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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > Beato Martino Bertranni da Bisignano Condividi su Facebook

Beato Martino Bertranni da Bisignano Laico francescano

Festa: 6 settembre

Bisignano, Calabria, circa 1440 - Bisignano, Calabria, 6 settembre 1502

Nato a Bisignano intorno al 1440, in un'epoca segnata da profondi fermenti spirituali nel Mezzogiorno d'Italia, scelse di abbracciare la regola del Terz'Ordine Francescano, dedicando l'esistenza alla preghiera, alla penitenza e al servizio dei poveri. La sua figura si colloca nel solco di quella spiritualità osservante che caratterizzò il francescanesimo del XV secolo, orientata verso un ritorno alle fonti evangeliche e alla povertà radicale di san Francesco. Rifiutando gli agi e le comodità, Martino optò per una forma di vita eremitica che non lo allontanò tuttavia dalla sua comunità: stabilì la sua dimora in una grotta presso Bisignano, trasformando quel luogo in un centro di irradiazione spirituale. La sua esistenza fu scandita dalla contemplazione, dal digiuno e dalle opere di carità, esercitate con quella semplicità che contraddistingue i veri discepoli del Poverello d'Assisi. La morte lo colse il 6 settembre 1502. Immediatamente dopo la scomparsa, si sviluppò intorno alla sua memoria un culto spontaneo e duraturo, alimentato dalla fama di santità di vita e da eventi prodigiosi attribuiti alla sua intercessione. Le sue reliquie, conservate nella chiesa di Santa Maria della Pietà a Bisignano, divennero meta di pellegrinaggi e oggetto di venerazione ininterrotta per oltre cinque secoli.

Patronato: Compatrono di Bisignano (CS)

Etimologia: Dal latino Martinus, derivato da Mars, dio della guerra; significa 'consacrato a Marte' o 'guerriero'.

Emblema: Abito del Terz'Ordine Francescano (tau), teschio, libro della preghiera, grotta.


Martino Bertranni vide la luce a Bisignano, antico borgo calabrese arroccato sulle colline della valle del Crati, in provincia di Cosenza, intorno all'anno 1440. La Calabria del Quattrocento era una terra di contrasti: da un lato le devastazioni causate dalle lotte tra Angioini e Aragonesi, dall'altro un fervore religioso straordinario che avrebbe dato i natali a numerose figure di spicco della spiritualità francescana. Bisignano, in particolare, era un centro vivace, dominato dall'omonima principatura e caratterizzato da una forte presenza degli Ordini mendicanti.
La famiglia Bertranni apparteneva verosimilmente a quel ceto medio-borghese che costituiva l'ossatura delle comunità urbane del tempo. Non disponiamo di notizie precise sui genitori di Martino, né sulla sua infanzia, ma il contesto familiare dovette essere permeato da quella religiosità semplice e sincera tipica delle popolazioni calabresi, da sempre legate alle tradizioni cristiane e al culto dei santi.

L'adesione al Terz'Ordine Francescano
Giunto all'età adulta, Martino maturò la decisione di consacrare la propria esistenza a Dio seguendo la spiritualità di san Francesco d'Assisi. Non scelse tuttavia la via del convento e dei voti solenni, preferendo invece indossare l'abito del Terz'Ordine Francescano, istituito dallo stesso Francesco nel 1221 per quei fedeli che, pur vivendo nel mondo, desideravano impegnarsi in un percorso di perfezione evangelica.
Il Terz'Ordine, o Ordine Francescano Secolare, rappresentava nel Quattrocento una realtà in piena espansione, soprattutto nell'Italia meridionale. I terziari, pur rimanendo laici e continuando a vivere nelle proprie case e a esercitare le proprie professioni, si impegnavano a osservare una regola che prevedeva preghiera quotidiana, digiuni, astinenze, partecipazione ai sacramenti e opere di carità. Era una forma di santità 'possibile', accessibile a tutti, che permetteva di conciliare gli obblighi del mondo con le esigenze dello spirito.
Martino abbracciò questo ideale con entusiasmo e radicalità che andarono ben oltre le prescrizioni minime della regola. La sua adesione al Terz'Ordine non fu un semplice atto devozionale, ma segnò una svolta esistenziale profonda che orientò ogni aspetto della sua vita verso valori evangelici.

