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Don Angelo Vigaṇ Salesiano

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Sondrio, 31 marzo 1923 - Arese, Milano, 21 novembre 2010


Angelo Viganò è nato a Sondrio il 31 marzo 1923.
La sua famiglia era umile e povera, ma laboriosa e ricca di fede, unita e felice, come lui stesso ha raccontato nel suo bellissimo libro “Storia di umile gente” (LDC, Torino).
Papà Francesco, uomo operoso, timorato di Dio e di poche parole, non si lamentava mai di nulla ed era solito dire in qualsiasi situazione: “Laséc fà al Signur” (“Lasciate fare al Signore”). Mamma Maria Enrichetta, donna profondamente religiosa e innamorata della sua famiglia. Dal loro matrimonio nascono dieci figli. I primi cinque moriranno in tenera età durante la prima guerra mondiale (1915-18), gli altri li ha “rapiti” il Signore. Egidio, Angelo e Francesco, diventano uno dopo l’altro salesiani.
Era il 1929 Mamma Maria Enrichetta si trova in pellegrinaggio a Torino nelle camerette del Beato, si sente richiamata dal suo sguardo: «Che occhi, don Bosco! Sembrava mi dicesse: I tuoi figli li darai tutti a me!». E li avrà.
Egidio diventerà Rettor Maggiore e come VII successore di Don Bosco, guiderà la Congregazione Salesiana dal 1977 fino al 1995, anno della sua morte. Angelo sarà Ispettore della Ispettoria Lombardo-Emiliana, della Ispettoria Centrale di Torino e nel settembre 1997 diventa Direttore dell’Opera Sacro Cuore a Bologna, Francesco è stato Direttore in varie Case dell’Ispettoria, ora si trova nella Casa Salesiana di Sesto San Giovanni (MI). La sorella Dina, entrata dalle Suore Canossiane, muore a Gravedona, cittadina in riva al lago di Como, in fama di santità a 21 anni di età, offrendo la sua vita per la Madre Generale gravemente ammalata. Prima di morire, il 14 dicembre 1935 disse: «Vado in Paradiso per meglio aiutare i miei fratelli a divenire santi sacerdoti».
Solo Maria, una delle due sorelle, rimane in casa fino a 59 anni, quando sarà la Mamma,
ormai ottantacinquenne, a farle da infermiera nella malattia che l’ha paralizzata negli ultimi cinque anni di vita.

Mamma Maria Enrichetta scrive molte lettere ai figli, che loro conserveranno come un prezioso ricordo. Ad un figlio, già in aspirandato, scrive: “Riguardo al tuo avvenire mettiti tutto nelle mani di Dio, basta che fai la sua volontà. Abbi sempre questo ricordo dei tuoi genitori, o prete santo o niente, perché non bastano preti buoni, ci vogliono santi” (9-4-1939). Al Signore esprime chiaramente il suo desiderio: “Signore, i miei figli siano per Te nell’anima e nel corpo; desidero che siano sacerdoti ma santi, per portare a Te tante anime. Non fa niente per me se non ci resta la parentela a questo mondo, basta che sia popolato il paradiso” (dal Testamento di Mamma Maria Enrichetta).

Entrato nella Congregazione Salesiana a 16 anni, emise la prima professione nel 1939;
fu ordinato sacerdote a Treviglio il 18 maggio 1950. Laureato in Lettere, fu insegnante e animatore in diverse Case dell’Ispettoria Lombardo-Emiliana.
Quando suo fratello Don Egidio, Rettor Maggiore, lanciò la “frontiera Africa”, invitando gli Ispettori ad aprire comunità missionarie, rispose prontamente dando vita a tre nuove comunità in Kenia, dove realizzò anche un imponente progetto di sviluppo agricolo sul fiume Thiba. Vicario episcopale per i religiosi della Diocesi di Milano, intrattenne stretti rapporti di collaborazione con il Card. Giovanni Colombo, ed in seguito mantenne sempre il legame con la Congregazione per la Educazione cattolica del Vaticano. A Torino-Leumann ha dato vita e forza alla Comunità Centro Catechistico – Editrice Elle Di Ci, CCC-LDC, formula felice e unica nel mondo salesiano  ed ecclesiale. Ha animato la rubrica radiofonica “Ripartire da Cristo” di Radio Maria per 12 anni.
L'ordinazione sacerdotale di Don Angelo avvenne il 16 maggio 1950 a Treviglio (Bergamo) nella cappella dell'Istituto salesiano di cui era Direttore Don Antonio Rebesco e il vescovo consacrante era Mons. Candido Rada, salesiano cileno.
La prima Messa fu celebrata nel Santuario della Madonna delle Lacrime che a Treviglio rappresenta il “luogo” della fede popolare. 
Qualche giorno dopo (25-5-1950) la Mamma scrive: “Ho nel cuore tante parole e tanti affetti ma non so esprimerli; spero comprenderai e intuirai tutto; solo ti dico che sei ministro di Dio e devi sentire tutta la responsabilità; piuttosto la morte che mancare ad uno dei tuoi doveri... E con questo avanti con coraggio, il Signore ha promessa la sua assistenza, con la sua grazia farai bene e salverai tante anime.
Pensando ai bei giorni passati a Treviglio ho detto tra me che il Signore mi ha già dato il cento per uno e ricompensato di tutti i piccoli sacrifici fatti finora; ho la gioia piena.
Anche se papà non era presente col corpo e don Egidio lontano, queste due rinunce hanno aiutato a far piovere su di te maggiori grazie; il papà però lo sentivo vicino, e per don Egidio ha supplito Mons. Vescovo”
.

