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Beato Michele Beltoja Sacerdote e martire

10 febbraio

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Beltoje, Albania, 9 maggio 1935 Scutari, Albania, 10 febbraio 1974

Don Mikel Beltoja, sacerdote della diocesi di Scutari, visse sulla propria pelle la sistematica ateizzazione della società albanese, ma volle ugualmente diventare sacerdote. Formato personalmente del vescovo monsignor Ernest Çoba, fu da lui ordinato sacerdote l’8 dicembre 1961. Il 19 aprile 1973 venne arrestato poco prima d’iniziare la celebrazione della Messa e accusato di agitazione e propaganda per i contenuti delle sue omelie. Per una somma di altre accuse, venne condannato in tutto a venticinque anni di prigione, ma la sentenza cambiò in condanna a morte quando proclamò di fronte al tribunale la sua fedeltà a Cristo. Venne quindi fucilato la notte del 10 aprile 1974. Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016.



Mikel Beltoja nacque a Beltoje, sobborgo a due chilometri a sud di Scutari, il 9 maggio 1935. Sin da bambino visse la progressiva e sistematica ateizzazione della società albanese, ma rimase fedele a quanto ricevuto col battesimo.
Come molti giovani sotto il comunismo, specie nella seconda e nella terza fase della persecuzione, studiò per il sacerdozio clandestinamente e venne ordinato a Scutari l’8 dicembre 1961 da monsignor Ernest Çoba, che aveva personalmente curato la sua formazione. Esercitò quindi il ministero nella cattedrale di Scutari e, in seguito, a Keshmellash.
Mentre il culto era proibito apertamente – nel 1967 vennero chiuse per decreto statale le chiese – lui lo compiva in maniera nascosta, rischiando la vita per celebrare i sacramenti. Il 19 aprile 1973 venne arrestato davanti alla chiesa di Beltoja, poco prima d’iniziare la celebrazione della Messa, ma riuscì a distruggere gli archivi parrocchiali appena in tempo. Fu ammanettato, picchiato e gli sputarono in faccia, proprio come accadde a Gesù sulla via della Croce.
Le parole delle sue omelie vennero presentate dai suoi accusatori come pericolose, anzi, come accuse vere e proprie: «L’Amore di Dio è eterno, il giudizio degli uomini è temporaneo. Credenti, voi siete le tenere pecorelle di Dio ed il Padre vi ama tanto, ha inviato suo Figlio a morire per voi affinché possiate vivere con il gregge, amandovi gli uni gli altri. Ai bambini con il pane quotidiano dovrete dare ugualmente la virtù. Così la patria sarà più solida grazie alla virtù dei suoi figli. La devozione a Dio è una devozione alla nazione».
In tutto venne condannato a venticinque anni di prigione: dieci per agitazione e propaganda, cinque per contestazione volontaria (ovvero per aver bruciato gli archivi) e dieci per menzogne ripetute ai danni dei suoi concittadini. Don Mikel rispose in questo modo alla sentenza: «Sono un cavaliere di Cristo e lo resterò per tutta la mia vita». A quelle parole, venne subito condannato a morte: la notte del 10 aprile 1974 venne fucilato.
Il suo nome conclude l’elenco dei 38 martiri albanesi sotto il comunismo, beatificati a Scutari il 5 novembre 2016.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-11-16

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