La scelta eremitica
Pur rimanendo laico e legato alla propria terra, Martino sentì maturare dentro di sé la chiamata a una forma di vita più raccolta e contemplativa. Non si trattò di una fuga dal mondo, ma di una ricerca di quel silenzio e di quella solitudine necessari per ascoltare più chiaramente la voce di Dio. Scelse così di stabilirsi in una grotta situata nei pressi di Bisignano, trasformando quel luogo naturale in una cella eremitica.
La grotta, elemento caratteristico del paesaggio calabrese, divenne per Martino ciò che il convento era per i frati: spazio di preghiera, di penitenza e di incontro con il Signore. Qui trascorreva lunghe ore in meditazione, recitando l'Ufficio Divino e il Rosario, praticando digiuni rigorosi e mortificazioni corporali. L'austerità della vita eremitica non spaventava Martino, abituato a considerare il corpo come strumento al servizio dello spirito, da dominare piuttosto che assecondare.
Tuttavia, l'eremita di Bisignano non interruppe mai i rapporti con la comunità cittadina. Anzi, la sua grotta divenne ben presto meta di visitatori: poveri che cercavano conforto, malati che chiedevano preghiera, peccatori in cerca di orientamento spirituale. Martino li accoglieva tutti con carità, offrendo consigli illuminati dal Vangelo e dalla sua esperienza di vita interiore. In lui si realizzava quella sintesi tipica della spiritualità francescana tra contemplazione e azione, tra ritiro eremitico e servizio al prossimo.

La vita di penitenza e carità
Le cronache dell'epoca e la tradizione agiografica ci restituiscono l'immagine di un uomo completamente dedito alla pratica delle virtù cristiane. Martino osservava con rigore i digiuni quaresimali e quelli previsti dalla regola del Terz'Ordine, aggiungendone altri di sua iniziativa. Si nutriva di cibi semplici, spesso elemosinati, e dormiva su un giaciglio duro. Il teschio che tradizionalmente compare nella sua iconografia non è un mero attributo decorativo, ma ricorda la costante meditazione sulla morte e sulla transitorietà delle cose terrene che caratterizzava la sua spiritualità.
Accanto all'ascesi personale, Martino coltivò intensamente le opere di misericordia. Visitava i malati, assisteva i moribondi, soccorreva i poveri, riconciliava i nemici. La sua reputazione di uomo santo crebbe rapidamente a Bisignano e nei paesi limitrofi. Molti ricorrevano alla sua intercessione nei momenti di difficoltà, certi di trovare in lui non solo un intercessore presso Dio, ma anche un consigliere saggio e discreto.
La preghiera costituiva il centro irradiatore di tutta la sua esistenza. Oltre all'Ufficio Divino, che recitava con la devozione propria dei terziari, Martino nutriva una particolare predilezione per la contemplazione della Passione di Cristo. Questa devozione, tipica del francescanesimo post-assisiate, lo portava a meditare con commozione i misteri della redenzione, identificandosi spiritualmente con il Cristo sofferente.

Gli ultimi anni e la morte
Gli ultimi anni di Martino furono segnati da un progressivo logoramento fisico, conseguenza delle austere penitenze praticate per decenni. Tuttavia, né la malattia né l'età avanzata scalfirono il suo ardore spirituale. Continuò a vivere nella sua grotta, a pregare, ad accogliere chi a lui ricorreva, fino a quando le forze non lo abbandonarono definitivamente.
La morte lo colse il 6 settembre 1502, in un giorno che la tradizione ricorda come sereno e colmo di quella pace che aveva caratterizzato l'intera sua esistenza. Secondo le agiografie, Martino si spense circondato da confratelli del Terz'Ordine e da cittadini di Bisignano che lo veneravano come un santo. Le sue ultime parole furono, come per tanti moribondi illustri dell'epoca, di affidamento a Dio e di invocazione della Vergine Maria.
La notizia della sua scomparsa si diffuse rapidamente nella cittadina calabrese e nei borghi vicini. Immediatamente, la popolazione cominciò a tributargli quel culto spontaneo che è il primo segno della santità riconosciuta dal popolo cristiano. Il corpo fu composto con onore e sepolto nella chiesa di San Francesco a Bisignano, dove già si trovavano le tombe di altri membri illustri della comunità.

Il culto e la beatificazione
Il culto del beato Martino Bertranni si sviluppò immediatamente dopo la morte, senza bisogno di processi canonici formali, secondo la prassi medievale del 'cultus ab immemorabili'. I fedeli di Bisignano cominciarono subito a invocare la sua intercessione, attribuendogli grazie e miracoli. La fama della sua santità si estese progressivamente oltre i confini della cittadina natale, raggiungendo altre località della Calabria.
La Santa Sede prese atto di questa devozione radicata e duratura, riconoscendola ufficialmente e approvando il culto immemorabile. Questo riconoscimento, pur non essendo una beatificazione nel senso tecnico-giuridico moderno (con processo canonico e decreto formale), ha pieno valore giuridico e liturgico, permettendo la venerazione pubblica del beato Martino con il titolo e gli onori corrispondenti.

