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Beato Luigi Leroy Sacerdote e martire

18 aprile

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Ducey, Francia, 8 ottobre 1923 Ban Pha, Laos, 18 aprile 1961

Padre Louis Leroy, dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, venne inviato subito dopo l’ordinazione sacerdotale alla missione nel Laos. Nonostante i suoi limiti fisici – era rimasto precocemente sordo – si diede all’apprendimento delle lingue locali e visitava senza sosta i villaggi che gli vennero affidati. Il 18 aprile 1961 venne prelevato da un drappello di militanti comunisti e ucciso nella foresta vicina: si realizzava in tal modo il suo sogno di gioventù, ovvero morire martire. Inserito nel gruppo di quindici martiri capeggiato dal sacerdote laotiano Joseph Thao Tiên, è stato beatificato l’11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos, insieme al suo confratello padre Mario Borzaga e al catechista Paul Thoj Xyooj. La sua memoria liturgica cade il 16 dicembre, unitamente a quella degli altri sedici martiri del Laos.



Louis Leroy nacque l’8 ottobre 1923 a Ducey, nella diocesi di Coutances in Francia. Primogenito di quattro figli, rimase orfano di padre. Lavorò per circa dieci anni nella fattoria di famiglia, finché, ventiduenne, si orientò alla vita religiosa tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata.
Frequentò lo scolasticato a Pontmain: era dotato di una notevole intelligenza pratica, ma aveva non poche difficoltà in latino e soffriva di frequenti mal di testa. In compenso, s’impegnava profondamente in tutto.
Nel 1947, insieme a un confratello, si recò in pellegrinaggio da Pontmain a Lisieux: percorsero centocinquanta chilometri a piedi per poter pregare sulla tomba di santa Teresa di Gesù Bambino. Lo stesso anno, Louis confidò a un altro compagno, con una tal sicurezza da colpirlo: «Sono entrato tra gli Oblati per andare in una missione difficile dove potrei morire martire».
Compì il noviziato a La Brosse-Montceaux, dove confermò le sue buone qualità. I compagni hanno testimoniato, in aggiunta, che era di carattere allegro e amava ridere, ma era sostanzialmente serio. La sua attività di contadino gli fu utile quando aiutò le monache Carmelitane di Limoges a traslocare in campagna: rimase molto legato a loro anche negli anni a venire. Infine, il 29 settembre 1952 compì la sua oblazione perpetua e, il 4 luglio 1954, venne ordinato sacerdote all’abbazia di Solignac.
In base all’uso tra gli Oblati di Maria Immacolata, scrisse quindi al suo superiore generale per dichiarare di essere pronto alla missione: «Prima di conoscere gli Oblati le missioni d’Asia mi attiravano e per queste missioni avrei voluto abbandonare la mia missione di contadino... La conoscenza delle missioni oblate mi ha allora fatto desiderare il Laos, e le difficoltà che questa missione ha incontrato e forse incontrerà ancora non hanno fatto altro che aumentare il mio desiderio per questo paese... Riceverei con gran gioia la mia obbedienza per il Laos se voi giudicherete buono d’inviarmi là...». L’11 giugno 1955 giunse la consegna: doveva partire per il Laos.
Arrivato nel mese di novembre, venne inviato poco dopo a Xieng Khouang, il centro della missione. Si mise subito a studiare con pazienza le lingue locali, ma fu penalizzato da una precoce sordità. Nonostante questo limite, era infaticabile nel servizio agli ammalati, ardente nell’amore ai più poveri, paziente verso i peccatori.
Un anno dopo, disorientato dalla varietà di lingue e di dialetti, chiese di trascorrere qualche mese a Tha Ngon, nella valle del Mekong, per familiarizzare meglio con la lingua ufficiale, il lao. A fine 1957 era di ritorno a Xieng Khouang e da lì raggiunse la stazione missionaria di Ban Pha, in montagna. Risiedeva lì, ma visitava senza sosta gli altri villaggi che gli erano stati affidati, anche a ore di distanza dalla sua abitazione.
Nella sua corrispondenza con le monache carmelitane di Limoges si riflettono sia le sue speranze, sia le sue delusioni circa la vita missionaria; queste ultime erano causate soprattutto dall’incostanza dei fedeli laotiani, che spesso tornavano alle loro antiche usanze.
«Mi è capitato», scrisse, «di andare a trascorrere una notte in alcuni villaggi pagani per cercare di far loro conoscere la nostra religione ma, almeno apparentemente, ciò che ho detto loro non sembrava interessarli granché... [Il missionario] si rende presto conto che solo la grazia onnipotente di Dio può convertire un’anima».
Nel 1959 i missionari ricevettero l’ordine dalla Santa Sede di restare al proprio posto, a meno che non fossero anziani o malati. Anche padre Leroy rifiutò tenacemente di andarsene al seguito delle truppe reali, che avevano abbandonato Ban Pha: «Sono pronto a morire per il Signore», disse in lingua locale.
Il 18 aprile 1961 venne quindi prelevato da un drappello di militanti comunisti: chiese di poter indossare la sua veste, infilò nella cintura il caratteristico grande crocifisso dei Missionari Oblati e prese con sé il breviario. Fu poi ucciso nella foresta vicina.
La sua sepoltura improvvisata venne riconosciuta da alcuni fedeli, ma solo dopo due anni poté essere benedetta da un suo confratello: ormai era compresa in una risaia, che una cristiana aveva acquistato per preservare la sua memoria.
Padre Louis Leroy è stato inserito in un elenco di quindici tra sacerdoti, diocesani e missionari, e laici, uccisi tra Laos e Vietnam negli anni 1954-1970 e capeggiati dal sacerdote laotiano Joseph Thao Tiên. La fase diocesana del loro processo di beatificazione, ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 18 gennaio 2008, si è svolta a Nantes (di cui era originario un altro dei potenziali martiri, padre Jean-Baptiste Malo) dal 10 giugno 2008 al 27 febbraio 2010, supportata da una commissione storica.
A partire dalla fase romana, ovvero dal 13 ottobre 2012, la Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso che la loro “Positio super martyrio”, consegnata nel 2014, venisse coordinata, poi studiata, congiuntamente a quella di padre Mario Borzaga, suo confratello dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, e del catechista Paul Thoj Xyooj (la cui fase diocesana si era svolta a Trento).
Il 27 novembre 2014 la riunione dei consultori teologi si è quindi pronunciata favorevolmente circa il martirio di tutti e diciassette. Questo parere positivo è stato confermato il 2 giugno 2015 dal congresso dei cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, ma solo per Joseph Thao Tiên e i suoi quattordici compagni: padre Borzaga e il catechista, infatti, avevano già ottenuto la promulgazione del decreto sul martirio il 5 maggio 2015. Esattamente un mese dopo, il 5 giugno, papa Francesco autorizzava anche quello per gli altri quindici.
La beatificazione congiunta dei diciassette martiri, dopo accaniti dibattiti, è stata infine fissata a domenica 11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos. A presiederla, come inviato del Santo Padre, il cardinal Orlando Quevedo, arcivescovo di Cotabato nelle Filippine e Missionario Oblato di Maria Immacolata. La loro memoria liturgica cade il 16 dicembre, anniversario del martirio di un altro Missionario Oblato di Maria Immacolata, padre Jean Wauthier.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2016-12-22

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