di Oviedo, è stata fissata al 21 ottobre, giorno della nascita al Cielo della maggior parte di questi martiri.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-10-10

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