Le reliquie
Il corpo del beato Martino fu inizialmente tumulato nella chiesa di San Francesco a Bisignano. Con il tempo e le vicende che interessarono gli edifici religiosi calabresi, le reliquie trovarono collocazione definitiva nella chiesa di Santa Maria della Pietà, anch'essa a Bisignano, dove sono tuttora conservate e venerate.
Le reliquie sono state oggetto di ricognizioni nel corso dei secoli, l'ultima delle quali in epoca moderna per accertarne l'autenticità e lo stato di conservazione. I resti del beato sono esposti alla venerazione dei fedeli, specialmente in occasione della festa liturgica del 6 settembre, quando vengono organizzate celebrazioni solenni e processioni.

L'iconografia
La tradizione iconografica del beato Martino Bertranni lo rappresenta generalmente con l'abito marrone del Terz'Ordine Francescano, caratterizzato dal tau, la croce a forma di T che san Francesco stesso utilizzava come sigillo e che divenne simbolo distintivo dei suoi seguaci. Altri attributi frequenti sono il teschio, che rimanda alla meditazione sulla morte e alla penitenza; il libro della preghiera o il rosario, che indicano la sua vita contemplativa; la grotta, elemento caratteristico della sua esperienza eremitica.
Le immagini più antiche, probabilmente risalenti al XVI-XVII secolo, lo raffigurano in atteggiamento orante o mentre riceve la visita di cittadini di Bisignano. Nell'Ottocento e nel Novecento si diffusero anche stampe devozionali di più ampia circolazione, che contribuirono a consolidare il culto oltre i confini della cittadina natale.

Tradizioni popolari
A Bisignano e nei paesi limitrofi si sono conservate nel tempo diverse tradizioni legate al beato Martino. La più importante è naturalmente la festa del 6 settembre, che vede la partecipazione di numerosi fedeli e la celebrazione di solenni funzioni religiose. In passato, era consuetudine recarsi in pellegrinaggio alla grotta dove il beato aveva vissuto, per chiedere grazie o ringraziare per benefici ricevuti.
Alcune famiglie custodiscono ancora oggi immagini antiche del beato, tramandate di generazione in generazione, e recitano preghiere a lui rivolte in momenti di necessità. La devozione a Martino Bertranni si inserisce nel più ampio quadro della religiosità popolare calabrese, caratterizzata da un forte legame con i santi locali e da una fede semplice ma tenace.

Curiosità
- La grotta dove visse il beato Martino è ancora oggi visibile nei pressi di Bisignano e costituisce un luogo di preghiera e raccoglimento per i devoti.
- Nel corso dei secoli, diverse famiglie di Bisignano imposero ai propri figli il nome Martino in onore del beato concittadino, contribuendo alla diffusione del nome nella zona.
- Esiste una tradizione secondo cui il beato avrebbe predetto eventi futuri riguardanti la sua città, anche se tali racconti appartengono più all'ambito della leggenda agiografica che a quello della storia documentata.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Il Beato Martino Bertranni (o Bertrani), al secolo Francesco Martino è un laico francescano da Bisignano.
Figlio di Giulio Cesare trascorse gran parte della sua vita ad Aiello in Calabria.
Il beato Martino è ricordato come un religioso che visse una vita all’insegna della pietà e dell’umiltà. 
Lo storico Gualtieri, lo definisce quale frate dalla vita esemplare e quale predicatore famoso.
Nel testo secentesco, di Arturo da Moustier, “Martyrologium Franciscanum” è menzionato come un frate che ebbe il dono di compiere numerosi miracoli.
Riuscì a predire la morte prematura del primogenito del conte di Aiello, ma questo racconto non suffragato dai fatti reali, rimane solo un racconto leggendario.
Il beato Martino è ricordato per aver salvato numerosi ossessi liberandoli dal demonio. Infatti, nel volume sulle “Croniche degli istituiti dal p.s. Francesco” del 1680, lo si definisce “frate, per la gran copia delle sue lodevoli virtù: per le quali meritò molte grazie del Signore. E fra l’altre; molte volte egli col segno della Croce, e colla benedizione, fatta con l’acqua benedetta, liberò diversi indemoniati, restituendo la salute anche ad altri infermi” Nello stesso testo l’autore continua: “Molte altre cose meravigliose si potrebbero descrivere di questo fedele servo di Cristo, che dopo aver servito lungo tempo il Signore nella religione Francescana morì santamente”.
Si presume sia morto il 6 settembre 1520 ad Aiello in Calabria, e che sia stato sepolto nel convento dei frati minori di San Francesco, di quella comunità calabrese.
Il beato Martino da Bisignano è ricordato e festeggiato nel giorno 6 settembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-08-20

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