L'estasi di una mamma cristiana
Questa lettera della Mamma è scritta a Francesco, ma intende indirizzarla anche a don Egidio e a don Angelo:
[...]
Ho assistito all'ordinazione solo di Angelo ed ora esprimo tutto quello che ho provato.  Quando si vuol parlare della gioia del cielo non si deve dire altro: è la gioia di una mamma che vede Dio scendere alla voce del suo figlio.  Angelo alla consacrazione era là, la sua figura, i movimenti gravi tutto lo rendevano maestoso. Io ero vicina all'altare, non mi muovevo, i miei sensi sembravano sospesi, l'estasi di una mamma cristiana. Dicevo solo: Grazie, o Dio, grazie!  Quel sacerdote era mio, la sua anima era stata illuminata dalla mia; ora non è più mio ma soltanto vostro, conservatelo e preservatelo dalla più piccola ombra del male, è il sale della terra, impedite che si corrompa.
[...] Ho avuto giorni belli nella mia vita ma questo è stato il più bello, perché i pensieri della terra non vi hanno avuto minima parte. Le lacrime cadono su questo foglio, sono lacrime di gioia.Le vostre mani quando eravate piccolini che baciavo, ora sono consacrate, le vostre dita toccano Dio: quell'intelligenza si è ingigantita ed ha sorpassato la mia con lo studio e con la grazia, ed ora eccola consacrata! Quei cuori che non hanno voluto avvicinare che il cuore di papà e di mamma, che hanno tremato dinanzi a contatti terreni, eccoli consacrati!
O figli miei, questo tesoro sarà una riserva contro la vita, ma nel secreto del sacerdote quando Dio metterà sul vostro cammino un'anima smarrita tremante e perduta come saprà trovare le parole che sollevano e fanno confidare nella bontà divina!  Sì, sì farete tanto bene miei cari figli, me lo assicura il Cuore di Gesù e Maria SS.!
Ed io sono contenta di essere la mamma di tre sacerdoti".
(7-7-1954)

Nell’estate del 1980 per Don Angelo arriva il momento della prova: un tumore all’intestino con gravi metastasi al fegato. Dopo un intervento chirurgico senza risultati, i medici dell’ospedale Niguarda (MI) dicono che non c’è più nulla da fare. A Don Angelo, in gravissime condizioni, viene amministrata l’Unzione degli Infermi. Tutta la Famiglia Salesiana, invoca, con una preghiera fervente e assidua, l’intercessione dei Servi di Dio Mons. Luigi Versiglia e Don Callisto Caravario, oggi ricordati tra i Santi Martiri cinesi. Inaspettatamente, durante un secondo intervento chirurgico, le cose sembrano volgere al meglio. Segue un anno di terapie e di cure. Don Angelo continuava a dedicarsi totalmente senza risparmio, consapevole di avere ricevuto una grazia.

Nel 1997 diventa direttore dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore di Bologna, dove rimane fino a febbraio 2009, quando le forze fisiche non gli permettono più di svolgere il suo servizio. Viene accompagnato alla Casa di Riposo dei salesiani, ad Arese (MI), dove ha potuto celebrare l’anniversario del 60° di Ordinazione Sacerdotale, il 18 maggio 2010.
Bastava un suo sguardo, una sua parola e le difficoltà sembravano più facili da superare. Riusciva a infondere coraggio e ci si sentiva accompagnati dalla sua guida forte e sicura, certi che tutto si sarebbe risolto. Quando c’era qualche problema era solito dire: “Niente paura… avanti”, sempre con bontà e mitezza. Partecipava e gioiva dei successi dei suoi
collaboratori e sapeva coinvolgere ed entusiasmare in tutto. Uomo di grande coerenza: era lui per primo a mettere in pratica ogni indicazione o insegnamento. Paziente, mite, umile, generoso: pensava sempre prima per gli altri. Non chiedeva mai nulla per sé e per ogni piccola cosa ringraziava. Non si è mai lamentato di niente e con grande fede accettava sempre la volontà del Signore. Anche durante il periodo della malattia, si preoccupava delle persone che gli erano vicine ed era sempre pronto ad ascoltare e fare coraggio. Ha incarnato nella quotidianità il caro Padre Don Bosco, imitandone l’amorevolezza, la tenerezza materna e paterna, e donando a chiunque lo avvicinasse, in modo particolare ai giovani, la gioia di sentirsi amato con l’amore stesso di Dio. Era animato da un grande amore al Sacro Cuore, a Maria Ausiliatrice, a Don Bosco, alla Congregazione e alla Chiesa. Profetiche sono queste parole della Mamma: “Figli miei, quando Dio metterà sul vostro cammino un’anima smarrita, tremante e perduta, come saprà trovare le parole che sollevano e fanno confidare nella bontà divina! Sì, sì farete tanto bene miei cari figli, me lo assicura il Cuore di Gesù e Maria SS!”. E Don Angelo di bene ne ha fatto tanto!

Il 31 gennaio 2009, festa di San Giovanni Bosco, fu l’ultimo giorno che Don Angelo trascorse in ufficio, prima di essere ricoverato in ospedale e poi trasferito ad Arese (MI).
Il 21 novembre 2010, solennità di Cristo Re e della Presentazione di Maria, il Signore lo ha accolto tra le sue braccia.


Autore:
Maria Rosa

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Aggiunto/modificato il 2016-10-25

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